L’altra sera ho visto “Il vento fa il suo giro”, bellissimo film italiano che tra l’altro consiglio assolutamente a chi non l’ha ancora visto. A un certo punto sono stata fulminata da una sensazione molto forte, che non c’entra direttamente con la trama del film.
Allora, c’era ‘sto tizio che era andato a vivere in un paesino sperdutissimo in montagna, ad allevare capre. Ma la gente di lì, diffidente e ostile, stava attentissima che lui, con le sue capre, non invadesse le terre dove non aveva il permesso di pascolare le bestiole. E fin qui, va be’, era il film.
Poi ecco l’inquadratura di un vecchietto che, tutto rigido, spia col binocolo il nostro capraio e quasi spera che lui sconfini anche di un centimetro, pur di potergli fare un cazziatone.
Ecco, lì io mi sono rivista, in un lampo di consapevolezza, quando, a volte, nonostante non sia un vecchietto e non guardi col binocolo, mi apposto, rigidina, e aspetto che qualcuno nella famiglia allargata faccia qualcosa contro di me. Buuuuuu, mi son detta da sola. Essere meschino e gretto. Regina dell’insicurezza, imperatrice della rigidità, maîtresse della rissa. Insomma, mi ha dato così fastidio riconoscermi, che credo che ci penserò su a lungo, e ci lavorerò a fondo.
Io sto studiando Elasticità da molti anni, è una materia difficilina e piena di insidie. Qualche buon voto l’ho preso, devo dire. Ma ogni tanto mi dimentico di segnare le pagine da studiare, o c’è un’interrogazione a sorpresa, o mi sorprende il premestruo o la luna piena, e allora lì, tac, mi becco un bel quattro. Come il vecchietto col binocolo. O come una testa di capra.









