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Mie mogliastre, dal 14 giugno 2010 ogni secondo lunedì del mese potrete incontrarvi anche a Lucca per confrontarvi tra matrigne sotto l’insegna dell’onorato Club.

La delegata toscana, Patrizia, oltre a essere matrigna nonché ex moglie e madre, di mestiere fa la councelor, quindi saprà gestire gli Aperitivi con grande esperienza personale e professionale, e con saggezza. Oltre che con un pizzico di senso dell’umorismo, che fa bene alla salute di tutte noi.

Il primo incontro sarà il 14 giugno, dalle 18,30 alle 20,30. All’Officina di Comunità, piazza Curtatone, 147, a Lucca appunto. Vicinissimo alla stazione.

Dopo l’estate probabilmente faremo l’inaugurazione ufficiale, in cui ci sarò anch’io, ma intanto cominciamo a mogliastrare ufficiosamente anche in Toscana. Per sapere quante sarete, scrivetemi qui.

 

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sette-comandamenti-club.gif Mogliastre, la delegata del Club di Torino e la sottoscritta Mogliastra tenutaria del Club italiano abbiamo messo giù questo piccolo statuto. So che interessa solo a chi viene agli Aperitivi, ma siccome arriveranno anche in altre città, lo pubblico anche  qui sul blog.

Piccolo statuto degli Aperitivi delle Matrigne

ovvero: i Sette Comandamenti del Club. Da non confondersi con i Sette Nani. Eccolo (che non è l’ottavo nano):

 1 -Scopo degli Aperitivi delle Matrigne è quello di confrontare le proprie esperienze, sia emotive che pratiche, con l’obiettivo di non sentirsi più delle marziane. Un certo riflesso verdognolo sulla pelle non deve preoccupare. Non è la carnagione di Marte, ma solo un po’ di bile. Poi passa.

 2- Sono ammessi, e anzi graditi, sfoghi, lieve turpiloquio, indigestione di stuzzichini, stati variabili di ebbrezza etilica.

 3 -Non sono assolutamente ammessi morosi, compagnastri, mariti presenti e passati, nonni, criceti preferiti o altri che non abbiano il patentino di matrigne. Tranne nei casi di ospiti speciali, appositamente invitati dalle delegate del Club delle Matrigne per incontri a tema (avvocati, psicologi, puericultori, patrigni, figliastri, serial killer etc.)

 4- E’ richiesto un minimo -anche un massimo vah- di contenimento del proprio ego matrignesco per lasciare spazio anche alle matrigne più timide. Tutte devono avere la possibilità di sputare i rospi e inserirsi con facilità nelle discussioni. Croak, magari tra tanti rospi esce pure un principe azzurro.

 5- E’ altresì richiesto un sorriso, anche finto, tanto poi quello vero arriva lo stesso.

 6 - Dress code: dal pigiama al tubino, passando per la muta da sub (per immergersi nella famiglia allargata).

7- Parola d’ordine: riderci su, tutte insieme.

 

 

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tamo-pio-bivio.jpgEd ecco che, a un certo punto del matrignato, si arriva a un bivio. Da una parte c’è un cartello che dice: STAI, dall’altra ce n’è uno che dice: VAI. Di solito questo bivio si presenta intorno al terzo anno, ma non è una regola. Però, se si calcola che dopo quattro anni si arriverebbe alla proverbiale crisi del settimo anno, viene  da essere un filo disfattisti, ma va be’.

Allora, dicevamo, il bivio. Bivio, lo dice la parola stessa, significa che ci sono due vie. Ognuna poi può avere deviazioni, lavori in corso, scale mobili o sabbie mobili, ma in sostanza, o si va o si sta. Se si va, e se si è sopra i trentacinque-quaranta, il primo rischio è di ritrovarsi, qualche tempo dopo, con un altro uomo munito di prole altrui. E allora una si chiede: ma chi me l’ha fatto fare? ci ho messo tre anni a tentare di educare quell’altro, e adesso mi ritrovo ‘sto qua, ancora selvaggio come una moffetta, e praticamente ho buttato alle ortiche tre anni di riformatorio casalingo. Perché, mie mogliastre, ho la terribile sensazione che gli uomini siano un po’ tutti uguali, ma soprattutto, siamo noi che tendiamo a essere sempre uguali a noi stesse. E allora, tutto quello che ci faceva male una volta, ci fa male ancora, nonostante il cambio di compagno e di prolastra. Da cui il pensiero fondamentale: dobbiamo lavorare su noi stesse, renderci più brave a farci scivolare addosso le cose, tirare fuori la nostra generosità, e diventare, senz’altro, più adattabili. Perché nell’evoluzione non vince il più forte, ma il più adattabile. E per adattabile non intendo coglione, ma elastico. Così, tanto per chiarire.

