Tutti i contenuti della categoria ‘Cucina esterofila’

corn holderIl Convivente adora il mais, in qualunque forma si presenti: in scatola, in salamoia, precotto, ancora attaccato alla pannocchia e infine, nella sua forma più scoppiettante, i popcorn.
Tornata dalle vacanze ho trovato la mia cassetta di frutta e verdura che mi aspettava sulla porta e dentro ci ho trovato tre belle pannocchie, ancora con le foglie e i filamenti. Amo sperimentare, ma quando le cose sono buone è meglio seguire la ricetta più semplice.
Ho preso le mie pannocchie, le ho pulite bene e poi le ho lasciate mezz’ora a cuocere in acqua bollente, non salata. Poi ho acceso il forno e, in attesa che le pannocchie finissero di cuocersi, ho preparato un intingolo con burro fuso, sale, pepe e paprika; ho poi tagliato tre fogli lunghi di carta alluminio e su ognuno vi ho posato una pannocchia, le ho spennellate abbondantemente con il burro insaporito, ho accartocciato le mie “caramelle di pannocchia” e ho informato a 220° per circa 15 minuti.
Mentre i cartocci cuocevano ho preparato la terrazza per una cenetta di fine estate e all’arrivo dei cartocci al Convivente si sono illuminati gli occhi.
L’ultimo problemino da risolvere è stato quello di riuscire a tenere in mano le pannocchie senza ustionarsi ad ogni morso. Per questa volta mi sono arrangiata con dei grossi stuzzicadenti infilati sui due lati, ma ho già ordinato un pacchetto di corn holders: le forchettine per pannocchia, che in America credo ogni casalinga abbia nel cassetto, sono comode e divertenti, ma soprattutto comode.
Come vedete ne esistono di tutti i tipi.

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Per comprarli vi basterà scrivere “corn holders” su siti come Amazon, Etsy (con corn holder molto particolari efatti a mano) o Sur La Table, ma questi sono solo alcuni dei tanti siti di gadget casalinghi dove potrete trovare oggettini spesso inutili, ma molto divertenti.

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tzatzikiPoco tempo fa avevo puntato sulla Spagna per una ricetta fresca, veloce e adatta alla stagione. Oggi mi sposto in Grecia, dove magari molti di voi stanno per andare oppure sono stati in passato. Se poi non aveste mai fatto un viaggio da quelle parti fatevi lo tzatziki usando come sottofondo il film Mamma Mia! e la Grecia, o almeno i suoi colori, appariranno magicamente in casa vostra. Personalmente sono stata solo a Santorini e di quel viaggio, come spesso mi capita, ricordo soprattutto i sapori: badilate di yogurt denso ricoperto di miele e mandorle, melanzane cotte in tutte le salse e, vai a capire perché, dei favolosi fagottini di pasta sfoglia al prosciutto e formaggio che dubito siano una specialità greca. Come dimenticare poi i panini feta, pomodoro e rosmarino e il pesce freschissimo appena pescato? Un piatto greco che però mi sempre piaciuto, nonostante io non sia un’amante di salsine in cui affondare nachos, tachos e salatini vari (non tutti finiscono i “os”, ovviamente) è lo Tzatziki. Questa salsa bianca a base di yogurt, cetrioli e aglio l’ho preparata qualche giorno fa al Convivente, lui sì vero fan sfegatato di tutto quello che è fatto a forma di antipasto, che non l’aveva mai mangiato e così mi sono gustata con curiosità la sua espressione tra il disgustato e il goloso non appena ha affondato il primo pezzo di finocchio nella salsa.
No, non in effetti non si aspettava l’aglio.
No, non è scappato in bagno.

