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  • martedì, 09 febbraio 2010

    Cosa resterà

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 28 Dicembre 2008
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    Allora, io l’sms con gli auguri gliel’ho mandato, sia messo agli atti. Lei non ha risposto.

    L’sms l’ho mandato al più vecchio dei suoi numeri di cellulare, l’ultimo da cui mi ha mandato un messaggio - ma a parziale discolpa considero la possibilità che abbia ormai adottato definitivamente il numero nuovo. Però ammetterete che non potevo mandare gli auguri a tutti e due i numeri, sarei sembrato troppo ansioso di sentirla. Che cavolo. E comunque, certo lei non lo è stata per niente.
    Che sia viva lo so, l’ho vista due giorni fa su Skype. Cioè, ho visto che era collegata. Semaforino verde.
    Skype è interessante perché ti permette di sapere che quella persona è in casa. Oppure che sta passando la serata fuori. Oppure chissà, forse è in casa ma col computer spento - e in quel caso cosa sta facendo? Con chi è? E’ un arrovellarsi di quelli grandiosi.
    Questo naturalmente se i due componenti della coppia non sono “amici” su Facebook. Noi non lo siamo, perché abbiamo convenuto che era uno dei modi più perversi di sorvegliarsi l’un l’altro e fantasticare morbosamente sulle attività perpetrate dal partner. Così rimane quel semaforino verde che ti dice: sì, sono al computer, e vedo che tu sei al computer, ma non ti contatto - forse nemmeno ti penso.
    In mancanza di Facebook ho provato a marcarla a uomo su Twitter - ma non ci scrive niente da mesi. E sul suo blog non scrive niente da più mesi ancora.
    Che abbia cambiato nick? Che si sia spostata su netlog? Dovrei cercarla con Friendfeed? O addirittura con MySpace? Che abbia aperto un nuovo blog? Magari un nuovo blog di coppia? E intanto guardo Skype ma il semaforino è grigio e non verde, chissà dov’è. Dove sei, e come stai? In quale community ti troverai? Del mio sms che penserai, e in che social network tradendo mi stai - mondo schifoso, è una cosa penoserrima, mi sembra di essere in una canzone di Raf, ma con nomi inglesi e balordi che spuntano da tutte le parti. E, zio cantante!, sto perdendo il mio Self control.

    Vigilie

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 24 Dicembre 2008
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    Uno dei giorni più strani dell’anno, la vigilia di Natale. Mi piacerebbe ricordarle tutte, come si fa nei telefilm quando c’è la puntata di Natale e tutti i protagonisti rievocano attorno all’albero i Natali precedenti, e parte un frammento di una puntata già vista.
    Forse il ricordo più strano è una vigilia di qualche anno fa, direi fine anni 90. Stavo guidando verso la casa della mia fidanzata di allora - quando ho visto con la coda dell’occhio delle persone che si stavano pestando sul marciapiede.
    Come faccio sempre (credetemi, non ho mai capito perché) (ma lo fa anche il mio gatto: sente in cortile due gatti che litigano, si avventa verso la finestra e si butta nel festino anche lui) (lui torna con qualche graffio. Io prima o poi mi becco una coltellata) ho accostato e sono sceso. Erano due giovani cognati, che avevano deciso di regolare i conti davanti alle rispettive signore. Siamo finiti tutti e tre per terra, ma alla fine li ho separati.
    In realtà avrei dovuto aizzarli! Che cavolo, a Natale è inutile sentirsi più buoni, si fanno solo danni. No?

    (ehi, chissà se stavano litigando sulla superiorità del panettone sul pandoro)

    In ogni caso

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 23 Dicembre 2008
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    Alla festa dove rischiavo di incontrarla, non ci sono andato.

    Forse ho sbagliato. Ma manca la controprova. Quindi, diciamo che è andata così è basta.