Piano B: decidiamo di restare. Il rischio qui, anzi, a mio modesto parere la certezza, è che ci vorranno anni prima di smettere di rimpiangere questa decisione. Ci aspettano orde di pensieri devastanti, montagne di insicurezze e frustrazioni, uno stillicidio di rabbia, e ci troveremmo quasi sempre con due canini lunghi come quelli di un tricheco, pronti ad azzannare i lombi del compagno o, se resistiamo al ribrezzo, quelli della ex. Però diciamo che una luce in fondo al tunnel c’è. C’è la possibilità, concreta e sperimentata da altre donne, di un arricchimento interiore, e di una vita, seppur bislacca, molto stimolante e piena. Più ricca di quella di una famiglia tradizionale, proprio perché, come ho scritto varie volte, ai legami di sangue si sostituiscono legami fatti di niente, eppure altrettanto forti. I figliastri possono diventare una risorsa preziosa, mogliastre, non dimentichiamolo. Possono anche non diventarlo, succede che non ci si pigli caratterialmente, ma diamo tempo a questi piccoli alieni, facciamoli crescere, aspettiamo che si rivelino un po’ più per quello che sono davvero, sotto la scorza dell’infanzia o quella ancora più difficile dell’adolescenza. E intanto, facciamogli delle trasfusioni di DNA, il nostro, che passa attraverso una pastasciutta, un sorriso, e anche un cazziatone, perché no.

Ma. Ma la parte più difficile, davanti al bivio, è rappresentata da noi. Anche dai nostri compagni, certo, ma io credo che una coppia vada avanti grazie alle donne, e alla loro forza. Credo in un matriarcato non ufficiale, ma reale. E molto, forse non tutto ma molto, è nelle nostre mani. Anche per motivi biecamente biologici: noi donne abbiamo la struttura mentale, la sensibilità e la determinazione  per gestire le situazioni affettive. Gli uomini, generalizzando, molto meno.

Ecco, però c’è una considerazione, come si dice, over all: se, davanti al bivio, ci rendiamo conto, guardandoci dentro con onestà, che non siamo abbastanza forti, o ancora troppo indietro con i lavori su di noi, be’, mogliastre, non suicidiamoci, ma dirigiamoci con passo elastico verso il cartello VAI, e dopo, mentre ci lecchiamo le ferite, facciamo tesoro di tutte le lacrime e le incazzature, cerchiamo di capire i meccanismi che le hanno create, e prepariamoci al prossimo incontro. Con ogni probabilità sarà un altro marsupiale, ma, forse, saremo più pronte.

Però, vi prego vi prego vi prego, non buttiamo via una storia dando la colpa agli altri. Tranne rari casi, mie mogliastre, è davvero tutto nelle nostri mani. E’ solo una questione di tempo, la questione più difficile di tutte. Sì, lo so che il tempo e l’orologio biologico, per esempio, non vanno d’accordo. Lo so, e mica ho una soluzione per tutto, però davvero vorrei che ci fermassimo tutte a pensare alla nostra forza, e a quanto poco la stiamo usando. Ne abbiamo un sacco, davvero, stasera proviamo tutte a guardare sotto i tappeti, tante volte fosse lì.

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Inauguro l’anno nuovo con un post un po’ zen. 

L’altro giorno, in coda a una chiacchierata tra me e la mia figliastra quattordicenne, lei mi ha detto, con nonchalance: io di te mi fido. Io, matrigna indagatrice, ho incalzato: perché? E lei, con semplicità, mi ha risposto: ma perché tu sei tu.

Ecco, io credo che quel perché tu sei tu rappresenti un mondo.

Un mondo nuovo. In cui entrare con la mente sgombra e il passo pulito. Un mondo fatto da persone, non da ruoli. Un mondo in cui vincono le emozioni, non le razionalizzazioni.

Tu sei tu. Certo, figliastra, hai ragione. Anch’io ti voglio bene perché tu sei tu, non perché sei la figlia di mio marito. Perché sei spiritosa, perché sei timida, perché sei buona, perché incredibilmente il mio DNA, che non poteva arrivarti col sangue, ti ha raggiunto attraverso tanti momenti passati insieme.

Tu sei tu. Io sono io.

Figliastra, matrigna, non importano i ruoli fra noi. Ma purtroppo importano fuori da noi, dove una matrigna, anche se è una tuseitù, non conta un cazzo. (Ops, scusate, il maestro zen è uscito per saldi.)

E allora, tuseitù o non tuseitù, tocca continuare la battaglia, cosa poco zen e molto occidentale, ma è in occidente che viviamo. Tocca ribadire il nostro ruolo di adulti di riferimento, tocca sradicare i pregiudizi, tocca, tanto per cambiare, farci il culo. (Maestrooooo?).

Ma dentro di noi, ed è questo che ci può dare la forza, sappiamo che possiamo essere delle tuseitù, e allora, forse, sarà tutto un pochino meno difficile.

 

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lsd.jpgCascate di diamanti, serenate al chiaro di luna, dichiarazioni d’amore, proposte di matrimonio, teste di ex su un vassoio d’argento, alucce di figliastri al gratin.

Se durante le vacanze avete ricevuto tutto questo e siete ansiose di condividerlo, lunedì 4 gennaio: Aperitivi delle Matrigne.

Se non avete ricevuto niente di tutto questo, cosa peraltro davvero inconsueta, ci vediamo lo stesso per scoprire come possa essersi verificata cotanta bizzarria.

 

(Dipinto di Magritte)

 

 

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