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	<title>Donna e Mamma</title>
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		<title>Ultima generazione di uomini per un nuovo rapporto padri e figli</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 20:01:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Maria Rita Parsi ci spiega la &#8220;rivoluzione&#8221; in corso del rapporto padri e figli:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7BRxyKQMIyA">Ultima generazione di uomini per un nuovo rapporto padri e figli </a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Maria Rita Parsi ci spiega la &#8220;rivoluzione&#8221; in corso del rapporto padri e figli:</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=7BRxyKQMIyA">Ultima generazione di uomini per un nuovo rapporto padri e figli </a></p>
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		<title>I disabili sono tessere preziose di un grande mosaico</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 09:49:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il messaggio evangelico esalta bambini ed ammalati; sorride loro, diffonde un messaggio di speranza.</p>
<p>Quella speranza vissuta nel senso più cristiano del termine dai genitori del bambino di dieci anni di Porto Garibaldi – lo chiamerò Salvatore, per dargli il&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il messaggio evangelico esalta bambini ed ammalati; sorride loro, diffonde un messaggio di speranza.</p>
<p>Quella speranza vissuta nel senso più cristiano del termine dai genitori del bambino di dieci anni di Porto Garibaldi – lo chiamerò Salvatore, per dargli il nome di Gesù – a cui il Parroco dell’Immacolata Concezione ha rifiutato la Prima Comunione, pur avendolo fatto partecipare al corso preparatorio di catechismo.</p>
<p>La mamma ed il papà di Salvatore lo amano e dialogano con lui forse non nella maniera più convenzionale, ma lo hanno accettato come un dono sin dalla sua nascita. Sono in tanti i genitori come loro che, consapevoli che il neonato in grembo presenta una disabilità, hanno il coraggio e lo slancio genitoriale di non ricorrere all’aborto, peraltro condannato dalla Chiesa.</p>
<p>Per il loro figlio si augurano che la società sia accogliente e amorosa così come lo sono stati loro. Nel caso di Salvatore, i suoi amichetti del catechismo lo hanno incluso, lo hanno fatto sentire “uno di loro”, tant’è che, al rifiuto di amministrargli il sacramento della Comunione da parte del Parroco, hanno scritto una lettera comune chiedendo di quale peccato si fosse macchiato il loro amico.</p>
<p>Omnia munda mundis, diceva bene san Paolo nella Lettera a Tito. Tutto è puro per chi è puro. E aggiungeva: “…ma niente è puro per i contaminati e gl&#8217;increduli, perché hanno contaminata l&#8217;intelligenza e la coscienza.” Ebbene, l’incredulità verso la capacità del bambino di percepire il messaggio profondo divino, il rifiuto della speranza stessa che è l’humus del cristianesimo rappresentano la forza oscura di chi discrimina il diverso, il più debole. Di chi disconosce che nelle creature ci sia comunque una fiammella dell’amore di Dio. L’essenziale è invisibile agli occhi: Salvatore, creatura d’amore e di gioia per la sola ragione di esser nato, non può trovare le porte sbarrate proprio da chi si fa ambasciatore e interprete del messaggio spirituale. D’altronde, lo stesso Pontefice Benedetto XVI, nel visitare il Cottolengo di Torino, affermò: “I disabili sono tessere preziose di un grande mosaico”.</p>
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		<title>Figli &#8211; Alibi e reati / QN Maria Rita Parsi</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 13:50:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Emerge una realtà aberrante, dove i bambini, anche i più piccoli ed indifesi, diventano lo scudo dei genitori per la commissione di reati. Un susseguirsi di casi rende evidente la perdita di ogni inibizione e addirittura la percezione di un bambino – il proprio figlio/a &#8211; considerato quale “grimaldello” virtuale per far mitigare i sospetti sulla propria azione delinquenziale. Nei mesi scorsi sono state numerosi i casi di adulti spacciatori o ladri che delinquono in compagnia di bambini; sempre che non si voglia ricordare la vicenda del senza fissa dimora, poi condannato a sei anni di reclusione, che, secondo gli accertamenti della Polizia, a