“Facciamo la crostata?”
Così, improvvisamente, questa semplice richiesta di mia madre mi ha riportato indietro di vent’anni, quasi trenta. La crostata, quella vera, credo sia una delle cose più buone che si possano mangiare.
Non sopporto le crostate commerciali, per quanto possano essere buone io proprio non ce la faccio. La vera crostata ha una pasta frolla friabile e profumata e una (o due come piace a me) marmellata il più possibile artigianale e saporita. Con la marmellata fatta in casa è la fine del mondo.
Non vi insegno nulla di nuovo, ma questa è la mia madeleine di agosto e volevo condividerla.
E voi quale ricordo culinario avete ritrovato quest’estate?
Ingredienti: per la pasta frolla (300 gr di farina,
150 gr di burro, 2 tuorli d’uovo, 100 gr di zucchero, un pizzico di sale, la buccia grattugiata di un limone), marmellata a piacere circa 300 g.
Preparazione: unite la farina e lo zucchero, aggiungete le uova, il limone e il burro fatto a pezzetti e tenuto a temperatura ambiente. Lavorate tutti gli ingredienti con la punta delle dita con molta energia creando un impasto sferico, compatto e liscio. Coprite con la pellicola trasparente e lasciate riposare almeno per 30 minuti in frigorifero. Stendete poi la pasta creando con la punta delle dita un bel bordo spesso e coprite il tutto con la marmellata scelta. Fate cuocere in forno a 180° per circa 30 minuti.


Confesso: a volte non ho voglia di cucina.
Tornando a questo periodo di convivenza o singletudine imparate ad usare l’eccesso il giorno dopo per evitare di cucinare tutti i giorni oppure anche solo per avere sempre a portata di mano uno spuntino.
State tornando a casa dopo un lungo viaggio? Siete ancora in tempo per comprare qualcosa al volo e siete stufe di junk food e panini? Un consiglio (per chi sta rientrando e per chi invece tornerà tra qualche giorno): scendete dalla macchina, entrate nel primo supermercato aperto che trovate in città e comprate un pacco di uova, uno di zucchine, se volete delle cipolle, il latte per la mattina dopo e andate alla cassa. Cinque minuti e la cena del rientro sarà a portata di mano. Ovviamente si presume che abbiate ancora un po’ di olio in casa e che le vostre piantine non siano completamente morte, altrimenti comprate anche olio e odori misti.
Nessuna ricetta, nessun consiglio. A dare lo spunto a questo post è un alimento tanto semplice quanto complesso: la pasta.
Il barbecue mi piace da morire. I cibi cotti alla griglia, qualunque cibo, assumono un sapore diverso, speciale, unico.
Come ogni anno l’estate ha il suo tormentone musicale, ma esistono anche i tormentoni gastronomici. Non siete d’accordo?
Se Natale e Capodanno sono i periodi associati quasi universalmente a feste e cenoni, perché non aggiungere a queste due date anche Ferragosto?
Ed eccoci di nuovo ai consigli per la lettura da spiaggia. Come per
Sono un’onnivora, ma in quanto figlia degli anni ’80 mi reputo anche una pubblivora: non sono una di quelle che cambia canale quando c’è la pubblicità, anzi da piccola facevo a gara con le mie cugine a chi ci impiegava meno tempo a riconoscere gli spot. Inoltre la pubblicità è stimolante (gastronomicamente parlando) e ti invita a provare spesso cose nuove, non solo consigliando dei prodotti specifici, ma anche solo mostrando per un attimo all’interno di uno spot un piatto diverso dal solito.


