Interno, giorno. Siamo in un ristorante. Al tavolo, quattro persone. Un padre biondo, due figlie bionde, una donna mora.Perché non diciamo: una madre mora, già che abbiamo usato termini parentali come padre e figlie? Perché, come spiegherebbero le figlie bionde, lei è la tipa del papi.E la tipa del papi è una commensale assolutamente terrorizzata, al primo incontro ravvicinato con le bimbe del papi.Zoom sulle mani della donna. Tentano di strozzare un tovagliolo torcendolo al ritmo delle sue budella. La donna si sente, ed è, un’aliena.Primo piano sui suoi occhi, si intuisce il suo pensiero: cosa c’entra lei con loro? E loro, la accetteranno?Carrellata sui volti dei biondi. Papi corteggia le figlie per far capire che la tipa non le spodesterà mai. Le figlie scansionano, ad alta definizione, orecchini-makeup-pushup dell’aliena.Alien si torce i capelli simulando anelli di fidanzamento intorno alle dita sudate. Poi osserva le ragazzine, una è Sigourney, l’altra è Weaver, e sono pronte per darle la caccia.La musica, con bassi in primo piano e ritmo che imita un cuore che pulsa forsennatamente, sottolinea lo stato d’animo dell’aliena. Ta tùm, ta tùm, ta tùm. Un tuffo al cuore e uno nel sorbetto, e il pranzo finisce.La macchina da presa segue i quattro che escono dal ristorante. Alien prende a braccetto la sua coda squamosa e mestamente si accompagna da sé, mentre papi e progenie, intrecciati come un cestino di vimini, la precedono.Vieni a casa nostra? chiede cortese il cestino. Alien pensa che veramente sarebbe anche casa sua, soffoca un ruggito siderale e, col passo barcollante da mostro meccanico e anche da tacchi a spillo, accetta l’invito a casa sua.Stacco. Alien si è rifugiata in bagno, e digita galassie di sms alle amiche. Ce la farò? chiede attraverso l’etere. Ce la farai, rispondono dalla rete. Il bello dello spettacolo deve ancora cominciare.Dissolvenza su nero. Al prossimo post, mogliastre.


Mogliastre di tutto il mondo, unitevi.Sì, ma, intanto, cos’è una mogliastra? E’ una che, come me, ha trovato un marito usato, di seconda mano –nel mio caso di terza- ma con ricca dotazione di prole altrui. Insomma, è una che, pur essendo moglie a tutti gli effetti, si sente mogliastra. Perché non è la prima, perché c’è sempre una foto dell’altra sul comò, perché non è la madre dei suoi figli, perché insomma è arrivata dopo, diciamo a cose fatte.Questo blog si rivolge proprio alle mogliastre, ma in fondo anche alle fidanzastre, a tutte le donne che si sentono un po’ le Cenerentole della famiglia allargata. Quelle che, pensando di arrivare con una cassetta piena di mele avvelenate, si sono accorte che in realtà a loro, della mela, tocca il torsolo.Ma, per non avvelenarsi la vita, né avvelenare quella di mariti e figliastri, ci sono dei sistemi. E non sto parlando di noleggiare un kalashnikov o di ingaggiare un killer professionista alla Bruce Willis (che poi vien comodo per svoltare cena e dopocena). Parlo di sistemi leciti, primo tra tutti, l’ironia. Perché, come si diceva nel sessantotto, una risata vi seppellirà.Al prossimo post, mogliastre.