Cervia, la scorsa estate picchiava, terrorizzandoli, i tre figli minorenni della convivente, costringendoli a rubare in spiaggia. Oppure della trentenne di Maddaloni che spacciava droga dinanzi ai due figli di cinque e dieci anni. Nonché degli otto rom croati che, in Veneto, spaventavano i figli per indurli a furti negli appartamenti, non solo con la brutalità delle botte, ma anche con la minaccia di abusi sessuali. La paternità e la maternità vissute come possesso dei figli quali proiezione del proprio mettersi al di fuori del perimetro della legge e la trasmissione coatta dei non-ideali di socialità sono un fenomeno in crescente aumento, in un passaggio epocale di tensione ideale di segno negativo. Purtroppo, la crisi economica acuisce simili fenomeni, ampliando il territorio della marginalità. I bambini costituiscono il più immediato “punching ball” di adulti in cui vengono a concentrarsi non solo le vicende border line, dove l’a-socialità genitoriale dipende da una delinquenzialità pregressa, ma anche quelle indotte dalla perdita di reddito o di potere di acquisto del reddito stesso. I figli sono la cartina di tornasole di genitori per qualsiasi motivo, temporaneo o permanente, disturbati; dunque, le prime vittime, in definitiva, dello spread. Occorrerebbe immediatamente mettere in campo un intervento reale e efficace, per tutelare il sempre più grande numero di bambini colpiti non solo dalla povertà in termini monetari, ma anche dal deterioramento dell’ambiente familiare quale contraccolpo delle minori disponibilità economiche. Un tema che mi piacerebbe entrasse nell’agenda del Garante per l’Infanzia.</p>
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		<title>Diritti dei minori a rischio</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2012 15:54:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><em>Alla denuncia del Dott. Vincenzo Spadafora si unisce l’intervento della Prof.ssa Maria Rita Parsi, Presidente della Fondazione Movimento Bambino</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>La Fondazione Movimento Bambino si associa all’allarme per il pericoloso arretramento nella tutela dei diritti dei minori, lanciato dal <strong>Garante</strong>&#8230;</p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Alla denuncia del Dott. Vincenzo Spadafora si unisce l’intervento della Prof.ssa Maria Rita Parsi, Presidente della Fondazione Movimento Bambino</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>La Fondazione Movimento Bambino si associa all’allarme per il pericoloso arretramento nella tutela dei diritti dei minori, lanciato dal <strong>Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza</strong>, <strong>Dott. Vincenzo Spadafora</strong>. La puntuale relazione, presentata in questi giorni nella Sala della Lupa della Camera dei Deputati, denuncia la carenza di specifiche politiche di tutela, a favore dei bambini e degli adolescenti. All’accorato appello di Spadafora – che invoca una grande “alleanza culturale”, alla base di<strong> </strong>un sistema organico di protezione dei minori – si unisce l’intervento della <strong>Prof.ssa Maria Parsi, Presidente della Fondazione Movimento Bambino</strong>. «Occorre, anzitutto, sostituire ad una visione “adultocentrica” dei problemi e della realtà, una “<strong>visione Bambinocentrica della società</strong>», ha precisato la Prof.ssa Parsi.<strong>  </strong>«Si tratta dell’unica vera e ultima rivoluzione possibile, che esclude nettamente ogni sfruttamento, anche indiretto, dei bambini, delle loro potenzialità e dei loro bisogni. I bimbi,  i preadolescenti e gli adolescenti devono essere considerati persone a tutti gli effetti senza distinzione di razza, sesso, lingua, religione, con i loro diritti alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo».</p>
<p>Dello stesso avviso il Direttore Generale di Save the Children Italia, Dott. Valerio Neri che ha sottolineato l’importanza di «riscoprire e ritrovare un impegno forte, chiaro e deciso a favore dei bambini e degli adolescenti che vivono sul nostro territorio». A tal proposito, Save the Children ha attivato un ambizioso programma di cinque anni dedicato ai minori, proponendosi di rafforzare stabilmente le infrastrutture sociali e di cura, soprattutto nelle aree più deprivate del Paese.</p>
