Tre bambini piccoli. Aveva 7 anni il figlio del poliziotto di Palermo . Avevano 3 e 6 anni i bambini di Busto Arsizio che la mamma ha buttato giù dal balcone. Il piccolo innocente di Palermo è morto ammazzato con un colpo di pistola,la pistola del suo papà, è il suo papà che l’ ha ammazzato.

NO.
Non si puó stare zitti. Non si puó dire che la colpa è della crisi, dei nervi che cedono, del lavoro che non c’è.
E non voglio dirci la solita frase che mette a posto le coscienze: “è colpa della società”.

NO.
Voglio urlare più forte che posso: la colpa è di chi ammazza. Perchè non ha saputo, non ha voluto, non ha scelto di chiedere aiuto PRIMA di ammazzare i suoi figli. Perchè ha pensato che i figli fossero una sua proprietà . Perchè ha voluto portarseli dietro.

Capisco, sento, patisco l’ angoscia che deve aver accompagnato per giorni o forse per mesi questi genitori assassini. Ma credo che ,persino prima della pietà per loro e per i loro innocenti bambini, debba esserci la RESPONSABILITÀ.

Siamo i custodi dei nostri figli, non i loro padroni.
E quando sentiamo che ci monta dentro una angoscia che non sappiamo governare, ABBIAMO IL DOVERE DI CHIEDERE AIUTO.
Senza vergognarcene.
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La testa da cui cola sangue, riverso sui sanpietrini a pochi passi da Palazzo Chigi, il simbolo dell ‘Italia governata e salda, giace uno dei nostri Carabinieri. Tre feriti, tra cui una donna che passava per caso.
Una tragedia o un incubo?
Ha sparato Luigi Preiti,calabrese,era appena tornato a vivere con i genitori in Calabria ,da Alessandria, dove viveva con la moglie da cui si è separato e il figlio di 10 anni. Arrestato, subito e zona transennata. Non è uno squilibrato, ha detto il fratello.
E dunque?
Cosa sta accadendo all’Italia e agli Italiani?
Possiamo davvero permetterci che la Politica non parli della vita reale e alle persone reali e si guardi l ombelico nei talk show?
Che il Governo di Enrico Letta cambi la politica in mestiere di servizio onesto e degno.
Vi prego, Ministri, restituiteci speranza.
E intervenire sulle ruberie, sui rimborsi truffa , sulle mazzette, sugli inquisiti liberati per scadenza dei termini….
Gli Italiani che non ce la fanno stanno perdendo la testa…
Noi li condanniamo, ci dissociamo, prendiamo le distanze. Ma basterà?
Ho paura.
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Due padri separati di 30 anni con figli piccoli , uno ricco, uno disoccupato.
Amici con tanto dolore in comune.
Guido Schiatti è quello ricco: abita nel palazzo di famiglia della elegantissima piazza Tommaseo a Milano. Al piano di sopra vive la sua bambina di 5 anni nata da un flirt al liceo. Ingegnere alla General Electric a Londra.
Fabio Bernini ha perso il lavoro di venditore d’auto, vive con i genitori nell’hinterland e ha un bambino di due anni che non vede mai per rapporti complicati con la madre.
Li hanno trovati stesi su due letti gemelli, vestiti, la testa sigillata dentro un sacchetto riempito di gas.
Perché, secondo voi?
Il cuore di ciascuno è mistero.
Ma io non riesco a non farmi questa domanda.
E tu?

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Cammino anzi corro, come voi, per le strade di Roma e di Milano e mi guardo intorno. Vedo le persone che mandano avanti l’Italia, vedo le persone che con dignità e tranquilla normalità svolgono il loro compito quotidiano, vedo coppie che guardano le vetrine tenendosi per mano, ragazze in bici con la borsa della ginanstica in spalla, vedo tanta gente seduta sulle pochissime panchine, al sole, che parla, che mangia un gelato.

E penso che ci serve un Presidente che ci faccia credere che la Politica è di noi che si occupa,  e non di fare affari. Un Presidente che faccia fare le riforme prima che sia troppo tardi. Un Presidente che si senta al servizio degli Italiani e agisca affinché anche la Politica lo sia.

E tu?

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Ti chiamavi Martin Richards.

