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Guardare avanti dopo morte di qualcuno che ami…

“come si fa a guardare avanti quando una persona cara se ne e’ andata via per sempre e tutti i giorni ti struggi di malinconia, nel ricordarlo e nel sapere che non potrai piu’ rivederlo? E’difficile chiara,e’ difficile”
- Francesca -

Quando avevo appena compiuto 28 anni una persona mi disse “Chiara a 29 anni, la morte cammina al tuo fianco”. Estrapolata dal contesto in cui venne detta, potrebbe suonare una frase macabra o minacciosa. Non lo era. Al contrario, era un modo per dire che avrei imparato ad apprezzare ancora di più la vita. E così in effetti è stato. Da quando ho iniziato a scrivere su questo blog, il tema della morte, è ricorso più volte nei vostri commenti, sempre accompagnato da un velo di strazio, come un dolore incommensurabile e incomprensibile. Ecco perché sono qui a dedicare il post di oggi a questo tema, che per me non è né un tabù, né qualcosa di spinoso. Perché la morte è una delle tante energie in cui ci imbattiamo nella nostra vita. E questa esperienza accomuna tutti noi. Facendo il mio lavoro sono stata accanto come coach a molte persone a cui era morto qualcuno. Ho ascoltato le loro storie, gli ho insegnato tecniche per trasformare dentro di loro quel vuoto. Ma più di tutto, le ho aiutate a vedere le cose da un’altra prospettiva. Ho visto persone che avevano passato anni e anni della loro vita a vivere in un vero e proprio strazio per la morte di qualcuno amato, cambiare completamente prospettiva in pochi istanti. E tornare a vivere… vivere davvero!

Una volta durante un corso, una persona mentre parlavo della morte, e di come si può non solo arrivare ad accettarla ma a fluire con I suoi insegnamenti, alzò la mano. Era visibilmente scossa, e arrabbiata. Gli feci cenno di andare avanti e lei letteralmente esplose in un “QUANTO LA FAI FACILE CHIARA! Tu non sei madre, non ti è morto un figlio. NON HAI IDEA DI COME CI SI SENTA!”. In quel momento mi fermai, in ascolto di quelle parole e del dolore che stava dietro a quelle parole che di certo aveva ben poco a che fare con me. Neppure lei era madre, ma aveva assistito al dolore di una sua amica che aveva perso un figlio ed era letteralmente incapace di farsene una ragione. Allora feci un profondo respiro, continuando a guardarla negli occhi, e con tono calmo le dissi:

“E’ vero, non sono madre, non mi è morto un figlio. Se Alex, l’uomo che amo di più al mondo, o mia sorella dovessero andarsene improvvisamente, probabilmente soffrirei, piangerei, farei anche del dramma, mi arrabbierei con la vita per un pò… ma so, che tutto questo non avrebbe nulla a che fare con la loro morte, ma con il fatto che il pensiero sarebbe fortemente distorto e profondamente doloroso. E andrebbe ugualmente bene, se nonostante tutto quello che so e che insegno, soffrissi tutto il tempo che mi serve per tornare in equilibrio.”

Voglio raccontarvi una storia. A gennaio, è morta la mamma di un mio caro amico, a cui anni fa era già morto il padre. E’ morta il giorno in cui hanno dimesso la sua donna dall’ospedale con in braccio la loro figlia neonata. Di fronte a questa notizia, ognuno di voi potrebbe sentire diverse sensazioni, ma lasciate che prosegua. Grazie a questo nostro amico, abbiamo assistito al funerale più bizzarro, pieno di speranza, e ironico nel senso più bello che si possa dare a questo termine. Al momento del saluto a sua mamma, questo mio amico ha tenuto un lungo discorso, con il sorriso… un sorriso VERO sulle labbra, di cui il senso era: “Mia mamma ha fatto del bene a tanta gente, se dovete piangere piangete, va bene. Poi però lasciatela andare, ricordatela con un sorriso, perché lei sta andando avanti con il suo viaggio, e voglio che lo faccia con cuore leggero”. Noi amici eravamo commossi e allo stesso tempo con il sorriso di chi è a contatto con una esperienza di PURA VITA. Un’altra bellissima lezione sulla morte l’ho ricevuta da un altro mio amico indiano qualche mese fa. Ero andata a salutarlo perché di lì a una settimana sarebbe partito per tornare in India qualche mese. Così gli dissi “Beh, sarai contento sono 5 anni che non vedi I tuoi genitori, finalmente li puoi rivedere”. Lui con il sorriso mi disse “Rivedrò mia mamma Chiara, mio padre è morto in un incidente qualche mese fa”. Io in automatico mi sentii immediatamente male e con faccia contrita gli dissi “Mi dispiace tantissimo”. E a quel punto accadde l’imprevedibile. Lui mi guardò, fece un ampio sorriso e mi rispose “Perché ti deve dispiacere Chiara? Sono cose che accadono, è la vita che accade, lui è andato ma va bene così”.

