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L’altro giorno, per combattere l’allungamento del dente canino che mi stava trasformando in una licantropessa, mi sono messa a sfogliare un librettino, speravo terapeutico: “La via della tranquillità”, ed. Pillole BUR, che contiene discorsi fatti nientepopodimenoché dal Dalai Lama, con cui spesso sento grande affinità di pensiero. Perle di saggezza a gogò, che ho anche diligentemente sottolineato a matita, finché non mi imbatto in questa, in cui il colpo di coda finale mi ha allungato vieppiù il suddetto canino:

A proposito dell’amore e del matrimonio, la mia opinione è che fare l’amore va bene, ma non bisogna aver fretta di sposarsi. Siate cauti: assicuratevi di voler rimanere insieme per sempre, almeno per questa intera vita. Se vi sposate senza capire bene che cosa state facendo, dopo un mese o dopo un anno inizieranno i problemi e ricorrerete al divorzio. Da un punto di vista legale il divorzio è possibile e in assenza di figli forse accettabile; non lo è se vi sono figli.

Uhmmmmmmmmm. 

 

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Ai primi di luglio (data da confermare), un po’ dopo mezzanotte (l’ora delle streghe senza bisogno di conferma) andrà in onda GAP, una trasmissione RAI in cui sarà intervistata la neo-delegata del Club delle Matrigne romano: Paola Galantino, bella e brava e coraggiosa matrigna. Fate il tifo per lei, mogliastre. Tra l’altro, l’autrice della trasmissione è un’altra mogliastra: Selena Pellegrini.

E poi, da dopo l’estate, ricordate che partiranno gli Aperitivi delle Matrigne anche a Roma.

Be’, per essere una persona pigrissima, sto mogliastrando parecchio, no? Grazie a voi che mi date l’entusiasmo, la mia unica forza propulsiva. Ah, no, c’è anche il pandoro.

 

 

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“Quando sarò vecchia spenderò la mia pensione (avendocela, ndr) in brandy, in guanti estivi e in sandali di satin. Uscirò in pantofole sotto la pioggia, e raccoglierò i fiori nei giardini degli altri.” E’ la poesia-manifesto di un club molto speciale, quello della Red Hat Society, sotto la cui insegna si riuniscono donne over-50 in tutto il mondo. Segno di riconoscimento: un cappello rosso smagliante sopra un vestito viola, e un sorriso assolutamente solare. Il loro credo è riprendersi se stesse e la propria voglia di vivere, e darsi, finalmente, a una miriade di piccole scorrettezze e dispetti, tornare un po’ bambine e abbandonare costrizioni e falsi perbenismi. Le signore in rosso (e viola) sono oltre settantamila donne scatenate, che si riuniscono in venticinque nazioni, Cina compresa, ma non ancora in Italia.

Questo ci racconta, qui in sintesi, un articolo su D di Repubblica.

Solo le donne riescono a inventarsi e reinventarsi di continuo, in mille modi diversi, compreso questo. Ricordiamocelo, ogni tanto, di essere così forti. Ricordiamocelo davvero.

 

 

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Su la Repubblica di oggi c’è un articolo di Laura Laurenzi che parla di divorzio. I dati: ogni anno 160.000 italiani si separano, e 100.000 divorziano. Oltre a 20.000 rotture tra le famiglie di fatto. I figli coinvolti in separazioni e divorzi, negli ultimi dieci anni, sono 1.400.000. Insomma quest’anno, mie mogliastre, ci sono in giro, solo in Italia, 280.000 ex, e 1.400.000 possibili figliastri.

Così quest’anno arriva anche da noi, dopo Vienna, Londra e Parigi, il Salone del Divorzio. (8 e 9 maggio all’Hotel Marriott di via Washington, a Milano). Scopo dell’evento, cito, è divorziare in maniera civile. Fabio Zanetti, fondatore di “Ex, punto e a capo” (il nome già mi piace) sostiene: “La prima cosa da fare per ripartire è non sentirsi in colpa, rinnovarsi.” Sante parole.

Una cosa bizzarra, invece, è che, oltre alle agenzie di wedding planning, ora è nata anche in Italia un’agenzia di divorce planning, che si chiama “Ciao amore”. Dico bizzarra perché mi suona un filino commerciale, ma va be’.

Una cosa invece sacrosanta, trovo, è che al salone ci sarà anche un’agenzia anti-stalking.

E, cosa che invece trovo un po’ folkloristica, un altro team si occuperà di esaminare il DNA, perché risulta che in Italia un bambino su dieci non sia figlio del padre presunto.

Insomma, direi che l’8 e 9 maggio, un salto a curiosare possiamo anche farlo.

 

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testimonianza.jpgMie mogliastre, vorrei pubblicare questa testimonianza di una, come anticipavo nel titolo, non-matrigna, che però ha matrignato su vari fronti. Buona lettura.

 

Cara Rossella, ormai da troppo tempo vi leggo in silenzio, è opportuno che mi faccia avanti.

Mi chiamo Giuliana, abito a Torino, ho appena compiuto 40 anni e non sono una matrigna, con il che il discorso sembrerebbe chiuso. Però.

