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Quando le serie tv procurano danni irrevocabili

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Care amiche di salvataggio, dal momento che è innegabile che le serie tv americane competono (talvolta superandolo) con il cinema per la qualità delle sceneggiature e la raffinatezza delle immagini, vorrei invece evidenziare il rovescio della medaglia di questa luccicante realtà. Cioè i danni irreversibili che certe visioni provocano in tranquille ruotine familiari e in ordinarie vite di coppia.  Per esempio come uscire indenni dal  confronto tra il proprio compagno chiatto e bardotto e quel figo imperiale di Matthew McConaughey in True detective? E come affrontare il proprio tran tran banale e privo di scossoni (unica eccezione: le cartelle esattoriali) dopo essersi immersi per ore negli intrighi di potere e nei tradimenti ramificati di House of cards? Ma sicuramente ci sono serial ancora più perniciosi e tra questi evidenzierei il capostipite Sex and the city: dopo anni di carambole etero e lesbo (chic), di paturnie metropolitane e menate zitellesche, di location e corna futuriste,  quando ha chiuso i battenti per sfinimento d’ispirazione  ha lasciato in giro, a vagare a capocchia, basite ma purtroppo agguerrite, folle di orfane di Carrie Bradshaw e delle sue improponibili (per costo e scomodità) scarpe Manolo Blahniks; orde di cloni abborracciati di Miranda Hobbes, Charlotte York e  Samantha Jones.  Eserciti di surrogati inquietanti traballano su tacco dodici nelle discoteche finto trendy di Busto Arsizio e nelle redazioni di giornali (per lo più scantinati periferici); nei condomini sovraffollati e nei casali sperduti; agli happy hour dei bar tabacchi e ai saldi di Zara. Vediamo  come arginare la catastrofe tratteggiando un identikit di queste imbarazzanti impostore.

Le più pericolose: le emule mal riuscite di Carrie Bradhaw.

Da quando la stilosa  boccoluta ha iniziato a digitare su un portatile le domande che affliggono le single disinibite di una vaga generazione (dai 25 anni dichiarati ai 55 occultati), sublime nella sua taglia da anoressica, blasé in tutine attillate, pigiamotti di felpa, infradito da camera, desiderabile con la maschera ai cetrioli e i bigodini in tinta, una folla di opinioniste taglia 48 in palandrane etniche ci ammorba con articoli  di migliaia di battute su blog letti da tre vicine di casa.  Argomento principale: come sopravvivere da “tipo speciale” quando  si è sostanzialmente un  “tipo basico”? E come cuccare da single se si risiede alla Garbatella e non a Manhattan? Nulla è meno appassionante del racconto delle prodezze sessuali della columnist borgatara: giri e giri di parole inutili per elencare nei minimi dettagli prosaiche faccende di una ovvietà sconcertante, per esempio come l’eroina della carta (straccia) stampata  venga scaricata, bidonata e mai portata all’altare.

Le più ingenue: le emule mal riuscite di Miranda Hobbes

Convinte che basti un trucco acqua e sapone, una zazzera corta e un lavoro che c’entri qualcosa con una parvenza di studio legale, schiere di praticanti di vario genere, segretarie di notai o badanti di commercialisti si illudono di menare una vita interessante dal basso dei loro stipendi striminziti e dell’alto delle cataste di pratiche da sbrigare. Invece di acquistare un attico nell’Upper West Side di New York, contraggono un mutuo capestro per impossessarsi di una topaia in un quartiere imprecisato. Lì, come la romantica Miranda, conosceranno un barista senza né arte né parte. Ma a differenza della più scafata sorella americana, se lo terranno per tutta la vita.

Le più dissociate: le emule mal riuscite di Charlotte York

Invece di possedere una galleria d’arte di famiglia, fanno malvolentieri e semi gratuitamente l’ufficio stampa di un amico artista che da dieci anni deve svoltare senza mai trovare il punto di svolta. Come Charlotte si puppano un marito o fidanzato semi impotente, ma non hanno i soldi per la terapia sessuale e se divorziano non si beccano un euro di alimenti. Vestite di stracci  vintage nella convinzione di sembrare alternative talvolta vengono scambiate per barbone o per adepte di strane sette. Alla soglia dei fatidici quaranta si rendono conto di rischiare il fallimento totale e ripiegano su un progetto bucolico.

