La bussola di Noè, di Anne Tyler, secondo me è un bel libro. Ne avevo letti altri due della stessa autrice e non mi avevano entusiasmato. Ma questo, sarà perché è pieno di matrigne, mi è piaciuto.
Il protagonista è un sessantenne solo, vedovo e divorziato al tempo stesso, reduce quindi da due matrimoni. Ha una figlia dal primo matrimonio, a cui la seconda moglie ha fatto da madre, e due dal secondo, fornite di patrigno bravissimo che addirittura ha esonerato il protagonista dal pagare gli alimenti.
A un certo punto lui si innamora di una donna, che pare essere la candidata al terzo matrimonio, nonché al matrignato delle sue tre figlie.
Ma a parte la trama, la cosa quantomeno bizzarra è che le figure delle matrigne, in questo libro, sono positive.
O meglio, una è un po’ stronza di suo, l’ex moglie, ma come matrigna è ineccepibile. E l’altra è un po’ sfigata di suo, ma si capisce che come matrigna sarebbe bravissima.
Ora, o Anne Tyler è una matrigna, o veramente sta pian piano cambiando qualcosa. Certo, l’autrice è americana, lì con divorzi e matrimoni sono secoli avanti rispetto a noi, però, insomma, sono rimasta piacevolmente stupita.
Diciamo che l’Oscar della stronzaggine qui lo vincono le figlie, che alla fine, ah, no, non ve lo posso dire, che magari leggete il libro.




1.
Ho annotato diligentemente l’indicazione.
A proposito di oscar della stronzaggine delle figlie, mi è venuto in mente un pezzo di tv di alta qualità che ho visto ieri sera. A casa dei miei genitori, finito Fazio, e facendo zapping siamo planati sulla Maria e la sua posta. Immediatamente sono stata catturata dalla storia, che, sebbene già iniziata, presentava quei due o tre indizi di appartenenza padri separati -figlie che hanno risucchiato gli unici neuroni sopravvissuti all’abbiocco post pasto di mia madre. Sullo schermo compariva un uomo alto, magro, con due occhi chiarissimi, e uno sguardo mite e rassegnato, ed era quello a cui era stata mandata la posta. Dall’altra parte, una tizia più giovane, arcigna e provocatoria, che aveva mandato la posta. Erano padre e figlia, la figlia voleva avere un rapporto con suo padre.
Il padre, molto serenamente, ha detto no. “Perchè adesso? Perchè dopo 14 anni? Io vi conosco, te e tua sorella (e così scopro che le figlie sono due), mi avete dimenticato tutto questo tempo, vi siete sposate e non me l’avete neanche detto, io ho solo divorziato dalla mamma, e mi avete messo nel dimenticatoio, tranne per i bonifici. Io non provo più niente per voi. E sono certo che neanche tu mi vuoi bene. Io ora sono in pace, non ho intenzione di rovinarmi la vita. Vi conosco. Siete bugiarde e cattive ma sono cose che non mi va di dire in televisione e che sapete benissimo.”
Maria insiste, fa la sua parte, gli dice che la figlia è lì per chiedere perdono, gli chiede se almeno non gli mancassero le nipoti: “si - ammette lui - mi piacerebbe tanto vederle”.
Ed ecco, a quel punto, una figlia pentita coglierebbe quest’appiglio, e invece, si vede dallo schermo il suo faccione sibilare “Scordatelo”, con una cattiveria negli occhi senza pari. Il padre chiede di chiudere la busta.
Io faccio una piccola ola a quest’uomo dignitoso. Mio marito pare svanito, come se gli si fosse srotolato il film davanti.
Io ho commentato:”bè, chiaro, il babbo è appena andato in pensione, chissà che buonuscita, valeva la pena tentare”.
Ma se l’è presa int’er cu. (si dice così a Milano?)
Fantastico.
2.
