63

Guardare avanti dopo morte di qualcuno che ami…

“come si fa a guardare avanti quando una persona cara se ne e’ andata via per sempre e tutti i giorni ti struggi di malinconia, nel ricordarlo e nel sapere che non potrai piu’ rivederlo? E’difficile chiara,e’ difficile”
- Francesca -

Quando avevo appena compiuto 28 anni una persona mi disse “Chiara a 29 anni, la morte cammina al tuo fianco”. Estrapolata dal contesto in cui venne detta, potrebbe suonare una frase macabra o minacciosa. Non lo era. Al contrario, era un modo per dire che avrei imparato ad apprezzare ancora di più la vita. E così in effetti è stato. Da quando ho iniziato a scrivere su questo blog, il tema della morte, è ricorso più volte nei vostri commenti, sempre accompagnato da un velo di strazio, come un dolore incommensurabile e incomprensibile. Ecco perché sono qui a dedicare il post di oggi a questo tema, che per me non è né un tabù, né qualcosa di spinoso. Perché la morte è una delle tante energie in cui ci imbattiamo nella nostra vita. E questa esperienza accomuna tutti noi. Facendo il mio lavoro sono stata accanto come coach a molte persone a cui era morto qualcuno. Ho ascoltato le loro storie, gli ho insegnato tecniche per trasformare dentro di loro quel vuoto. Ma più di tutto, le ho aiutate a vedere le cose da un’altra prospettiva. Ho visto persone che avevano passato anni e anni della loro vita a vivere in un vero e proprio strazio per la morte di qualcuno amato, cambiare completamente prospettiva in pochi istanti. E tornare a vivere… vivere davvero!

Una volta durante un corso, una persona mentre parlavo della morte, e di come si può non solo arrivare ad accettarla ma a fluire con I suoi insegnamenti, alzò la mano. Era visibilmente scossa, e arrabbiata. Gli feci cenno di andare avanti e lei letteralmente esplose in un “QUANTO LA FAI FACILE CHIARA! Tu non sei madre, non ti è morto un figlio. NON HAI IDEA DI COME CI SI SENTA!”. In quel momento mi fermai, in ascolto di quelle parole e del dolore che stava dietro a quelle parole che di certo aveva ben poco a che fare con me. Neppure lei era madre, ma aveva assistito al dolore di una sua amica che aveva perso un figlio ed era letteralmente incapace di farsene una ragione. Allora feci un profondo respiro, continuando a guardarla negli occhi, e con tono calmo le dissi:

“E’ vero, non sono madre, non mi è morto un figlio. Se Alex, l’uomo che amo di più al mondo, o mia sorella dovessero andarsene improvvisamente, probabilmente soffrirei, piangerei, farei anche del dramma, mi arrabbierei con la vita per un pò… ma so, che tutto questo non avrebbe nulla a che fare con la loro morte, ma con il fatto che il pensiero sarebbe fortemente distorto e profondamente doloroso. E andrebbe ugualmente bene, se nonostante tutto quello che so e che insegno, soffrissi tutto il tempo che mi serve per tornare in equilibrio.”

Voglio raccontarvi una storia. A gennaio, è morta la mamma di un mio caro amico, a cui anni fa era già morto il padre. E’ morta il giorno in cui hanno dimesso la sua donna dall’ospedale con in braccio la loro figlia neonata. Di fronte a questa notizia, ognuno di voi potrebbe sentire diverse sensazioni, ma lasciate che prosegua. Grazie a questo nostro amico, abbiamo assistito al funerale più bizzarro, pieno di speranza, e ironico nel senso più bello che si possa dare a questo termine. Al momento del saluto a sua mamma, questo mio amico ha tenuto un lungo discorso, con il sorriso… un sorriso VERO sulle labbra, di cui il senso era: “Mia mamma ha fatto del bene a tanta gente, se dovete piangere piangete, va bene. Poi però lasciatela andare, ricordatela con un sorriso, perché lei sta andando avanti con il suo viaggio, e voglio che lo faccia con cuore leggero”. Noi amici eravamo commossi e allo stesso tempo con il sorriso di chi è a contatto con una esperienza di PURA VITA. Un’altra bellissima lezione sulla morte l’ho ricevuta da un altro mio amico indiano qualche mese fa. Ero andata a salutarlo perché di lì a una settimana sarebbe partito per tornare in India qualche mese. Così gli dissi “Beh, sarai contento sono 5 anni che non vedi I tuoi genitori, finalmente li puoi rivedere”. Lui con il sorriso mi disse “Rivedrò mia mamma Chiara, mio padre è morto in un incidente qualche mese fa”. Io in automatico mi sentii immediatamente male e con faccia contrita gli dissi “Mi dispiace tantissimo”. E a quel punto accadde l’imprevedibile. Lui mi guardò, fece un ampio sorriso e mi rispose “Perché ti deve dispiacere Chiara? Sono cose che accadono, è la vita che accade, lui è andato ma va bene così”.