Avevi 8 anni.

Avevi quel sorriso pieno di gioia che hanno i bambini felici. E tenevi in mano un cartello con scritto: “Basta fare male alle persone: Pace”.

Ti ha straziato una delle bombe messe da non si sa chi (nazizti, ultracristiani, suprematisti, islamici) alla Maratona di Boston.

Sei morto milioni di volte, piccolo Martin. Sei morto nei telegiornali, sulle pagine dei quotidaini, sei morto dentro i post che il popolo della Rete continua a scambiarsi urlando di disperazione e di rabbia.

Sei morto per mano alla tua mamma, che è in coma, accanto a Jane, la tua sorellina che non ha più una gamba, al tuo papà che ti insegnava a fare il maratoneta.

Sei morto, piccolo Martin con il tuo sorriso felice. E con te è morto il tuo cartello di cartone blu: “Basta far male alle persone: Pace”.

Che possiamo fare, noi,  perché la pace non muoia? Tu ci guardi, Martin e hai la gioia negli occhi.

Noi, davanti a te, ci mettiamo in ginocchio.

E piano piano, vergognandoci, proviamo a sollevare la mano. Per farti una carezza. Per tenerti stretto sul nostro cuore di mamme e di papà.

Non morire, piccolo Martin. Resta con noi per dirci :”Pace”.

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Sono le 7 di mattina, alla stazione di Castellana Grotte sta partendo il treno per Bari. C’è una folla di pendolari che si pigia sul marciapiede Roberta Cometa ha 23 anni, studia a Bari e deve proprio prenderlo, quel treno.

Deve.

La folla la spinge, forse. O forse è Roberta  che cerca con un balzo di agguantare il predellino del treno che sta partendo.

È quel momento. Il momento in cui si muore. Perché è morta,Roberta Cometa, schiacciata dal treno, le gambe tranciate come da una sega. È orta nel suo sangue, che dalle gambe fiottava come una fonte. Sono morti con Roberta i suoi 23 anni di speranze.

E siamo morti un po’ anche noi.

Noi indifferenti alla tragedia degli altri,perchè i nostri guai ci pigliano allo stomaco.

Noi che andiamo a lavorare con la macchina, con la metro, a piedi,in bici,ma che pendolòari non siamo.

Noi che non passiamo 2 ore, 3 ore della nostra giornata pigiati dentro vagoni puzzolenti e lerci, in piedi compressi tra corpi affannati, con l’angoscia di correre  per non perdere il treno, di correre appena si scende, per non perdere l’autobus.

I pendolari non sono SCHIAVI! Sono clienti, pagano un servizio.

Hanno IL DIRITTO di riceverlo. Non di  essere trattati come bestie al macello.

Perdonaci tutti, Roberta.

Che il tuo sacrificio sappia, possa cambiare la schiavitù dei pendolari .

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Marco Sacher, anni 67, ferroviere in pensione. Trovato morto in un campo alla periferia di Udine.
X e Y, quindicenni senza nome, che alle due di notte del giorno dopo verbalizzano agli uomini del capitano Marco Campaldini, caserma dei carabinieri di Pordenone, la loro confessione. Hanno strangolato il pensionato Marco Sacher, amico di famiglia, perché voleva violentarle.

Uno strano caso o un caso emblematico? Il procuratore capo, secondo il Corriere della sera, parla di vicenda poco chiara.

Io penso che una volta di più la cronaca nera ci mette di fronte a quello che non vogliamo vedere, spariglia le carte, mostra tutto il buio del cuore.
Perché qualcuno sussurra che si tratti d’altro e qualcuno parla di adolescenti svezzati a Fox crime che mettono in pratica quello che vedono in televisione.

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Come si chiama questa “professoressa” INDEGNA di questa qualifica?

I giornali non lo dicono, ma forse la Rete lo sa scoprire.

Perché questa ignobile persona ha avuto il coraggio di dire a una  sua allieva “Se tu fossi stata ad Auschwitz, saresti stata attenta”.

È successo a Roma nel liceo artistico Caravillani in Piazza Risorgimento, in centro. E la “professoressa” si è giustificata dicendo che secondo lei “il lager era un posto ordinato”.

