17

Raccontare è un’arte: se provassimo assieme?

scrittura creativa

Vi piacerebbe veder pubblicata la vostra recensione su Donna Moderna? Scrivete ad amichedisalvataggio@mondadori.it , indicando i vostri libri, film, spettacoli preferiti. Condividere le passioni è il miglior modo per fare amicizia!

Care amiche di salvataggio, siccome siete in tante a dirmi che desiderate cimentarvi con la scrittura, che ne dite di usare questo blog come un corso di scrittura creativa (peraltro gratuito)? Così, per spronarvi, oggi vi regalo un mio racconto. A cui darete voi il titolo. Buona lettura e buona settimana felice a tutte!

*************************************************

<<Ma hai fatto un patto con il diavolo! Non cambi mai. Dimmi il segreto!…>> Stefano sembrava  sincero, del resto Lucrezia era abituata a quel genere di complimenti, soprattutto quando arrivavano da chi non la vedeva da lustri, proprio come il regista che aveva davanti a sé e che la stava esaminando per la parte da protagonista di “Exotica extrema”.  Era arrivata in quell’età della vita in cui ci si studia con lieve affanno l’uno con l’altro, forse per consolarsi a vicenda,  più probabilmente per osservare con malcelato sadismo i danni procurati dallo scorrere delle stagioni. Ma lei sapeva perfettamente, e in placida calma, di portare le sue quarantacinque primavere alla grande. Lucrezia Bardi era una delle pochissime attrici italiane a dichiarare con orgoglio la sua data di nascita, una scelta in controtendenza, anzi una bandiera programmatica, una ferrea dichiarazione di intenti. Nessuna guancia gonfia di filler, nessuna tetta plastificata al silicone, nessuna pelle martoriata dal triplo botox, nessuno sguardo stranito, incapace di trovare – tra un tiraggio e l’altro- espressioni di gioia o di stupore.  Nessuna stonatura nel suo abbigliamento ragionevolmente sexy che evidenziava un corpo sodo e morbido di donna (che tristezza le over anta  tappate da finte adolescenti stile “dietro liceo davanti museo”). Vestito di seta blu, scarpe bicolore con tacchi alti, una serie di accessori che seguivano e non seguivano la moda, perché nessuna ossessione può portare all’eleganza.  Se le avessero chiesto un curriculum essenziale, sintetizzato in poche parole, Lucrezia Bardi si sarebbe descritta così:  “una signora che gravita al centro di se stessa”. Per la precisione, mai stata così al centro di se stessa, alla faccia dei maschi che esclamavano (credendo pure di essere spiritosi)  “gallina vecchia fa buon brodo”. Alla faccia dei deprimenti copioni scritti da femmine in pieno panico esistenziale e ormonale.  Proprio come l’opera in tre atti “Exotica extrema”, firmata dalla venerata  e illeggibile  Lidia Mari. Ciò che aveva sbirciato dalle battute che le aveva consegnato Serena, la solerte assistente di Stefano, era una poltiglia trita e ritrita, un centrifugato di idee logore e  vizze. Possibile che non esistesse una via di mezzo, un nobile sentiero alternativo fra i lamenti a cottimo e il giovanilismo a oltranza? L’intelligenza dovrebbe servire anche a questo, a non affidare ad altri (intellettuali tragici o garrule estetiste) il progetto più importante, la messa in scena più appagante, mantenere un corpo sano in una mente sana. Un’ operazione carrozzeria scintillante che richiede disciplina, costanza, abolizione dei compromessi. Perché i compromessi si pagano. Eccome. Troppo presuntuosa? Forse. Però anche volenterosa, perché Lucrezia stava lavorando al suo romanzo personale con rigore, affinché la trama risultasse se non edificante almeno plausibile, affinché le esperienze portassero se non a un senso, almeno un capo e una coda.
No Stefano, non ci siamo. Non ci siamo proprio. Il contrario, il contrario del patto del diavolo bisogna fare: bisogna fare il patto con la propria anima.  Mai ascoltare il canto delle sirene che promette il massimo risultato con il minimo sforzo, mai deragliare dalla rotta, dal ritmo interiore…

-Ti vedo pensierosa…Cosa stai ponzando Lucrezia? Non ti convince il testo…la parte ti sembra un po’…un po’…troppo dura?

-Più che dura, stantia.