Diciamo semplicemente che è rimasto sorpreso e che dopo il finocchio è arrivato il  turno della carota, del peperone, del grissino, ma poi anche della braciolina di agnello appena cotta e del pane caldo. Insomma, ci ha “pucciato” dentro qualunque cosa tranne il sedano. No, il sedano è la sua kriptonite! Forse sarà il colore verde, fatto sta che il mio superman rifugge il sedano… ma non lo tzatziki.
Alla fine ci siamo baciati ed è stata l’ennesima dimostrazione del nostro amore: solo due che si amano molto posso finire una ciotolina colma di Tzatziki, praticamente l’equivalente in aglio della bagna cauda nostrana, baciandosi appassionatamente!

Ingredienti: 400 g di yogurt greco, 1 cetriolo, 2 spicchi d’aglio, 2 cucchiai olio extra vergine di oliva, sale, quanto basta, il succo di mezzo limone, 2 cucchiai di menta fresca tritata.
Preparazione: lavate bene il cetriolo e tagliatelo a metà, pulite via i semini e fatelo a fettine sottilissime (vi consiglio l’uso di una mandolina) mantenendo la buccia (se vi piace). Mettete ora le fettine in uno scolapasta, salatele e fatele spurgare per almeno mezz’ora. Sciacquate poi bene le fettine e strizzatele. Ora mischiate i cetrioli allo yogurt e all’aglio schiacciato bene con una forchetta o, se l’avete, con uno spremiaglio. Aggiungete l’olio d’oliva e il succo di limone. Incorporate infine la menta e un po’ di pepe. Servite subito e freddo di frigorifero.

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donne sull’orlo di una crisi di nervi.jpgFa troppo caldo per stare in cucina! Sì, lo so, questa frase è ormai diventata il mio mantra: ho caldo, ho caldo, ho caldo!
Ma come faccio a non usare quel bendiddio di verdura che ho nel frigo? Tutti quei colori: pomodori, peperoni, cetrioli, zucchine…
Sai che c’è: io mi faccio un Gazpacho.
Tocca approfittare dei pranzi estivi, quando il Convivente non c’è, per sperimentare un po’ di ricette con “robe verdi” che notoriamente lui neanche toccherebbe.
Mi preparo un gazpacho, anzi ne preparo un po’ di più, che se stasera gli gira bene ci sta anche che lo voglia assaggiare. E se poi gli dovesse piacere? Beh, apriti cielo, basterà un frullatore e un po’ di verdura per risolvere le prossime cene.
Il Gazpacho, tipico piatto spagnolo e in particolare andaluso, si può preparare in mille modi diversi: sembra che ufficialmente esistano ben 60 versioni di questa zuppa di pomodoro e solo sul nostro database di ricette ne avete ben 44, ma ovviamente poi ognuno a seconda del proprio gusto e di quel che ha nel frigo può divertirsi a prepararlo a modo suo. Su questo sito ad esempio trovate la versione andalusa alla Pedro Almodovar, ma mi raccomando, non fate come nel suo film “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” (ditemi che l’avete visto!) nel quale il gazpacho viene “corretto” con una bella dose di sonnifero!

Oggi il mio gazpacho sarà piuttosto classico: gli ingredienti ci sono, per cui ecco la ricetta.

Ingredienti (per 2/3 persone): 300 g di pomodori, tre cucchiai di aceto di vino bianco, 1 peperone rosso, 1/2 spicchio d’aglio, 1 cetriolo, 1/2 cipolla rossa, 4 cucchiai di olio extravergine d oliva, 50 gr di mollica di pane (meglio se raffermo),  sale, pepe.
Preparazione: in una ciotola spezzettate il pane e versate un goccio d’olio e un cucchiaio di aceto. Mischiate bene e lasciate riposare per una decina di minuti. In un frullatore capiente trasferite poi il pane condito, l’aglio, il pepe, il sale e frullate bene. Aggiungete i pomodori puliti bene e divisi a metà, il peperone pulito, privato dei semi e fatto a tocchetti,  il cetriolo (se levate i semi anche al cetriolo risulterà più digeribile), la cipolla e l’olio. Frullate tutto fino a ottenere una zuppa arancione omogenea. Assaggiate, aggiustate di aceto e sale e, se servisse, aggiungete qualche cubetto di ghiaccio prima dell’ultima frullata. Il gazpacho andrebbe lasciato in frigo per qualche ora, ma se come me non riuscite a resistere versate solo la vostra porzione nel frullatore, aggiungete altro ghiaccio e gustatevelo subito. Freddissimo!

