Chi ha provato a mangiare da sola al ristorante? Mediamente, non sappiamo dove guardare, non avendo di fronte nessuno. E, fingere di avere di fronte qualcuno, intavolando perdipiù una conversazione brillante, è molto peggio, e la camicia di forza non dona al décolleté.
Possiamo provare a portarci un libro, ma, se lo posizioniamo davanti al piatto, gli spaghetti, durante il tragitto piatto-libro-bocca, spesso si accasciano sulle pagine del libro. Se lo posizioniamo dietro il piatto, dobbiamo sporgere il collo come delle tacchine, con il rischio di essere assoldate dallo chef per il pranzo di Natale.
Guardare un punto fisso nel vuoto potrebbe essere una soluzione, ma dopo un po’ ci lacrimano gli occhi, oltre a ottenere un’espressione un po’ da pesce lesso.
Fissare qualcuno, non si fa, è maleducazione, lo sanno anche le triglie.
Smanettare col telefono è una soluzione talmente ovvia che veniamo sgamate in tre secondi.
Impiccarsi con gli spaghetti alle vongole? Può essere una soluzione definitiva.
Lo stesso per quell’altra cosa tremenda che è andare a una festa da sole. Con l’aggravante, classificata ai primi posti tra gli sport estremi, di non conoscere nessuno tranne la padrona di casa. I guai cominciano già quando siamo di fronte al citofono.
Bzzzzzzzzzz. “Sìiiii?” “Ehm, sono Grimilde.” “Ah, sali.” Sì, ma sali dove? Non ci ricordiamo più il piano, quindi siamo costrette a suonare di nuovo. Bzzzzzzz. “Sìiiiii?” “Scusa, non mi ricordo il piano”. “Terquartinto”. Oddio, il tram doveva passare proprio adesso? Non abbiamo capito niente del piano. Rifiutandoci di citofonare per la terza volta, che oltretutto quello lì che ha risposto manco sa chi siamo, ci appostiamo sotto al portone aspettando che arrivi qualcuno con l’aria di andare alla nostra festa. Ci lamentiamo come vitelli perché non arriva nessuno, ma, quando qualcuno arriva, è ancora peggio. Andranno alla festa veramente? O stanno solo andando a congiungersi carnalmente a casa loro, senza party, né Martini, né niente? “Hehehe, scusate, andate alla festa di Crudelia?” “Sì.” Un lapidario sì, mentre la lei ci squadra sospettosa, e il lui ci scansiona ad alta definizione il lato b. “Hehehe, non mi ricordavo il piano, salgo con voi.” “Mhm.”
Ma poi, mica ci si può attaccare come cozze alla coppia, quando si entra in casa. Anche perché la coppia ci molla immediatamente per marinarsi altrove. E noi lì, a precipitarci verso il buffet, non per fame ma per avere qualcosa da fare mentre, con un gamberetto infilato nel naso per errore, scrutiamo l’orizzonte alla ricerca della padrona di casa. La padrona di casa c’è, ovvio, ma è attorniata da un nugolo di amici stretti, così stretti che fanno muro, anzi una muraglia cinese intorno al lei, e noi non riusciamo a valicarla. Da sotto la muraglia cinese uggioliamo in mandarino stretto: “Buonaselaaaa!” E lei, cortesemente, annuisce e morta lì. Che si fa? Si va a fumare sul balcone? Mhmmm, poco trendy. Ci si chiude in bagno simulando un attacco di salmonellosi? Può essere, ma nel bagno ci son già due che stan trombando. Allora si simula una chiamata al cellulare, e poi, risimulando un impegno mondanissimo e galantissimo, ci si fionda nell’ascensore e ci si pigiama a casa, dopo un tempo di permanenza al party di circa diciotto minuti.
Io, che se ho scritto questo articolo queste cose le ho provate eccome, ormai da parecchi anni ho imparato a mangiare al ristorante da sola, e oltretutto mi piace tantissimo. E, alle feste, anche se vado da sola, sopravvivo la maggior parte delle volte, e rischio anzi ogni volta di divertirmi parecchio. Chissà, forse è anche l’allenamento estremo, il master in famiglie allargate, che ci fa diventare delle impavide Super-Mogliastre.
Rossella Calabrò