<p>Tanti i punti sotto accusa, evidenziati dal Garante: le<strong> </strong>gravi sperequazioni da regione a regione, l’assenza di finanziamenti adeguati, l’insufficiente sostegno alla genitorialità e la mancanza di un sistema di formazione e aggiornamento sono alcune delle pesanti minacce al futuro dell’infanzia e dell’adolescenza nel nostro Paese.</p>
<p>«La famiglia deve essere posta al centro dell’attenzione sociale – ha concluso la Prof.ssa Parsi – poiché essa, come recita la <strong>Carta di Roma</strong>, è la prima pietra di ogni edificanda, umana società. Bisogna dar vita ad una “rivoluzione” del modo di vivere familiare e sociale investendo sulla famiglia, sulla scuola e sulla formazione dei formatori<strong>».</strong></p>
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		<title>QN. Le nudità su Facebook e la riscoperta di sè</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:14:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p> Sul face book di una sua ex , scoprì le foto. Era lui, nudo, in posa, per gioco. Adesso   tutti potevano vederlo senza veli, così com’era. E guardando attentamente se stesso più e più volte fotografato nella sua completa ed atteggiata nudità, Walter provò una grande vergogna. Per tutta l’adolescenza, pur giocando a calcio, aveva sempre evitato di fare la doccia nudo con gli altri. Lo psicologo, già a sedici anni, aveva cercato di smontargli il problema. “Basta saper far l’amore- gli aveva detto- che è un gioco bellissimo, divertente ed intimo. Intimità vuol dire non provare vergogna per  come si è, per com’è il nostro corpo,permettendogli di esprimersi al meglio, ricercando il piacere e facendolo provare alla partner”. Ma nonostante quelle parole,nonostante gli fossero rimaste impresse e avessero giovato alla sua crescita e alla sua autostima, gli era sempre sembrato comunque di non essere all’altezza degli altri ragazzi.</p>
<p>Allora,aveva, allora,moltiplicato ricerche per scoprire,  le misure della normalità. E aveva scoperto d’essere , al limite dei limiti, normale.  Con Guenda, poi, il complesso gli era quasi passato. Era così ingenua, dolce, insicura che Walter si era sentito il più forte. Era la prima volta che lei aveva rapporti intimi con un uomo anche se aveva un anno più di lui. E, forse, lo aveva scelto perché era timida, non aveva mai osato farlo e, forse, con uno più piccolo, le era sembrato possibile. “Debbo uscire da questa prigione- gli aveva detto- alludendo alla sua verginità. Ho diciotto anni ormai ed ho bisogno di imparare a fare l’amore. Perchè le mie amiche già lo fanno e mi considerano una sfigata”. La prima volta era stata difficile, complessa, da imbranati . Poi, però, Walter ci aveva preso gusto soprattutto a farla star bene,  a farla godere. E tutto il resto  era passato in secondo piano. Walter sentiva d’aver fatto il suo ingresso  nel mondo degli adulti: uomo finalmente tra gli uomini. Ed era diventato più sicuro, anche a scuola, anche con i compagni. E aveva iniziato a fare il bagno con gli altri, negli spogliatoi, dopo la partita  di calcio. Fino a quando, una sera, Martino, lo sfigato del gruppo non gli aveva  detto , ridendo: “ Mi son tranquillizzato guardandoti nudo!  Se vai bene con Guenda, anch’io, allora, avrò presto una ragazza”. Walter aveva incassato il colpo  senza darlo a vedere. “Bisogna saperlo usare- gli aveva risposto- Quanto alle misure sono una convenzione!”. Martino era rimasto senza parole e gli altri  avevano riso e approvato. “Gli hai risposto da Dio!- aveva dichiarato Aldo, un bisteccone di cento chili per il quale il grasso sostituiva le misure. E tu, Martino, sei un rozzo incapace maldestro! Devi imparare a vivere!”. Dopo quella vittoria, la nudità divenne per Walter un’arma.E si fidò per la prima volta di se stesso, tutto intero. E fece sexing telematico. Sei mesi dopo, però, Guenda lo lasciò per un altro. Dopo essersi misurato con un sconforto senza pari, nella mente gli fiorì un progetto. Avrebbe conquistato tante tante donne e, poi, come Guenda aveva fatto con lui, le avrebbe lasciate. Però, Marta, l’ultima delle sue vittime, si era vendicata. Nudo per gioco, nudo per lei, ora lo era per tutti.  Tornò a guardare la sua immagine così esposta per vendetta, con i commenti di Lei. E, alla fine, si trovò bello come una statua. E, come una statua,  modesto negli attribuiti. “Non devo aver paura come sono”- si disse. Non devo avere paura di come sono”. E nel suo face book  mise tutte le sue foto, quelle  che aveva scambiato con lei per un gioco di sexing. Pensò,in verità, anche di mettere le foto di lei, nuda. Quelle che gli aveva inviato. Poi ci ripensò. “Non voglio accettare  questo infame gioco”- pensò. E sotto la sua foto nuda mise,  per chi avrebbe cliccato, per le ragazze, s’intende”: “Ti piace?”