Le più assatanate: le emule mal riuscite di Samantha Jones

Purtroppo, il gruppo più numeroso: qualsiasi smandrappata ossigenata, vestita in modo provocante, con ciuffo laccato fino alla paralisi,  truccata di viola e sfoderante un tandem di unghie e labbra rosso peccato, si sente una potenziale femme fatale alla Samantha Jones (l’essere omonime non è indispensabile, però aiuta).  Anche se si dichiarano Pr di successo,  vengono spesso scambiate per meretrici pasticcione. Per collezionare uomini sbagliati e abiti maculati danno fondo all’eredità paterna o ipotecano il bilocale del nonno al mare. Invece di conquistare magnati cosmopoliti fanno per lo più gola a magnaccia improvvisati (di solito degli ex bravi ragazzi sfiancati da un precariato perenne) che vedono in queste pittoresche creature attempate delle fresche galline dalle uova d’oro.

Commenti

  1. 19 gennaio 2015 / ore 09:54
    lorenza

    Ma infatti, Alessandra, Sex and the city non andrebbe guardato dalle donne ma dai signori maschietti!! I quali, magari, forse, finalmente, imparerebbero qualcosina sulle donne. (Pare che Jamie Dorman, il Mister Grey del film 50 Sfumature di grigio, abbia dichiarato di essersi preparato a sostenere la parte, proprio vedendosi tutta la serie di Sex and the city…). I lor signori avrebbero ben 4 “tipologie” di donna da studiare e si renderebbero conto di quando spesso risultano inadeguati, imbarazzanti, deludenti, buffi e ridicoli ;) (per la cronaca, io, il chiatto e bardotto lo evito proprio!!) :-)

  2. 19 gennaio 2015 / ore 11:37
    Alessandra Appiano

    Grazie del tuo apporto Lorenza (e beata te, se riesci a evitare il cb-chiatto bardotto) baci e buona giornata Ale

  3. 20 gennaio 2015 / ore 11:30

    Il rovescio della medaglia è che gli uomini si sono convinti che le donne debbano sempre essere sexy, eleganti e disponibili. Anche quando loro (gli uomini) non lo sono affatto!
    Sex and the City ci ha fatto male, ma con il resto non va meglio.

    Noi, Belle e Zitelle, ci siamo “prodigate” per improbabili trasformazioni (anche e soprattutto mentendo), loro, mariti e fidanzati, ci hanno illuso. Con una differenza: che noi donne ne siamo consapevoli, mentre loro continuano a crederci!

    #bellaezitella

  4. 20 gennaio 2015 / ore 20:14
    Alessandra Appiano

    Cara Bella e Zitella il tuo supporto a questo blog di salvataggio è fondamentale! Ti aspetto per i tuoi commenti spiritosi e intelligenti. Un abbraccio Ale

  5. 22 gennaio 2015 / ore 18:44

    Ciao Alessandra, Bella e Zitella è un blog a due voci fatto da due giornaliste, due donne molto diverse: la Bella è mamma (e quindi bella per definizione) la Zitella è single. Sulla home page trovi i nostri Botta&Risposta: due punti di vista diversi sullo stesso argomento, che sono l’anima del blog. Nel blog ci sono poi alcune categorie “giornalistiche” e la categoria “ah, gli uomini!” ironica e divertente. Ci farebbe piacere una tua “visita” e magari un commento. E se ti va anche un “miPiace” sulla nostra pagina FB. Noi continuiamo a seguirti e commentare.
    Ciao dalla Bella e dalla Zitella

    http://www.bellaezitella.com
    FB bellaezitella

  6. 23 gennaio 2015 / ore 20:54
    Alessandra Appiano

    Adesso vado su Facebook e metto mi piace! Baci alla Bella e pure alla Zitella!

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