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Natale, shopping compulsivo

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Come avrete compreso dal titolo, non intendo parlare del Natale in senso religioso, anche se dal Medioevo in poi avrebbe originariamente tale sacro significato attraverso il simbolo del presepio e dell’albero. La scena di Nazareth e dei pellegrini che vanno alla grotta ove Gesù nasce alla luce del mondo, rappresenta la felicità della gente che porta doni, simbolo di generosità, specialmente dei ricchi Re Magi. L’abete cioè l’albero che è carico di luccicanti palle di vetro e di tanto altro, rappresenta un’immagine pagana di sfarzosità e di bellezza per una grande celebrazione.

Da molti anni ricordo che il Natale è contestato come causa di un periodo di mondo borghese e consumistico, un ritrovo che si fonda sullo scambio dei regali sempre più obbligatori. Uno dei vantaggi dello scambio dei regali è l’incasso dei commercianti.

I Mulino Bianco non è per tutti. Il Natale è molto consumistico?

Lo shopping compulsivo si attiva facilmente?

Il Natale oggigiorno ha perduto ogni senso?

Non mi sembra proprio, perché penso che se non esistesse potremmo reinventarlo!

Reinventare cosa? Al di là della storia religiosa, che é fondamentale per i Cristiani di tutto il mondo, cercheremmo di ricreare l’atmosfera che si crea per molti bambini, ma anche a vantaggio per gli adulti Si tratta di un’atmosfera della quale non ci accorgiamo, ma che viene ancora sentita e cercata.

Ci sono alcune feste italiane e non solo perché se ne aggiungono altre come thanksgiving, cioè il giorno del ringraziamento in USA, che è stata adottata come festa anche italiana. Che dire della festa non religiosa di allowing, festa dei morti?  E poi della festa della mamma e del papà anche queste importate dagli USA?

Noi italiani siamo da sempre affamati di feste da celebrare. Oltre le nostre feste, ne cerchiamo altre anche da altri Paesi

Le feste sono come dei contenitori dentro i quali ci mettiamo i nostri sogni, i nostri desideri che sono specifici e di tutti i tipi.

I dolci sono i protagonisti culinari che non mancano mai.

Siamo dipendenti da zuccheri? Come tutti i Paesi del Nord Europa , né più, né meno.

In tutte le feste mettiamo in tavola vari panettoni, le uova di Pasqua con dentro le sorprese, tipi di dolci come Colombe, Marron-glacè, ma anche vari pesci, come salmone, argoste e poi cotechino, zampone, agnello, capretto, paste ripiene come tortellini, tortelloni, cappelletti ripieni di tutto, strani dolci, focacce al formaggio e altre leccornie, poi pastasciutte, ecc. Le tradizioni spuntano come i funghi dopo una giornata piovosa!

Non sono tanto i cibi quanto le feste che vengono da molti agognate. Il Natale è la festa più agognata.

Si evocano canzoni famose e cantate solo in quelle occasioni. Frank Sinatra, Bill Crosby, Elvis Presley,  Dean Martin e più recentemente il nostro Andrea Bocelli e altri famosi tenori. Le musiche di Cinderella di Wall Disney e i cartoni animati sono nei cinema o alle TV come se fossero nuovi film, Ben-Hur, I Dieci comandamenti, la Tunica, Quo Vadis e tanti altri …Queste occasioni festive sono cercate da molti di noi, per rievocare l’infanzia le tradizioni che spesso se ne vanno con i nostri anni che abbandonano la nostra giovinezza.

Questi contenitori festivi che funzionano come  punti di riferimento ai quali ci teniamo stretti, forse anche per non invecchiare, per sentirci sempre uguali a noi stessi.

Ci sono ricordi tristi anche familiari e molta gente non vorrebbe richiamarsi a quelli attraverso le feste. Genitori scomparsi oppure punitivi ed egoisti. Persone che invidiano chi simula felicità!

Si potrebbe riconoscere che alcuni di noi sono più stressati che gioiosi dall’arrivo del Natale.

Aspetti irrisolti delle nostre relazioni con familiari, parenti e amici potrebbero scatenare ansia e tensioni.

Sembra comunque che il Natale sia celebrato da tutti i popoli, perché sembra una festa diffusa in tutti i continenti e perché ci fa sentire la dimensione del mito e del rito, un rito collettivo che rappresenta uno spazio psichico che mancherebbe se non ci fosse.. .

Il mito e il rito sono bisogni di punti di riferimento ch oggi mancano in un mondo smarrito.

roberto.pani

 

P.S.: Care Lettrici e Lettori, prossimamente il seguente blog sarà spostato sul mio sito www.robertopani.com/psicologia-e-benessere-le-risposte-di-roberto-pani dove risponderò come sempre alle eventuali domande. 

Inoltre le gentili lettrici e lettori potranno seguirmi sulla mia pagina www.facebook.com/RobertoPani.PsicologoBologna

Commenti

  1. 8 dicembre 2015 / ore 18:10
    Raffaella Buttazzi

    Sorridevo leggendo la vastità delle tradizioni culinarie che ben conosco come i titoli dei film che avvincevano come ogni anno più gli adulti di casa che non noi figlie..

    Forse questo atteggiamento può avere un significato simile alle parole di Cioccolaura in “Portarsi il lavoro in vacanza: quali i vantaggi?” nel cercare di ritrovare spazio per sè, ma, aggiungerei, possibilmente autentico, poichè diversamente un poco assimilabile alle considerazioni di Chiara in “L’ottimismo ottuso”?

    Mi chiedo, poi, quale caratteristica storica e culturale, ma soprattutto psicocologica spinga alcuni Paesi ad una così ampia ricerca di festività?

    Forse scambiare la propria individualità e solitudine per abbandono?

    Raffaella

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