    Regali di *****

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 22 Dicembre 2008
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    Però, come dicevo, dover cercare i regali distrae.
    La ricerca più illuminante di questi giorni è stata per una femmina. Mia nipotina. E forse cercando il regalo per lei ho intuito qualcosa delle donne - non quelle di oggi, quelle di domani. Perché in un grande magazzino, nello spazio di pochi metri, mi sono trovato davanti a

    1. Baby Alive - “Mangia e fa la popò!”
    2. Pappa pipì pappa pupù - “Dopo la pappa scopri tu se ha fatto pipì o ha fatto pupù”
    3. Baby Amore Pipì Popò - “Mangio e faccio popò!”
    4. Cicciobellofapipì “Attenzione alla sorpresa!” (la sorpresa è che se non ti scansi te la spruzza in faccia)
    5. Bimbola Pipì Popò (nella confezione è incluso un piccolo w.c. col piccolo… ehm. Con la piccola cacchina)

    Mi affascina questa cosa che le future trentenni (e anche 20enni e 40enni e 50enni naturalmente) (però sapete, uno si fissa sul suo target) avranno un rapporto giocoso con la pupù o popò (con la U o con la O?) (un giorno spero che un sondaggio di Mannheimer stabilisca una volta per tutte come la chiama la maggior parte degli italiani) (…ora che ci penso, penso che a stravincere sarebbe un terzo termine. Meglio lasciar stare) nel proprio curriculum. Chissà se nonostante questa infanzia a tu per tu con la pupù, le donne di domani saranno egualmente schizzinose con gli uomini.

    Waterloo

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 21 Dicembre 2008
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    Comunque il Natale ha di buono una cosa che il Capodanno non ha. Natale distrae un casino. Le difficoltà sentimentali vengono messe in secondo piano dalle stucchevoli incombenze: gli auguri, le cene e le bicchierate con amici e colleghi, i regali. Soprattutto i regali. Perché le difficoltà sentimentali li fanno diventare un fardello - più del solito. E sono arrivato a capire perché.
    Di solito sono una spietata macchina da regali, la mia è una marcia trionfale tra i negozi del centro paragonabile a quella dell’esercito napoleonico al suo apogeo: il cumulo dei miei acquisti prima dell’impacchettamento andrebbe visitato come gli Uffizi da comitive di giapponesi intimiditi e fotografanti.
    Quest’anno invece ho la verve di un film di Wim Wenders. Non sono motivato.

    Il fatto è che avere una persona cui fare IL regalo, quello principale, è fondamentale, è come la locomotiva che traina gli altri vagoni: tu ti muovi per cercare il regalo a quella persona ed ecco che trovi anche gli altri lungo la strada. Nel gergo dei maratoneti si dice che c’è “la lepre”, che ha il compito di correre in avanti per imporre agli altri di inseguire a ritmo sostenuto. Quest’anno la mia lista è lunga la metà rispetto all’anno scorso: manca la lepre, manca la locomotiva. E’ come se mancando lo slancio nei confronti della persona più significativa, ne pagassero le conseguenze anche gli altri.
    Sono arrivato a prendere in considerazione la crisi come scusa per cavarmela senza regali - e so di non essere l’unico.

    Andava combattendo, ed era morto

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 17 Dicembre 2008
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    Ma forse io sono qui che - come si suol dire - me la sto raccontando: siamo due ex da un sacco di tempo.
    Nel qual caso: si fanno i regali agli ex?

    Come per ogni grande interrogativo della vita, la risposta va cercata su Internet.
    E devo dire che la cosa sembra fuori questione. Ho trovato un solo sito italiano in cui viene posta apertamente la domanda, e non parla di Natale, ma solo di compleanno: http://it.answers.yahoo.com/question/index?qid=20081113111139AA4ik7c

    Comunque nelle risposte pervenute Amarysso suggerisce “Una bella sciarpa, magari viola…Gli accessori fanno sempre comodo e non dovresti sbagliare!!!”
    Samu invece propone: “una CANZONE SU MISURA!” Da commissionare a gente che ha un apposito sito. Costoro inseirscono nel testo del brano “come ci siamo incontrati, i nostri posti preferiti, il suo nomignolo… quanto lei è unica e io l’adori..” Samu rivela che quelli che lo fanno “Sono famosi… sono stati anche a Italia1″
    (wow)
    e che il tutto viene a costare “da 49 euro in su”

    (…in su fino a quanto???)

