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Quella sindrome malinconica della domenica sera… che ci faccio?

Sono le 15.42 di domenica pomeriggio, io qui, seduta nel mio bellissimo studio in casa. Mio marito dorme, tra poco mi troverò con una delle mie migliori amiche che compie gli anni. La mia gamba destra dolente, dopo la nottata di ballo con una delle mie compagne preferite di avventure, mia sorella Sara. Potresti chiederti che diamine ci faccio di domenica davanti al computer. E la mia risposta sarebbe: “Beh, non è ovvio? Per postare sul blog alle mie ragazze di ogni età del Coaching Caffè!”. Questa è l’evidenza… ma la motivazione è un’altra. Oggi è un’altra di quelle domeniche, in cui per un lungo attimo mi si stringe il cuore… mi manca il respiro… mi viene la malinconia, pensando a tutti gli amici lontani che potrò vedere solo tra qualche mese. E’ una di quelle domeniche in cui sento che la mia vita cambia, in cui l’estate volge al termine, in cui ho dormito poco e il mio corpo è inquieto. Eppure è anche una di quelle domeniche incredibilmente intense. Lentezza.

Hai presente quella sensazione di sentire che qualcosa sta finendo ma che non è ancora finito completamente? É quella che io chiamo “sindrome malinconica della domenica sera”. E’ la stessa sensazione che si prova quando qualcosa di intenso sta per finire. E’ la sensazione che mi accompagna all’aeroporto mentre attendo di imbarcarmi per il ritorno a casa. E’ la sensazione che provo quando mancano poche ore alla fine di un corso. E’ la sensazione che proviamo quando sul finire di una bellissima serata trascorsa con gli amici, guardi l’orologio, e sai già che di lì a poco li saluterai… e per quanto ti verrebbe da sperare che quel momento duri in eterno, sai con assoluta certezza dentro di te che quelle lancette, avanzeranno ancora e ancora… e anche tutto questo passerà. Una volta pensavo che questa “sindrome” accadesse per cause esterne tipo “beh, mi sento così perché domani vado a scuola e il week end è finito” oppure “mi sento così perché è finito un viaggio e sono triste” o ancora “mi sento così perché sto per salutare persone a cui tengo e che non so quando rivedrò”. Ma ora so che quella malinconia, non l’ho mai provata per nessuna di quelle ragioni.

Quella malinconia della domenica sera, è frutto solo di pensieri che ho coltivato per tanti anni, a cui mi ero abituata. E’ frutto di pensieri come “chissà quando rivedrò questi amici… forse ci vorrà un sacco” o di pensieri come “accidenti domani ricomincio a lavorare e non so se riuscirò a fare tutto quel che devo” o ancora “domani è lunedì che fatica”… Il fatto che domani sia lunedì è un’evidenza, il fatto che sarà faticoso, è un pensiero nella tua testa, a cui credi e  che ha solo l’effetto di stancarti ancora prima di iniziare. E sono questi pensieri non il giorno della settimana in sé, che ci appesantiscono.

E poi, quella sensazione che come una vecchia amica si affaccia più volte nella nostra vita, ci ricorda qualcosa di importante. Che dopo una fine c’è sempre qualcos’altro che ci aspetta dietro l’angolo. La cosa più bella che possiamo imparare dalla “sindrome della domenica” quando arriva, è lasciare che quel che abbiamo vissuto nel week end, o in qualsiasi altro momento della nostra vita, si chiuda. Come se fossimo su una nave, e la nave avesse appena attraccato in porto dopo un bellissimo lungo viaggio. Girati un’ultima volta verso quella nave, ripensa a tutto il bello e alle esperienze vissute. Poi, come una vera avventuriera volta la testa, sguardo dritto davanti a te. Carica sulla spalla quel che hai con te, fai il primo passo, e poi un altro e un altro ancora. Sguardo in avanti. Forse qualche altra nave ti aspetta. Forse qualcuno ha bisogno di te in porto. Sta di fatto che quello per cui provi oggi nostalgia, è iniziato esattamente come il lunedì che ti si apre davanti allo sguardo… come un nuovo inizio, una nuova avventura… a volte per caso, a volte neppure lo volevi. Eppure venerdì prossimo questa nuova avventura di 5 giorni sarà finita. Ce ne saranno di simili, ma mai più di uguali. E anche se a volte ti attanaglia la fatica di dover ricominciare, sappi che la parte più dolorosa di questo è solo un pensiero nella tua testa… perché quando torni ad essere “on the road” la vita accade… e tutto quello che ti viene chiesto è di GUSTARLA… fino al midollo, in tutte le sue sfaccettature.

