Progetto solidarietà: a che età avvicinarli a questo valore?
Si parla di: Senza categoriaVenerdì, quando sono andata a prendere mia figlia Public Enemy all’asilo, la maestra mi ha consegnato una busta bianca vuota con scritto Progetto solidarietà: Il mio regalo per ‘Patrick’.
La nostra scuola materna ha adottato un bambino a distanza, e ogni anno nel periodo natalizio raccolgono qualche fondo per aiutarlo. I nostri figli vengono coinvolti in questa iniziativa con la possibilità di aiutare il piccolo ’Patrick’ attraverso delle piccole rinunce, mettendo l’equivalente della propria rinuncia nella busta bianca.
Sembrandomi un progetto più che dignitoso e molto educativo ho deciso che avrei cercato di sensibilizzare mia figlia su questo argomento, con l’intento di portarla a capire che non tutti sono fortunati come lei, e che anche lei attraverso qualche piccolo sacrificio avrebbe potuto contribuire ad aiutare un bambino che vive lontano, da qualche parte nel mondo. E’ giusto che capisca l’importanza di aiutare chi ha meno di noi, ho pensato fra me e me in uno dei miei ormai rari momenti di riflessione.
E così questa mattina mentre ci preparavamo per andare dai nonni ho introdotto il discorso e poi, una volta salite in macchina, eravamo pronte per la fase decisiva.
“Allora, Tesoro”, ho esordito durante il viaggio, mentre per l’ennesima volta ascoltavamo “Mrs Robinson” di Simon e Garfunkel, “che ne dici se pensiamo insieme a qualche idea per aiutare Patrick?”
Silenzio.
“Potremmo rinunciare a un ovetto Kinder e mettere quei soldini nella busta”.
“Ma mamma, noo. Io l’ovetto Kinder oggi lo vorrei proprio”.
“Capisco. Be’… magari rinunci alla giostra. Non andiamo sulla giostra, e mettiamo l’equivalente di due o tre gettoni nella busta per Patrick.”
“Mamma, ma la giostra mi piace proprio. Avevamo detto che andavo sul cavallo oggi. E’ il mio preferito.”
“Ah Già”. Finisce la canzone.
“Beh, Public… a cosa rinunciamo? a un gioco?”
“Va bene, senti, gli diamo un Lego. Uno bello colorato”.
“Ma… tesoro, nella busta non possiamo mettere giochi. Dobbiamo mettere soldini. Dobbiamo pensare a cose che non hai e invece che comprarle diamo quei soldi a Patrick…”
“Ma non può rinunciare mio fratello? tanto lui non lo saprà mai”.
Guardo il mio secondogenito nello specchietto. Lui, ignaro di tutto, con il suo berretto blu osserva le luci di Natale fuori dal finestrino. Sarebbe pronto a rinunciare a tutto. Tanto non lo saprebbe mai.
E mia figlia ancora non capisce.
Come sensibilizzare i nostri figli in modo più efficace? A che età è giusto iniziarli alla solidarietà? A che età possono secondo voi capire davvero?


1.
Per fortuna dei ns bambini loro non capiscono cosa significa sacrificio, hanno tutto perchè noi diamo tutto, amore e regali. Non è colpa loro. Adesso , visto il periodo natalizio, con la nana abbiamo deciso di “donare” alcuni suoi giochi ai bambini che nn ne hanno, DURISSIMO x lei scegliere. Ma io ricordo che quando ero piccola e mia madre faceva un pò di “pulizia” e io poi vedevo i figli dei vicini con i miei giochi mi sembrava una cattiveria, erano i miei giochi, xchè dovevo darli ad altri? Nn so, penso che sia giusto insegnare loro che ci sono dei bambini che nn hanno tanti giochi, però anche i ns sono piccoli, nn possiamo pretendere troppo, credo….
2.
tanto per sensibilizzare mia figlia di 4 anni nelle piccole cose, le spiego che noi non possiamo permetterci di sprecare nè cibo nè acqua per rispetto nei confronti dei bambini poveri che non hanno niente. questa la sua riflessione di ieri, fatta ad alta voce con suo fratello di 21 mesi “sai, noi si che siamo fortunati, ci pensi che ci sono bambini che sono talmente poveri che non possono neanche comprarsi il grana biologico?”