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FricoHo il formaggio!
Il messaggio in codice mi arriva via SMS da un amico friulano che da tempo mi parlava di un specialità delle sue parti di cui non avevo mai sentito parlare: il frico. Finalmente questa ricetta da semplice racconto diventa realtà.
Il formaggio in questione è il Montasio e il frico alla fine non è altro che una specie di frittatona di formaggio fuso e patate (questi gli ingredienti del frico morbido, dato che esiste anche quello croccante fatto di solo formaggio).  E’ stata la scoperta più gustosa di tutto l’inverno!
La sera della cena a base di frico è arrivata con il nome in codice “Frico Night” e per la prima volta in cucina  mi sono limitata a guardare (anche se per deformazione mentale ho dovuto preparare qualcosa per forza, in questo caso una Tarte Tatin alle mele), mentre il mio amico pensava a tutto: formaggio, salame, cipolle e patate. Lo so, non è certo un pasto leggero, ma visto che la primavera si fa aspettare…
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2782932675_559cf6e4ee2.jpgIeri sera ho comprato due fette di Lemon Bar in un locale milanese che fa tutte cose molto americane (con l’aggiunta di qualche Tarte Tatin) ed erano troppo buone.
Ora, io mi sono ripromessa di prepararmi questo dolce da sola, ma non voglio farvi aspettare troppo per la ricetta.
Ho fatto una veloce ricerca on-line (per le ricette di origine straniera guardo sempre prima su Foodgawker) e ispirata dalla foto più golosa, ho trovato la ricetta adatta.
Avete presente l’impasto dei biscotti “tuttoburro” Walkers? Gli shortbread? Beh, l’impasto è praticamente quello lì, solo che è ammorbidito da una crema acidula e dolcissima al limone.
Chi le farà per prima in casa propria lo scriva qui… magari io mi ci metto nel weekend. Alla faccia della dieta!

Lemon Bar

Ingredienti: per l’impasto: 110 gr di burro, 220gr di farina, 50 gr di zucchero, 25 gr di zucchero di canna, mezzo cucchiaino di sale, la scorza di un limone. Per la crema: 4 uova grandi, 160 gr di zucchero, 180 ml di succo di limone (circa 3 grossi limoni spremuti), 40 gr di farina e la scorza di un limone.
Preparazione: Riscaldate il forno a 180° C. Preparate l’impasto per la base: in un frullatore mettete insieme tutti gli ingredienti fino a che l’impasto non si amalgama e forma una palletta grumosa. Stendete la pasta così ottenuta in una teglia rettangolare 33×22x5 cm  (o quadrata) e create un bordo abbastanza alto. Punzecchiate con una forchetta e infornate per circa 25 minuti. Lasciate raffreddare poi la base coperta con della carta forno per evitare che si indurisca troppo. Mentre cuoce la base preparate l’interno: in una ciotola mischiate le uova e lo zucchero fino a far diventare l’impasto omogeneo e chiaro, aggiungete poi il limone, la farina e la scorza grattugiata. Quando la crosta è pronta versatevi dentro la crema al limone. Abbassate la temperatura del forno a 150°C . Una volta che la temperatura del forno sarà scesa riponete la teglia in forno e cuocete la lemon bar per circa 30 minuti. Sfornate e lasciate raffreddare completamente, poi tagliate in rettangoli uguali e cospargete di zucchero a velo prima di servire.

