In questi giorni ho seguito alcune delle gare azzurre. Soprattutto quelle tinte di rosa. E dopo quell’urlo che ha attraversato la Manica, bucato lo schermo, emozionato tutti, ho deciso che, per me, Valentina Vezzali è, più di tutte, la porta bandiera delle mamme italiane.
Ed è record. Mai nessuna donna aveva raggiunto un tale traguardo alle Olimpiadi.
E sono fiera di poter dire che è una nostra connazionale, ma sono ancor più fiera di poter dire che è una mamma (di Pietro e di un altro figlio che ha voglia di avere e che vorrebbe fosse femmina, Ginevra).
Una mamma che ha dimostrato più volte e continua a dimostrare quanto la passione conti più di uno stato di famiglia o di un ruolo sociale rinchiuso dentro a due rigidissime parentesi.
Una mamma che fa la mamma, la donna, la moglie e la sportiva eccellendo – a quanto pare – in ognuna delle prove in cui si cimenta.
E questa è una delle lezioni di vita che difficilmente si cancelleranno dalla mia memoria. Come quell’urlo.
Una dimostrazione che gli ormoni non inibiscono l’attività dei neuroni e che una persona va giudicata dalle proprie opere e non da quanti pannolini (e se) abbia cambiato.
Spero che un giorno, non lontano, la meritocrazia che finora ho visto vincere alle olimpiadi di Londra 2012 possa riflettersi anche in quello reale.
Sognare non costa nulla, soprattutto in tempo di podi e medaglie.

Serena Sabella – Bismama.com

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Da Kate Winslet a Naomi Watts passando per Hilary Duff.
Cosa hanno in comune?
Sono tutte mamme vip che hanno deciso di abbandonare le forme burrose post gravidanza a favore di un fisico più asciutto e tonico. La Duff è l’unica che, concedendosi piccoli sgarri alimentari, non è ancora tornata in forma dopo il parto; ma è una neo mamma, starà affogando lo stress post parto nel gelato variegato. Concediamoglielo.
Regime alimentare a parte, tutte fanno movimento seguendo il trend che dilaga nello star system: il Pilates.
Il pilates è una tecnica dolce molto diffusa anche in Italia, costituita da circa 500 esercizi differenti. Si basa soprattutto sul controllo del movimento dei muscoli, in particolare quelli posturali (addominali, lombari, dei glutei e dell’interno coscia).
L’esecuzione degli esercizi avviene coordinando la fluidità dei movimenti alla respirazione, per un basso numero di ripetizioni: così si rafforzano e tonificano i muscoli, senza incrementarne eccessivamente la massa.

Naomi Watts faceva Pilates prima di rimanere incinta e non ha smesso di farlo neanche durante la gravidanza. E a guardare i risultati, io avessi un pancione, non esiterei a imitarla.
Tra l’altro è anche abbastanza semplice visto che esistono appositi libri che spiegano quali esercizi eseguire e come farli.
Uno di questi è Pilates facile in gravidanza – AVallardi (€ 8,90), in libreria dal 19 luglio.

Pilates facile in gravidanza” è uno strumento utile per tutte le donne incinte. Le sessioni di Pilates illustrate dall’autrice sono semplici, efficaci e sicure: ogni posizione è accompagnata da una descrizione e da un’immagine così da evitare errori di postura ed eventuali danni. Gli esercizi sono mirati a mantenere il benessere nelle diverse fasi della gravidanza (primo, secondo e terzo trimestre) e a ritrovare la forma quando il figlio è nato. La sequenza delle azioni può essere adattata al tempo che si ha a disposizione.

Allora siete ancora lì o state già srotolando il tappetino? La strada per la tartaruga sulla pancia passa attraverso la galleria della sofferenza.
Ma fa anche qualche rallentamento in prossimità delle gelaterie.