Non capirà il fattore “rinuncia” , mi sembrano tanto piccoli per questo, ma il concetto base mi pare sia giunto a destinazione!
3.
Si può, si deve, se si vuole che crescano in un certo modo. Cioè se non li si vuole egoisti, viziati e “vuoti”.
Si può dando l’esempio. Si può mostrando bambini in situazioni disagiate. Si può raccontando loro piccole storie vere…
5 anni è già una giusta età.
Certo è più comodo dar loro tutto, viziarli, assecondarli, nascondere loro tante brutte cose… Ma purtroppo la vita non è una favola ed è giusto mostrare la varietà della vita e degli accadimenti, ampliare la visione del loro piccolo mondo e prepararli anche al fatto che esiste anche sia chi è più sfortunato, sia il donare, sia il fatto che tutto può mutare… Non tutti i concetti insieme ovviamente… Conosco una famiglia davvero sui generis di questi tempi: per scelta non hanno tv, praticano sport all’aria aperta, per scelta la mamma insegna che il maglioncino da lei fatto è più importante di quello griffato dell’amichetto, trova sempre iniziative carine che condivide coi suoi 4 figli… Non sono strani: giocano e si divertono come tutti e non hanno difficoltà nell’aiutare o nel condividere… A loro è stato insegnato che è cosa bella. Io li trovo speciali e la mamma sempre mi dice che non è stato così complicato e non soffrono, non si sentono inferiori…
4.
io credo che sensibilizzarli sia un dovere, fin dalla più tenera età. Ma ci sono modi e modi. Quando sono più piccoli, si insegna intanto a NON SPRECARE LE RISORSE NATURALI: anche questo è un gesto per gli altri! E poi al fatto che non si possono avere sempre giochi, giochini e giochetti (questo per tutti quei genitori che non possono fare a meno di comprare qualcosa di superfluo ogni volta che fanno la spesa). Certo, dobbiamo dare l’esempio anche noi: vivendo fuori dal consumismo esagerato, mostrando loro che se si fa troppa roba a cena, si mangerà l’indomani a pranzo (vedevo proprio l’altro giorno un articolo che diceva che ogni statunitense butta, ogni giorno, 1.400 calorie nella spazzatura!!!!), cucinando per e con loro (e abbandonando i cibi precotti, smettendola di rifugiarsi nella scusa del “non ho tempo per cucinare”, che per una bistecca, o un piatto di pasta, 10 minuti bastano) e magari, potendo, coltivando qualche verdurina. Già crescendo con questi e altri atteggiamenti, capiranno in seguito che si può rinunciare a qualcosa per dare ad altri. Ma penso che tua figlia sia ancora troppo piccola per poter accettare questo sacrificio, che è enorme per lei, anche se magari a te non sembra. Direi che potresti forse ritentare il prossimo anno… comunque penso sia già tanto far loro capire che nel mondo ci sono tantissime persone che non hanno niente…
5.
Sono d’accordissimo con chi dice che sia giusto, se non costringerli a rinunciare alle loro cose preferite, comunque a sensibilizzarli sul fatto che certe risorse sono preziose e sul fatto che noi siamo fortunati e quella fortuna non dovremmo darla per scontata.
Purtroppo siamo nell’era del benessere, e i nostri figli crescono con una concezione dell’avere piuttosto distorta: per le nuove generazioni l’avere conta più dell’essere, e secondo me questo è il valore da correggere.
Non è possibile che i bambini guardino i vestiti e i giochi che uno ha e non cosa quella persona abbia da dire.
Io faccio di tutto per insegnare ai miei figli certe cose, ma la società circostante non è, ahimè, d’aiuto.
6.
sono d’accordo con te Lisa purtoppo il mondo e la societa’ che ci circonda non ci e’ d’aiuto. io vengo da una vita molto diversa da quella che hanno i miei figli …ho 40 anni (direte …be’ che c’e’ di strano? ) sono nata de due genitori che per me erano quasi dei nonni…mio papa’ (che purtoppo non ho piu’) era nato bel 1915 ha fatto la 2 guerra mondiale mia mamma (per fortuna ancora con me) e’del 1927 !!!