.  Ricevette venticinque assensi femminili e ben 30 maschili. E neppure un no ! Provò, allora, un’ immane  felicità. Mente, corpo e immaginario di se stesso nudo,ora viaggiavano insieme.  Sulla sua bacheca virtuale scrisse: “Non c’è migliore vendetta della nuda verità!”     <a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/04/16042012-QN-Le-nudità-su-Facebook.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-15621" title="16042012 QN Le nudità su Facebook" src="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/04/16042012-QN-Le-nudità-su-Facebook-636x1024.jpg" alt="" width="636" height="1024" /></a></p>
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		<title>Partecipare alla vita familiare per i figli è fondamentale</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 15:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[adolescenza]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Intervista Maria Rita Prof.ssa Parsi:</p>
<p><a href="http://video.it.msn.com/watch/video/partecipare-attivamente-alla-vita-famigliare-per-i-figli-e-fondamentale/2a3ar3ky2?cpkey=97da21d6-e465-b458-e660-1388b0cede52%7C%7C%7C%7C">Partecipare alla vita familiare </a>per i figli è fondamentale</p>
<p>Di <a href="mailto:Forum@lfemminile">Forum@lfemminile</a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Intervista Maria Rita Prof.ssa Parsi:</p>
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<p>Di <a href="mailto:Forum@lfemminile">Forum@lfemminile</a></p>
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		<title>Auguri di Buona Pasqua</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 19:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[attualità]]></category>
		<category><![CDATA[buona pasqua]]></category>

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		<description><![CDATA[<p><a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/04/dem.jpg"><img title="dem" src="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/04/dem.jpg" alt="" width="625" height="876" /></a></p>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/04/dem.jpg"><img title="dem" src="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/04/dem.jpg" alt="" width="625" height="876" /></a></p>
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		<title>Una storia di famiglia</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 10:17:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[famiglia]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>In bagno, davanti allo specchio, con le forbici in mano, Selma stava già per tagliarsi tutti i capelli, ma non fece in tempo! Suo padre entrò in bagno e:&lt;&lt;che fai?- le urlò, minaccioso e violento come sempre- anche se ti tagli i capelli, comunque, questo non mi impedirà di tirarteli! Quando voglio!&gt;&gt; E con forza le strappò le forbici dalle mani. Allora, anche la madre entrò nel bagno. &lt;&lt;Lasciala stare!&gt;&gt; gridò ma il padre la spinse fuori. Restarono a guardarsi con odio, padre e figlia. &lt;&lt;Ti avevo ordinato di non uscire più con quelli! Invece, tu sei tornata alle due, stanotte. Ed eri con loro!&gt;&gt; ‘Quelli’ erano la band di Selma; quelli erano i suoi amici con i quali cantava e suonava, ormai da anni. &lt;&lt;Devi studiare – continuava ad urlare suo padre &#8211; non puoi perdere altro tempo! Io sono stanco di mantenerti mentre tu giochi a fare la cantante rock! L’università deve essere il tuo solo impegno!&gt;&gt; Selma odiava l’università e gli studi di economia che aveva dovuto intraprendere, perché suo padre così aveva voluto. Ma ora, a 22 anni, non poteva esimersi dal chiudere il cerchio: doveva affrontare gli ultimi esami e preparare la tesi. &lt;&lt;Sono maggiorenne – esplose, però, quel giorno – e me ne vado.&gt;&gt; &lt;&lt;Dove vai?- l’aveva provocata il padre – forse a fare i concerti? Non guadagnerei certo il necessario per mantenerti ed io, da oggi, non provvederò più a te. Da oggi sei libera: puoi andare via o restare alle mie condizioni!