Però vengo da una famiglia (o meglio, una non-famiglia, dato che era tutto quello che una famiglia NON dovrebbe essere) finalmente sfasciatasi alla luce del sole dopo 15 anni di (loro) separazione in casa combattuta sulla (mia) pelle durante i quali sono riuscita a essere coinvolta in quella che ho appreso essere la Sindrome da Alienazione Parentale nei confronti di mio padre che pur viveva sotto lo stesso mio tetto - il quale padre peraltro mi disse poi di aver aspettato tanto a chiedere la separazione “per il mio bene”.

Però poi questo padre si separò, divorziò e, naufragata che fu la liaison con una che chiamava me, poco più che ventenne, per lamentare il fatto che lui festeggiasse con altra compagnia femminile il suo compleanno, approdò nel 2002 a seconde nozze con una divorziata madre di due figli, la più giovane dei quali sarebbe andata a stare con loro due.

Però io capii subito come sarebbe finita e infatti nel giro di pochi anni ecco che si è separato di nuovo, non senza aver reinterpretato le solite scene di piccolo orrore quotidiano e aver cercato (non riuscendoci) di farle rivivere a me.

Però nel frattempo, dopo un paio di relazioni – una delle quali ha avuto come epilogo una prova tecnica di matrignato svoltasi all’altro capo del mondo per giorni 15, messaggio ricevuto - che definire problematiche è un ridicolo eufemismo, io mi sono fidanzata con il mio attuale non-marito (che spero diventerà finalmente tale tra non troppi altri anni), il quale, avendo ahilui perso la sua mamma il giorno prima di compiere sei anni, se ne vide rifilare da papà suo una “nuova” (così gli fu presentata) quando ne ebbe otto. Malauguratamente costei si sforzò di incarnare fin troppo bene lo stereotipo cui il nomastro si rifà, complice anche un equilibrio mentale un po’ – ehm – ballerino, ed esordì per esempio pretendendo che tutte le foto della precedente consorte venissero distrutte per cui ora il mio forse tra un po’ maritastro, che ha appena compiuto 50 anni, non ha modo di ricordare le fattezze di colei che lo mise al mondo e questo non è mai bello (il problema, direte voi, è che a questa pretesa e a tutte le altre venne dato cockerescamente ascolto da parte del padre e sono d’accordo, il problema è proprio questo).

Però, anche se per lui il termine “maritastro” è improprio, ho assaporato pure io in certo qual modo le incursioni del suo passato rappresentato da colei che mi aveva preceduta (no, non era una moglie appunto e neppure una fidanzata, diciamo che gliel’aveva data quel tanto che bastava per tenerlo per, vabbé, la collottola teoricamente da lì all’eternità) e mi aveva presentata a lui nella speranza alfine avveratasi di levarselo di torno, salvo chiamarlo due o tre volte il dì per chiedere – anzi, esigere -  passaggi, riparazioni domestiche e prestiti come era ormai abituata a fare. Ci ho messo 13 mesi a farlo capitolare e cinque anni ad arrivare al rapporto che abbiamo adesso, ma è stata la cosa migliore che abbia fatto in vita mia.

Non aggiungo altri dettagli biografici, mi pare che come credenziale possa bastare.

Leggendovi (e ho letto tutto tutto tutto) ho rivissuto in modo un po’ schizofrenico una gamma mostruosa di emozioni: la bambina terrorizzata all’idea di perdere l’affetto della madre e quindi costretta a rivelarle ogni minima interazione con il padre pena scenate di puro delirio, avvelenata dalla sua depressione e dalla sua solitudine tanto da sentirsi ancora in colpa quando, decenni dopo, riceveva una telefonata che esprimeva quegli stessi sentimenti mentre si stava divertendo a cena con gli amici, isolata dall’imbarazzo di vivere in una casa dove il padre e la madre mangiavano seduti a due tavoli diversi ignorandosi e dove perciò non si poteva invitare nessuno; la figlia ormai adulta che constata che la nuova moglie del padre si lagna delle stesse cose di cui si lagnava sua madre vent’anni prima e che da quella stessa nuova moglie si sente chiedere: “Perché non me l’avevi detto che era così?”; l’aspirante fidanzata che si rende conto una volta per tutte dell’ingombro rappresentato dal figlio di quello con cui aspirerebbe fidanzarsi e promette a se stessa che almeno questo, no; la compagna finalmente in carica ma che è o comunque si sente, complice la sua voraginosa mancanza di autostima, perennemente in competizione con fantasmi che d’altra parte lui si ostina a non scacciare (sarà l’esempio paterno?). E’ stato MOLTO catartico e ha contribuito ad aiutarmi a capire quanta strada ho fatto da tutti questi allora: per dire, non è tanto l’anello che ho adesso al dito, ma il fatto che pochi giorni fa in seguito a un tentativo di aggancio come ai bei tempi lui l’abbia autonomamente mandata a far qualcos’altro.

Giuliana

PS: il mio fantasma del passato adesso è fidanzata con un padre separato…

 

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