In del cu, pronunciando la u alla francese, sennò con la u normale vuol dire collo. (Se uno dice: ho male al cu, deve proprio enfatizzare la u italiana, altrimenti pare brutto, nonostante anche un dolore al cu francese faccia parte delle cose della vita. Ecco, diciamo che non so se il male a quel cu se vada via con un massaggio alle vertebre cervicali.

Culi e colli a parte, provo un po’ di tenerezza per tuo marito, Gram.
3.
Io lì per lì anche. Ma il padre, in tv ha sottolineato di non essere riuscito a rifarsi una vita. E allora, il mio marito, quello che ti suscita tanta tenerezza, guardandosi intorno non sembrava uno che avesse perso qualcosa, ma aveva, davvero l’espressione di uno che stava pensando:”MInchia, che culo che ho avuto!”
4.
a me come al solito viene solo in mente una frasetta petulante partorita dal mio omino stronzo del cervello : “col cazzo che si tratta di una storia vera..”. ( trattasi di tv, che a prescindere scatena tutto il mio scetticismo intrinseco, comprensivo di attacco di orticaria e repulsione acuta post prandiale.)
5.
questa invece è una storia vera; sabato sono andata al christmas village a comprare inutili ulteriori addobbi natalizi.
scena; ragazzino sui 15 dice a donna sui 45 “ma che, ti sei rotta il naso?”
lei toccandoselo risponde agitatissima “ma no perchè?? cos’ho?”, “ma non so, c’hai una gobba…ma da quand’è che c’hai quel naso lì?”
poi io me ne sono andata, però secondo voi quante probabilità ci sono che lei fosse una matrigna e lui un figliastro?
6.
Carla i personaggi erano molto credibili e non lasciavano pensare ad una farsa. Ma anche se fosse, ho gongolato molto alla vista di quel punto di vista, alla reazione di quell’uomo, alla non pretesa di lieto fine a tutti i costi, in virtù di una genealogia rimossa e ripresa a seconda delle necessità. Che è un pò l’atteggiamento di mio marito. Cioè, si può vivere anche così, e si può dire, “No basta grazie ho già dato, e sto bene così come sto”.
7.
Manua: che ridere, direi un bel settanta per cento di probabilità.
8.
…io invece sto gongolando da sabato perché il figliastro mi ha chiesto di preparargli lo zainetto col pranzo e mi ha chiesto di mettergli dentro qualche sorpresa….mi ha un pò emozionata…non so, penso per il tono in cui me lo ha detto….quel modo che si ha quando si parla con una persona di famiglia, ecco proprio quello! (N.B. una persona di famiglia a cui si vuole bene eh!)
9.
Sono proprio contenta, Martina. Queste piccole cose valgono tantissimo, perché sono fuori da ogni controllo, quindi autentiche.
Gongola, gongola, gongoliamo anche noi con te.
10.
Ma certo che devi gongolare, queste sono vittorie!!! Io sono tutta goduta perchè ieri sera ho accettato di accompagnare a casa la figliastra dopo cena invece di fare venire da noi l’adorabile a recuperarla (non dovevo, lo so, ma altrimenti quella è talmente stronza che se la sarebbe ripresa in fretta e furia dopo l’ufficio), e lei era tutta contenta e mi ha pure difesa mentre il padre criticava la mia guida… che bellooo!!!
11.
Provocazione: usiamo spesso il termine vittoria. C’è una guerra in corso? perchè devono esserci vinti e vincitori? Il fatto che ci siano vittorie e sconfitte non è un pò come ammettere che la cosa è fallimentare di per sè? Perchè che i vinti stiano qui o altrove non importa, una situazione sana non lo permetterebbe. Qual’è il senso di queste vittorie? E poi per c hi, in riferimento a cosa? A noi stesse? Alle ex in competizione? Ai bambini?
12.
Concordo, Gram, maaaaaa, com’è che ti è venuta questa botta di orientalismo?