A volte le persone credono che per un coach, sia necessario essere passato per un’esperienza per aiutare la gente. Essere passato per un’esperienza non è ciò che ci aiuta ad aiutare le persone ad aprire gli occhi, a lasciare andare ciò che le ostacola. Quello che ci permette di farlo, è la profonda comprensione, che la loro vita non finisce con la morte di qualcuno che amano. E la certezza che in ogni momento possono trasformare dentro di loro quella sofferenza in comprensione e di nuovo in speranza e in felicità. Sono stata vicino a persone che hanno perso i loro cari anni fa e soffrono ancora. Sono stata vicino a persone che hanno perso i loro cari e li hanno lasciati andare con gratitudine, e che sono andate avanti con le loro vite, e sono persone felici nonostante questo. Sono per mia grandissima fortuna a contatto con gente di ogni sorta, che ha le idee più diverse e disparate su questo tema. E non c’è nulla di meglio per imparare davvero. Il fatto che le persone vadano e vengano nella nostra vita, è una realtà. Puoi combatterci ma è così. I tuoi cari moriranno? Ci puoi scommettere, e anche tu un giorno te ne andrai. Puoi rovinarti la vita pensando che non potrai mai più essere felice senza di loro. Puoi arrabbiarti e credere che Dio o la vita a seconda di quel che credi, ce l’abbiano con te. La vita non gira intorno a nessuno di noi. La vita accade. A volte comprendiamo il perché degli accadimenti, altre no. Però possiamo sempre scegliere, di aprirci a cos’altro la vita ha in serbo per noi. Lasciare andare con gratitudine ciò che è stato. Andare avanti, salutare chi è stato con noi e aprirci al futuro.

Ed infine un consiglio da applicare con i tuoi compagni di viaggio: quelli che sono vivi e accanto a te. Non aspettare a dirgli quanto siano speciali e quanto li ami. Non aspettare a vivere con loro momenti magici. Fallo ora. E se avevi ancora delle cose importanti da dire a chi non c’è più, immaginalo per un attimo ancora di fronte a te. Digli tutto quello che desideri. Ringrazialo per ciò che è stato. Poi lascia andare. E apriti … pronta… per la prossima avventura!

Con infinito affetto a tutte voi,
La vostra life coach,

Chiara

Commenti

  1. 8 giugno 2015 / ore 02:19
    Enrico

    E, per chi, non riesce in alcun modo ad ascoltare consigli al riguardo?
    Non perché non vuole bensì perché non riesce!!!!

  2. 29 giugno 2015 / ore 00:26
    sara

    Ho perso il mio ragazzo x uno stupido incidente sei mesi fa. Cinque anni intensi insieme convivevamo casa insieme, ciò che era suo era mio è ciò che era mio era suo mille progetti sempre insieme nelle gioie nei dolori nella saluta nella malattia e in.ricchezza e in povertà. Non so più dove sbattere la testa mi sento morire credetemi sto impazzendo. Mi sento inutile vuota sola.