Photo credits: bismama.com

Serena Sabella – Bismama.com

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Fare le valigie per un mese al mare è molto più semplice che preparare quelle per un week end sulla neve. è una questione pratica. D’estate le giornate si vivono al mare, al sole e non c’è bisogno di grandi numeri di indumenti. Ma cosa portarsi dietro per le nottate estive?

Per la carrozzina o il lettino.
Niente copertine.
Un lenzuolino di cotone andrà benissimo. Meglio se cotone biologico.

Il cuscino
Molti sono i medici che sconsigliano l’uso del cuscino. Il bambino potrebbe involontariamente portarselo al volto e avere difficoltà a respirare.
Tuttavia ne esistono alcuni forati che possono agevolare il sonno in alcune posizioni, ad esempio quella sul fianco. Se il vostro bambino è ormai abituato al cuscino, portatevi dietro il suo che è qualcosa di familiare in un ambiente nuovo.

Il pigiama
La regola che vale sempre e comunque è quella del buon senso: non è il caso di coprire troppo un bambino soprattutto durante il sonno. In linea di massima una canotta potrebbe andare benissimo sia per i neonati che per i bambini più grandi.

La zanzariera
Se sapete che l’addormentamento del bambino avviene in orari non compatibili con i vostri, e immaginate che si addormenterà qualche sera nel passeggino/carrozzina perché siete fuori, una zanzariera potrebbe evitare fastidiose punture e garantirgli un sonno tranquillo.

Voi, invece, cosa mettete in valigia per le notti estive?

Serena Sabella – Bismama .com

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Katie Holmes lascia Tom Cruise.

Si parla di: mamme vip

Katie Holmes e Tom Cruise si erano sposati nel 2006 nel castello Odescalchi sul Lago di Bracciano. Dalla coppia nasce Suri (5 anni) che viene etichettata dalle riviste americane come una baby icona di stile fino a diventare la baby vip più fotografata della storia.

La notizia, da giorni, fa il giro del web, dei social e dei blog di rumors. Chi ha lasciato chi? E soprattutto, perché?
Alcune indiscrezioni vogliono Cruise colpevole di avere atteggiamenti strani ed essere  troppo devoto a Scientology tanto da portare la Holmes a difendere la figlia.
“La preoccupazione principale di Katie rimane, come sempre è stato, il bene di sua figlia” dichiara l’avvocato di Katie alla rivista People. E forse, per una volta, lasciando da parte i tacchi di Suri, il make up e il guardaroba multimilionario, sono d’accordo.

In generale credo che uno dei principali doveri di noi genitori, sia insegnare ai figli come si ama, cos’è l’amore. E se non cominciamo a fargli vedere che amiamo noi stessi per primi, come faremo a fargli credere che possiamo amare qualcun altro?
Sento ancora molte voci a favore della separazione in casa o dello stare insieme per il bene dei figli e questo va contro la mia filosofia.
Un uomo e una donna possono essere due genitori felici – e di conseguenza avere dei figli felici –  anche senza condividere lo stesso tetto. Stare insieme per forza e sottoporre liti e discussioni al giudizio dei bambini che conseguenze avrebbe?
In ogni caso, forza Suri.

Serena Sabella – Bismama.com

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L’allattamento al seno è da sempre uno degli argomenti che, insieme al parto, generano più polemiche.
Alanis Morisette, subito dopo la copertina provocatoria del TIME  ha deciso di comunicare il proprio pensiero in un’intervista a Access Hollywood e di schierarsi: lei è pro-breastfeeding.

Non so spiegarne il motivo ma, così a pelle, non avrei mai creduto che la cantante simpatizzasse così tanto con l’allattamento al seno. Forse per quella sua vena rock e l’aspetto da bella (bellissima a mio avviso) e dannata?
Il suo bambino ha attualmente 16 mesi e Alanis precisa che non ha alcuna intenzione di smettere.

“Allatto e allatterò mio figlio finché non sarà lui a decidere di svezzarsi. Penso che doni forza al bambino durante la crescita; per me, proteggere la sua sicurezza, il suo benessere e il suo attaccamento è molto importante in questa fase dello sviluppo ”.

