Dislessia, ombrello diagnostico inflazionato?
Etichetta che racchiude senza distinguo le diverse graduazioni riscontrabili nei DSA (Disturbi Specifici di Apprendimento), intrecciandoli arbitrariamente all’ADHD (la sindrome dell’attenzione e dell’iperattività)?
Di fronte a statistiche che valuterebbero il 23% dei bambini dai 3 ai 10 anni, a Roma, a rischio DSA, da un lato, ed a analisi più prudenti che riducono al 4% tale stima, occorre, a mio avviso, fare un passo indietro. Perché l’interesse dei bambini di avere la massima attenzione e le maggiori opportunità di benessere psico-fisico non può ridursi alla gelida statistica. I bambini sono individui, non numeri e vetrini da microscopio, ed è fondamentale, per loro, il giusto stimolo atto ad assicurare il massimo dispiegamento delle loro potenzialità. Casa e scuola hanno un ruolo centrale. Ma fin qui, tutto ciò è lapalissiano, la base di ogni teoria pedagogica. Ciò che manca è il passaggio alla pratica quotidiana. Che dovrebbe avvenire con l’intervento sinergico di un’equipe scolastica permanente, che si avvalga delle competenze di insegnanti, psicologi, neuropsichiatri infantili, sia per limitare “sentenze diagnostiche” superficiali, sia per rendere omogeneo l’approccio educativo nei riguardi dei bambini stessi, siano o non siano affetti da dislessia o altri disturbi classificabili come DSA o ADHD. Questo anche per evitare confusioni, indicazioni disorientanti ai genitori, metaforiche bollature di “diversità” ai bambini. Il che genera un’ipotesi d’intervento. Esiste un metodo, messo a punto da un medico di Philadelphia, Glenn Doman, che oltre cinquant’anni fa si dedicò al recupero dei bambini cerebrolesi. Apparentemente, può sembrare eretico raffrontare le due situazioni che convergono solo nel fatto che si applicano a bambini; le procedure ed i protocolli previsti da Doman, però, “lavorano” sul cervello del bambino affinché si accendano tutte le aree, si dispieghino le potenzialità, dunque, agisce indipendentemente dalla presenza di un handicap. E’ anzi, democraticamente applicabile a tutti i bambini, e già avviene negli USA, ottimizzandone le capacità. In Italia, il metodo Doman ha il suo fulcro negli Istituti per il Raggiungimento del Potenziale Umano – Europa, a Fauglia (Pisa), luogo dove si applica il Metodo solo nel settore del recupero. Non è escluso, però, di ampliarne l competenze come negli USA.
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Perfettamente d’accordo!!!!!!
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Dopo aver manifestato precoce interesse per la lettura, mio padre mi ha fatto “giocare” con il metodo Doman, in modo molto soft e senza nessuna grandiosa aspettativa. Ma erano i primi anni Settanta e c’era fiducia nel futuro. Ho frequentato asilo ed elementari Montessori, una scuola media “standard”, un liceo classico “standard”, l’Università e una scuola di alta formazione post lauream. Sono lievemente dislessica, sorella di una dislessica, zia di una bambina che per imparare a parlare è andata dal logopedista. Mia figlia è mancina e in terza media non riesce a ricordare le tabelline, nonostante sia bravissima in matematica.
I Disturbi di Apprendimento possono avere mille sfaccettature. I bambini vanno seguiti con cura sin dai loro primi istanti di vita: allattandoli, tenendoli vicini, respirando insieme a loro e non lasciandoli mai soli. Devono sentirsi sicuri di poter sbagliare senza perdere l’amore di chi è accanto a loro e non avranno paura di imparare dai loro stessi limiti, di cercare strategie di compensazione. Intorno a un Disturbo ci sono qualità e punti di forza: qualunque Metodo (ufficiale o meno) tenda a rinforzarli è senz’altro la strada che mi piace di più.