Comunque la nostra La Simo è mogliastra alle prime armi, ed, essendo armi, seppur prime, guerre vittorie e sconfitte sono all’ordine del giorno. Poi ci si stufa un po’ e vengono gli occhi cinesi.
Sento che questo mio post verrà massacrato, ma sono quasi le due di notte e non ho mica tanta voglia di spiegarmi meglio.
‘Notte a tutte, vittoriose o assonnate, ma pur sempre mogliastre, e quindi valorose.
Yaaaaaawn. (E devo ancora fare i cinque minuti di giochi della buonanotte col gatto, e struccarmi, e pigiamarmi).
13.
Gramigna, visto le tue “battaglie” epiche mi pare un po’ azzardato fare provocazione
Da una che ha la lotta nel sangue (saranno i geni longobardi, che pur sempre barbari erano…) si, direi che è una lotta. La competizione è cosa assai femminile, e di certo è una bella molla. O vogliamo giocarea farci entrare i neuroni zen della saggezza… ? quelli sono una “conquista” (vedi che torna il termine consequenziale al “de bello” ? ) , e se è vero che pur vincendo una battaglia si può perdere la guerra, è anche vero che la femmina è una che un po’ di singolar tenzone ce l’ha nel dna, e che spesso la stessa “conquista” del proprio uomo ha un che di competitivo…
Se no si cade nello sdolcinato ( e un po’ ipocrita) che tanto, tutte, temiamo…
14.
no no, io sono di mio tranquilla, difficile a credersi lo so, ma non voglio saperne più di queste cose. Non sono in competizione, e neppure voglio esserlo o mi piace che lo siano altri. Non su questo piano almeno. Nel gioco della seduzione si, certo, come immagino piaccia a lui, altrimenti si vive come fratelli e ciccia, ma quel territorio non può essere un luogo sano di competizione, non si gioca ad armi pari, non si ha voglia neppure di giocare, ci si è costretti. Io ho maturato il mio equilibrio insieme a mio marito. Chiaro che con i presupposti di una famiglia come la nostra forse è più semplice, ma era quello che volevamo entrambi, una famiglia. E per quanto ironicamente io vado sostenendo di non essere contraria alla poligamia perchè è un buon sistema per sostenere la pesantezza di un marito, in realtà, mi piacciono poco (anche per piccineria della controparte) i contatti, le ripicche, le rivalse, insomma le dinamiche che mi coinvolgono insieme a quell’altra. Ci ho provato.
Poi ho capito che realmente non era una guerra, ma che ognuno aveva diritto a vivere un pò come cazzo gli pare. Del resto, io e mio marito, non scontiamo nulla ai nostri figli, e non siamo disposti a mettere in discussione nulla di quanto è per noi importante in termini di valore.
Perchè dovrebbe farlo lei? In virtù di cosa?
io e mio marito non siamo figure educative consone ai suoi principi: troppo liberi, troppo disinibiti nei comportamenti e nel linguaggio, ( nel linguaggio, concettualmente intendo), laici, io non vado bene come parlo (!), lui figuriamoci, quando viveva lì si, quando s’indaffaravano a stendere la mano di bianco sul sepolcro.
Ecco, la dimensione ideale della vita per questa donna è il sepolcro, la rimozione, o meglio l’accumulo della merda in un punto preciso dell’ambiente, sotto il tappeto, in qualche anfratto d’anima. Le ragazze seguono questo retaggio che non è di pertinenza solo della madre, ma di un’intera comunità, logica di vivere e di pensare.
Io vivo bene nel mio mondo (anche se costa, perchè la libertà ha un prezzo) e non vengo a patti su niente. Perchè dovrebbe farlo lei?
Le figlie sanno che ci siamo, sanno come siamo, non sopportano che basiamo sul dialogo e sull’approfondimento delle nostre emozioni e dei nostri vissuti. Chissenefrega.
Se questo ti pare sdolcinato….
Ma se devo mettermi in competizione no, non può essere qui e per queste cose. Non ha senso.