La loro è una famiglia (Alanis e il marito Mario Treadway) che promuove il contatto pelle a pelle e che pratica il co-sleeping.
E voi? Dopo quanto tempo avete svezzato il vostro bambino e perché?

Serena Sabella – Bismama.com

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Jennifer Connely: i miei bambini si amano.

Si parla di: Senza categoria

Jennifer Connely 41 anni, forse ai più nota come la moglie del prof. Nash in A beautiful mind, è anche mamma di tre bambini: Kai 14, Stellan 8, e Agnes Lark 11 mesi.

Jennifer, si racconta a un noto rotocalco americano, e dice che probabilmente il segreto del successo della sua famiglia risiede sia nella giovane età in cui è diventata mamma, sia nel modo in cui lei e suo marito Paul Bettany insegnano l’amore ai figli: “Non litigano mai, si curano a vicenda. Si amano. Sono orgogliosa di avere dei ragazzi così meravigliosi. Forse ha qualcosa a che fare con l’enorme differenza di età tra di loro, non c’è concorrenza e tutti hanno la stessa attenzione.”

Nonostante il meraviglioso quadretto, ammette di non volerne un quarto: “Penso che basti così”, dice. “ogni volta che usciamo tutti insieme è come dover spostare un intero esercito.

Comunque, sappiatelo, se il loro comportamento fa avere figli tranquilli e meravigliosamente calmi, io ho già prenotato un corso on line tenuto dalla Connely in persona: come diffondere amore e ricevere tranquillità.
Suona zen, mi piace.

Bismama

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Quando a svegliarti è la terra.

Si parla di: sonno

La terra trema.
E lo fa senza preavviso, senza dare il tempo di raccogliere il necessario prima di uscire di casa, senza dare il tempo di pensare, capire o piangere, senza neanche, a volte, dare il tempo di attivare l’istinto di sopravvivenza.
E lo fa anche di notte. Svegliando ancora quei genitori che da giorni dormono come sentinelle, svegliando i nostri bambini che hanno imparato che, da un po’, andare a dormire con la tuta da ginnastica è meglio.
Quel risveglio per loro è così veloce, ovattato, impastato e strano da non accorgersi che chi li tiene in braccio corre più veloce della paura. E il buio condiviso, lì fuori in strada, rotto dal rumore delle vibrazioni, terrorizza più di ogni altra cosa. Perché l’angoscia è contagiosa, ormai la strada è il teatro di un’epidemia, e non c’è nessuno che sappia consolare perché non c’è nessuna consolazione.
Ci sono solo i sogni di quei bambini che sono alla terza o quarta notte passata in macchina e che sperano.
“Mamma, ma quando torniamo a casa?”
Sognano la routine, quella rassicurante, quella fatta anche dal litigio tra fratelli, quella in cui le lacrime si versano su un giocattolo e non sull’asfalto. Quella in cui gli occhi della mamma sorridono e non sono incastrati in un presente dove non c’è prospettiva per il futuro.
E magari pregano anche, chiedendo solo l’opportunità di una nuova vita normale nella quale la terra rimane ferma sotto i piedi e non ti crolla sulla testa.

Ho sentito da poco dei cari amici che sono in Emilia e ho sentito la loro paura che tutto, da un momento all’altro, possa crollarti sotto i piedi. E mi hanno raccontato quello che ho scritto su con le parole imbevute di panico. E il mio pensiero, oggi, è con loro e con i loro bambini che questa notte avrebbero voluto passarla nel loro lettino. E invece.

Bismama

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Parliamo ancora di Victoria Beckham.

Contrariamente a quanto si possa pensare, non ce l’ho con lei, anzi trovo che sia un’icona di stile (outfit del matrimonio reale a parte, s’intende). E’ che, a mio avviso, i coniugi Beckham sono il re e la regina indiscussi del gossip formato famiglia e parlare di loro regala sempre una certa soddisfazione.
Inoltre, questo episodio che sto per raccontarvi è davvero troppo carino per non  condividerlo.
Forse lei non sarà dello stesso parere, ma che importa? Se non è divertente che gossip è?