    L’idea mi persuade poco. Persuade ancora meno tataj91, che forse subodorando una pubblicità subliminale, prende nei confronti di Samu una posizione piuttosto chiara, affermando:
    “a f r o ci ooooooooooOooooOoOOoOOoOoOoo O____o ”

    Infine c’è giu&giu che suggerisce come regalo:
    “preservativi…….=)
    magari si mette a ridere
    o
    magari si riaccende la fiamma”

    Manca una terza ipotesi.
    Magari li usa con qualcun altro.
    Magari già lo fa.

    Gesù e Maria

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 15 Dicembre 2008
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    Nel football americano si chiama “tiro dell’Ave Maria” quello che la squadra che sta perdendo, a tempo quasi scaduto, fa pur essendo lontanissima dalla meta. In pratica, lanci la palla in avanti chiudendo gli occhi e pregando che la Vergine faccia il tifo per te.

    Quando per una coppia il tempo è quasi scaduto ma c’è il Natale in ballo, è come se il regalo diventasse l’ultima occasione per dire qualcosa. Il regalo diventa una dichiarazione ufficiale, molto probabilmente definitiva. Potenzialmente puoi dire di tutto: “Ti amo ancora” - “Ti amo di più” - “Non mi fai né caldo né freddo” - “Vorrei ricominciare” - “Come vedi io ti conosco come nessun altro” - “Dobbiamo pensarci” - “Ci ho pensato: ma vaffan****”.

    Diventa facile attribuire a uno stupido regalo un potere esagerato. Convincersi che una che ti considera un pingone possa rimanere folgorata e cambiare idea vedendo che gran regalo significativo le hai comprato. “Ti avevo cancellato dalla mia vita e balzavo di letto in letto, ma poi quando sotto l’albero mi sono ritrovata tra le mani quel dvd / quella foto di noi due incorniciata / quell’accappatoio leopardato / ho capito che sei l’uomo per me”. Che dabbenaggine.

    Ma sulla scelta del regalo influiscono anche le previsioni sul regalo altrui. Perché sarà anche il pensiero che conta, ma la frase “Io invece non ti ho preso niente” l’ho già sentita una volta anni fa, e nell’occasione credo di aver digrignato i denti più forte di ottanta bruxisti messi assieme. Quindi mi farebbe comodo una rete spionistica in modo da capire se lei mi compra qualcosa oppure no. Chissà se posso chiedere agli amici comuni - così, casualmente. Magari ventilando che io le prenderò qualcosa, in modo che l’informazione le arrivi, e che arrivi qualche controinformazione.

    Certo, il massimo sarebbe anche sapere quanto spende.

    Mi si nota di più se…

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 12 Dicembre 2008
    1 Commento

    L’invito alla prima pseudofesta natalizia è arrivato.
    Da un amico che ha una bella casa e tanti amici e ama invitare gente. E di solito vengono fuori cose carine, anche se di solito finisco a fare a stilettate con qualche altro babbeo che ha la mia stessa attitudine a fare il maschio alfa.
    Ma a parte questo - c’è un problema.
    L’invito è arrivato via email. E nell’elencone dei destinatari, una ventina di persone, c’è anche lei.

    Vado o non vado?

    ANDANDO
    potrei tenerla d’occhio
    NON ANDANDO
    potrei lasciare campo libero a lei per raccontare a tutti la sua versione dei fatti
    ANDANDO
    potrei fare il cretino con le altre femmine
    ANDANDO
    potrei vederla fare la cretina con un altro maschio
    NON ANDANDO
    potrei dare la sensazione di avere cose ben più fighe da fare
    NON ANDANDO
    potrei rimanere tutta la sera a chiedermi se lei sta facendo la cretina con qualcun altro
    ANDANDO
    potrei dare la sensazione di essere in splendida forma - guardatelo, sta proprio bene, non è vero che sta male come pensavamo
    NON ANDANDO
    potrei dare la sensazione di quello che soffre troppo a vederla, e si chiude in casa, e non vuole vedere nessuno, e nessuno lo invita

    POSSIBILE SOLUZIONE
    Vado di nuovo sul sito internet dell’escort di alto bordo, forse è il caso che mi presenti con lei.

    Pensiamo positivo - no, pessima idea

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 9 Dicembre 2008
    1 Commento

    Insomma, sotto Natale dovrà pur esserci qualche party natalizio.
    E di solito sotto Natale il tasso di disperazione delle femmine single è alto. Il che è un vantaggio.

