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Vivere felici nel mito del padre

padre

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Care amiche di salvataggio, in tempi barbarici, in cui ogni ragionevolezza sembra venir meno, l’unica certezza rimane il proprio adorato papà, l’unico uomo a non averci deluso mai. Senza dimenticare un dato significativo: l’ipotesi che orde di single allo sbando abbiano avuto problemi relazionali con i partner più svariati perché alla base c’è la figura di un padre mitico risulta assai consolatoria.  Innanzitutto perché elimina il datato luogo comune che vede come inaffidabili, bidonisti, cialtroni nell’anima e rozzi nei modi i pochi uomini liberi (ed eterosessuali) rimasti in circolazione. Inoltre perché rende meno cheap il prototipo della donna spaiata: infatti non sarebbe rimasta appiedata perché nessuno se l’è caricata in carrozza,  ma perché avrebbe scelto spontaneamente una vita sentimentale desertica, dal momento che nulla assomiglia all’oasi di pura felicità targata papi.  Ma poiché se continuiamo di questo passo di mariti e quindi di padri non se ne scorgerà nemmeno l’ombra vorrei proporre  un programma collaborazionista, che lungi dal relegare in soffitta i papà, mette in cantiere un papabile (perdonerete il giochetto di parole) spasimante sposabile.

Punto primo. Combattete il fronte (compatto) dei difetti del fidanzato pungolandolo con esempi di inestimabili prodezze paterne. Presentatevi alle uscite serali con stole di triplo cachemire, parure di zaffiri, borse di Hermes, corone di diamanti regalate dal munifico genitore. Arginate le carenze paterne (nessuno è perfetto) facendovi imprestare gli oggetti di lusso da prozie ottuagenarie ricche sfondate, da amiche un po’ stronze ma sistemate bene (sono orfane di papà), oppure dalla mamma che non sarà mitica ma è pur sempre la mamma (utile e servizievole). Se desiderate andare ai tropici inventatevi che Daddy vi ha appena offerto un soggiorno a sei stelle, se il  nido d’amore prospettato per il futuro (remoto) non vi convince, buttate lì che “The father” ha appena adocchiato un favoloso attico accessoriato di palestra. Niente fa sentire più tirchio un uomo di un rivale generoso: e dal momento che ve lo dovete inventare di sana pianta meglio bluffare con un tipo familiare.

Punto secondo. Se siete giunte alla sconfortante conclusione che è arrivato il tempo massimo, che mai proverete l’ebbrezza di quella luccicante, rassicurante fede al dito, aggiustate il tiro, adeguate le vostre pretese al mercato in perenne ribasso, smettetela di atteggiarvi a schizzinose. Prendete esempio da quelle geniali donne delle vostre nonne: accalappiate un vecchio bacucco con un piede nella fossa (motivazione: “papà assente, carenze affettive ataviche”), un racchio di fiducia (motivazione: “papà troppo bello, tanto vale giocare agli opposti”), lo sfigato di turno a cui avete narrato ogni vostra ribalderia erotica (motivazione: non c’è ma se ci pensate bene la troverete, la scusa della mitica figura paterna funziona sempre).

Punto terzo. Osate, provate, sperimentate. Tentate e ritentate. La teoria della scheggia impazzita talvolta funziona. A furia di vagare a casaccio e di prendere cantonate (a casaccio) prima o poi si incappa nella persona giusta. Perché se non avete avuto la fortuna di trovare un ragazzo sublime (identico a papà) da subito, è la dura legge dei numeri che fa la differenza. Alla ventunesima sòla ricevuta si può incappare  nel principe azzurro della propria favola.  E se non fosse l’uomo della vita intera ma di un misero pezzo di strada, con i progressi della scienza si può sperare in un padre ultra centenario, sempre disposto ad accogliere a braccia aperte la giovane (?) pecorella smarrita.

Buona settimana felice a tutte!

Commenti

  1. 12 gennaio 2015 / ore 13:31
    lorenza

    Mica sempre funziona così, cara Alessandra!
    1) il primo uomo ad avermi deluso è stato proprio il mio debole padre assente
    2) ho provato e riprovato tipo scheggia impazzita ed ho superato la 21esima sòla, ma in giro vedo solo altre sòle
    3) ho provato col vecchio bacucco milionario, ma è parecchio tirchio e vuole ancora sesso! (e io quel tipo di stomaco non ce l’ho, eh)
    4) mi do da sola il consiglio ———> meglio sola che accompagnata con sòla

  2. 12 gennaio 2015 / ore 14:01
    Rossella

    Io ho una visione diametralmente opposta del lessico familiare. Il padre, per forza di cose, di deve deludere. Padri e figli si riconciliano in punto di morte! La verità è che dobbiamo crescere e questo processo (inteso come svolgimento pratico) passa da una serie di conquiste. Nasciamo liberi ma questa verità ci sfugge perché se fossimo consapevoli della nostra libertà non potremmo essere veramente liberi. Nella coppia non è ammissibile la stessa cosa, sia chiaro: i sentimenti non c’entrano nulla! E’ un atteggiamento che sovverte l’ordine naturale delle cose: ti fa morire dentro! Il figlio potrebbe dire al padre:- ma non ti vergoni?- ma non direbbe mai alla moglie la stessa cosa: imploderebbe! E’ così, non c’è niente da fare! Il rapporto genitori-figli mette in preventivo l’emancipazione del figlio e i sensi di colpa del genitore. Emanciparsi dal coniuge è un non sense, un inghippo della mente! Potrei fermarmi giorni e giorni su questa immagine senza riuscire a cavare un ragno da un buco. Voglio dire: perché?

  3. 15 gennaio 2015 / ore 12:54
    Alessandra Appiano

    Dear Lorenza sei molto spiritosa ed è naturale che gli uomini ti abbiano delusa (spero non le amiche). Un abbraccio e buona giornata da sola senza nessuna sòla
    Ale

  4. 15 gennaio 2015 / ore 12:56
    Alessandra Appiano

    Cara Rossella, i miei post sono scritti apposta per suscitare reazioni, commenti, per regalare spunti e storie di vita…Grazie delle tue considerazioni intelligenti e buona giornata!
    Ale

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