Sentite un po’ questa, tratta dal saggio “Amore” di Richard David Precht, filosofo e giornalista tedesco: “Gli elefanti vivono in branchi, un’unione di grandi famiglie costituita da madri e zie, nonne e prozie, figli e nipoti. Il leader è un’elefantessa anziana più esperta: è lei che sostiene e orienta il branco, tramandando anche i vari codici di comportamento e valori. Quello che manca, in tutto questo, sono i maschi. Quando hanno più o meno dodici anni, capita loro una cosa un po’ strana. All’arrivo dell’inverno, il cervello è invaso dal testosterone e avvelena i loro sensi. La concentrazione dell’ormone sessuale supera di sessanta volte quello normale. Le ghiandole temporali cominciano a secernere un liquido scuro, l’attaccatura della proboscide si gonfia, il maschio inizia a puzzare da morire di sudore e urina, e il suo prepuzio inizia ad assumere tonalità verdognole. In queste condizioni il maschio non può continuare a vivere con il branco e inizia a vagare da solo o in piccoli gruppi di scapoli per la foresta e la savana. Quando, in seguito, si avvicinerà agli altri sarà solo perché una nuova ondata di testosterone lo spinge all’accoppiamento, ma potrà unirsi all’elefantessa solo lontano dal branco. Con la famiglia non avrà più nulla a che fare.”
Chissà, magari la scelta sociale degli elefanti è una vera furbata. Sicuramente evita un sacco di problemi, sia di coppia che di famiglia allargata. Insomma, se vediamo un prepuzio amico farsi verdognolo, ricordiamoci di questo post.
Rossella Calabrò