Victoria ha recentemente raccontato a Vanity Fair America di quella volta che ha dimenticato il figlio Brooklyn (13 anni) a casa:

“Mi sono alzata presto insieme ad Harper. Ho preparato la colazione per tutti e una volta pronti ho detto: <<Forza ragazzi, dobbiamo andare a scuola o faremo tardi! >> Sono salita sulla mia Range Rover, ho messo Harper nel suo seggiolino e ho messo su l’iPod – ovviamente importantissimo – e mi sono diretta a scuola. Solo dopo un po’ di strada, vista la troppa calma in auto, ho ricordato di aver lasciato Brooklyn in cucina. Così mi sono messa ad imprecare e mi sono sentita una vera idiota. Ho fatto inversione e sono tornata in fretta indietro. Harper era in macchina, io ero in macchina, eravamo sulla via della scuola ma non avevamo il ragazzo che doveva andare a scuola.”

Non so voi, ma io ho immaginato Victoria imprecare, con nonchalance e classe mentre, magari, Harper dal sedile posteriore la guardava come fosse un’aliena in preda a una crisi isterica premestruale.
Allora non è esattamente vero che la gravidanza ti rende multitasking. O forse quattro figli sono troppi anche per una ex Spice girl?

E a voi è mai capitato un episodio del genere?

Bismama

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App per far addormentare i bambini

Si parla di: sonno

Se un genitore è esaurito si vede dai mezzi che usa – e cerca – per risolvere il problema “sonno”.
Il suo grado di esaurimento, invece, si misura in base a quante App che dovrebbero conciliare il sonno ha installato sul proprio smartphone.

In realtà, giorni fa me ne ha parlato un’amica. Evidentemente abbastanza vicina al dessert. Io, però, come si fa quando ti giurano – sui parenti antipatici – che la soluzione che tu non avresti mai pensato essere quella giusta, quella più banale, funziona, allora cominci ad auto convincerti che si, la tua amica avrà i suoi buoni motivi per affermare che l’inventore delle app che favoriscono il sonno del bambino, andrebbe santificato per direttissima.

E così me ne ha consigliata qualcuna.
Io le sto testando ma non ho ancora dati statistici che possano farmi dire con certezza se funzionano. Tradotto: sono la solita sfigata alla quale va sempre male. Con me non funzionano. Sob!

In ogni caso, ve le elenco. Così, giusto per capire se la mia amica è stata improvvisamente graziata oppure se sono io quella che deve espiare le proprie colpe (poche!) tramite il sonno somministrato con il contagocce.

Le app sono per sistema operativo Android. Ma non escludo che ce ne siano di simili anche per iPhone.

Eccole:
Lullaby:Ninne nanna cantate dalle mamme di tutto il mondo per i loro bambini. Alcune canzoncine sono carine, altre, anziché farti venire sonno, ti fan venire voglia di lanciare il telefono dal balcone.

Sleepy: Avviando l’app il telefono si trasforma in un riproduttore di suoni rilassanti. Ammetto che è carina. I suoni fanno l’effetto scacciapensieri e rilassano davvero. Forse potrei addormentarmi io.

Carillon: Se i vostri bambini sono abituati ad addormentarsi al suono del carillon, questa app può essere utile perché non occorre portarsi dietro il pupazzo/carillon ma basta un clic sul cellulare.

Andate. Provate. Riferite.

Buona fortuna.

Bismama

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Giorgia, Maryl Streep, Demi Moore, Cindy Crawford, Gisele Bundchen, Felicity Huffman, Lisa Bonet, Pamela Anderson, Jade Jagger, Kelly Preston, Nelly Furtado, Carole King, Stella Tennant, Ricki Lane, Elle McPherson.