    Però è alto anche il tasso di improbabilità.
    Nel libro Ristorante al termine dell’universo di Douglas Adams, classico della fantascienza più stranita, c’è un’astronave il cui motore è sospinto da un’improbabilità infinita. Ovvero: siccome costruire una nave che raggiunga tutti i punti dell’universo è altamente improbabile, basta calcolare QUANTO è improbabile, e fornendo al computer il dato si ottiene esattamente tale situazione (il volo interspaziale della nave) - eventualmente insieme ad altre, altrettanto improbabili, come essere inondati di budino, trasformarsi in sofà o arrivare su un pianeta che si sta spontaneamente trasformando in fruttiera.
    Ecco, ai party natalizi si può trovare la collega amorfa assolutamente affascinante - anche con l’aiuto dello spumante che si sa, NON dà alla testa (oh, come no). Oppure si può trovare perfettamente sana di mente e anzi, assai brillante la sconosciuta con la risata demente che racconta di come ha fatto sesso con tutti i suoi psicanalisti. Sotto Natale le relazioni più improbabili decollano come un’astronave. Ecco perché il dramma di sapersi praticamente single è questa sensazione di essere in rampa di lancio e destinato a un’odissea nello spazio. Ecco, se mi va bene, mi risveglierò la mattina del 24 con un monolite nel letto.

    Sfighe, sfoghi

    di Paolo Madeddu, pubblicato il 8 Dicembre 2008
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    Che il Natale faccia soffrire chi è da solo è un luogo comune. Non ci vuol niente a estendere la sofferenza anche alla coppia.
    In fondo Natale è il momento più opportuno per mandare lettere anonime scrivendo: “Guarda che ti tradisce. Non ne posso più di vederti vittima di un inganno. Firmato: un amico“.
    E’ il momento di rovinare le intese più affiatate donando a lei dischi strazianti di Biagio Antonacci e a lui il dvd di Gola profonda.
    E’ il momento di fare regali dolcissimi e intrisi di sensibilità a tutte le ex che si sono rifidanzate, per fargli pensare “Avrei dovuto stare con lui, che errore ho fatto a mettermi con questo babbeo”.
    E’ il momento di stare ad ascoltare tutti quelli che dicono che andranno a fare un delizioso viaggetto all’estero, e poi replicare “Sai, io stavo pensando di andare in crociera, ma in questi tempi di crisi ho meditato sul valore del denaro e darò l’ammontare in beneficenza”.
    E’ il momento di regalare agli amici che si proclamano felicemente sposati una notte con una escort - e poi ne riparliamo.
    E’ il momento di pensare che no, quella precedente è una fesseria: è il momento di sfruttarla io, quella escort, e portarla alla cena natalizia che mi vedrà fronteggiare il maggior numero di coppiette. E poi ne riparliamo.
    Ecco, questa tipa qui, per esempio:

    “Mi trovo a milano e a giorni a Lugano. Tra tutte le accompagnatrici Milano escort sono considerata come una gran professionale dal relax di alto bordo, per mia professionalità eleganza e riservatezza”
    (una gran professionale. Quel che fa per me) (che ho giusto bisogno di relax di alto bordo)

    “Con due giorni in anticipo mi sposto in tuta Italia, anche se le mie città; preferite sono Sardegna : Cagliari, Costa Esmeralda, Porto Cervo, Sicilia : Palermo, Messina, Catania e Taormina”
    (…Messina?) (ma allora Reggio Calabria no?) (…non è abbastanza alto bordo?) (per una che si sposta in tuta)

    “Posso accompagnarti al casinò a Montecarlo, Venezia o Campione d’Italia.
    (carino da parte tua) (una cena con i miei colleghi va bene lo stesso?) (ho paura che non capiscano l’alto bordo) (al massimo, il basso bordello) 

    “Posso raggiungerti con assoluta discrezione e classe in qualsiasi albergo di lusso a Milano : Four Seasons , Principe di Savoia, Westin Palace, Bulgary Hotel, Excelsior Gallia, Diana Majestic, Baglioni, Town House 31 e 12 e il lussuoso 7 stelle Town House Galleria”
    (euhm) (bambina, non vorrei dire) (…ma secondo me tu mi ami per il mio denaro)