(foto di Jing a Ling)

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6a00d8345250f069e201156ffec992970c-550wi.jpgÈ quello che devono aver pensato quelli della United, un’agenzia americana che si occupa dell’immagine di alcune aziende del settore food, quando hanno deciso di preparare il nuovo packaging dei prodotti della catena di supermercati A&P (il cui nome storico è Great Atlantic and Pacific Tea Company) per la linea Via Roma. “Un marchio che non ha paura di mostrare la sua vera personalità. Esistono tre milioni di persone in Toscana, tutte diverse e uniche. Questo nuovo, autentico, marchio mostra il vero carattere, le espressioni e le emozioni di queste persone, come non era mai stato fatto prima negli Stati Uniti”: questa la presentazione del prodotto da parte della A&P.
Alla United, grazie alle splendide foto di Bill Hueberger, pensano “giustamente” di aver catturato il vero spirito italiano e di averlo racchiuso magistralmente in una bella confezione.
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160241352_69ef1c3e3c.jpgComincia a fare davvero caldo e la pausa pranzo sotto il sole ha bisogno di essere consumata con tranquillità e leggerezza e non mi riferisco solo al nostro stato d’animo, ma a ciò che mangiamo. È iniziata la stagione dell’insalata: condita, speziata, ricca, semplice, con le salse, con il mais, con il pollo, con il pesce. La scelta è tutta vostra perché quando si parla di insalata non si deve pensare, come fa il Convivente, a “roba verde da donne“. L’insalata è come una relazione, indefinibile: sei certa sin da subito dell’ingrediente base, ma poi sta a te condirla e trasformarla ogni giorno in qualcosa di diverso. Forse il paragone è un po’ azzardato, ma per chi come me ama mangiare l’idea di preparare una semplice insalata è totalmente inconcepibile: se devo mangiare leggero, almeno fatemi divertire.
Dal momento che non esiste una sola ricetta per l’insalata ho deciso che di tanto in tanto, tra la primavera e l’estate, vi presenterò le mie insalate preferite, voi però tirate fuori le vostre idee: come preparate l’insalata? Come la condite? Usate degli ingredienti segreti? Tra le tante insalate che ci vengono presentate nei menù dei ristoranti ne appare sempre una in cima alla lista, come se ormai fosse data per scontata e tutte noi sapessimo cosa diavolo c’è dentro: la Caesar’s Salad.
Quest’insalata è opera di Cesare Cardini, un italiano emigrato in Messico: agli inizi del ‘900 gestiva un ristorante a Tijuana e la storia vuole che il 4 luglio del 1924 Cesare si ritrovò con molti clienti affamati e pochissime provviste, così prese tutto quello che aveva, lo raccolse in una grossa ciotola e mischiò insieme i vari ingredienti. Lattuga, olio d’oliva, limone, sale, pepe, aglio, senape, salsa Worcestershire, parmigiano, pane tostato e tuorli d’uova sbollentate è così che nasce la famosa insalata di Cesare. Un’intervista a Jorge Chávez, l’attuale direttore del Caesar’s Restaurant (Avenida Revolución, a Tijuana), apparsa sul New York Times qualche mese fa, racconta proprio la nascita e la creazione di quest’insalata fuori dal comune, nella quale “ogni sapore si mescola all’altro senza predominare“.

Gli ingredienti segreti di questa insalata sono le uova e la salsa Worcestershire, ma se ne voleste sapere un po’ di più vi consiglio di leggere questo passaggio tratto dal libro “Julia Child’s Kitchen” della famosa chef e critica enogastronomica Julia Child che da giovanissima ha avuto il piacere di assaggiare la vera Caesar Salad di Cesare e di una cosa è certa (smentendo così le molte ricette che troverete on line): non ci vanno le acciughe!