Sono tutti nomi di donne che hanno scelto la propria casa per diventare madri; le loro storie sono raccontate tutte nel libro ”Il parto in casa – Istruzioni per l’uso” (E. Malvagna, Red Edizioni) che ho letto in una sera con gli occhi incollati alle pagine.

Io ci ero vicina. Poi, però, una manciata di motivazioni, che oggi sarei pronta a smontare una a una, mi hanno fatto prendere un’altra decisione. Potessi tornare indietro ci ripenserei, giocandomi l’ospedale come ultimissima carta.

Voi, come lo vedete il parto in casa? Fareste mai una scelta del genere? E cosa pensate di chi decide di avere in casa, con l’aiuto delle ostetriche, il proprio bambino?

Bismama

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In questi giorni Milano è in fermento per la Fashion week.

Nei giorni scorsi, quasi in contemporanea con l’Italia, si è svolta la settimana della moda Newyorkese che ha visto impegnata Victoria Beckham a presentare la sua collezione A/I.

L’ex Spice, tra una passerella e l’altra, ha lasciato il segno con una dichiarazione che ha un po’ spiazzato:

“Mi piace essere mamma e i miei bambini sono la mia priorità. Non sono contraria all’avere altri figli. Mi sento fortunata con i bambini che ho. Mi piace essere incinta. Ma sicuramente non ancora. In questo momento voglio godermi i bambini che ho già. Noi non vogliamo perdere nulla nella loro vita, mai”.

Ma sicuramente non ancora? Io avrei detto: “Mi piace essere incinta ma non posso mica ripopolare il pianeta da sola. Ho già dato abbastanza, avanti la prossima!”

Le piace fare la mamma. E anche a me piace ma al pensiero di cinque figli, svengo. Qual è il segreto? Perché c’è un segreto, vero?

Lasciate da parte i risvolti pratici che, volendo e avendone la possibilità, si risolvono con una babysitter, una tata e una governante ma, l’aspetto psicologico?
Non credo riuscirei a seguire cinque figli nello stesso modo in cui ne sego due. Non puoi dare le stesse attenzioni a tutti, è impossibile.
E forse Victoria ha già qualche clone e un esercito di scienziati che la riproducono: una mamma per ogni figlio. O dei robot con le sue sembianze. Non lo so.
Riuscireste mai a pensarvi, a immaginarvi mamme di cinque figli?

Bismama

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Sonnellino pomeridiano – winter edition.

Si parla di: sonno

Sono stata coraggiosa e mi merito un po’ di pacche sulla spalla. Non quelle da premio di consolazione ma quelle del tipo “Vai! Sei tutti noi!”.
Il fatto è che quando riesci a recuperare ore di sonno, per qualche giorno, sei pervasa da una sensazione di onnipotenza. And all is possible.

Ma dicevo, sono stata coraggiosa. Ormai in preda al sonno e all’isterismo souvenir di notti movimentate, ho pensato di bandire ogni tipo di riposo diurno per i bambini. Ci avevo già pensato visto che la piccola si avvicina ai tre anni, ma credevo di farlo dopo l’estate. Stremata, ho giocato d’anticipo.

Niente sonnellini e niente giochi sedentari. Let’s dance.

La prima notte ho avuto paura. Pensavo l’avrei passata con una piccola contorsionista da gestire. E invece. “Questione di fattore C” ho pensato.

La seconda notte, le ambizioni crescono. Azzardo un parcheggio della nana nella culla. Niente cosleeping. Lei dorme quasi per tutta la notte nel suo lettino.

Ora, il fattore C è troppo anche per questo. Evidentemente il nodo è venuto al pettine.

Certi bambini, anche secondo alcuni pediatra (tipo la mia), hanno bisogno di poche ore di sonno e, se ne concedete alcune durante il giorno la notte è andata.

Voi che esperienze avete con il sonnellino pomeridiano? Lo concedete anche in inverno quando le giornate sono veramente corte?

Aiuta o decima le ore di sonno notturno?