L’allieva ovviamente, essendo ebrea, durante le Leggi razziali non sarebbe potuta andare a quel liceo, avrebbe avuto una stella gialla sul petto, avrebbe camminato nel rigagnolo di scolo del marciapiede e sarebbe stata probabilmente caricata a forza durante un rastrellamento su un camion diretto al treno per Auschwitz.

Questa “professoressa” non ha ricevuto alcuna sanzione, si è messa in malattia e tra poco, dice la preside,”andrà in pensione”.

Voglio dirlo forte e chiaro: quale messaggio si fa  passare, lasciando impunito un atto così grave di razzismo?

La “professoressa” ,secondo me, doveva essere espulsa dall’insegnamento, sottoposta a sanzione economica grave per procedimento di magistratura d’ufficio.

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Cominciò così anche negli Anni Trenta… e l’Italia era in una situazione simile di crisi economica, politica, etica.

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Ieri sera a “Porta a Porta” ho rivisto l’arringa di Amanda Knox al processo di appello. Vestita come Giovanna d’Arco, con una specie di saio, con lo sguardo pulito e il viso tremante, Amanda Knox professava la sua “amicizia” per Meredith Kercher.

Ha detto “Eravamo amiche, mi hanno ucciso la mia migliore amica, le volevo bene” .

I fatti sono diversi.

Amanda e Metz litigavano continuamente. Si erano conosciute  solo per obbligo di  coinquiline. Erano così “amiche” che Amanda trova parecchio  sangue nel bagno che condividono  e nemmeno le viene in mente di bussare alla porta della sua “amica” per vedere cosa succede.

Mi ha indignato e  disgustato quella professione di falsità “femminile”.

E mi ha indignato e disgustato il modo, la maniera, il viso da Santa Maria Goretti della amicizia tra donne, che Amanda ha esibito per l’occasione.

Ma Amanda è bella e Metz non lo era. Amanda è figlia di un potente e Metz di una povera donna di colore.

Ora la Cassazione dice che la sentenza di assoluzione è annullata.

Amanda resterà a Seattle con i 5 milioni di dollari della sua storia venduta a editori e tv. Metz resterà al cimitero, resterà con suo grido di terrore  tranciato dal coltello da pane che l’ha sgozzata, resterà  abbandonata  e sola nella sua agonia di sangue che sprizza e cola  sul pavimento, sulle scarpe, sui vestiti dei suoi assassini.

Rudy Guedé condannato per “concorso in omicidio” non dice con chi ha ucciso. Perchè?

La mia opinione è che Amanda abbia rimosso il delitto e sia in una specie di “buona fede” quando racconta le cose come vorrebbe che fossero andate.

Ma io sono una romanziera e magari sbaglio.

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Penso al visino di Sofia.

Sofia ha tre anni e mezzo e la sua mamma ha detto al Giudice  che, quando fa la cura Stamina con le cellule staminali, “la mattina si sveglia serena e non ha segni di sofferenza sul viso”.

Penso alla mamma di Sofia, che ogni mattina (o ogni minuto?) spia sul visino della sua bambina la sofferenza. Sofia ha la leucodistrofia metacromatica ed è già diventata cieca, è una malattia che si mangia i nervi del cervello, senza pietà,senza requie. Ma con la cura che fanno all’Ospedale di Brescia – e che lo Stato non riconosce – sta meglio.

E penso alla mamma di Federico, che ha solo due anni e il morbo di Krabbe e che senza le cellule staminali non potrebbe vivere.

E penso a queste mamme che devono andare da un avvocato per poter curare i loro piccolini. Perché l’articolo 32 della Costituzione certe volte non basta.

Vorrei abbracciare queste due mamme e anche le mamme di Smeralda e Daniele e Gioele, che si incontrano e si sostengono l’una con l’altra nei corridoi di quell’Ospedale dove alcuni medici praticano  questa cura.

“Cura compassionevole” ha precisato il Ministro della salute, Renato Balduzzi, che ha detto: “Le cure incominciate, non si possono interrompere”.

Così, da adesso, queste mamme non avranno più bisogno dell’avvocato.

Solo della speranza.

Che sia con voi, accanto a voi, che vi entri nel cuore e vi benedica, mamme meravigliose, la speranza. E che la cura funzioni, e sia sempre più efficace.

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