La Talpa e L’Audi argentata (Quarta puntata di Super-Mogliastre)
Quarta disavventura della vostra Mogliastra di fiducia. (Poi la smetto, giuro, ma mi è presa l’ispirazione seriale).
La Mogliastra, all’epoca dei fatti, lavorava in un’agenzia di pubblicità. Ambiente creativo, informale, molto scherzoso.
Un giorno vide, al di là della strada, un’Audi grigio metallizzato. Riconobbe nell’abitacolo, nonostante i finestrini alzati, un collega con cui era molto in confidenza, con cui aveva da sempre un rapporto goliardico, cameratesco e ironico.
Ahà, si disse la Mogliastra, adesso lo faccio ridere, il collegastro.
Così, dall’altro lato della strada, lei cominciò a prodursi in vezzosi bye bye con la manina e a sbracciarsi con fare seduttivo e ammiccante in direzione Audi. Poi attraversò la strada e si diresse, dimenando ostentatamente i fianchi come una pantera nera, verso l’Audi grigia. Pitupitùm pah, arrivò davanti al finestrino alzato e vi si strusciò contro facendo le fusa, mimò baci che neanche Marilyn, si sollevò i capelli con malizia scoprendo il collo candido, mise in atto un movimento di spalle da regina del burlesque con relativo rimbalzo di tette, e appoggiò le labbra, appositamente atteggiate a cuore, sul vetro, mentre sgranava gli occhi in uno sbatter di ciglia da Vispa Teresa.
Bzzzzzzzzzzzz.
Il finestrino si abbassò lentamente. E, lentamente, come in una scansione, cominciò a profilarsi il volto della persona all’interno dell’abitacolo.
Il volto, assolutamente sconosciuto, era quello di un rispettabile e molto brizzolato signore sui sessanta, in doppiopetto blu, che, con gli occhi da triglia assoluta, guardava allibito quel pezzo di mogliastra ammiccante che gli era caduto dal cielo.
Tutto il sangue della Mogliastra affluì alle sue guance, che diventarono rosse e brucianti come lava incandescente, mentre lapilli di sudore, freddo, le imperlavano anche le dita dei piedi.
Occazzo, disse tra sé la talpastra. E a lui disse: “Scuuuuuuuusi, giuro che da domani mi metterò sempre gli occhiali, ventiquattr’ore su ventiquattro!”
E il signore in doppiopetto: “No, no, signorina, non li metta mai, è stato bellissimo.”
La Mogliastra decise di anestetizzarsi (quando fa figuracce del genere, riesce a radunare tutti i neuroni con la carta moschicida, per poi riporre il bottino ronzante dentro una scatoletta a chiusura ermetica che riaprirà ore dopo) e si allontanò, anzi fuggì, ovviamente inciampando rovinosamente sul marciapiede e mimando, per non cadere, l’arcangelo Gabriele in picchiata.
Poi, ridacchiando tra sé, si fiondò nel primo bar che trovò, ordinando, così alla cieca, due croissant e un tiramisù, giurando: mai più, mai più.
Nella foto, il gioco “Colpisci la talpa”.
Rossella Calabrò