-Non ti seguo…

- ….Perché la protagonista è una tardona hard? Perché è colta dal tipico sbigottimento over anta? Perché alle soglie della menopausa si sente buona per la rottamazione?…

…Mah…

-  Perché non le resta altro che sognare un viaggio ai tropici, inseguendo prestazioni impossibili, anzi possibilissime ma a pagamento? Perché il turismo sessuale è l’ultima spiaggia di una donna alla deriva? Non ti basta come coacervo di banalità?

-Stronchi la Mari? Eppure è una scrittrice importante. Forte, densa…

-Scusami… ma a me sembra densa di ovvietà. D’accordo che ho visto poco, ma quello che ho visto finora mi pare oltre lo scontato…

- Probabilmente ho sbagliato a chiamarti, la parte di Isabella  non è per te, ti urta i nervi. Del resto, come darti torto? Nemmeno se ti invecchio con il trucco di dieci anni sei plausibile…ma non potevo immaginare…non ti vedevo dai tempi de “I conti non tornano”.

- No guarda…

-No… cosa?

- Non devi adularmi, non occorre che mi lisci le penne. Forse non lo ricordi, ma sono un’attrice atipica. Mai interpretato la bella tout court. Mai smaniato per abitare il pianeta delle eterne fanciulle. Per la precisione, io interpreterei  anche una sessantenne, se fosse coraggiosa sul serio. Estrema, pardon extrema  sul serio.

-Cioè?

- Se usasse il tempo come un esperimento, non come scaricabarile. Perché la colpa deve essere sempre di qualcos’altro, di qualcun altro? Non si può ragionare al contrario, assumersi la responsabilità del proprio work in progress oppure  del proprio sfacelo (fisico e mentale)?

- Ma lei esprime ciò che sentono la maggioranza delle donne alla sua età. A un certo punto i figli crescono, i mariti si danno alla macchia…

- E i potenziali amanti vanno in caccia di selvaggina  più fresca? Ma come si può usare una simile espressione? Mi cascano le braccia…

- Guardati intorno. E’ avvilente constatare il numero di donne che ripongono nelle promesse dei chirurghi plastici ogni  chance seduttiva…hai visto come si è combinata la Barilli? Sembra un personaggio di Star Treck!

- Se è per quello è anche pieno di uomini che misurano la loro prestanza sessuale offrendo  fiumi di champagne  a cubiste distratte.

- Allora mettiamo la così: non tutte nascono affascinanti come te, di talento come te…Non tutte si conservano come te…

- Alt! Prima di essere messa in salamoia ti fermo. Quando è troppo è troppo!

- Oggi non ne azzecco  una. I casi sono due: o la parte è perfetta con te…e quindi è inutile sottoporti al provino. Oppure è incompatibile…

- E quindi è inutile sottopormi al provino. Proposta indecente. Ci concediamo una pausa caffé? Qua fuori c’è un bar molto carino…

***

- Allora… cosa mi racconti? Sempre sposato con Tiziana?

- No, ci siamo separati due anni fa…del resto me la sono cercata, l’ho tradita mille volte e alla fine lei si è stancata e mi ha lasciato.

- E i bambini?

-Veramente adesso sono dei ragazzi…Sono affidati a lei. Ho dovuto lasciare la casa di Piazza Sant’Eustorgio, che adoravo. Ma dopo un primo periodo di delirio le cose si stanno assestando. A un prezzo -emotivo ed economico- esorbitante. Del resto mi sa che il gratis della vita è finito da mo’…

- C’era di mezzo qualcun altro?

- Un tecnico delle luci più giovane di dodici anni…

- Il masochismo femminile non conosce confini. Il ganzo baby è l’ultima frontiera…

- Non sei attratta dai baldi giovanotti? Sempre originale la mia Lucrezia.

- No, e comunque invece di ringalluzzirmi hanno il potere di farmi sentire una carampana…

-Scusa l’impertinenza, ma da dove la prendi tutta questa…

- Sicumera?

- Non volevo dire questo…

-Sì che lo volevi dire… e hai pure ragione. Ti manca un importante tassello del mio puzzle esistenziale. Conosci Giulio Acardi?

- Giulio Acardi il patron di “Frammenti di caos”? Il re dell’intellighentia meneghina?

