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    Professione donna

    di dania, pubblicato il 23 Giugno 2008

    A 18 anni, cerchi l’indipendenza. Vai a studiare in qualche università lontana da casa, gradisci il sostegno economico dei tuoi genitori, ma non tolleri la loro ingerenza nella tua vita. Sei felice di aver trovato quel lavoretto serale come cameriera in una pizzeria. Immagini un futuro di successi e realizzazioni professionali ed economiche. Non vedi l’ora di terminare l’università.

    A 25 anni, cerchi lavoro. Ti sei laureata con una bella tesi sulla quale hai perso un anno della tua vita e che nessuno ha mai letto, nemmeno il tuo relatore. Hai entusiasmo, qualche contatto passatoti da amici già inseriti nel mercato produttivo, la giovane età, la libertà sentimentale e sessuale e un’ingenua predisposizione alla schiavitù che ti ostini a chiamare gavetta.

    A 30 anni, cerchi la raccomandazione. Sei contenta che i tuoi genitori ti sostengano ancora economicamente, ma rinfacci loro di non essersi intromessi abbastanza nella tua vita per aiutarti a trovare lavoro. Hai un fidanzato, tuo coetaneo, che sopravvive con la borsa di studi del suo dottorato di ricerca in filologia semitica e spera che, donna emancipata, sia tu la metà della coppia a pagare le spese. Il tuo lavoro serale in pizzeria comincia a starti stretto.

    A 35 anni, cerchi il mantenimento. Torni a casa dai tuoi genitori, ormai pensionati, provando a far loro pesare la tua dedizione e il tuo amore filiale. La pizzeria ti ha licenziata, sostituendoti con una studentessa diciottenne. Di nuovo single, sei disponibile a frequentare (e, all’occorrenza, sposare) qualsiasi uomo abbia un buon lavoro a tempo indeterminato, una casa di proprietà o la possibilità di accendere un mutuo. Lavori a progetto mentre progetti di trovare lavoro. Sei convinta che migliorare il tuo curriculum vitae possa dare una svolta alla tua carriera.
    Stai seriamente pensando di riscriverti all’università.

    Continua…

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