A volte le persone credono che per un coach, sia necessario essere passato per un’esperienza per aiutare la gente. Essere passato per un’esperienza non è ciò che ci aiuta ad aiutare le persone ad aprire gli occhi, a lasciare andare ciò che le ostacola. Quello che ci permette di farlo, è la profonda comprensione, che la loro vita non finisce con la morte di qualcuno che amano. E la certezza che in ogni momento possono trasformare dentro di loro quella sofferenza in comprensione e di nuovo in speranza e in felicità. Sono stata vicino a persone che hanno perso i loro cari anni fa e soffrono ancora. Sono stata vicino a persone che hanno perso i loro cari e li hanno lasciati andare con gratitudine, e che sono andate avanti con le loro vite, e sono persone felici nonostante questo. Sono per mia grandissima fortuna a contatto con gente di ogni sorta, che ha le idee più diverse e disparate su questo tema. E non c’è nulla di meglio per imparare davvero. Il fatto che le persone vadano e vengano nella nostra vita, è una realtà. Puoi combatterci ma è così. I tuoi cari moriranno? Ci puoi scommettere, e anche tu un giorno te ne andrai. Puoi rovinarti la vita pensando che non potrai mai più essere felice senza di loro. Puoi arrabbiarti e credere che Dio o la vita a seconda di quel che credi, ce l’abbiano con te. La vita non gira intorno a nessuno di noi. La vita accade. A volte comprendiamo il perché degli accadimenti, altre no. Però possiamo sempre scegliere, di aprirci a cos’altro la vita ha in serbo per noi. Lasciare andare con gratitudine ciò che è stato. Andare avanti, salutare chi è stato con noi e aprirci al futuro.

Ed infine un consiglio da applicare con i tuoi compagni di viaggio: quelli che sono vivi e accanto a te. Non aspettare a dirgli quanto siano speciali e quanto li ami. Non aspettare a vivere con loro momenti magici. Fallo ora. E se avevi ancora delle cose importanti da dire a chi non c’è più, immaginalo per un attimo ancora di fronte a te. Digli tutto quello che desideri. Ringrazialo per ciò che è stato. Poi lascia andare. E apriti … pronta… per la prossima avventura!

Con infinito affetto a tutte voi,
La vostra life coach,

Chiara

Commenti

  1. 1 dicembre 2016 / ore 12:13
    luciana

    Ho perso mia mamma nel 2004. In un modo assurdo e troppo doloroso.
    Sono tornata a casa e l’ho trovata in un lago di sangue. Aveva 50 anni. In un colpo solo ho perso la mia adorata mamma e mio padre. Ho cercato di soccorrerla ma le sue condizioni erano drammatiche. Non è giunta nemmeno all’ospedale. Non l’ho salutata. E quel giorno avevamo anche discusso come spesso accade tra madri e figlie. Porto con me il dolore per non averle chiesto scusa per non averle detto che le volevo bene. Mi manca ancora oggi e piango ancora per lei per quello che non abbiamo avuto. La mia vita ha subito grandi cambiamenti alcuni irrimediabili. Tanti errori…Oggi sto meglio anche se il buio nei momenti difficili è sempre li ad aspettarmi. e mi chiedo perché a me un dolore così grande? Oggi ho due figli lei non ha potuto essere la loro nonna e non per una malattia e non per la casualità della vita ma per mano di mio padre. si impara a sopravvivere a convivere ad andare avanti. Dico solo che ci vuole forza e tanta tanta speranza.

  2. 28 dicembre 2016 / ore 19:00
    Terry

    SPAZIO, TEMPO, PERSONE GIUSTE. Prendo spunto da questa tua triade per dire che la difficoltà aggiunta, nel dolore per la malattia e la morte di mia madre, è stato il dover fare i conti con la gestione delle comunicazioni con parenti e conoscenti meno vicini in un luogo in cui più o meno tutti ‘si conoscono’. Certo, rispetto il dolore di tutti, che ognuno esprime come può e sa fare, ma è incredibile come gli altri riescano anche a rendersi inutili e molesti con il loro bisogno di parole vuote, con i loro consigli non richiesti, con le curiosità gratuite, le ritualità incapaci di restituire il benché minimo senso di rispetto e di pace. La morte può scatenare risposte nevrotiche e proiezioni di ogni genere, che sono da gestire mentre si hanno mille cose da fare, prendendosi cura di chi soffre e cercando intanto di mantenere una dignità, di trovare energia per un sorriso quando si sa che non c’è più speranza. E poi tutto finisce, ed è il turno degli amici che ti mandano gli aforismi, e anche gli incoraggiamenti non richiesti, c’è persino chi ti fa notare che non l’hai avvisato subito mentre lui ti aveva tenuta aggiornata sugli sviluppi della malattia della propria madre – e tu che hai solo bisogno di silenzio e di elaborare la tua perdita, ti chiedi se è giusto che gli altri occupino tutto questo spazio. Forse chiedersi se è giusto non serve. Di certo so che per me è inutile e mi provoca una sofferenza gratuita, che cerco di mitigare con la distanza. Perché se non l’hai imparata prima, la distanza, la impari adesso che la geometria della tua vita è cambiata. Un consiglio per chi vuole stare vicino a chi sta vicino a chi soffre e sta morendo: pragmatismo, ascolto se richiesto, rispetto del silenzio. Proporsi caso mai per aiuti concreti, se si è in grado di darli, e non drenare invece energie da dirigere ai propri scopi consolatori a chi sta già facendo i salti mortali per non cadere nella disperazione. Poi tutto passa, ma la cultura della morte è un capitolo complesso, che ci piaccia o no.

  3. 14 gennaio 2017 / ore 13:20
    Chiara Grandin

    Care @Terry, @Francesca fagugli @Luciana, leggo solo oggi i vostri commenti. Questo blog è chiuso da 2 anni e sono onorata che ancora continui ad essere così frequentato. Ad entrambe, oltre che esservi vicina, mi sento di consigliare la lettura di un post del mio nuovo blog. Parla proprio di quei momenti nella vita (inclusa la morte di qualcuno) in cui dentro di noi qualcosa cambia e sentiamo di aver davvero bisogno di spazio, tempo e persone giuste. Lo trovate qui: http://www.chiaragrandin.com/2016/09/il-deserto-quello-spazio-ignoto-da-attraversare/ . Sarà un piacere se vorrete interagire settimanalmente con voi nel mio nuovo blog su chiaragrandin.com . Vi aspetto!

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