Questo weekend si è tenuta la BlogFest a Riva del Garda e tra le ospiti del Foodcamp c’erano due splendide signore arrivate dal Piemonte: si chiamano Marzia ed Erica e sono le fondatrici di “Io mangio gofri“.
Questa piccola impresa al femminile crea deliziose specialità piemontesi, i gofri per l’appunto, e le realizza sul suo furgoncino superattrezzato.
Loro erano lì, con il furgoncino e tutto, e io mi sono innamorata di questa cialda, sia nella versione dolce che in quella salata.
Ma partiamo da cosa sono mai questi gofri.
I gofri sono delle cialde fatte con acqua, farina e lievito e cotte in apposite piastre dette “ferri per goufres” oppure “gofriera”.
ll disegno ricorda i Waffles, mentre il nome le gaufres francesi.
A differenza dei Waffles sono molto più sottili, sembra di mangiare una piadina a buchetti.
I ferri per goufres, che a me ricordano tanto i “testi” per realizzare i necci toscani, sono fatti in ghisa e hanno il caratteristico disegno a quadrettini che rimane stampato sui gofri durante la cottura.
I gofri una volta cotti vengono farciti con marmellate, cioccolata o con prodotti salati: personalmente ho assaggiato la farcitura lardo e stracchino e mi sono ritrovata nel paradiso dei golosi.
Ovviamente avere i ferri in casa è impossibile per cui il mio suggerimento è: o seguite @iomangiogofri su twitter sperando di trovare il furgoncino nei paraggi oppure comprate le piastre elettriche per waffles, ma dubito sia la stessa cosa.
Ed ecco di seguito come si preparano i gofri, ma qui trovate anche un video.
Ingredienti: 1 kg di farina, 1 lt di acqua, 100 ml di latte, una bustina di lievito secco, lardo per la padella.
Preparazione: mescolate la farina, l’acqua. A parte sciogliete il lievito in acqua calda. Aggiungete il latte e il lievito ben sciolto alla miscela di acqua e farina e mescolate il tutto per evitare che ci siano grumi. Lasciate lievitare per almeno un paio d’ore in un recipiente coperto con un panno umido. Scaldate bene la padella, quindi ungetela con il pezzo di lardo, versate con l’aiuto di un mestolo la pastella e cuocete per circa cinque minuti su entrambi i lati.







Il Convivente ama il pesce: filetti caldi, irrorati di burro e limone oppure con dell’aceto balsamico. Il Convivente ama il pesce fritto: filetti di baccalà, ricoperti di pastella e fritti nell’olio. Il Convivente ama mangiare il pesce. I filetti di pesce. Se c’è una cosa che il Convivente non ama è trovare nel piatto qualsiasi cosa abbia ancora la forma di quando era viva. Capita con il pollo, l’agnello e soprattutto con il pesce: l’occhietto bollito che lo fissa e le spine ancora da togliere solo per lui un dramma. Dato che anche io sono un’amante del pesce (meglio se molto fresco, con squame, pinne e tutto il resto) ogni volta che lo cucino, prima di portare i piatti in tavola, devo pulirlo bene e sfilettarlo. Non sono un’esperta, ma con il tempo ci ho preso la mano. Poi sono arrivate le forbici per il pesce.

