Il dibattito in Gran Bretagna è aperto: alcuni esperti della Royal Society of Medicine pongono l’attenzione sulla necessità, da un punto di vista evolutivo, di consentire al bambino di scoprire appieno il mondo reale prima di immergersi in quello virtuale.
Un appello che pone sotto accusa il Nappy Curriculum, progetto voluto dai laburisti che si propone di introdurre l’uso delle tecnologie sotto i cinque anni di vita. Secondo questo programma, infatti, già intorno ai quaranta mesi i bambini dovrebbero essere in grado di compiere le prime elementari operazioni con computer e televisione. Gli psicologi infantili però insorgono, sostenendo che sia opportuno rimandare l’ingresso nel mondo virtuale dopo i nove anni.
Le motivazioni sono legate alla deformazione della realtà in un momento cruciale per lo sviluppo del bambino, un momento in cui, a tutti gli effetti, il piccolo sta ancora formando dentro di sé concetti come spazio e tempo. Per questo, secondo gli esperti, uno stimolo troppo precoce potrebbe compromettere la capacità di lettura e di calcolo matematico.
Non c’è proprio niente da salvare? Anche gli psicologi inglesi riconoscono il valore dei programmi per disegnare in grado di potenziare la creatività e lo sviluppo del pensiero.
Un’ottima notizia in fondo. Perché, a tutti gli effetti, la cosa più immediata a cui si pensa, trovandosi davanti a un computer con un bambino in età prescolare, è proprio quella di disegnare, colorare, manipolare foto per creare facce buffe e divertenti.
Quale che sia la vostra opinione su questa notizia riportata da Corriere.it una cosa è certa: forse strutturare l’informatizzazione precoce dei bambini è un passo su cui ancora ci sono dei punti aperti. Ma prevedere dopo i nove anni l’accesso per tutti a programmi di alfabetizzazione digitale sarebbe davvero confortante…
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