Per me lavorare anche solo per qualche ora la domenica, è un modo per rimettermi “on the road”, marcare nella mia mente una linea tra il week end finito e la settimana che ricomincia e sentirmi viva… quale potrebbe essere il tuo? Sono curiosa avventuriera di ogni età di sapere la tua risposta…

Un abbraccio, carico di energia per la nuova settimana,

La tua life coach

Clara… Chiara

Commenti

  1. 1 settembre 2013 / ore 20:55
    Francesca

    Cara chiara, la mia domanda e’: come si fa a guardare avanti quando una persona
    cara se ne e’ andata via per sempre e tutti i giorni ti struggi di malinconia, nel
    ricordarlo e nel sapere che non potrai piu’ rivederlo? E’difficile chiara,e’ difficile..

  2. 2 settembre 2013 / ore 09:39
    Anna

    … cara Francesca, scusami se mi permetto dirisponderti, ma è un momento difficile che ho vissuto anch’io …. brevemene ti dico che devi imparare ad amarlo in un altro modo… noi siamo abituate a vedere e a toccare le persone, dobbiamo imparare ad amarle in un altro modo…
    Un mio amico mi ha detto:”sai il significato della frase TI AMO?” Significa TU NON MORIRAI, se hai amato questa persona non morirà mai, la porterai con te nel cuore e con il tempo anche quelle che io chiamo pugni allo stomaco piano piano saranno meno dolorosi. Ciao Anna

  3. 2 settembre 2013 / ore 11:03
    MelvinII

    I miei amici e il mio psichiatra mi dicono spesso che sono un una persona malinconia.
    Forse è vero.
    Sorrido spesso, ma dentro mi sento inquieto.
    Non è detto che la malinconia sia negativa.
    L’importante è saperla gestire enon farla sfociare nella negatività.
    Oggi è Lunedi, sono davanti al mio computer e scrivo con il mare davanti di settembre.
    Pensare positivo è fondamentale!

  4. 2 settembre 2013 / ore 17:02
    fabiana schianchi

    Mio cognato è spirato venerdì 30 agosto verso mezzanotte e venti circa. Era nel suo letto a casa sua, ed è successo durante il sonno, ha combattuto sino in fondo contro un tumore al pancreas per un anno e mezzo circa. Il pancreas è uno di quegli organi sconosciuti ancora, non perdona, e nel giro di uno/due/tre mesi si muore. Lui dopo un grosso interventto tentato a marzo dell’anno scorso dall’equipe di oncologia e chirurgia dell’ospedale Santa Maria Nuova di reggio emilia è campato molto. ha avuto una discreta qualità della vita sino a quella maledetta ultima chemioterapia di fine luglio che lo ha devastato e reso un’altra persona. Forse succedeva lo stesso, forse con più calma e con più tempo, chi può dirlo? Da lì in poi il declino, velocissimo, giorno dopo giorno, ora dopo ora, fino a che non ha più riconosciuto nessuno: figlio, moglie, io, che l’ho accudito come si fa con un papà. ora sono disorientata, come dopo un grosso viaggio in mare, io sto molto male in nave e mi sembra di aver vomitato anche l’anima. Il funerale privatissimo, sabato mattina, io ho pianto come una fontana, mai sorella molto meno, ma ora soffre come un cane, hanno trascorso 45 anni insieme….Ma chi sono, in fin dei conti io per stare così male? non sono un figlia, non sono un sorella sono semplicemente la sorella di sua moglie, anche se l’ho conosciuto quando avevo 4 anni. Questa morte, non improvvisa ma programmata, mi ha riportato a galla prepotentemente tutti i miei fallimenti e problemi personali, ovunque io mi giri vedo nero e non trovo più le soluzioni e lo stand by che provavo in montagna sino a pochi giorni fa. Non gli terrò più la mano, non gli darò più mille baci sulle scarne guance come avrei dovuto fare con mio padre. Non c’è più, forse lòui andrà a stare meglio, io invece ho ricominciato ad entrare nel tunnel. Scusatemi per lo sfogo. fabiana.

  5. 2 settembre 2013 / ore 17:25
    grazia

    Fabiana, ti comprendo e ti abbraccio forte.
    Ognuno di noi vive la morte e la sofferenza , a modo proprio, con i propri fantasmi, le proprie paure, che sembravano nascoste e che tornano, improvvisamente a farsi sentire forse più di prima.
    Ma sono solo parole; ti sono vicina, Fabiana, e, se ti fa sentire meglio, scrivici.

  6. 2 settembre 2013 / ore 17:50
    Rita

    La malinconia che descrivi in questo post,cara Chiara,io la provo alla fine di una festa.Che sia di compleanno,di Natale o di Pasqua,mi prende anche se non faccio niente di speciale x volerla vivere al piu’ presto….eppure,il fatto che li rivivrò dopo un anno e non so come,lascia un velo di tristezza in me inspiegabile.Magari sai dirmi tu perchè?

  7. 4 settembre 2013 / ore 17:46
    chiara.grandin

    Care ragazze di ogni età… visto che il tema della morte è tornato più volte nei commenti, ho deciso di dedicare il post di oggi a chi ha perso qualcuno che ama e ancora soffre! Un abbraccio a tutte/i, la vostra coach

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