Donna Moderna

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fulvio.jpgÈ tanto tempo che volevo parlarvi di un ristorante che per me significa molto: la prima estate con il Convivente, un’esperienza di vita unica ogni volta, due occhi scuri e burberi che trasmettono esperienza e fascino, il mare, l’odore dell’asfalto bollente, una cucina e pochi tavoli. Si chiama Gambero Rosso e si trova (chissà ancora per quanto) a San Vincenzo, in Toscana. Il nome del ristornate non ha niente a che vedere con la famosa rivista di cucina. Il suo proprietario, creatore e chef è Fulvio Pierangelini: romano, nato nel 1953, una testa di ricci neri e il volto solcato dai  sorrisi che qualcuno ha avuto l’onore di ricevere. Oggi sul Corriere della Sera ho letto una frase terribile: “Ora ho altri impegni, mi sto guadagnando la vi­ta in un altro modo“. Questa è la risposta che avrebbe dato Fulvio Pierangelini al giornalista che al telefono gli ha chiesto come mai il suo ristorante fosse chiuso e dove mai lui fosse finito negli ultimi mesi, dato che in Toscana non lo vedono da un po’. Tra le righe di un giornale, vengo a sapere che il mio ristorante preferito potrebbe chiudere i battenti, per sempre. Non sono certo l’unica che si preoccupa, anche Stefano Bonilli (colui che il Gambero Rosso, quello di carta, l’ha fondato) ne parla sul suo blog e non sembra felice, anche perché leggendo quello che ha scritto in merito questa mattina fa intendere di essere a conoscenza dei veri motivi della chiusura (capisco che si potrebbe trattare di questioni private e il gossip non fa per me): “il Gambero Rosso è stato un pezzo importante della mia vita e il fatto che possa chiudere mi dà un autentico dolore che va oltre la vicenda di un ristorante” scrive Bonilli.

Ed è così: chi passa per quel piccolo ristornate, con pochi tavoli, le finestre sul porto e il sole che scalda, non se lo scorda più. Il Convivente mi ci ha portato ogni estate da quando viviamo insieme e la spuma di baccalà con tartufo, il maialino di cinta senese e la crème brulée che ho mangiato da Pierangelini ancora mi fanno venire l’acquolina in bocca solo a pensarci. La scorsa estate ho raggiunto l’apice della felicità quando arrivando al ristorante ci ha accolto proprio lui e, rivolgendosi a me, ha detto: “State venendo da me? Vuoi passare per la cucina?”.  È stato un attimo, solo un minuto: ho attraversato un paradiso di acciaio e fornelli e respirato l’atmosfera che sta dietro alla preparazione di ogni piatto. Basta così poco per farmi felice, il Convivente lo sa, ma quel giorno l’ha capito pure lo Chef romano che ha modificato le mie papille gustative per sempre.

Il suo olio (regalato proprio l’anno scorso) è ancora lì, immacolato, nella mia cucina.

E voi: avete un ristorante del cuore? O meglio: avete uno Chef nel cuore?

 

 

4 commenti

  1. 1.

    Le stesse emozioni e piaceri gustativi di cui parli li ho vissuti tanti anni fa in un ristorante, “Da Paracucchi”. Si trovava fra La Spezia e Bocca di Magra, anch’esso vicino al mare, ed era il nostro rito estivo, prima del rientro dalle vacanze: sono quei piaceri della vita di cui si fa fatica a farne a meno, spero che per il “tuo” Gambero rosso (decisamente notevole) ci sia ancora speranza.

  2. 2.

    [...] quasi un dolore fisico, ha unito vecchie amicizie tradite (Stefano Bonilli e Daniele Cernilli), blogger e forumisti. E da ieri ha il suo raccoglitore ufficiale, un nuovo articolo del Corriere Fiorentino [...]

  3. 3.

    Il ristorante “Sinoira” a Costigliole d’Asti dove troviamo ( pronto a stuzzicare le nostre papille gustative) lo Chef Diego Bongiovanni, giovanissimo e bravissimo.

  4. 4.

    Per me, il SanctaSanctorum è un ristorante indovato, fuori da qualsiasi guida, non lo trovi neanche sull’elenco telefonico. La “Signora”(vezzoso nome con il quale Me&Fidanzato, chiamiamo Angela, milanese sui 40+ dai natali pugliesi), ha sapiente trasformato i ruderi di una villa in stile liberty, in quello che per me è il Tempio del sapore: I TRE CAMINI, a Torre a Mare, provincia di Bari. Lo scovai per caso (contro volontà di Fidanzato). Vidi del movimento e lì tra il cimitero ed il campo sportivo e, di ritorno dal mare, in costume e pareo mi avventurai tra gli ulivi secolari per sbirciare dalle finestre. Angela è laureata in tecnologie e biologie della nutrizione animale. La verdura è quella del suo orto, ed il macello per le sue carni è controllato maniacalmente. Il vino poi, ah(!) il vino… prodotto da Lei, senza additivi, conservanti o ghirigori di strana natura. Le pastelle fritte sono bianche (e non GIALLE!), ed ogni offerta segue i ritmi delle stagioni. Senza un menu, senza congelature o surgelature, a lume di candela e con porcellane preziosamente spaiate, la “Signora” non farcisce i suoi clienti come tacchini. Li nutre. Con gusto. Con piacere nel farlo. E’ il rifugio mio e di Fidanzato. Per le occasioni speciali, ma anche no. Un piccolo segreto che dividiamo solo con gli amici più cari.

E tu cosa ne pensi?