La vera ricetta della Caesar Salad
(secondo Julia Child e Rosa Cardini, la figlia del mitico Cesare)

Ingredienti: 2 cespi di lattuga romana, 2 spicchi d’aglio, sale, pepe, 180ml di olio d’oliva, un limone, 2 uova, 30g di Parmigiano grattugiato fresco, salsa Worcestrshire.
La lattuga romana: staccate 6-8 foglie di lattuga, lavatele con cura senza romperle, asciugatele con della carta assorbente e riponetele in frigorifero mentre preparate gli altri ingredienti.
I crostini di pane: schiacciate gli spicchi d’aglio e metteteli in una ciotolina con un po’ di sale e 3 cucchiai d’olio, lasciate insaporire e poi versate il tutto in un padellino nel quale farete tostare il pane tagliato a dadini. Asciugate i crostini e versateli nella ciotola che userete per l’insalata.
Gli altri ingredienti… et voilà! Poco prima di servire: spremete il limone, fate bollire per un minuto esatto le uova, grattugiate il parmigiano e sistemate tutti questi ingredienti nella ciotola con il resto dell’olio, i crostini, il pepe, il sale e la salsa Worcestershire. Organizzate le foglie di lattuga in un bel piatto da portata, versateci sopra gli ingredienti e girate l’insalata con dei gesti ampi e lenti, proprio come faceva Cesare.

(Foto di .michael.newman.)

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dsc04963.jpgQualche sera fa, in previsione di un weekend a Londra con il Convivente, ho voluto organizzare una cena tra amici diversa dal solito: fish & chips per tutti! Pur non avendo la friggitrice mi sono cimentata nella ricetta principe (una delle poche in realtà) della cucina inglese ed è venuta talmente bene che non ho neanche fatto caso alla puzza di fritto che ha inevitabilmente rivestito la casa per un paio di giorni.Pensando al pesce fritto magari a molte di voi verranno in mente i “famosi” bastoncini impanati che ci preparavano da piccole pur di farci mangiare del pesce: dimenticateveli, il pesce in questione è tutta un’altra storia. In Gran Bretagna questo piatto è il pasto inglese per eccellenza: da comfort food della classe operaia a sostituto ideale del cibo da fast food. Charles Dickens accennò al pesce fritto già nella prima edizione di Oliver Twist, pubblicata nel 1838, ma l’unione tra pesce e patate fritte comunque non avvenne immediatamente: le patate fritte, tagliate larghe (non come le solite patatine), erano diffuse nel Sud della Scozia, mentre i baracchini di pesce fritto si trovavano principalmente nel Sud dell’Inghilterra. A chi lo assaggia per la prima volta potrebbe ricordare il baccalà fritto che si mangia in Italia, in particolare vi consiglio di provare quello preparato nella piccola osteria romana di Piazza Santa Barbara, vicino a Campo de’ Fiori.Tornando all’inglese Fish & Chips il segreto è nella pastella croccante e saporita che avvolge il filetto di merluzzo, spesso servito in un cartoccio pieno di patate fritte: il tradizionale involucro non è altro che un pezzo di carta di giornale arrotolata su se stessa. Ho saputo da un cameriere londinese che di solito si usava il quotidiano del venerdì, tradizione legata a quella cattolica secondo la quale il pesce si mangia proprio in questo giorno per evitare la carne.Cercando in rete ho studiato diversi modi per preparare l’originale Fish&Chips e vi consiglio di seguire la ricetta proposta da Giallo Zafferano, mi è sembrata la più dettagliata. Di seguito qualche piccolo consiglio sugli ingredienti:

  • Il pesce: ho passato quasi due ore al supermercato per capire quale merluzzo comprare, ovviamente quello fresco è sempre il migliore, e alla fine ho preso sia filetti freschi che surgelati per capire la differenza: nel reparto surgelati, se fate attenzione, ci sono diverse qualità tra le quali scegliere (filetti già suddivisi in porzioni, bustone formato famiglia, pezzi impacchettati sottovuoto) e sono tutte di buon livello.
  • Le patate: è fondamentale a spicchi grandi come indicato e soprattutto cuocerle in due tempi, in modo tale che restino morbide dentro e croccanti fuori.
  • Il condimento: potete usare dal più “volgare” ketchup (fa molto fast food e ve lo sconsiglio con questa ricetta, ma a molti piace) alla maionese, dal più tradizionale aceto (il modo migliore per gustare questo pesce fritto è proprio condirlo con salt&vinegar, ovvero solo sale e aceto bianco) alla salsa tartara.
  • Il purè di piselli: non siate scettiche, preparatelo! Io non l’ho preparato per la mia cena perché non mi convinceva molto, poi lo scorso weekend a Londra ne ho scoperto le virtù. Con il Convivente siamo stati al Rule’s, uno dei ristoranti più antichi di Londra, e come accompagnamento con il Fish & Chips ci hanno servito una salsa tartara fatta in casa e il purè di piselli e menta: fresco, morbido, dal sapore unico e dal colore entusiasmante. Provatelo!