15.
anche io sono per il vivi e lascia vivere… ma sono anche una scettica, e le dinamiche del vincere- perdere- competere purtroppo sono cose umane, e spesso sono anche io stessa vittima di tali dinamiche…

ahhh ma mi sto attrezzando alla via dell’ascesi eh … almeno una piazza, a me dedicata, la voglio assolutamente, almeno post mortem
16.
sono una Self-made-scettica.. la scettica di se stessa… uahhahaha !
17.
@gram: vorrei dirti due parole su come interpreto io le “vittorie” nella mia esperienza di F.A…
nei miei anni di matrignato, io ho cercato di farmi accettare prima e farmi voler bene poi dai figliastri. I motivi sono molteplici: speravo di creare una famiglia con il mio compagno, e quindi non potevo che accogliere in questo progetto i suoi figli; piano piano ho cominciato a voler loro bene per quello che erano, non più solo perché figli del mio lui; c’é anche un motivo personale che forse é un pò egoistico: avevo molto bisogno di una famiglia non avendone più una mia dopo la morte dei miei genitori. Volendo bene ai ragazzi mi si é aperto anche un mondo di bene dalla famiglia di origine del mio compagno (un bene autentico, che mi scalda il cuore…)
Nonostante le mie buone intenzioni, però, i ragazzi erano influenzati negativamente nei miei confronti dalla loro mamma, che non mi poteva nè mi può vedere.
Per molto tempo sono stati freddini nei miei confronti e la Ado mi tirava fuori nei discorsi più disparati accusandomi anche davanti ai figli di essere stata la causa di tutto…
Ecco perché, se oggi i ragazzi fanno dei gesti spontanei nei miei confronti, se percepisco un pò di bene da loro, io vivo questi momenti come piccole vittorie…poeticamente (e spero non pateticamente) direi vittorie dei sentimenti buoni su quelli cattivi…lo so che non ti piacciono discorsi troppo “santi” ma io ho provato e provo davvero questi sentimenti e nelle mie “vittorie” non vedo nessun perdente…
18.
brava Martina e grazie …
19.
Ma va là che io mi commuovo sempre. Hai fatto il meglio e vedi, c’è una frase che me la dice lunga “mi si é aperto anche un mondo di bene dalla famiglia di origine del mio compagno (un bene autentico, che mi scalda il cuore…)”.
Nel mio caso, sono stata emarginata, e poi insieme a me mia figlia, tantgo più io mi prodigavo in tutto quanto mi veniva in mente per agglomerare, tanto più finivo nella bratta, tanto più cercavo di fare famiglia, tanto più sembrava che fosse tutto sbagliato, perchè dovevo incarnare il modello di donnaccia cattiva. Insomma, per dire, a me mi si è spalancato un mondo povero, incredibilmente asfittico, perfino violento nella sua spietata azione vendicativa, ed è per quello, solo per quello che, ho deciso il distacco zen. Abbiamo deciso.
Meriti tutte le cose belle che ti arrivano, e si, capisco che sono vittorie, che non sono sopraffazioni, ma affermazioni che la limpidezza d’intenti può primeggiare sulla volontà di rendere torbidde le acque. In bocca al lupo, sempre, per tutto.
20.
Martina , è una spiegazione molto dolce, mi pare la migliore interpretazione… forse perchè si capisce che è vera, ed è proprio la tua
21.
Grazie Gram, mi hai commossa…spesso quando ti leggevo mi sembrava che non credessi alla possibilità che ci fossero sentimenti “puliti” e infatti il termine vittoria ti aveva fatto pensare alla battaglia, ai vinti e ai vincitori…invece é il tuo vissuto così carico di sofferenza che a volte ti fa sembrare meno “bella” di quello che sei realmente!grazie ancora, e l’in bocca al lupo te lo meriti tu prima di tutti!
22.
Posso piangere qui sul tappetino del soggiorno virtuale di Rossella?