Ed ecco che, a un certo punto del matrignato, si arriva a un bivio. Da una parte c’è un cartello che dice: STAI, dall’altra ce n’è uno che dice: VAI. Di solito questo bivio si presenta intorno al terzo anno, ma non è una regola. Però, se si calcola che dopo quattro anni si arriverebbe alla proverbiale crisi del settimo anno, viene da essere un filo disfattisti, ma va be’.
Allora, dicevamo, il bivio. Bivio, lo dice la parola stessa, significa che ci sono due vie. Ognuna poi può avere deviazioni, lavori in corso, scale mobili o sabbie mobili, ma in sostanza, o si va o si sta. Se si va, e se si è sopra i trentacinque-quaranta, il primo rischio è di ritrovarsi, qualche tempo dopo, con un altro uomo munito di prole altrui. E allora una si chiede: ma chi me l’ha fatto fare? ci ho messo tre anni a tentare di educare quell’altro, e adesso mi ritrovo ‘sto qua, ancora selvaggio come una moffetta, e praticamente ho buttato alle ortiche tre anni di riformatorio casalingo. Perché, mie mogliastre, ho la terribile sensazione che gli uomini siano un po’ tutti uguali, ma soprattutto, siamo noi che tendiamo a essere sempre uguali a noi stesse. E allora, tutto quello che ci faceva male una volta, ci fa male ancora, nonostante il cambio di compagno e di prolastra. Da cui il pensiero fondamentale: dobbiamo lavorare su noi stesse, renderci più brave a farci scivolare addosso le cose, tirare fuori la nostra generosità, e diventare, senz’altro, più adattabili. Perché nell’evoluzione non vince il più forte, ma il più adattabile. E per adattabile non intendo coglione, ma elastico. Così, tanto per chiarire.
Piano B: decidiamo di restare. Il rischio qui, anzi, a mio modesto parere la certezza, è che ci vorranno anni prima di smettere di rimpiangere questa decisione. Ci aspettano orde di pensieri devastanti, montagne di insicurezze e frustrazioni, uno stillicidio di rabbia, e ci troveremmo quasi sempre con due canini lunghi come quelli di un tricheco, pronti ad azzannare i lombi del compagno o, se resistiamo al ribrezzo, quelli della ex. Però diciamo che una luce in fondo al tunnel c’è. C’è la possibilità, concreta e sperimentata da altre donne, di un arricchimento interiore, e di una vita, seppur bislacca, molto stimolante e piena. Più ricca di quella di una famiglia tradizionale, proprio perché, come ho scritto varie volte, ai legami di sangue si sostituiscono legami fatti di niente, eppure altrettanto forti. I figliastri possono diventare una risorsa preziosa, mogliastre, non dimentichiamolo. Possono anche non diventarlo, succede che non ci si pigli caratterialmente, ma diamo tempo a questi piccoli alieni, facciamoli crescere, aspettiamo che si rivelino un po’ più per quello che sono davvero, sotto la scorza dell’infanzia o quella ancora più difficile dell’adolescenza. E intanto, facciamogli delle trasfusioni di DNA, il nostro, che passa attraverso una pastasciutta, un sorriso, e anche un cazziatone, perché no.
Ma. Ma la parte più difficile, davanti al bivio, è rappresentata da noi. Anche dai nostri compagni, certo, ma io credo che una coppia vada avanti grazie alle donne, e alla loro forza. Credo in un matriarcato non ufficiale, ma reale. E molto, forse non tutto ma molto, è nelle nostre mani. Anche per motivi biecamente biologici: noi donne abbiamo la struttura mentale, la sensibilità e la determinazione per gestire le situazioni affettive. Gli uomini, generalizzando, molto meno.
Ecco, però c’è una considerazione, come si dice, over all: se, davanti al bivio, ci rendiamo conto, guardandoci dentro con onestà, che non siamo abbastanza forti, o ancora troppo indietro con i lavori su di noi, be’, mogliastre, non suicidiamoci, ma dirigiamoci con passo elastico verso il cartello VAI, e dopo, mentre ci lecchiamo le ferite, facciamo tesoro di tutte le lacrime e le incazzature, cerchiamo di capire i meccanismi che le hanno create, e prepariamoci al prossimo incontro. Con ogni probabilità sarà un altro marsupiale, ma, forse, saremo più pronte.
Però, vi prego vi prego vi prego, non buttiamo via una storia dando la colpa agli altri. Tranne rari casi, mie mogliastre, è davvero tutto nelle nostri mani. E’ solo una questione di tempo, la questione più difficile di tutte. Sì, lo so che il tempo e l’orologio biologico, per esempio, non vanno d’accordo. Lo so, e mica ho una soluzione per tutto, però davvero vorrei che ci fermassimo tutte a pensare alla nostra forza, e a quanto poco la stiamo usando. Ne abbiamo un sacco, davvero, stasera proviamo tutte a guardare sotto i tappeti, tante volte fosse lì.