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Dal Centro Antiviolenza di Caserta, cooperativa WIN, Antonella Trentin parla con Tania Parente, presidente e Maria Greco, operatrice.

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anna, dalla casa rifugio per donne vittime di violenza

Sembra una casa come tante altre. Eppure tra queste mura accade qualcosa di straordinario: mogli picchiate a sangue per anni, insultate, umiliate, ricominciano a vivere. In questo appartamento gestito dalla cooperativa Win, tante vittime ritrovano la speranza. Ecco alcune storie, che queste donne hanno avuto il coraggio di raccontarci, e per questo siamo loro infinitamente grate.

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Testimonianze dalla casa rifugio - la storia di Cristina

Sembra una casa come tante altre. Eppure tra queste mura accade qualcosa di straordinario: mogli picchiate a sangue per anni, insultate, umiliate, ricominciano a vivere. In questo appartamento gestito dalla cooperativa Win, tante vittime ritrovano la speranza. Ecco alcune storie, che queste donne hanno avuto il coraggio di raccontarci, e per questo siamo loro infinitamente grate.

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Quello che ebbe luogo nel 1978 fu il primo processo per stupro mandato in tv.

La vittima del processo filmato era una giovane di 18 anni di Latina, Fiorella, che denunciò per violenza carnale di gruppo quattro uomini, fra cui Rocco Vallone, un conoscente. Fiorella, lavoratrice in nero, dichiarò di essere stata invitata da Vallone in una villa per discutere una proposta di lavoro stabile. Il processo fu reso difficile dal fatto che la vittima conosceva l’imputato principale e non presentava segni di percosse o maltrattamenti. Lagostena Bassi, recentemente scomparsa, era difensore di parte civile.

Il documentario Processo per stupro, registrato al Tribunale di Latina, diretto da Loredana Dordi, fu seguito da nove milioni di telespettatori. Con il titolo inglese A Trial for Rape fu presentato al festival di Berlino e ricevette una nomination all’International Emmy Award. Se ne conserva oggi una copia al MOMA di New York.

“A nome di Fiorella e a nome di tutte le donne, molte sono, ma l’ora è tarda e noi vogliamo giustizia. E difatti questo io vi chiedo: giustizia. Noi non chiediamo le condanne, non c’interessano. Ma rendete giustizia a Fiorella, e attraverso la vostra sentenza voi renderete giustizia alle donne, a tutte le donne, anche e prima di tutto a quelle che vi sono più vicine, anche a quelle povere donne che per disgrazia loro sono vicine agli imputati…”

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