
Dopo tre anni come tenutaria di questo onorato blog, mi azzardo a tirare un paio di conclusioni.
Allora, gli attori principali delle famiglie ricostituite sono: l’ex moglie, il nostro uomo, i loro figli, e noi matrigne. Bene. O abbastanza bene, insomma, ma tant’è.
Ora vediamo chi sclera e come, cercando di capire dov’è l’anello debole di questa catena. Perché un anello debole ci deve essere per forza, al di là della situazione comunque innaturale e difficile e certo non facilitata dalla società di queste nuove famiglie.
Ma bando ai massimi sistemi, e analizziamo i minimi. Personaggio per personaggio.
Ex moglie: sicuramente fa danni, ovvio, ma anche, se vogliamo, comprensibili. Nessuno di noi è perfetto, e un’ex moglie ha come unica arma (peraltro affilatissima e multitasking come un coltellino svizzero) quella di rivalersi economicamente sull’ex marito, e/o di usare i loro figli come ariete per sfondare il nuovo nucleo familiare, e la testa della matrigna in particolare.
Figli: io non credo che i bambini, in quanto bambini, siano tutti buoni e meravigliosi. Come succede per gli adulti, ci sono bambini buoni e simpatici, e bambini che, già dal primo vagito, si rivelano delle emerite carognette. Detto questo, che vale ovviamente per tutte le categorie qui nominate, i bambini, finiti in mezzo ai disagi della separazione dei loro genitori, mediamente fanno quello che possono, nel bene e nel male. Ma, siccome sono piccoli, la responsabilità delle loro reazioni è, in gran parte, nelle mani dei genitori. (E anche dei nonni, che però non nomino in questo articolo sennò non la finiamo più). E vediamo più avanti cosa significa questa responsabilità parentale.
Altro attore: la nuova compagna del papi. Ovvero la matrigna. Fa danni anche la matrigna, certo, con il suo bisogno di affermarsi, di inserirsi, di marcare il territorio. Con la sua insicurezza affettiva, insomma, che travolge tutti, grandi e piccini, e lei per prima.
E ora arriviamo all’uomo. Detto opossum per i noti motivi che le lettrici affezionate del blog conoscono. (*) Ecco, l’opossum, e mi dispiace un po’ dirlo perché a me gli uomini nonostante tutto sono simpatici (gli opossum veri di più), è un po’ come il maggiordomo nei racconti gialli. E’ il colpevole. Perché tutti gli altri attori della famiglia ricostituita, purtroppo, dipendono in gran parte da lui e dai suoi atteggiamenti. Mi spiego: se l’ex moglie tenta di circuirlo – rigorosamente dopo che lui si è messo con la nuova compagna – è fondamentalmente perché lui non ha avuto le palle per spiegarle che la sua vita di coppia ha preso una svolta netta. Se l’ex tenta di trucidare la nuova compagna, è perché lui non gliel’ha presentata come la donna con cui passerà, si presume, il resto della vita, ma gliel’ha fatta percepire come una donna con cui la tradisce temporaneamente.
E i bambini? Ovvio che se il papà, con i dovuti modi, non spiega loro che i genitori sono anche persone, e che possono, come tutti, innamorarsi ancora, questi sclereranno e pretenderanno cose impretendibili. (Può farlo anche la madre, ovvio, ma forse è aspettarsi un po’ troppo). Se il papà non presenta loro ufficialmente la nuova compagna, spiegando che, siccome sono una coppia, dormiranno insieme e farano tutto quello che fa una coppia, i bambini tenteranno, giustamente dal loro punto di vista, di infilarsi nel lettone e in ogni piega della coppia. Se il papà continua a trattare la loro madre, nonché, sottolineo, EX moglie, come se fosse una moglie in carica, con cene e weekend e feste comandate tutti insieme, i bambini saranno confusi, non capiranno più niente, e soprattutto soffriranno il triplo. Lo stesso vale per le ex mogli, per le matrigne, e per gli opossum stessi.
Poi, per carità, anche tra le matrigne ci sono quelle buone e quelle cattive. Ci sono quelle più generose, quelle più risolte, e quelle che hanno ancora molta strada da fare nel proprio sviluppo personale. E ci sono anche, a dirla tutta, le matrigne aride, o francamente stronze. Come in tutte le categorie umane.
Però, pensiamoci un attimo: l’ex moglie c’entra perché ha dei figli in comune con l’opy. I figli c’entrano perché son figli. La matrigna c’entra perché è la donna dell’opossum. Ma ‘sto opossum, diomio, c’entra, e c’entra fino al marsupio, con tutti i personaggi coinvolti. E’ lui il perno (ops) su cui ruotano le emozioni, e anche le concretezze, di tutti.
Non è uno che passa di lì per caso, come a volte sembra essere.
E’ l’ex marito, è il padre, è il nuovo marito. Ha, verso tutti, dei doveri precisi. Do-ve-ri.
E allora, ravanando nel fondo del marsupio, non è che magari, tante volte, se sente due piccole protuberanze, due biglie ma non di vetro, due teneri fagottini, due albicocchine un po’ sfatte, le tira fuori, una volta per tutte?
Assicuro agli eventuali lettori di sesso maschile che i vantaggi di detta estrapolazione sono garantiti, per loro in primis. Sai quante rotture di coglioni (sì, queli lì affondati nel marsupio) vi risparmiereste?
(*) Dicesi opossum, in questo mio blog, ogni umano di sesso maschile che, come l’opossum in natura, si finge morto in caso di minaccia o situazione difficile da gestire.
Rossella Calabrò