Bismama

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Da pochi mesi, anche Alessia Marcuzzi è bis-mamma: di Tommaso (11 anni) e Mia (4 mesi).

Ora devo svelarvelo: io adoro la Marcuzzi. Non sono il tipo che segue il gossip in maniera maniacale nè ho i vips-idols come quelli che si hanno in adolescenza. Lei, però, per me è una specie di icona soprattutto di comportamento e di stile.
E quindi, che son fan della Marcuzzi, s’è capito. Il fatto è che ieri su Facebook mi è capitato davanti un aggiornamento di stato della sua pagina (ndr fan!):

La cosa più divertente e stravagante sono i commenti. C’è addirittura chi appoggia la filosofia fantozziana del “Pina vai in cucina!!!” e prova anche ad argomentarla. Magari con clava e geroglifico.
Lo so, ci scherzo ma… che amarezza!

Ora, comunque, la buona notizia è che non vedo l’ora di incontrare un uomo in ufficio, guardarlo dritto negli occhi, imbruttirlo e, puntandogli il dito indice – che fa sempre la sua bella figura melodrammatica – urlargli un bel: “Vergognati! Pensa a fare il padre invece di venir qui a lavorare”.

Potete scommettere sui minuti che passeranno prima che venga chiamato il 118. Per me.

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Succede che il tempo passa ma, in rete, fra le mamme, l’argomento più gettonato rimane il sonno dei bambini. Anzi, il sonno che vorrebbero far fare ai bambini ma che, evidentemente, non riescono a gestire.

Più vado avanti e più aumentano le mamme che arrivano al mio blog digitando “Non dorme, cosa devo fare?”. Riesco perfino a immaginare il tono in cui quella frase, potendo, verrebbe pronunciata dal vivo. Perché è abbastanza un luogo comune che, se hai un bambino poco incline al sonno, incontrerai solo donne profondamente appagate dalle performance di Morfeo. Mamme che giurano che l’unica notte persa in tutta la loro vita è stata quella in cui hanno partecipato a quel rave che ci andavano tutti. E magari sarà anche la verità per alcune, ma è una percentuale irrisoria. Le altre mentono, ormai ne sono certa. Almeno una volta tutte le mamme (o in alcuni rarissimi casi, i papà più coraggiosi) si sono trovati a chiedere al dipinto della Vergine Maria una grazia. Una sola! O, al massimo, avere la soluzione al conflitto tra il sonno e il proprio bambino. Così, solo per mero desiderio di sopravvivenza. E per favore, non ditemi di no. Lasciate illibata questa mia convinzione.

Se poi, davvero esistono quelle mamme che non hanno (o hanno avuto) problemi di sonno coi propri bimbi, li avranno avuti con la gestione dell’addormentamento a saltello alternato doppio carpiato. Nella remota ipotesi che nessuno di questi casi si sia verificato allora c’è solo una spiegazione: queste donne hanno degli angeli custodi che ci sanno fare alla grande.

In rete, si sa, ci si parla e ci si dispera senza filtri, cercando addirittura di barattare su Subito.it, l’iPhone 4 per qualche ora di sonno. Intanto, nell’attesa di ricevere quella grazia, quello che mi salva è proprio leggere le insonnie altrui (spesso specchio delle mie) e le pacche di solidarietà di chi può capire e di chi, a quel rave, non c’è andata ma non ha dormito lo stesso.

Consoliamoci: passerà.

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Co-sleeping

Si parla di: educazione, sonno

Co-sleeping. Parliamone.

Letteralmente: condivisione del sonno.

Praticamente: cessione del proprio posto letto alla progenie in cambio di poche ore di sonno godute comodamente sul comodino. Accanto all’abat-jour.

Un quid pro quo. Come tutte le annose questioni che mettono in moto quei taciti accordi che sembrano essere convenienti quanto i due fustini del detersivo anonimo al posto del Dash. Apparentemente entrambe le parti hanno quello che vogliono, poi, nella pratica, c’è sempre un vinto e un vincitore. E, a volte, i ruoli si alternano.

