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Che persone meravigliose saremmo, senza tanta paura?

SNOPY-PAURA320Care amiche di salvataggio, vi siete mai chieste quale persona meravigliosa sareste, senza il freno a mano tirato della paura? Paura di non essere all’altezza della situazione, paura di essere inadeguate, paura di non essere abbastanza amate o riconosciute, paura di fare figuracce, paura di perdere le posizioni acquisite, paura del giudizio altrui,  paura di rimanere senza soldi o senza risorse, paura di invecchiare e di perdere il potere seduttivo…Potrei continuare per ore  in questo esercizio terapeutico, ma quello che conta è riconoscere come nella stragrande maggioranza dei casi gli ostacoli  non siano  “esterni” a noi,  ma interni, barriere immaginarie che giorno dopo giorno innalziamo con le nostre paure, fino a rimanerne prigionieri, completamente intrappolati. Ciechi incolpiamo gli altri di un mondo che non è quello che vorremmo  ma che cambierà solo quando troveremo il lavoro giusto o l’uomo giusto; o quando i figli saranno finalmente cresciuti; o quando avremo trovato la casa dei sogni proprio nel posto dei sogni: rimandiamo sempre la felicità a dopo, “a quando”…allora sì che la vita cambierà e sarà quella che volevamo. Così, in questa eterna proiezione di scontentezza, che rispedisce sempre a domani una contentezza (di noi) che dovremmo coltivare oggi, perdiamo di vista la nostra grandezza. Senza dimenticare uno strano paradosso:  anche se ci lamentiamo della fase di stallo in cui ci troviamo,  il più delle volte abbiamo una fottuta paura del nuovo, perché il vecchio è rassicurante (e comodo), mentre ogni cambiamento porta con sé fatica, ma soprattutto una grande responsabilità.

Allora iniziate a definirvi dimenticando la paura, immaginandovi come la regina di un regno fantastico, tutto vostro: per difenderlo troverete il coraggio di osare e di giocarvi ogni carta. Rivendicando il diritto più importante, quello di sbagliare: perché non c’è nessun plotone di esecuzione che ci attende per i nostri eventuali errori, il plotone di esecuzione è solo nella nostra mente, nelle ossessioni che alimentiamo con cura maniacale. E siccome ogni teoria è più valida se supportata da esercizi pratici, ecco una serie di suggerimenti per scacciare la paura e alimentare la fiducia.

La volontà di continuare a credere nel meglio nonostante il peggio, va sempre tenuta sotto controllo: appena sentite che lo sconforto prende il sopravvento, che il malato immaginario descritto da Moliere è nulla al confronto di  quello che abita il vostro cuore, tastate il polso del malessere, analizzate con calma la situazione, fate un respiro zen e ricominciate da capo. Perché non è rimuovendo i propri momenti di PS (Profondo Sprofondo) che li si combatte. Ogni demone va guardato in faccia per essere sconfitto. E ogni avversario si nutre solo della vostra debolezza.

“Abbracciare il proprio destino” significa amare la propria vita, nel bene e nel male. Coltivare l’arte della speranza significa percepire un orizzonte più ampio di quello limitato dai guai dell’immediato presente. Sentirsi accompagnati dalla vita in ogni istante, è un progetto esistenziale rivoluzionario, dove sarete sempre protagoniste, e mai vittime.

Attenzione: guai a confondere l’accettazione  con il pigro fatalismo.

La fredda ragione di rado offre la soluzione giusta, mentre un caldo, soave, atto di fiducia in se stessi (frase mantra: “in fondo finora ce l’ho sempre fatta”) e negli altri (il famoso “chiedi e ti sarà dato”) illumina la mente, regalando risposte sorprendenti.

Perdonarsi sempre: “la prossima volta andrà meglio”; “la prossima volta farò meglio”. E perdonare gli altri. La rabbia e il rancore sono i migliori compagni di prigionia della paura. Mentre il garbo e la benevolenza sono i parenti stretti della speranza.  Perché col risentimento peggioriamo solo lo stato delle cose, mentre con un sorriso, uno sguardo complice, una stretta di mano possiamo risolvere più di quanto immaginiamo.

Fare pace con quello che succede, trasformare le inevitabili frustrazioni in atti creativi, perché ogni volta che abbiamo superato le nostre paure abbiamo superato noi stessi. La rabbia fa perdere la lucidità, infatti si usa l’espressione “accecato dalla rabbia”. La dolcezza vede lontano.  E la speranza si nutre della convinzione di poter contare sempre su qualcuno, a partire da se stessi.

In qualunque momento rivolgetevi a questo blog di salvataggio per antonomasia. Un luogo dove confrontarvi, sfogarvi, chiedere aiuto o consigli.  Dove confessare i vostri assilli o i vostri sogni, ma soprattutto dove cercare il tesoro più prezioso, l’amicizia.

Buona settimana -senza nessuna paura- a tutte!

Commenti

  1. 16 febbraio 2015 / ore 13:25
    lorenza

    Bellissimo post! Hai proprio ragione, le paure, nel 99% dei casi sono nella nostra testa, nostre costruzioni mentali che appesantiscono inutilmente il presente e ci impediscono di viverlo serenamente. Ci fasciamo la testa in continuazione; poi, quando le cose accadono, ci accorgiamo che non erano così terribili come ce le eravamo prefigurate, ma passano lisce, quasi come niente fosse. E quindi ci siamo tormentati inutilmente.

  2. 16 febbraio 2015 / ore 15:01
    alessandra

    Cara Lorenza, grazie dei complimenti…mi puoi trovare sia qui che su Giorni Moderni, un vero e proprio giornale on line. Ti abbraccio forte, senza paura!

  3. 17 febbraio 2015 / ore 14:57
    Bea

    Cara Alessandra, mi piace soffermarmi in questo luogo.
    Grazie, un abbraccio! ^_^

  4. 19 febbraio 2015 / ore 21:59
    nadia

    verissimo la paura inibisce bisogna avere coraggio il coraggio stà nel cambiamento sempre se lo vogliamo

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