Ohhh, finalmente la tenutaria di questo blog nonché del Club delle Matrigne è lieta (emozionatissima, mica lieta) di annunciarvi la nascita del suo terzo libro matrignesco, disponibile dal 10 novembre in tutte le librerie.
Si intitola, provocatoriamente, “Di matrigna ce n’è una sola”, l’autrice è Rossella Calabrò – che son sempre io – e l’editore questa volta è Sonzogno.
Dopo “Uova di Matrigna”, libro in cui ero molto, molto arrabbiata, dopo “Mogliastre”, in cui lo ero un po’ meno, ora con “Di matrigna ce n’è una sola” racconto di una matrigna davvero orgogliosa di esserlo, seppur denunciando le difficoltà, personali e sociali, di questo ruolo.
Il libro è una specie di lettera, che a tratti fa sorridere a tratti commuove, rivolta a una figliastra adolescente, ma non bisogna essere per forza matrigne per capirlo. E’ sufficiente essere donne, perché parlo proprio della storia di tutte le donne, delle nostre emozioni, delle nostre lacrime e delle nostre risate.
Parlo anche molto di me, alcuni mi hanno detto che sono stata coraggiosa (veramente la faccia che fanno esprime la parola: incosciente) a raccontare cose così tanto personali, ma a me sembrava naturale farlo. E l’ho fatto. Per cui, se vorrete farvi anche un po’ di fatti miei, il libro è lì che vi aspetta, senza paura.
Mie mogliastre, lo dedico a voi, questo nuovo libro, perché siete donne incredibili e perché senza la forza che mi date ogni giorno non l’avrei mai scritto.









E’ noto che, quando si rompe la lavatrice, poi si rompe anche il frigo, il forno, e magari anche qualche bicchiere che, pur non funzionando a elettricità, sente l’atmosfera un po’ rognosetta e si automutila per solidarietà. Ecco, in questi giorni non mi si è rotto niente (a parte un po’ il papà, che è caduto ma si sta aggiustando) però si sono accumulati così tanti stress, uno dietro l’altro, che ‘gna facevo più. Ma poco fa ho sentito uno zzzzzzzzz, ho detto: ‘mbé?, e poi mi sono scoperta una puntura di zanzara sul polso. Ennò, zanza, siamo in ottobre, tu dovresti essere già morta e sepolta, non vale, qui si esagera. E, al qui si esagera, mi son detta: già.