Personalmente sono una sostenitrice del co-sleeping proprio per questo motivo. C’è un equilibrio perfetto tra la soddisfazione del bisogno di contatto del neonato e il sonno che riesci a scroccare con la coscienza silenziosa.

Nel mio caso, allattando al seno la seconda, la possibilità di dovermi alzare abbandonando il piumone a favore del “freddo e gelo” della camera buia, non era nemmeno contemplata, e quindi centrale del latte in modalità self-service tutta la notte!

Seriamente, penso che il co-sleeping – che per noi occidentali è un po’ una novità o comunque una stranezza, ma che per certi popoli orientali è normalità – sia una pratica che possa portare diversi benefici. Almeno, dalla mia esperienza di bis – mamma ho tratto queste conclusioni. Finora.

Tuttavia, rimane il fatto che, dopo averli abituati alla condivisione del sonno (e del letto), il distacco è più difficoltoso a livello pratico; ma, psicologicamente, come lo vive il bambino?

Come una fase di crescita o come un rifiuto?

Voi cosa ne pensate? Vi va di scambiarci le esperienze?

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Claudia: mamma burlesque.

Si parla di: educazione, mamme vip

Claudia 32 anni, mamma di un bimbo di 9 anni, moglie e performer burlesque. Attualmente anche concorrente del Grande Fratello 2012.

Ed è polemica.

La rete e i giornali hanno sentenziato: avendo un marito e un figlio, secondo molti, non solo non avrebbe dovuto partecipare al programma ma neanche fare di quell’arte della seduzione un mestiere. Tutti a lanciare giudizi come fossero freccette. Potrebbe seriamente diventare uno sport olimpico. Credo.

Sempre più per la serie: “sei maschilista e credi nella filosofia della donna oggetto? Ti stiamo cercando!”

Ci ho riflettuto molto e, in effetti, questo atteggiamento maschilista e profondamente bigotto mi disturba molto. Insomma non stiamo parlando di prostituzione ma di arte. Arte sexy, ok. Ma sempre arte. Cosa ha di diverso Claudia dalle ballerine che, (s)vestite ballano in tv. Alcune di loro anche mamme?

E qui, s’è accesa la lampadina. Ancora preconcetti e pregiudizi sulla maternità. E forse è proprio questo? A molti da fastidio che la maternità possa essere anche sexy?

Le hanno appiccicato l’etichetta. Come Demi Moore ne “La lettera Scarlatta”: mamma burlesque. Ormai è così che la chiamano tutti. E sono convinta che anche qualora lei dovesse dimostrare di avere altre doti oltre a quella dello sculettamento acrobatico a ritmo di musica, nessuno gliene renderebbe merito. Lei oramai è Mamma Burlesque per tutti gli spettatori diretti e indiretti del GF2012. Punto. Non c’è altro da sapere no?

Quello, però, che mi lascia perplessa e mi fa riconsiderare tutti quelli che, di primo acchito, sembrano giudizi e condanne gratuite  è: come vive questa situazione un bambino di nove anni? Probabilmente, fino ad ora, per lui sarà stata “normalità”. Adesso, magari, la situazione è diversa e lontana dal pettegolezzo di paese. Per questo, come farà un bambino così piccolo e che attraversa a nuoto la preadolescenza, a sostenere questa situazione? È giusto che tutti quelli che – nei loro articoli – dichiarano di preoccuparsi di questo bambino e del suo futuro, non facciano altro (forse me compresa?) che immergerlo sempre più in questo impeachment?

Non ho ancora trovato una risposta degna di questo nome.

Bismama

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Non ci si improvvisa mamme vip.

Si parla di: mamme vip

Qualche giorno fa son successe due cose.

