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  • venerdì, 03 settembre 2010

    Io adoro i difetti tipicamente maschili

    di laura carcano, pubblicato il 27 Agosto 2008
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    lauretta.jpgCalciofilia, ipocondria, pigrocinetica etc.

    Io adoro i difetti tipicamente maschili. E intendo quelli che, se li racconti alle amiche, tutte insieme fanno sì con la testa come in una coreografia, perché tutte loro convivono con un uomo fatto allo stesso identico modo. Non c’è niente di insopportabile in ciò che accomuna tutti gli uomini (o quasi). Non si lascia mai un uomo per uno di questi difetti, diciamocelo. Queste manie, ossessioni e passioni caratteristiche del maschio italico sono a loro modo rassicuranti, perché le ritrovi sempre uguali tra un fidanzato e l’altro, tra un marito e l’altro e sai a. come trattarli b. come non vederli c. come riderci sopra (ma non con lui, lui li prende maledettamente sul serio). Piuttosto, i problemi tra un uomo e una donna nascono se lui è “particolare” o “fatto a modo suo”. Non se è un maschio da manuale.

    Ma, torniamo ai difetti tipicamente maschili che mi sanno intenerire. Prendiamo, ad esempio, la pigrocinetica.

    La loro olimpionica pigrizia
    innesca istantanei meccanismi di autodifesa. Sanno come negarsi e giustificarsi anche quando si tratterebbe di fare i 3 metri piani tra il divano e un qualsivoglia altro luogo. Gli uomini quando entrano in casa cosa fanno prima di tutto? Si tolgono le scarpe, esatto. Se noi donne lo facciamo perché abbiamo il metatarso a pezzi dopo una giornata sui tacchi, loro lo fanno per dare un chiaro segnale: ora non mi chiedere di andare da nessuna parte nè di fare questo o quello perché non mi avrai. Ti risponderò comunque “Ma mi sono già tolto le scarpe, ormai!”. Io ho conosciuto un uomo che sapeva portare la birra con un piede dal tavolino al divano (kcal bruciate = 2) anziché piegarsi e con la mano prendere la birra dallo stesso tavolino (kcal = 1). Io ho conosciuto un uomo che se leggeva “a domicilio” su un volantino era capace di farsi consegnare a casa anche un tagliaerbe diesel (al quarto piano di un condominio seza giardino), tale era la gioia del ricevere qualcosa senza doversi scomodare. Io ho conosciuto un uomo che si era messo una macchina del caffè in cucina e una identica pochi metri più in là, nella stanza-studio. Ed era felice. Tanto.

    Io ho conosciuto le vette altissime della pigrizia maschile, eppure non so detestarla.

    p.s. Ho lasciato un intero mese Paolo da solo su questo blog per capire di cosa sarebbe stato capace. Se non ve ne siete accorte ve lo spiego io che lo conosco bene: ci stava provando con voi. Con tutte voi.

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    Vorrei essere ottimista riguardo la nostra storia

    di laura carcano, pubblicato il 17 Luglio 2008
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    lauretta.jpgIeri sera, a cena con gli amici, Paolo si è comportato bene. Mi ha riempito il bicchiere del vino puntualmente, mi ha servito elegantemente, ha intrattenuto piacevoli conversazioni, ha trattato con gentilezza la cameriera e lasciato una mancia. Ha anche notato le mie scarpe nuove.

    Alla luce di ciò, vorrei quindi essere ottimista riguardo la nostra storia.
    Vorrei, ma non posso.
    Perché poi ha passato l’intera notte a combattere con una zanzara. E parlo di ore di appostamenti, cuscinate e minacce.
    Insetti, elettrodomestici guasti, parti dell’automobile delle quali a malapena conoscono il nome: queste sono le loro sfide. Voi, mi sapete dire cos’è che porta gli uomini a ingaggiare queste piccole battaglie come se fossero crociate fondamentali, questioni di orgoglio, di vita o di morte?

    Me lo sono ritrovato lì, in piedi sul comodino in precario equilibrio, mi faceva segno di stare zitta e fissava la tenda con gli occhi iniettati di sangue armato in una mano di una copia di Donna Moderna pronto a sferrare il colpo. Me lo son trovato lì che eran le 3 stamattina. Ho ripreso a dormire tappandomi le orecchie sotto il cuscino.

    Erano le 3.45, ho guardato la sveglia, quando mi ha svegliata per farmi vedere il cadavere dell’insetto. Aspettandosi i miei complimenti e la mia gratitudine.

    Il più grande dei tuoi errori

    di laura carcano, pubblicato il 8 Luglio 2008
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    lauretta.jpgLa serata al locale degli scambisti, già.
    Ho almeno due ricordi pittoreschi legati all’esperienza alla quale mi hai costretta - dicendo che da buon giornalista ti senti costretto ad affondare le mani personalmente nella realtà e bla bla…

    1. Tu, che domandi a uno dei clienti fissi, accompagnato al braccio dalla moglie:
    Scusi, ma gli scambi qui si fanno 1:1 o posso prenderne tre dando via la mia signora? Ho anche una bicicletta da dar via, la possiamo mettere sul piatto eventualmente o le interessano solo donne?

    2. Il dialogo nel buio pesto della dark room:
    - Tesoro, tienimi la mano perfavore
    - Cos’è, adesso hai paura Paolo?
    - No, è che non riesco a trattenermi dal palpeggiare in giro

    Ora, il più grande dei tuoi errori non è stata quella disastrosa serata. E’ stato l’avermela ricordata.

    A questo punto lascia che una cosa te la ricordi io. E non iniziare subito a sudare e ad accampare scuse su scuse. Dovremmo organizzare le nostre vacanze…

     

    La prescrizione medica per i vostri problemi di coppia

    di La Terapeuta di Coppia, pubblicato il 26 Giugno 2008
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    laura-paolo-tristi.jpg

     

    Paolo e Laura, non voglio consigliarvi una vacanza,come faccio con altre coppie che si rivolgono a me. Siete due personaggi strani e, di conseguenza, meritate una terapia bizzarra. La vostra cura è questo blog. Sentitevi costretti a scriverlo, per tornare a comunicare. Vi aiuterà a capire se “c’è storia” tra di voi o se come coppia non avete più alcuna speranza.

    La Terapeuta di Coppia
    (che preferisce restare anonima, non vorrebbe perdere dei clienti per colpa vostra)

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    Mi pesa avere un blog con te, figuriamoci un figlio!

    di laura carcano, pubblicato il 26 Giugno 2008
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    lauretta.jpgMa davvero pensi che io un figlio con te lo avrei fatto?! Figuriamoci…

    Mi immagino come andrebbe: per prima cosa pretenderai di concepirlo con una discutibile performance erotica al ritmo di Amarti è l’immenso di Eros Ramazzotti con il volume a palla in camera da letto. In conclusione dell’atto atletico alzerai gli indici al cielo come Kakà dopo un gol (devo dirlo alle donne che leggono questo blog che razza di imbecille mi è capitato!). Poi, me lo porterei nove mesi come un fardello premuto contro la vescica tra nausee e guaine contenitive. In tutto ciò, tu formuleresti spiritose similitudini tra me e una palla, tra me e una mongolfiera, tra me e quella cicciona della portinaia… Di seguito, partorirei con dolore e dopo qualche giorno lo porteremmo a casa in una culla. Infine, temo che entro poche ore farebbe la fine delle tue calze da pallone…
    Laura, dov’è finito il bambino?

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