- Sì, proprio lui. Quando ho finito le recite de “I conti non tornano” ho iniziato una lunga relazione con lui…

- Ma non era sposato con Floriana De Meis, la figlia del potentissimo Riccado De Meis?

- Sì  e il loro matrimonio pareva inossidabile, una ditta con un fatturato altissimo e un rendimento ancor più alto…

- Quindi?

- Non ho mai pensato di distruggere il loro matrimonio. Né di pormi come antagonista. Né di chiedere uno status sociale. Allora sì che ero presuntuosa. Mi sentivo una dea, e più precisamente una dea dell’amore. Del resto dell’amore ho sempre avuto una visione mistica.

- Mistica?

- Sì l’amore è una fede, non vuole contropartite pratiche, né menate…il regno di culto non può essere una dimora domestica, meglio una suite del  Grand Hotel….

- Messa in questi termini come non darti ragione?

- Però…

- Già. Però cosa è successo?

- Tra un appuntamento clandestino e l’altro, tra un seduta erotica e l’altra, per sei anni mi sono sentita bellissima, attraente, la donna più completa del mondo. Avevo trovato la formula magica: una professione appagante,
un’autonomia che andava di pari passo con una gratificazione sentimentale per nulla sfregiata dalla routine…

- Non hai mai avuto paura di tanta felicità?

- No. Alla felicità ci si abitua. Capita di rado, ma quando si creano le alchimie giuste, e capisci ciò che ti rende così soddisfatta e sicura nel profondo, ti senti invulnerabile.

- Ecco perché la tua carriera è decollata così bene, sempre in ascesa, ma scevra di quel perfezionismo fanatico, maniacale… tipico delle attrici troppo sole…

- Sì… paradossalmente il copione più interessante era quello della mia vita privata. Ogni incontro era una scambio di elettricità ad altissimo voltaggio, che mi caricava anche nel lavoro.  Purtroppo Giulio era…è per certi versi un uomo insostituibile. Coltissimo, spiritoso, tranchant nei giudizi impietosi. Imparare in quel modo, tra lenzuola di seta e orchidee profumate, è stato il massimo della libidine.

- Perché vi siete lasciati?

- Perché mi ha lasciato, vuoi dire? Per la ragione più semplice del mondo. Perché si è stancato. Perché ne ha trovato una nuova e quindi più fresca, più interessante da istruire, un pubblico vergine e decisamente più appetibile.

- Quando è successo?

- Stavo per compiere quarantun anni, era una giornata di primavera, una giornata di sole come oggi, ma ricordo che ho sentito il freddo della Siberia. A un tratto ero spoglia di tutta la mia tracotanza: la mia arroganza si stava infrangendo contro il muro di una prosaica evidenza dei fatti. Giulio Acardi mi mollava per una ragazza molto più giovane di me, la vecchia amante in carica era brutalmente scaricata. La dea dell’amore era diventata una mentecatta, un concentrato di luoghi comuni, più deprimente di una casalinga disperata perché non sapeva nemmeno cucinare un uovo.

- Adesso ironizzi, ma allora…come hai reagito?

- All’inizio ero come tramortita, vagavo come se mi avessero tagliato un braccio, o una gamba. Il cuore era così gonfio di dolore che ogni tanto mi sembrava di sentirlo urlare…

- Lucrezia, non immaginavo…non si immaginano mai le ragioni degli altri…

- Per fortuna Giulio, con la sua spietata, crudelissima sincerità, mi ha evitato l’umiliazione di implorare un ritorno. Non ho fatto scenate da sedotta e abbandonata. Non l’ho tampinato con telefonare e appostamenti.

- Sei stata brava…Oppure l’orgoglio ti ha salvato?

- No, non è stata una scelta dettata dall’orgoglio, né ho tenuto una condotta particolarmente dignitosa…Semplicemente sapevo che non c’era ritorno.

- Quante donne sanno che non c’è ritorno e si accaniscono con lacrime e ricatti?

- Il senso del ridicolo può aiutare più di un esercito di psicologi. Naturalmente all’inizio ho sperimentato sulla mia pelle lo strazio della meschinità indotta: come tutte le donne abbandonate ho tranciato giudizi impietosi sulla mia rivale, sono finita a letto con un tot di imbecilli, ho iniziato a guardarmi allo specchio con apprensione, poi quasi con rabbia, infine con pietà…

-Tu?