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Quello che mi ha sempre colpito guardando film e serie tv americane è il “momento gelato”: classico rifugio per le delusioni d’amore, ottimo finale di pasto per una cena in famiglia, ideale comfort-food da condividere con mamma, papà, figli o fidanzato (ma anche il cane va bene!) quando si è insonni e affamati alle quattro di mattina; inoltre i gelati americani sono giganti, barattoli dove affondano non cucchiaini ma interi set di posate, quantità improponibili per le donne taglia 42.
Partendo dal presupposto che qui di taglia 42 non si parla e mai lo faremo mai, per esperienza personale posso confermare che gustarsi un bel barattolo di gelato guardando un film sul divano è molto piacevole, forse lo è meno la battaglia che scatta tra me e il Convivente per conquistare l’ultimo boccone di gelato ormai sciolto: sguardo basso, movimenti lenti, cucchiaino stretto in mano, tensione alle stelle e il barattolo che si accartoccia fra le dita di tutti e due per non perdere la presa.
Convivente - Dai prendilo tu!
Signorina Fiamma - Ma no, ti piace, fai pure.
C -
È tutto sciolto ormai, figurati. Non ti preoccupare.

SF - Io ne ho mangiato abbastanza…
C - Non è vero.
SF - Ti giuro, sono piena.
C - Tanto che cambia, mangialo.
SF - Cosa vorresti dire con “tanto che cambia”?
C - Niente, figurati. E’ solo gelato.
SF - Pensi che ne ho mangiato troppo giusto? Che sono grassa?
C - Oddio, è del gelato mica è una peperonata.
SF - Perché la peperonata non la posso mangiare io?
C - Amore, sei bellissima. Mangiati quest’ultimo cucchiaino di gelato senno lo mangio io!
SF - Ah ecco, era tutto un piano. Volevi fregarmi il gelato.
C - Ma nooo!
(…)
Il balletto del gelato va avanti per interi quarti d’ora: il film di solito finisce, le mani perdono sensibilità congelate dal barattolino e quell’ultimo boccone se lo gusta il gatto per non far torto a nessuno.hd-five-pints-1.JPG

Il barattolo su cui scatta la lite di solito è un “Cookies and cream” da 500 grammi dell’Häagen-Dazs. Lo conoscete? L’azienda americana (anche se il nome farebbe pensare a un marchio danese) tra quelle che producono gelato confezionato è una delle migliori, nonché la preferita dal Convivente (quando era single aveva in frigo solo gelati!): negli anni ‘90 in Italia fu fatto un tentativo di aprire qualche negozio monomarca o flagship stores (ne ricordo uno a Firenze), ma si sa il buon gelato artigianale italiano non ha niente che vedere con gusti americani come butter pecan o banana split, il vero gelato è fatto con pochi ingredienti, freschi, sani ed equilibrati. Latte, zucchero e uova e così sia!
Cosa decide di fare Häagen-Dazs? Crea la linea “Five“, gelati fatti con cinque ingredienti. Sette i gusti: cioccolato al latte, baccelli di vaniglia, caffè, zucchero di canna, zenzero, menta e frutto della passione per il resto solo latte, zucchero, panna e uova.
In attesa che arrivino nei supermercati italiani (speriamo presto), godetevi la vista dei nuovi barattoli: classico tappo dorato, linea semplice e l’ingrediente principale disegnato sul barattolo.

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