&gt;&gt; Selma, nonostante la paura e l’ansia, provò una gran gioia a quelle parole: se era suo padre a  mandarla via, lei era moralmente libera . Poi, pensò a sua madre ed ebbe paura per lei e per se stessa, avrebbe lasciato sua madre con quell’energumeno e avrebbe dovuto trovare un posto e i soldi per andare avanti. &lt;&lt;Lavorerò – si disse, alla fine – e uscirò dalla prigionia del suo mantenimento! Sconfiggerò tutti i suoi progetti su di me, il suo poter negativo, i conti che vuole saldare con mia madre, tormentando lei e me.&gt;&gt; Selma era ormai giunta alla conclusione che lui non l’amasse come una figlia. E, forse, Selma non era neppure sua figlia. Infatti, il padre sospettava che quell’unica sua figlia, la madre l’avesse concepita con un altro. &lt;&lt;Sono certo che tua madre mi ha tradito. Ero sterile e non avrei potuto avere figli. E, allora, perché tu sei nata? E come sei nata? Chiederò l’esame del DNA e, poi, se tu non sei mia figlia, lo mostrerò a tutti i parenti! Così – concludeva la sua minaccia- tua madre non potrà più sfuggire alla sua vergogna e tu finalmente, sarai chiamata con il nome che ti meriti:bastarda!&gt;&gt; La madre, durante quelle scenate, piangeva e si strappava i capelli quasi fosse colpevole. Il padre, allora, la picchiava e, poi, afferrava Selma per i capelli, trascinandola per tutta la casa. Faceva così da anni, alla fine di ogni scenata, però, si pentiva. Allora scoppiava a piangere, chiedeva scusa, abbracciava le due donne e le chiamava “ cuoricini, amori miei” fino alla prossima scenata. Quel giorno, però, Selma uscì dal bagno, respingendo suo padre con uno sguardo durissimo, lo fece arretrare, e poi andò a scuotere la madre in lacrime: &lt;&lt;Adesso finiscila! Non puoi permettere che tuo marito continui ad insultarti e ad insultarci! Basta! Vieni via con me!&gt;&gt; La madre non se lo fece ripetere due volte e mentre scendevamo le scale, correndo,Selma le disse: &lt;&lt;Andremo insieme da un avvocato e con una lettera chiederò ufficialmente a mio padre, l’esame del Dna! Sono io che ho l’esigenza di sapere, per porre fine a questo gioco!&gt;&gt; La madre la seguiva e non diceva una parola. &lt;&lt;Se non è lui mio padre – interrogò Selma – e bene che tu, una volta per tutte, me lo dica!&gt;&gt; E si aspettava una confessione che, però,  non arrivò. &lt;&lt;Magari non lo fosse! – disse, infine, la madre &#8211; Magari! &gt;&gt; Selma si sentì cadere dalle spalle un peso. Ora poteva proteggersi e proteggere sua madre da tutti quegli insulti, ora poteva combattere ad armi pari. &lt;&lt;Mamma, se è vero quello eh hai detto, papà – disse Selma stupita lei stessa d’averlo chiamato così- ha bisogno di una lezione e di una cura per smetterla di dubitare della sua paternità. Ma il gioco è anche nelle tue mani, mamma. Non puoi continuare a fare la vittima. Andremo tutti insieme  a fare una terapia; andremo insieme a fare al’esame del DNA! Andremo insieme per cambiare questa famiglia dove tutti sono umiliati, si umiliano ed umiliano tutti.&lt;&lt; Hai ragione! – disse semplicemente la madre. E si abbracciarono.</p>
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		<title>Manifestazione Mazara del Vallo: insieme per &#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 19:21:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p><a href="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/03/Comunicato_Fondazione-2411.jpg"><img title="Comunicato_Fondazione 24[1]" src="http://blog.donnamoderna.com/donna-mamma/files/2012/03/Comunicato_Fondazione-2411-664x1024.jpg" alt="" width="664" height="1024" /></a></p>
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		<title>Libero e Ilio</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 19:42:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maria Rita Parsi</dc:creator>
				<category><![CDATA[varie]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il suo amico caro era da tempo malato. Aveva detto, però, già anni prima, parlando dei suoi acciacchi:&lt;&lt;Se dovessi avere un cancro, non ditemelo. Mi renderò da solo quando non ci saranno più speranze.&gt;&gt; Così, nessuno aveva osato parlargli del suo cancro ai polmoni. Nessuno aveva mai fatto accenno all’evidenza di una malattia che lo stava portando via. Ilio, però, aveva un gatto al quale era molto affezionato e per questo, il giorno che sentì d’essere prossimo a morire, parlò con Serena. &lt;&lt;Potresti prenderlo tu? &#8211; le aveva chiesto &#8211; e il solo bene veramente prezioso che io abbia ed ha bisogno di molte cure. E un gatto diverso dagli altri che comprende, meglio degli umani, i cambiamenti, più o meno definitivi, che avvengono intorno a lui. Io sono inchiodato qua combattere questa maledetta pleurite. Ma soffro ancora di più se so che Libero non è accudito; che la tata non lo pettina e non lo carezza perché è allergica ai gatti! Ti prego Serena, per u po’, ospitalo tu.