. Sì…io. Il quattro gennaio del duemilatre, a un provino ho dichiarato sette anni in meno della mia età effettiva. Non mi hanno preso, non mi hanno creduto e mi sono sentita morire dalla vergogna. A raccontare balle -peraltro stupide-  bisogna essere capaci.

- In effetti, senza convinzione è impossibile barare sulle proprie carte anagrafiche.

- Quel giorno ho giurato a me stessa che non sarei diventata una marionetta in balia dell’aridità altrui, che un cuore rotto non può essere sinonimo di cervello in pappa. Puoi smettere di essere amata dall’uomo a cui hai dato gli anni centrali della tua vita, ma non puoi, per nessuna ragione al mondo, smettere di stare al centro di te stessa. Non sono una donna felice, chissà…forse in quel modo sfacciato e vergognoso non lo sarò mai più…ma mi sono riproposta di non entrare nella parte dell’addolorata tout court. E la disciplina, in un attrice di teatro è fondamentale.

- Lucrezia…

- Sì?

- Isabella sei tu. Lucrezia Bardi sarà la strepitosa protagonista di “Exotica exstrema”… Affare fatto?

- Affare fatto…Riusciremo a incontrare la Mari, una di queste sere?

- Certo. A una condizione, però: che tu ripeta per filo e per segno quello che hai raccontato a me…

Commenti

  1. 25 maggio 2014 / ore 19:53
    Alessandra Appiano

    Ma no va benissimo, caro Claudio e aspetto anche i tuoi commenti sul prossimo post (e anche sui precedenti…) Un abbraccio Ale
    PS Certo che pure gli uomini risorgono dalle ceneri delle loro sconfitte (sentimentali e non…). Ma forse le donne hanno più attitudine a confessarsi, a confrontarsi, a sviscerarle. E comunque nei miei romanzi da Amiche di salvataggio fino a Solo un uomo ho parlato più delle riscosse femminili che di quelle maschili, semplicemente perchè le conosco meglio. Un abbraccio Ale

  2. 1 giugno 2014 / ore 00:08
    Eva

    Il titolo per il tuo interessante racconto:Dal ritmo interiore..al centro di te stessa. Comprende la prima parte dove c’è il dolore di essere lasciati e il dopo quando Lucrezia supera e ritrova ottimismo.

  3. 2 giugno 2014 / ore 13:05
    Alessandra Appiano

    …sì, cara Eva, bisogna sempre tornare al centro di se stessi…E dopo una profonda crisi si trova spesso un percorso migliore, più adatto al nostro ritmo interiore, alle nostre vere esigenze… Un abbraccio grande Alessandra

  4. 14 giugno 2014 / ore 22:20
    Cioccolaura

    Complimenti Ale.

    ti segnalo un piccolo refuso all’inizio della tua storia. “Tiziana Bardi era una delle pochissime attrici italiane a dichiarare con orgoglio la sua da …” anziché Lucrezia (come la fantastica creatura di Silvia Ziche!)

    Si può invecchiare senza crescere, è vero, ma anche maturare senza invecchiare.
    L’importante è maturare
    Un abbraccio

  5. 15 giugno 2014 / ore 23:50
    Alessandra Appiano

    Grazie della segnalazione Laura, ho subito corretto…e grazie anche della bella considerazione: sì, si può maturare, acquistare fascino e consapevolezza, senza invecchiare. Bacio Ale

  6. 18 luglio 2014 / ore 21:45

    Io intitolerei il racconto “Al centro di se stessa” utilizzando le parole con cui la protagonista vorrebbe descriversi e che ben la rappresentano. In fondo tutta la storia ruota intorno alla capacità di mantenere,in ogni momento della vita, dal più felice al più drammatico, la cognizione e consapevolezza dell’importanza della propria esistenza come centrale ed a quel punto nessuno ci potrà togliere la voglia di vivere, progettare, godere di ogni piccolo attimo, sapendo che possiamo contare solo su noi stessi. La vita è un bene prezioso sempre e mai dobbiamo viverla ai margini, ma al centro, senza fughe dalla realtà o nell’inutile ricerca del suo segreto che mai verrà svelato, perché ognuno lo deve cercare dentro di sé.

  7. 19 luglio 2014 / ore 09:15
    Alessandra Appiano

    Grazie della tua bella testimoninianza, Susanna, ti aspetto per altri interventi! Un abbraccio Ale

Comments are closed.