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Mal comune mezzo gaudio

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Cosa vuol significare questo proverbio che suona come antico e che rivela forse un minimo di verità?

La maggior parte dei proverbi sono inattendibili perché creati come detti in base ad esperienze che oggi o non si sperimentano più, oppure sono basate su preconcetti empirici che non hanno fondamento scientifico.

Abbiamo dunque conforto conoscendo le disgrazie degli altri, quando apprendiamo che i nostri simili si trovano  nella stessa, o simile disgrazia dentro la quale ci siamo trovati noi?

Ci consola sapere che la sfortuna colpisce anche altri, ai quali potrebbe addirittura essere  capitato di peggio?

Il senso del proverbio pare che abbia una verità per alcuni: certe persone infatti, quando scoprono che la sfortuna colpisce amici e colleghi si consolano. Sembra che la disgrazia altrui possa mitigare la propria e quindi, e  spesso questa gente sembra si senta meglio.

Chi sono queste persone?

Persone che in fondo sono superstiziose che credono di avere un posto nel mondo per caso.

Se capita loro qualche serio inconveniente, ma anche piccolo, la fantasia conduce loro a credere che ci sia qualcuno che osserva e  voglia punirli e che voglia premiare qualcun altro perché più fortunato o meritevole.

C’è dunque una parte infantile che domina ancora molto la personalità adulta.

E’ come se un bambino che essendo piccolo, lamentasse di essere costretto ad obbedire ai desideri dei genitori per non essere punito. Al fratello minore la sorte capitata, per volontà dei genitori, è stata invece migliore. Lui si che è fortunato! L’invidioso sofferente vorrebbe che qualcosa di punitivo capitasse anche all’altro !

Al tempo dei popoli antichi, gli dei erano interlocutori, in realtà interiori, umanizzati ai quali rivolgersi per ingraziarsi la fortuna o la vittoria.

Un antico romano usciva un tempo di casa convinto in buona parte che le sue azioni fossero determinate dal piacere e consenso degli dei. Il libero arbitrio era assai limitato.

Se quel che capita a me, capita anche a te, vuol dire che non sono punito o premiato solo io.

La sorte mia è condivisa con te e io mi sento meglio.

Nella realtà del vivere civile, se io soffro  per qualche ragione, non ha senso che io invidi chi non soffre e che gli auguri, anche inconsciamente, qualche sventura perché la condivida con me.

Un proverbio più evoluto recita: non auguro a nessuno quel che è capitato a me, nemmeno al mio peggior nemico!

In verità il bene degli altri, la fortuna, il successo spesso indirettamente giova anche a noi, ma comunque non ci toglie nulla, a meno che ci troviamo in sana competizione per la vincita di una gara o concorso. Questo però riguarda un altro tema.

Se sei felice, sei di buon umore, l’atmosfera diventa più serena e divertente!

Se l’economia  statunitense migliora, spesso è in grado di  trainare anche la nostra italiana …ed europea…

roberto.pani

 

P.S.: Care Lettrici e Lettori, prossimamente il seguente blog sarà spostato sul mio sito www.robertopani.com/psicologia-e-benessere-le-risposte-di-roberto-pani dove risponderò come sempre alle eventuali domande. 

Inoltre le gentili lettrici e lettori potranno seguirmi sulla mia pagina www.facebook.com/RobertoPani.PsicologoBologna

Commenti

  1. 27 novembre 2015 / ore 12:22
    Rossella

    Si tratta di un proverbio che affonda le sue radici nel razionalismo secolarista. Le categorie di buono e cattivo vengono sostituite da bene e male. Il mal comune non è il male. Si tratta di una forma di consolazione… come a dire: – così doveva andare!- Il bene non è mai ad impatto zero.

  2. 27 novembre 2015 / ore 13:20
    Raffaella Buttazzi

    Come commenta Krizia in “Coppia=condivisione? Sì, ma un pò di solitudine è da mettere n conto”, a mio avviso, se si riesce a superare l’idealizzazione a vataggio di speranze autentiche, dove la realtà può essere compresa ampiamente come nelle osservazioni di Marcy in “Coppia=ondivisione? Sì, ma un pò di solitudine è da mettere in conto”, sentedosi autorevoli, è più semplice non invidiare, ma gioire per la riuscita altrui?

    Ancora una volta, forse, ciò riguarda il vivere positivamente la solitudine come scrive Lavi in “Fingere di Pentirsi “?

    Raffaella

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