Primo piano su patrigno di passaggio in un campo visivo
Esterno, giorno. Siamo in una ridente cittadina di campagna, resa un po’meno ridente dalla pioggia incessante, ma pazienza.
C’è un uomo, dobbiamo ammettere piuttosto belloccio, c’è la sua donna, dobbiamo ammettere a malincuore anche lei piuttosto anzi molto bella, e c’è la di lei pargoletta. Sì, bella anche lei, ma assomiglia al padre, assente al momento nonché divorziato da mammà.
La macchina da presa abbandona il panorama, che tanto il sole sta tramontando e non si vede più niente, indugia su uno spaventapasseri giusto per fare avanguardia, e poi torna sul terzetto in carne e ossa.
L’uomo, candidato patrigno, abbraccia fuggevolmente la sua donna. La bambina, precipitevolissimevolmente, riempie entrambi di pugni. Ohibò, e il Mulino dov’è finito? Precipitato, evidentemente.
Lo spaventapasseri scuote il capoccione, la madre ha la coda di paglia tra le gambe (la coda, la coda) e il patrigno, in quanto uomo, fa finta di niente. La bambina, messo a punto il golpe, si allontana inseguendo una volpe, giusto per la rima.
Dissolvenza in nero.
Il titolo del cortometraggio: Anche i patrigni piangono. (Versione trash: Lo Spaventapassere.) Ovvero, non siamo solo noi matrigne a essere vittime di gelosie, a volta capita anche ai signori patrigni. Non credo che piangano, eh, però insomma non è mica facile nemmeno per loro.
Mal comune, nessun gaudio, però.







