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Donne che non vogliono figli

Sempre più donne non desiderano la maternità, anche se resta un tabù e parlarne diventa difficile. Soprattutto con le altre donne. Affrontiamo il tema delicato con altrettanta delicatezza.

Childfree, è  creato dall’unione di child e free, letteralmente libero da figli. Nel tema semantico della parola non c’è alcuna vena polemica, ma solo libertà di non mettere al mondo figli, e di considerare tale possibilità una scelta e non un dovere imposto dalla natura. Ed è proprio qui che si gioca l’equivoco su scelte che sono radicalmente opposte, e che non trovano un punto comune.

Perché alcune donne in accordo con i loro compagni – ma a volte in disaccordo – scelgono di essere child-free, cioè di non avere figli?

Ascoltando molte storie professionalmente, soprattutto quelle che non possono essere raccontate, ricavo alcune considerazioni. Si rintraccia che le madri delle giovani donne che scelgono di non avere figli sono state troppo accuditive, iper-protettive e anche un po’ intrusive. Le figlie spesso lamentano di percepire il ruolo materno come un altro lavoro di eccessiva responsabilità: il loro comportamento diviene, forse agli occhi di se stesse, troppo giudicante, faticoso e impegnativo nel presente e futuro e quindi anche irreversibile. La loro madre è vissuta sempre in attesa da loro come se figlie una volta divenute madri  dovessero essere perfette dalle figlie, determinando in esse un fortissimo senso del dovere. A volte possono trasmettere l’idea che avere figli significhi non essere più libere e giovani in posizione sociale incompatibile con il tempo dedicato al lavoro, che é diventato molto e non compatibile con altre attività, del tipo, tempo per il parrucchiere, scegliere bene i vestiti eliminare le cure del proprio corpo, ginnastica, brevi gite oppure viaggi.

La giovane donna è come se, senza dirselo, pensasse:

il mestiere della madre è diventato veramente un lavoro responsabile a tempo pieno: E’ meglio che io rimanga la figlia e mia madre faccia la mamma per sempre, così io rimango giovane, carina in forma e adolescente

Un’altra serie di motivi che riguarda il rifiuto di avere figli sembra concretizzarsi nella trasformazione del corporea che ospita il feto. Spesso questo è molto temuto da giovani donne belle o aspirano a mantenere una linea estetica che non cambi nel corpo. Gli ormoni, una volta toccati con le gravidanze possono fare ingrassare e appare difficile tornare indietro specialmente con l’avanzare dell’età; e riprendere la forma faticosamente conquistata potrebbe essere difficile, specialmente osservando la parentela che, avendo avuto figli, ha perso la forma fisica. 
Spaventano inoltre le possibile malattie che possono comparire e che allertano le tendenze ipocondriache di alcune giovani donne; per non parlare delle donne che hanno la tendenza all’anoressia nervosa e che presentano qualche problema con l’alimentazione regolare. Ricordiamo che la scelta di non avere figli rientra nel mondo occidentale come normale, e che non ha a che fare minimamente con una scelta patologica: in un’epoca civile fa parte ormai del campo della libera scelta.

Tra donne, sembra essere un tema è un tema di cui si fa fatica a parlare, poiché molte giovani donne si vergognano di dichiarare alle loro amiche di essere childfree.

Diventare madre oggi appare come una scelta e non più un’imposizione sociale anche se il compagno vorrebbe, qualche volta, risolutamente diventare padre. Diventare madre è inoltre una scelta che influenza l’economia familiare oltre che la disponibilità del tempo che sembra diminuire per ciascuno di noi. Questi tre motivi si intrecciano tra loro e producono scelte diverse.

E che dire della caduta dei valori interiorizzati di un tempo, della fiducia di mondo che mantiene i cicli e i ritmi di un tempo ?

E che dire di un tipo di femminilità cambiata?

roberto.pani

E tu cosa pensi?

Commenti

  1. 1 ottobre 2014 / ore 10:05

    Anche chi fa figli fa una scelta e non certo per bontà o altruismo ma perché crede che dare la vita possa darle importanza ma non e’ cosi , se tutti quelli con figli fossero altruisti nel vero senso della parola e non solo in senso procreativo allora il mondo sarebbe migliore

  2. 8 ottobre 2014 / ore 10:09
    valentina

    Sono cristiana e per questo credo molto nella famiglia, che significa anche fare figli e non solo esserlo. e’ una scelta sicuramente scomoda, ma da anche tante soddisfazioni. Dato che la mia non è stata una brava mamma, trovo sensato che chi non vuole figli, non ne abbia. Almeno evita di fare dei danni ad altre persone. Quello che però mi sconvolge è che la maggior parte delle donne che conosco non vuole figli, se fosse per loro la razza umana si sarebbe già estinta..Così avere figli diventa una scelta sempre più coraggiosa, perché la società sta prendendo in considerazione l idea di non avere più figli, e se quelli che li fanno sono la minoranza, perché preoccuparsene? così ci sono asili nido carissimi e posti di lavoro che lasciano a casa le future madri.

