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Donne troppo amate e violentate?

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Che cosa sia l’amore sembra una domanda che da, sempre, l’umanità si è sempre rivolta e domandata ad altri.

Poeti, narratori, registi cinematografici e televisivi, pittori e scultori hanno cercato di dare attraverso la loro soggettiva interpretazione qualche risposta.

Come psicoanalista, tento di commentare che esistono tanti amori quante sono le persone che  abitano il pianeta. In altre parole, l’amore è talmente soggettivo che non può essere definito.

Si può cercare di ritagliare atteggiamenti che condividono alcuni comuni denominatori.

Molti giovani sono convinti che l’amore sia identificabile con la passione che fa perdere la testa, cioè che induce a perdere il controllo e che magari, si può controllare, ma la tendenza sarebbe di commettere follie per una persona amata. I protagonisti lo scrivono sui muri e ovunque, si auto-producono tatuaggi indelebili, perché si deve dichiarare la propria eccitazione amorosa al mondo intero.  Tale amore che si direbbe romantico, è spesso indotto in realtà dagli ormoni e ciò induce  a ignorare la realtà dell’altro, cioè la persona che si crede di amare.

Frequentemente, segue a tale amore delusione, la scoperta di lati del carattere e della personalità del partner che non piacciono ai soggetti coinvolti: quindi esprimono rabbia, disdegno e rifiuto.

Ci sono amori basati sul fascino del potere dell’altro che viene super stimato, super-idealizzato , scambiando la persona amata per una sorta di padre, madre onnipotenti i quali, mai smetteranno di proteggere l’innamorata/o.

Molte storie vanno avanti all’insegna di tale ruoli che vengono accettati da entrambi, ma che trascinano dentro una relazione rassegnata e statica. Le figure adulte non emergono, anzi il bisogno delle aree infantili di dipendere aumenta con il tempo e spinge verso la simbiosi reciproca. L’amore iniziale, diventa sempre più ambivalente, cioè amore misto a odio, insopportabilità umiliazione, vergogna di se stessi, mancanza di autonomia e un po’ di sentimenti vendicativi spesso traspare nella relazione di coppia. Tale tipologia di conflittualità, si manifesta dopo ché l’uno accusa l’altro di non lasciargli libertà di vivere secondo i propri desideri adulti e legittimi.

Ci si sente intrappolati, anche se i soggetti hanno creduto che la dipendenza non avvertita chiaramente all’inizio del rapporto è stata da entrambi cercata sin dall’inizio.

Amore e vita vanno d’accordo. Penso che l’amore implichi un’attrazione fisico-estetica-sessuale, ma integrata anche con sufficiente considerazione e stima dell’altro così come lui/lei sono.

Il rispetto implica che non si cerchi di cambiare il partner, ma l’amore stesso dovrebbe promuovere il bene dell’altro attraverso forse vari stimoli. Il miglioramento di come l’altro è avviene spontaneamente senza che questo sia richiesto dal partner.

Un senso di appartenenza reciproca è naturale, se lo spirito di coppia è percepito in modo sano.

Il possesso eccessivo dell’altro invece sembra essere uno dei più grandi errori che si manifesta attraverso sentimenti che si provano. Tale possesso può facilmente far scivolare verso il dominio e spesso incontrollato che porta a sofferenza e frustrazione mentre ci si rende conto che l’altro non è il tuo oggetto da manipolare. Su di lei/lui non hai alcun potere da imporre, ma si può favorire una scelta di comportamento spontanea e libera. L’imposizione è pericolosa e induce gradatamente a un grosso conflitto con conseguente paura, terrore e vendetta. Ecco comparire, a causa dell’estremo senso di possesso, lo stalking, la vendetta e il possibile atto criminale che include ritorsioni sino alla morte della persona che non si riesce a dominare.

roberto.pani

 

P.S.: Care Lettrici e Lettori, prossimamente il seguente blog sarà spostato sul mio sito www.robertopani.com/psicologia-e-benessere-le-risposte-di-roberto-pani dove risponderò come sempre alle eventuali domande. 

Inoltre le gentili lettrici e lettori potranno seguirmi sulla mia pagina www.facebook.com/RobertoPani.PsicologoBologna

Commenti

  1. 25 novembre 2015 / ore 15:59
    Raffaella Buttazzi

    Mi viene in mente quanto, forse, sia centrale riconoscere ed accogliere (piuttosto che dominare?) parti di sè come commenta Michele in “Come riconoscere il narcisista” per poterle integrare come scrive Daniela in “La donna chirurgo”.

    Allora, forse, si può parlare di un coinvolgimento affettivo autentico piuttosto che di una confusione di bisogni?

    Raffaella

  2. 25 novembre 2015 / ore 22:09
    Rossella

    Penso che bisognerebbe distinguere la violenza dagli approcci sbagliati. Ci sono uomini che sono stati oggetto di “sevizie” tra compagni e hanno timore di non essere all’altezza delle aspettative di una donna. Mi sembra ingiusto fare di tutta l’erba un fascio, arrivando magari a tracciare profili psicologici di chi vuole semplicemente risolvere un problema che la vita gli ha messo d’avanti. Non parliamo evidentemente di violenza, ma di una serie di vicessitudini che possono indurre a perdere il sorriso. La vita e` fatta anche di delusioni e arrabbiature.

  3. 26 novembre 2015 / ore 01:45

    Cara Rossella le motivazione che spingono donne e uomo a violentare son moltissime : per esempio uno stupratore potrebbe ripetere su donne o uomini uno o più stupri subiti d bambini
    Tutte le violenze debbono essere comprese dagli specialisti e gli stupratori vanno aiutati a comprendere le cause delle loro azioni e non solo condannati
    In sede psicologica si comprende solo, non si fa di tutte le erbe un fascio e si consiglia anche la magistratura di attenuare le pene se vi isono casi di sofferenza pregressa negli violentatori.
    in quest articolo ci riferiamo all’amore possessivo che di fatto prevale nell’atto violento che riguarda il dominio la gelosia, la punizione l’invidia e il possesso onnipotente,.
    I motivi riguardano un altro discorso che non facciamo ora

    roberto.pani

  4. 26 novembre 2015 / ore 11:40
    Mary

    In alcuni casi provo un senso di odio nei confronti del mio partner e di nervosismo per alcuni suoi atteggiamenti. In quel momento penso “lo odio”. E a volte, quando andiamo da qualche parte, non mi sento sicura con lui, come se potesse succederci qualcosa. Forse anche per il suo carattere molto estroverso. A volte penso che le cose che dice o che fa possano dare fastidio a qualcuno e che quest ultimo possa attaccare briga. Pensando a questo ho paura e non mi sento al sicuro. Può spiegarmelo?

  5. 27 novembre 2015 / ore 09:19

    Cara Mary, potrebbe accadere che tu avverta rabbia e insicurezza perché percepisci in lui un’ambivalenza nel suo comportamento. come se fosse una certo atteggiamento di sopraffazione controllato, nervosismo sottostante,e sottile ipocrisia. Non condivide il tuo modo di fare e si controlla a mala pena.
    Naturalmente si tratta di una lontana ipotesi che solo tu puoi percepire e comprendere se contiene un fondo di verità quanto suppongo

    Buone cose

    roberto.pani

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