I racconti con cui mi hanno cresciuta erano sul serio di fame, serate passate nella stalla perche’ unica stanza “calda”….ha passato pero’ un infazia molto ricca , non di cose materiali, ma di racconti e di vita .
Io ora cerco di raccontare queste cose ai miei figli quando si lamentano di non avere il giochino che secondo loro hanno tutti tranne loro…logicamente!!!
Ora e’ abbastanza normale diventare mamma a 40 anni o anche piu’ ma 40anni fa era diverso mi trovavo ad interagire quasi con dei nonni perche’ la vita di mia mamma e’ stata molto diversa da quella di una donna di oggi …proprio ora che siavvicina il Natale cerco di fargli capire che io avevo sul serio un solo regalo e nonsempre quello che avevo chiesto nella letterina …pero’ e’difficile e anche se ho vissuto queste esperienze e’molto difficile spiegargli la rinuncia e il dare piuttosto che ricevere…..
Forse e’ anche colpa nostra…Boh
E’ comunque giusto aiutarli a capire che non tutti sono fortunati come noi e hanno cio’ che abbiamo noi…io continuo a provarci speriamo!!!!
7.
rileggendomi mi sono accorta di aver fatto un po’ di confusione spero si capisca…scusate ma l’argomento mi ha coinvolto molto e sono andata un po’a ruota libera
8.
Tiz: ma no, si è capito benissimo quello che intendevi dire, e anzi credo che tu abbia centrato il focus della discussione. Un tempo si viveva di semplicità. Anche mia mamma racconta sempre che quando era piccola lei i regali di Natale erano i madarini, le noci, e qualche giocattolo vecchio che era stato fatto ‘sparire’ durante l’estate, rimesso a nuovo, e riproposto come novità a Natale.
Non per cattiveria, ma forse i nostri figli dovrebbero provare a trascorrere un anno, anche uno solo, in quel modo. Magari rivaluterebbero un po’ tutto, e pretenderebbero un po’ meno.
Certo, un bel po’ è anche colpa nostra.
9.
Bé Lisa, penso che comunque sia inevitabile viziare i nostri figli più di quanto i nostri genitori abbiano viziato noi. Però guarda, io che posso già vedere un po’ dei risultati dell’educazione che ho cercato di dare ai miei (visto che i due più grandi hanno 12 e 8 anni) ti posso garantire che se li educhi in un certo modo, non avranno mai pretese enormi, e sapranno anzi apprezzare le cose più semplici: come per esempio, avere una mamma che cucina con e per loro, mentre i compagni mangiano solo cose precotte. Oppure chiederti se per il fine settimana si può andare a visitare un museo, invece di fare come altri e stare incollati davanti alla tv. Oppure sentirli parlare di ecologia, vedere che apprezzano il fatto che in casa si fa la raccolta ultra-differenziata. Comprare i vestiti che le amiche non mettono più, e vedere che tua figlia è contenta di metterli anche se non sono di marca, perchè le hai insegnato che la marca non vuol dire niente. Andare al supermercato con loro piccoli, e vedere con soddisfazione che quando passi davanti al reparto giochi non si buttano per terra urlando perchè vogliono che compri qualcosa per loro. Andare al mercato e farti aiutare da loro per scegliere la frutta e la verdura.
Insomma, di sicuro l’ambiente in cui viviamo li influenza comunque, però ti garantisco che anche i tuoi ti diranno un giorno “mamma, noi siamo fortunati perchè voi ci insegnate tante cose, e perchè rispondete alle domande che vi facciamo, e perchè quando andremo a vivere da soli sapremo fare tutte le faccende di casa perchè ci hai insegnato come si fa. E siamo fortunati perchè abbiamo una bella casa e abbiamo sempre da mangiare”.
10.
complimenti mammaemigrata!!!! hai tirato su dei bambini fantastici spero di riuscirci anche con i miei tre monelli.
In qualcosa riesco anchio ….anche noi per esempio usiamomolto i vestiti di seconda mano e anchio a mia volta do i nostri ad altri bimbi, chissa’ pero’ cosa succedera’ nell’adolescenza…in cui tutti seguono il gregge????