  3. 8 ottobre 2014 / ore 10:27
    valentina

    Articolo di Roberto Volpi:”Risultato di tutto questo. I bambini e i ragazzi di 0-14 anni rappresentano in Italia appena il 14 per cento della popolazione. Nell’Europa dei 15 rappresentano qualcosa più del 17 per cento. Detto in altre parole: per avere una proporzione di bambini e ragazzi uguale a quella dell’Europa occidentale, peraltro l’area del mondo a più bassa presenza d’infanzia e adolescenza, all’Italia mancano qualcosa come due milioni di abitanti di 0-14 anni. Sono 8,3 milioni, dovrebbero essere ben più di dieci. Altro risultato: abbiamo in Italia un indice di invecchiamento pari a 150 (centocinquanta anziani di 65 e più anni ogni 100 bambini e ragazzi di 0-14 anni), secondo di poco solo a quello tedesco e di 30 punti superiore alla media europea.

    matrimonio-usaRisultato conclusivo: non sembrano esserci le condizioni per risalire la china. Intanto perché – e questo è un dato oggettivo dal quale non si può prescindere – in conseguenza della grave crisi delle nascite protrattasi per trent’anni, dalla metà degli anni Settanta ai primi anni Duemila, entreranno sulla scena riproduttiva sempre meno donne. Queste donne dovrebbero dunque avere, a maggior ragione, un tasso di fecondità decisamente più alto rispetto a quello di oggi. Cosa tutt’altro che facile visto che la tendenza è (a) a sposarsi sempre meno, (b) a età sempre più alte, (c) a fare sempre meno bambini, sposate o meno che si sia, tra la maggiore età e i trent’anni, ovvero proprio nella fascia d’età di maggiore fecondità.
    A ciò si aggiunga che le donne non sono certo incoraggiate, e con esse i loro i partner maschi, a cambiare idee verso la famiglia e i figli da una crisi economico-sociale che perdura oltre ogni previsione e da politiche della famiglia che o non ci sono o, per quel che ci sono, vale a dire poco, non mostrano di mordere nella nostra realtà.

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  4. 8 ottobre 2014 / ore 10:31
    valentina

    Articolo di Rodolfo Casadei:”Lo sapevate che in Italia gli ultranovantacinquenni sono circa 100 mila, ma nel 2065 saranno la bellezza di 1 milione e 258 mila? Che la popolazione residente in Italia non supererà mai i 62,1 milioni, dopodiché scenderà fino a essere, nel 2065, la stessa di oggi, cioè 59,4 milioni, ma con la differenza che oggi meno di 1 cittadino su 10 è straniero, mentre nel futuro lo sarà 1 su 5? Lo sapevate che la famosa alta fecondità degli immigrati è un mito, considerato che nell’arco di appena cinque anni il numero di figli per donna fra le straniere residenti in Italia è sceso da 2,5 a 2,1? Che da più di un decennio il numero degli over 65 ha superato quello degli under 20 e che nel 2027 gli ultraottantenni saranno più numerosi dei residenti italiani sotto i 10 anni di età? E che in dieci anni (fra il 2001 e il 2011) la classe d’età degli attuali 25-29enni italiani ha perso 30 mila unità a causa dell’emigrazione dei cervelli e delle braccia giovani?

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  5. 8 ottobre 2014 / ore 10:34
    valentina

    Come influisce la crisi demografica sull’economia?
    Non sono un economista, ma è intuitivo che una popolazione che cresce è una popolazione che esprime una domanda di beni, quella domanda che oggi non c’è e tutti invocano. Se fossimo una popolazione in aumento, come accadeva negli anni del miracolo economico, avremmo una spinta alla crescita economica attraverso una serie di consumi che permettono alla popolazione di crescere e andare avanti. Nel momento in cui la popolazione invecchia, l’economia ne risente perché l’anziano fa manutenzione, non fa investimento.

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  6. 8 ottobre 2014 / ore 16:23

    Cara Valentina, é vero siamo una popolazione di anziani complessivamente in Italia.
    Tra i tanti problemi c’è anche questo. Quale impeto avranno i giovani a investire sul lavoro pensando che già l’economia é in crisi e saranno soli nell’affrontare un peso enorme che consiste anche nel supportare tanti altri che sono spesso gli stessi genitori.

    Per fortuna ci sono anche gli immigrati, però anche loro non hanno lavoro. Inoltre l’Italia cambierà volto e visto che la crescita dei nuovi nati italiani é uguale a zero …. forse bisogna farsi qualche domanda

    roberto.pani

  7. 21 novembre 2015 / ore 19:21
    Laura

    Ciao roberto. Scritto del 2014, ma….intervengo lo stesso. Non credi che,data la sovrappopolazione nel mondo e ,si’,anche in italia, e’ un bene che la popolazione non cresca piu”? L’italia e” a crescita zero, come dici tu, ma abbiamo una densita” abitativa persino piu” elevata che in cina. Occorre proprio aumentare la popolazione a 70, ecc milioni? Non si potrebbero trovare altri modi per trainare l’efonomia? Non so,non sono un’economista, ma aumentare la popo!azione credo sarebbe la fine… E che non esiste solo l’economia,ma anche la nostra sopravvivenza (come faremmo se diventassimo sempre piu’,sia a livello di risorse che di inquinamento)?