&gt;&gt; Poi era stato a lungo in silenzio. Serena, allora, trattenendo lacrime e parole, fece soltanto di “sì” con la testa e andò subito a casa di Ilio prendersi il gatto. Libero aveva gli stessi occhi del suo padrone, spaventati, vaghi e verdi come i laghi del nord. Non fu facile, però, per Serena riuscire a prenderlo e portarlo a casa sua poiché Libero non voleva lasciare la sua casa, il suo padrone che, pure, da tempo non vedeva. E miagolava, modulando le espressioni usuali nei gatti come se fossero parole. &lt;&lt;No – diceva- non voglio venire con te! Devo restare qui ad aspettare Ilio! &gt;&gt; o , almeno, questo comprese Serena, spaventata e oltremodo addolorata per le evidenti manifestazioni di sofferenza dell’animale. Alla fine, però, riuscì a prenderlo e a caricarlo sulla macchina. Ma, arrivati a casa, non fece in tempo ad aprire la gabbia che Libero era schizzato via e poi era scomparso. Serena lo cercò  ovunque in casa ma Libero non c’era più: in nessun armadio, sotto nessun mobile, in nessun angolo. Serena, nonostante l’evidenza, ad un certo punto pensò persino di averlo perso. E provò uno sconforto assoluto. Per l’intera notte non chiuse occhio. Poi, alle sei del mattino, ebbe un‘illuminazione. Libero si era nascosto chissà dove ma per mangiare, bere e fare i suoi bisogni, sarebbe uscito. Magari quando lei era al lavoro o dormiva. Così, gli preparò la lettiera e mise cibo buono nella ciotola del gatto. Ma Libero, per tre giorni, non si fece vivo. Infine, quando ormai Serena disperata, pensava già ad una magica sparizione o ad una sua impossibile fuga, il gatto dette segni di vita. Serena trovò la lettiera sporca e qualche croccantino di meno. Allora provò una felicità immensa e tornò a cercarlo in casa. I giorni precedenti erano stati per lei un autentico calvario. L’amico era peggiorato, non beveva e non mangiava più. Dormiva soltanto come se già avesse abbandonato la speranza di reagire comunque. Proprio quella mattina, invece, il fratello di Ilio le aveva comunicato che l’uomo stava meglio, che aveva bevuto un po’ di brodo e mangiato del pollo. E aveva chiesto notizie del suo gatto. &lt;&lt;Come sta, Libero?&gt;&gt; le aveva, pertanto, chiesto Enzo.  &lt;&lt;Bene, credo. Ha mangiato e bevuto ma si nasconde in casa.&gt;&gt; &lt;&lt;Vedrai – la confortò il fratello di Ilio – tra poco uscirà per esplorare la tua casa e si farà, un po’ alla volta, una ragione d’essere stato trasferito , per necessità.&gt;&gt;  Serena ne fu, dopo quelle parole, certa. Ed iniziò a sperare. Quella notte, infine, le sue speranze si materializzarono. Libero uscì dal suo segreto, introvabile nascondiglio e, con delicatezza, arrivò perfino ad acciambellarsi sul suo letto. Al risveglio, Serena lo trovò accanto a sé, sporco, con i bianchi, lunghi peli tutti arruffati, gli occhi vigili, attenti ma non più terrorizzati o assenti. Serena non osò toccarlo né avvicinarsi, nel timore che scappasse di nuovo. Allora fu Libero ad avvicinarsi. Con una zampa le sfiorò la mano come per dirle. &lt;&lt;Vedi, ci sono.&gt;&gt; Poi iniziò a miagolare lamentosamente, come avrebbe fatto una persona addolorata, in lutto. Serena si fece coraggio, prese la spazzola ed iniziò a pettinarlo. E Libero accettò di buon grado quell’operazione. Come un malato o un ferito, dopo lo scampato pericolo. E, alla fine, le venne addirittura in braccio e si fece accarezzare. Erano le nove di un afoso giorno d’estate. Quasi contemporaneamente, squillò il telefono &lt;&lt; E’ morto dieci minuti – le disse Enzo &#8211; se n’è andato nel sonno, sorridendo. Ilio ora è libero!&gt;&gt; &lt;&lt;Ho il gatto in braccio – rispose Serena, come se parlasse ad Ilio- è il più bel dono, l’ultimo che tuo fratello mi ha fatto. &gt;&gt; E per la prima volta, dopo giorno di impotente dolore, Serena sorrise all’amico  che se n’era andato ma che viveva negli occhi del suo gatto. &gt;&gt; Ora hai un nuovo nome disse Serena, a voce alta, rivolta al gatto. &lt;&lt;Libero Ilio.&gt;&gt;</p>
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