  3. 7 agosto 2015 / ore 12:05
    Ge

    Ho perso il.mio terzo figlio di soli 4anni e mezzo . L avevo affidato al nonno e me l hanno riportato morto…allo stesso orario in cui è morto ho salvato un uccellino che annegava proprio come stava annegando lui… l uccellino si è salvato il mio tesoro no!! Sono arrabbiata con me stessa e con il mondo intero “è” un bambino speciale e meritava d vivere

  4. 7 agosto 2015 / ore 13:18
    Chiara Grandin

    Benvenuti a tutti voi che avete recentemente lasciato un commento. Questo blog si è trasferito a questo indirizzo http://giornimoderni.donnamoderna.com/affetti/coaching-caffe/
    e siete tutti inviati/e a proseguire con me questo dialogo per stare meglio e trovare luce quando sembra essere sparita.

    Ora rispondo individualmente:

    @Enrico: per chi non riesce ad ascoltare consigli al riguardo, forse significa semplicemente che non è ancora il momento di ascoltare niente al riguardo. Ma magari è per lui o lei un momento in cui semplicemente stare, con ciò che c’è, incluso lo sconforto, il dolore, la stanchezza. Ad un certo punto anch’essi passeranno e la persona sarà naturalmente in grado di ascoltare ciò che ha bisogno di sentire e di scartare quello che non le serve… datti tempo o dai tempo a chi si trova in questa situazione… a presto
    @sara: Ciao sara. Credo che chiunque di noi abbia amato qualcuno, non possa che capirti. In questo momento hai bisogno di sfogarti ma anche di sentire che la tua vita non è finita. Perché credimi, non lo è. Hai amato e tornerai ad amare. Il viaggio di ognuno di noi è un incognita: sappiamo quando inizia non ci è dato sapere quando avrà un termine. Ma mi sento di dirti che hai ancora molta strada da percorrere e quando sarai andata oltre questo, oltre alla disperazione, troverai qualcosa di potente: una speranza grande nella vita. Se non ce la fai a superare questo momento fatti aiutare. Se vuoi puoi scrivermi in privato e ti consiglierò qualcosa di più specifico per te. Un abbraccio… ho fiducia in te, ce la farai e un giorno amerai ancora.
    @Ge: Cara Ge, mi viene da dirti di leggere le risposte qui sopra perché in qualche modo sono un mix di quello che ho scritto a te. Oltre la rabbia del momento che sono certa a fasi alterna sarà bruciante, c’è qualcosa di più calmo che è lì che ti aspetta. Sempre quando accade qualcosa che non ci aspettiamo, ci troviamo a pensare “Se solo…” ma la realtà dei fatti è che lo cose sono andate come dovevano andare. Morire e vivere, nonostante quello che tutti noi crediamo in certi momenti, non è una questione di merito. Ci sono persone in gamba che muoiono e persone terribili che vivono. Perché questo accade? Ho delle teorie, come immagino tu abbia le tue, ma di fatto nessuno di noi lo sa con certezza. Quello che mi sento di dirti dal cuore è che non è colpa tua la morte di tuo figlio. Non possiamo controllare tutto nel mondo, quindi lascia che il tuo senso di colpa se ne vada e torna a vedere che hai fatto del tuo meglio e che la vita a volte si muove in modi che non capiamo sempre. Non ti serve capire. Ti serve lasciare passare questo immenso dolore, che come uno tsunami ti attraversi una volta per tutte, e poi tornare a guardare alla vita e ai figli che sono ancora al tuo fianco, per goderli e curarli e dare loro l’amore che hai ancora e che sempre avrai… un abbraccio grande

  5. 19 agosto 2015 / ore 19:47
    Ge

    ‘Grazie Chiara. . . M sembra una cosa così impossibile, nn poterlo abbracciare baciare e continuare a vederlo crescere.m sento triste e impotente e provo tanto dolore anche per i fratellini e la sorella che soffrono senza darlo a vedere. Spero che il tempo m aiuti anche se in questo momento m sembra una cosa assurda. . . T ringrazio un abbraccio

  6. 20 agosto 2015 / ore 09:17
    Chiara Grandin

    @Ge: sono contenta che tu abbia risposto ancora! Lo so che ti sembra impossibile eppure accadrà. Molte persone credono che quando qualcuno muore sia “giusto” soffrire per molto tempo. Non è vero. Non ti serve rimanere a lungo nella sofferenza. Ti serve starci il tempo naturale che se non viene alimentato ad un certo punto come qualsiasi altra cosa passa. Se lo farai tu per prima, vedrai, che sarà più facile anche per gli altri tuoi figli, che impareranno a soffrire in modo “naturale” e senza il dramma che troppo spesso le persone coltivano. Questo non toglierà rispetto e importanza alla morte di tuo figlio. Ma darà a tutti voi la capacità di andare avanti e di tornare quando sarà il momento felici e grati. Perché credimi, la felicità per voi non finirà qui. Un abbraccio forte!