    Riguardo le motivazioni per non fare figli, parlo per me sono sulla trentina…pressioni continue di qualcuno per fare un figlio, anche dicendomi che una donna e” “destinata”, votata, nata per fare figli, e che una donna vale piu’ se fa piu’ figli…. Non e’ bello sentire queste cose. Davvero. Eppure ti giudicano,oh se ti giudicano.

    Personalmente, non mi va di avere un figlio,un po’ per i soldi che non ci sono,un po’ perche mi occupo gia’ di cosi tante cose che sinceramente metterci anche un figlio…….anche se uno la prende alla leggera, e’ un signor impegno che dura tutta la vita.
    Diciamocelo,poi: spesso e’ tutto,o quasi,sulla donna…l” uomo diventa un altro bambinone da accudire…..con tanto di suocera che ti punzecchia appena puo’ perche” non curi bene suo figlio…. No grazie.
    Sono realta”, purtroppo. Ne sento tante, e coppie che restano insieme solo per questi figli. Ma come?
    Un uomo che risolutamente vuole un figlio poi…. C”e’ da chiedersi se e’ in grado di mantenere economicamente una famiglia almeno, una vita disgnitosa, far fronte alle spese, perche’ se una donna volesse occuparsi del figlio, magari non lavorare o farlo part time, ma deve lavorare tutto il giorno perche’ lui non guadagna a sufficienza, ma pretende un figlio, e lei ha mille pesi sulle spalle…nemmeno questo e’ giusto.
    E poi se questi uomini,prima di pretendere il figlio, sono uomini che collaborano al 50℅ con la donna in tutto, e non solo per poche poche cose….
    Perdhe’ e’ facile solo volerlo,il figlio, il problema e’ il dopo.

  8. 22 novembre 2015 / ore 23:30

    Cara Laura, quanto scrivi é molto convincente.
    Molte giovani donne saranno con te. Molte altre non condivideranno i tuoi pensieri. Certo che alcuni condizionamenti sono molto forti,ma nello stesso tempo l’identità femminile si é sempre fondata, sulla maternità : ci sono molti uomini che desiderano la paternità. Accettano di sposarsi solo se avranno un erede.
    La storia insegna che la natura utilizza gli essere umani per esistere per dare potere e identità sia alla donna sia all’uomo seppur in odo diverso in tal modo: procreare.
    Tu ha scritto in moo molto convincente. Molte donna ti confermeranno, altre non approveranno.
    Importante la tua autenticità!

    Buone cose

    roberto.ni

  9. 4 ottobre 2016 / ore 19:58
    Martina Cocco

    Sono psicologa, in questo momento sto realizzando uno studio, con una prospettiva femminista, con donne che come me hanno deciso di non avere figli, nell’ambito di un master in Studi di Genere. Dal mio punto di vista, la questione é un po’ piú complessa, non credo si limiti solo al voler essere sempre “giovani e carine” o al aver avuto una madre intrusiva. Nel mio caso, e in quello di alcune delle donne intervistate, le motivazioni sono legate all’instabilitá affettiva e lavorativa, alla sfiducia nel genere umano e alle sorti di questo mondo. Mi preoccupa che si pensi che se una persona (leggasi donna, per gli uomini non credo ci sia lo stesso mandato sociale) decide di non riprodursi é perché é infantile, immatura, vuole essere una figlia per sempre. Puó essere un argomento valido per alcune, ma non per tutte. La maternitá per molte ha significato la rinuncia all’autodeterminazione, alla propria soggettivitá (non amo parlare di identitá): la divisione sessuale del lavoro é un tema ancora non superato, mentre le nostre nonne e alcune delle nostre madri si sono dedicate alla famiglia, i nostri nonni o padri, nella maggior parte dei casi, hanno potuto far carriera o avere una vita fuori dall’ambito domestico. Attualmente, il dibattito si é spostato sulla doppia giornata lavorativa: le donne che hanno figli, oltre a lavorare, sono ancora in molti casi quelle si fanno carico dell’accudimento dei figli e in generale dello spazio domestico.
    Dall’altra parte, non mi convince molto il tema dell’identitá femminile basata sulla maternitá, mi sembra che presupponga una certa generalizzazione e semplificazione del problema. Personalmente, sogno un mondo in cui le identitá (femminili, mascoline, trans, e tutto il resto) non determinino le scelte di vita, le possibilitá, il modo in cui la societá impone certi mandati. Ci sono persone che si identificano come donne, ma non vogliono figli. Altre che rifiutano la categoria, e li vogliono.
    Per cui la mia domanda, professore, é: come metterebbe in relazione le esperienze che ha potuto conoscere in ambito clinico con i temi che sto proponendo? Grazie per la sua attenzione.

  10. 23 febbraio 2017 / ore 10:35
    Viola

    In questo momento sono felice, perché dopo le sue parole, dottoressa, non mi sento piú tanto sola…piú tanto diversa! Grazie!

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