Oggi ho trascorso tutto il pomeriggio girando fra gli stand, fermandomi alla piattaforma multimediale (dove, dopo ogni sfilata, giornalisti e fotografi si fiondano per twittare, bloggare, fare l’editing delle foto scattate durante lo show), ammirando il look di alcuni, sorridendo alla fantasia di altri.
Colorato e frenetico, il Lincoln Center assomiglia un po’ al terminal di un aeroporto. È una zona franca: siamo a Manhattan ma, qui dentro (addirittura più che in città), si respira aria internazionale. Giornalisti, fotografi, buyer, celebrities, fashion addicted, PR, designer provenienti da tutto il mondo sono solo di passaggio: finita la settimana, si sposteranno in massa a Milano (e poi a Parigi). Tre le lingue prevalenti: oltre naturalmente all’inglese, la gente parla in italiano o in francese. Ognuno se le cava più o meno bene con tutte e tre. Così come ognuno si sente ugualmente a casa nelle tre fashion capital.
Poliglotta e cosmopolita, stravagante ed elegante, questo microcosmo incarna una passione comune: la moda. Alcuni sono qui per disegnarla, altri per descriverla, altri ancora per comprarla, tutti per celebrarla.
- Giornalisti in fila per entrare a una sfilata
- Il panda… PUNK!
- Olivia… SEXY!
- Il carnevale del Lincoln Center: Crudelia De Mon… IN MINIATURA
- Abiti di luce
- Carnevale continua: la Sirenetta… DIVA!
- Postazione multimediale all’interno del Lincoln Center
- Il prete… ROCK ‘N’ ROLL!
















1.
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