  7. 14 marzo 2016 / ore 03:03
    Francesca

    Ciao.. Ho perso il mio fidanzato 4 mesi fa e per me è sempre peggio.. Lui studiava in Spagna perciò ci vedevamo sempre nel periodo festivo, come Natale Pasqua tutte le vacanze estive e ogni tanto delle sorprese ad esempio a San Valentino.. Io lo amo alla follia e penso che non ci siano ragazzi come lui al mondo.. Ma non lo dico per circostanza perché è così realmente.. Dopo L incidente non ero entrata nella fase che lui fosse morto.. Credevo che era in Spagna! Adesso che è quasi Pasqua mi sto sentendo male, male, malissimo.. Perché aspetto che scende a trovarmi.. Come farò ad affrontare la situazione? Sono disperata

  8. 16 maggio 2016 / ore 12:57
    Daniela

    Ho perso mio figlio da ormai 14 anni. So che la mia vita si è completamente modificata. Sono malatacdi sclerosi multipla da 30 anni. Nulla mi preoccupava con lui vicino. Ora ogni giorno al mio risveglio è un modo di affrontare il dolore in solitudine. Forse questa non è neanche più vita ma abbandonò a ciò che trovi sul tuo cammino. Senza più nessuna emozione, senza più piacevoli sensazioni. Forse è un modo per dover vivere. Si il dover perché altro più Non è. Daniela

  9. 17 maggio 2016 / ore 15:57
    Chiara Grandin

    @Francesca: Ciao Francesca, arrivo tardi perché questo blog è chiuso ormai da 2 anni e non lo visito più. Penso che per te sia ancora presto e che questo sia il momento di dare sfogo alla tua sofferenza senza trattanerla e tenendo vicine le persone a cui vuoi bene. So che sembra assurdo, ma non posso fare a meno di immaginarti tra un paio d’anni proprio in Spagna in una sorta di viaggio catartico dove ringraziare per tutto quello che hai vissuto con lui. Non credo sia ora il momento, ma se mai dovesse arrivare, non ti far fermare dal dolore perché la vita va avanti, persino quando ci sembra che tutto sia finito. Un abbraccio e se vuoi puoi continuare a scrivermi sul blog dove sono ora che è su http://www.chiaragrandin.com a presto cara!

  10. 17 maggio 2016 / ore 16:02
    Chiara Grandin

    @Daniela: Nel 2014 sono stata vicino a una mamma che ha perso suo figlio in un incidente. Direi che difficile, nemmeno lontanamente rende l’idea di quello che prova una madre che perde il figlio. Eppure, nonostante il dolore si supera e si va avanti. 14 anni sono tanti Daniela, hai sofferto abbastanza. E’ ora di andare oltre. Nessuno ti ridarà tuo figlio, ma la tua vita, quella ce l’hai come quella delle persone che ci sono ancora nella tua vita. Arrivata alla fine della tua vita e guardandoti indietro, quello che ti auguro è di ripensare a questo momento, come quello in cui ti sei finalmente permessa di andare avanti e continuare a vivere. Perché nessuno di noi sa quanto tempo gli resta, ma quel tempo è un regalo. Forse avresti preferito che quel tempo fosse stato regalato a tuo figlio e non a te, ma non siamo noi a decidere. Quindi, che ne dici di concedere a te stessa un nuovo inizio? Il passato è passato. Ma il futuro quello è lì proprio di fronte a te. E non è detto che debba continuare ad essere un agonia. Con sincero affetto, Chiara

Comments are closed.