Noki on heaven’s door
Pubblicato da Paolo Madeddu il 13 Novembre 2008Commenta
La perdita di un telefonino è un evento traumatico. Per me lo fu già nel 2001, quando Eric I smise di funzionare, portando via quel poco che poteva contenere in materia di rubrica e sms romantici. In fondo quella volta la sim sopravvisse, permettendo il trapianto su Eric II e poi anche su Sam I. Ma in seguito ho visto cellulari e sim arrivare alla fine della loro avventura.
Proprio in questi giorni festeggio dieci anni di telefoni cellulari - ne ho avuti sei. Fa uno ogni venti mesi. Beh, è una buona media, superiore a quella delle mie ultime fidanzate.
Tra l’altro come con le ex, ogni rapporto si è concluso in modo strano. Uno ha interrotto le comunicazioni da un momento all’altro. Uno l’ho perso in una terra lontana. Uno semplicemente non era all’altezza - ogni tanto bisogna essere duri e ammettere che ci si è sbagliati dal punto di vista qualitativo. Con un altro c’era un problema di comprensione: parlare era impossibile.
Il penultimo, Noki I, è forse quello che ha avuto il destino peggiore: l’ho lasciato per un modello più ricco e intelligente: Sam II. Più chic, ma meno grazioso. Il fatto è che non ci stavano più sms. Siccome ne conservo un sacco, la sim è già satura da tempo - il che significa che i miei ricordi deve ricordarseli l’apparecchio. Con Noki I avevo ormai saturato anche la memoria del telefono. Sicché per la prima volta ho lasciato un cellulare con cui mi trovavo bene. E’ stata una scelta molto materialista. Oddio, a dire il vero non del tutto: avevo bisogno di spazio per nuovi ricordi. Ma lo si potrebbe definire la necessità di fare spazio a nuove esperienze.
Ora la morte di Sam II mi ha costretto a tornare con Noki I, che per qualche mese se ne è stato accantonato nell’armadio. I primi giorni di riallacciamento del nostro rapporto sono caratterizzati da un disagio enorme. Perché lui sa. Sa che nonostante tutto quello che ha fatto per me, nonostante tutti gli sms e le telefonate emozionanti che mi ha dato, io alla fine l’ho abbandonato per un fighetto maniaco dei tuffi. E sta pensando: “Lo sapevo che non sarebbe durata. E ora hai di nuovo bisogno di me, ma quanto durerà?” E non è un caso se in questi giorni da lui non ricevo né una telefonata né un sms come quelli di una volta.

