
In questi giorni ho seguito alcune delle gare azzurre. Soprattutto quelle tinte di rosa. E dopo quell’urlo che ha attraversato la Manica, bucato lo schermo, emozionato tutti, ho deciso che, per me, Valentina Vezzali è, più di tutte, la porta bandiera delle mamme italiane.
Ed è record. Mai nessuna donna aveva raggiunto un tale traguardo alle Olimpiadi.
E sono fiera di poter dire che è una nostra connazionale, ma sono ancor più fiera di poter dire che è una mamma (di Pietro e di un altro figlio che ha voglia di avere e che vorrebbe fosse femmina, Ginevra).
Una mamma che ha dimostrato più volte e continua a dimostrare quanto la passione conti più di uno stato di famiglia o di un ruolo sociale rinchiuso dentro a due rigidissime parentesi.
Una mamma che fa la mamma, la donna, la moglie e la sportiva eccellendo – a quanto pare – in ognuna delle prove in cui si cimenta.
E questa è una delle lezioni di vita che difficilmente si cancelleranno dalla mia memoria. Come quell’urlo.
Una dimostrazione che gli ormoni non inibiscono l’attività dei neuroni e che una persona va giudicata dalle proprie opere e non da quanti pannolini (e se) abbia cambiato.
Spero che un giorno, non lontano, la meritocrazia che finora ho visto vincere alle olimpiadi di Londra 2012 possa riflettersi anche in quello reale.
Sognare non costa nulla, soprattutto in tempo di podi e medaglie.
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L’oggetto di transizione per l’addormentamento, è un classico.