Arrivò, stanca e delusa, a Castellana. La Puglia era bellissima: verde, azzurra, bianca. Terra e ulivi, bianchi muretti a delimitare i campi dalla terra scura, mare blu cobalto ma lei, Margherita, aveva in mente solo le tante delusioni della sua vita di donna. E gli uomini che, poi l’avevano sempre, in un modo o nell’altro, delusa. Aveva in mente i due figli non nati perché lei non aveva voluto, perché non aveva mai considerato la possibilità di avere un figlio come una condizione accettabile per la sua vita. Non considerava un dono dare la vita in un mondo come quello che aveva intorno. Apparentemente bello, il mondo, qua e là ma, in realtà, ovunque, inferno. A tempi alterni, inferno! A volte purgatorio e, perfino, paradiso ma, sostanzialmente, inferno. La Puglia, ad esempio, sembrava il paradiso ma, qua e là, guardando e guardando, Margherita vedeva dolore, miseria, vecchiaia di solitudini. Non riusciva, perciò, a vivere il dono: donare la vita, donarsi, per poi, donare l’esistenza ad un essere umano, garantire la continuità del creato, era per lei un peso intollerabile. Margherita non credeva nella vita. La temeva. Anni prima aveva abortito ed ora, ancora, avrebbe abortito il figlio concepito con Davide. Sentiva che sarebbe stato un maschio, ma non c’era posto per lui nella sua solitudine. Pensò a Davide. Quell’uomo, l’ultimo in ordine di tempo della sua vita, non l’amava. L’aveva presa e, poi, dopo neppure un anno, lasciata. Senza una spiegazione. Da poco, era ricomparso, mostrandosi appassionato e pentito. Era durata poco, però, Margherita aveva scoperto che si era riavvicinato a lei perché un’altra donna lo aveva lasciato. Davide, infatti, non aveva voluto sposarla, non aveva voluto farsi carico dei due figli che lei già aveva. Lui, peraltro, era già padre e amava i suoi figli ma non quelli degli altri! Per questo aveva rinunciato a quella donna che certamente gli piaceva perché lo intrigava di più. Margherita aveva avuto un’illuminazione mentre guardava, alla televisione, un film dal titolo “Non gli piaci abbastanza”. Questo era certo l’effetto che lei faceva a Davide. Inoltre, Margherita era molto nota e indipendente e, certamente, questo suscitava in lui competizione, soggezione, incapacità di essere totalmente se stesso con lei. Dunque, per Davide, lei era, decisamente, un problema. Segretamente Davide era bisognoso di infinito amore e tenerezza, quasi fosse un neonato, ma bisognava temere che se ne accorgesse. Perché non voleva legami! Li temeva come la peste e aveva bisogno di essere, seppure falsamente, sciolto da ogni impegno. Primo di tre figli, tutti maschi, aveva avuto una madre ansiosa, ossessiva, pedante e un padre duro ed esigente. A lui, era toccato d’essere “ il maschio per eccellenza”: bravo a scuola, obbediente, rigoroso. Ostile. Sapeva certo come soddisfare fisicamente una donna ma emotivamente sembrava essere lontano da lei. Margherita, nel far l’amore con lui, si era accorta che controllava il piacere senza mai lasciarsi andare se no tra sé e sé. Quel narcisista non avrebbe certo voluto suo figlio. Quando iniziò il Convegno a Castellana, Margherita, per un po’, non pensò più a nulla. Ecco perché amava il lavoro, l’impegno, il sapere. Perché le consentivano di sentirsi libera, consolata, avvolta da certezze che i suoi costanti dubbi interiori non potevano scalfire. Così, essere comunicativa, sapiente, diligente, era stata, da sempre, la sua salvezza. Non poteva lasciarsi andare alla paura dei sentimenti. Al cuore. Coltivare la mente, perciò la faceva stare molto meglio. Il corpo con i suoi bisogni, con la sua incredibile possibilità di riprodurre vita, andava, allora, negato e rimosso. Era un temibile ingombro! Quando il suo intervento sulla “giustizia minorile” terminò e sentì scrosciare gli applausi, Margherita si rilassò. Avrebbe continuato da sola e avrebbe abortito senza neppure dirlo a Davide il quale anche in quell’occasione, aveva trovato una scusa per non venire. Lui sapeva da settimane che Margherita sarebbe scesa in Puglia e, pur avendo detto:<<Farò l’impossibile per essere con te!>>, non era mai arrivato. Intanto, i suoi colleghi pugliesi avevano organizzato, per farle piacere, per renderle omaggio, una visita alle Grotte di Castellana. Margherita era stanca ma, per non dare loro una delusione, si mostrò subito disponibile e felice dell’iniziativa. 
All’ingresso delle Grotte, poi, accade qualcosa che le fece molta impressione. C’era una donna, forse la moglie del guardiano o un visitatrice, chissà!, che, seduta sul muretto, allattava un neonato. Quel piccolino, quando lei passò di fronte a loro, staccò il viso dal seno materno, si volse verso di lei e,incredibilmente, sembrò fissarla con attenzione. Aveva, l’angolo della bocca ancora un rivolo di latte, e insistentemente sembrava seguire con gli occhi il suo passaggio. Margherita si chiese con improvvisa, irrefrenabile emozione perché la guardasse. A quel punto, la mamma del piccino, anche lei colpita dai movimenti del neonato, la guardò, le sorrise e a mo’ di apprezzamento disse: <<Il mio piccino guarda proprio lei!>> La dolcezza di quella spiegazione materna commosse Margherita alla quale, peraltro, sembrava che il bambino, alla fine, le avesse perfino fatto un sorriso. In quello stato d’animo, entrò nelle Grotte di Castellana. E, allora, qualcosa di straordinario accade. Nella prima grotta, la Grande, dentro alla quale, dall’alto, pioveva una fortissima luce solare, Margherita si sentì contenuta come in un grembo materno. Stava visitando il grembo delle terra con il suo bambino in grembo. Era un doppio viaggio. Margherita sentiva che tutto questo stava accadendo per farle sperimentare quello che il suo “pesciolino”, nel suo grembo, stava vedendo e vivendo. Stalattiti e stalagmiti, colori dal bianco al nero, al verde cupo, al marrone; ombre e luci e, ogni tanto, il suono dell’acqua: una goccia d’acqua! Forse il grembo della terra, forse quelle grotte, erano come il suo grembo. Forse il suo bambino sentiva lo stesso rumore del silenzio che si poteva ascoltare laggiù. Le Grotte di Castellana sembravano l’Inferno dantesco ma erano, in realtà, un Paradiso. Mentre pensava a tutto questo, qualcosa si mosse dentro di lei, ma al terzo mese di gravidanza era forse possibile un simile richiamo, un messaggio così netto da parte del suo bambino? Quando uscì dalla grotta, Margherita era talmente coinvolta ed emozionata che uno dei suoi colleghi, pugliese doc, le disse: << Sembra che ti sia piaciuto al punto da aver voluto trasferire, dentro di te, la bellezza delle nostre grotte!>> Quelle parole sortirono l’effetto di farla piangere. Era vero, quelle grotte ora erano dentro di lei. Ed anche il suo bambino. “Non abortirò- pensò e parlando al “pesciolino” disse – ti farò crescere dentro di me. Con amore. Non dirò nulla a Davide ma se m’interrogherà , quando inizierà a vedermi trasformare, gli dirò che le Grotte di Castellana mi hanno restituito alla vita ed ai diritti della Natura. Lui potrà scegliere se amarti o tenerti a distanza. Io invece, sono felice e ti ringrazio di essere nella grotta.”