Il 20 ottobre, a Parigi, nasce la figlia di Carla Bruni e Nicolas Sarkozy. All’inizio si conosceva solo il nome della clinica (La Muette) e il numero delle stanze prenotate con mesi di anticipo per la sig.ra Bruni e per il personale della sorveglianza. Non sono trapelate indiscrezioni sul parto e il vero nome della bambina è stato reso noto non subito. Per un breve periodo si è chiamata Dalìa, poi mutato in Giulia. Una cosa è certa: la parola d’ordine all’Eliseo, in questi giorni, è stata discrezione. Una mossa che, forse, non tutti s’aspettavano.

Rimettete indietro gli orologi di ventiquattro ore.

Il 19 ottobre, a Roma nasce Gabriel. Il figlio di… quello che era fidanzato con Guendalina Tavassi. Guendalina, eh quella che era nel GF11. Ecco, si, quello. Ma come, non lo conoscete? Magari se vi dico il nome: Remo Nicolini. Ora ce l’avete presente eh? Bello, stampato in testa. E niente, i giornali parlano di loro da una settimana perché il parto è stato seguito in diretta dalle telecamere di Pomeriggio Cinque. Dal travaglio all’uscita attraverso la porta rossa. In perfetto stile GF, d’altronde.

In questo caso, niente sorveglianza. In ospedale si contavano più operatori tv che operatori sanitari. Anzi, diamo alle cose il proprio nome, c’è stato un congelamento dei servizi in alcuni reparti dell’ospedale Santo Spirito in Saxia (Roma) proprio a causa di queste presenze.

Ok, all’inizio ho sorriso. Lo ammetto. Poi, però, ci ho pensato giusto un attimo su. Il sospiro viene fuori da solo, seguito da un “che amarezza” quasi obbligato. Ma questo è abbastanza scontato. Quello che mi fa riflettere, invece, è prendere coscienza di come la corsa alla popolarità (il successo è ben altra roba) sia totalmente prima di senso etico. Vendere un momento così intimo è talmente fuori luogo che non ha una definizione che calzi bene.

Tuttavia, ho imparato una cosa. Essere delle mamme vip non vuol dire mettersi in posa, sorridere e fare un paio di copertine, bensì saper gestire la popolarità che ne deriva senza coinvolgere i figli che, questa “popolarità”, non l’hanno mica scelta.

Bismama

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La notizia è questa:

È nata lo scorso 10 luglioHarper Seven, la quartogenita di casa Beckham, ma primo fiocco rosa della coppia. A meno di due mesi dal lieto evento le prime foto di Victoria mostrano una donna che ha davvero poco della neomamma, perché già tornata estremamente filiforme. Secondo i ben informati, citati dal Daily Mail, già dopo 5 giorni dal lieto evento l’ex Spice Girl avrebbe intrapreso una dieta ferrea, chiamata Five hands, cinque mani, ossia praticamente cinque pugni di cibo al giorno: porzioni minuscole di salmone affumicato, gamberi con peperoncino, sushi di tonno e uova strapazzate, escludendo gli zuccheri.

Fonte notizia: Sanihelp.

Nulla di nuovo. Una notizia che ha già fatto il giro del web tre volte, doppiando pure l’apecar dell’ Estathe e tutti i ciclisti in maglia rosa. Ho aspettato un mese per parlarne perché se

lo avessi fatto subito sarei stata poco oxfordiana e molto incline al turpiloquio. Nonostante questo, avevo deciso di volerne parlare.

Ora, i giudizi a cascata non sono il mio forte, anzi, li odio proprio a prescindere. In questo caso, però, un giudizio ti scappa; fugge dal compartimento stagno del cervelletto e scivola giù fino alle corde vocali. Ed esce fuori. Spesso senza filtro.

Siamo donne e almeno una volta nella vita (per amore, salute, bellezza o altro) ci siamo trovate a imprecare contro l’ago della bilancia. Maledetto!

Io amo le donne che hanno cura del proprio corpo; se sono mamme le adoro proprio. Perché con questo comportamento, oltre che sfatare miti e leggende della mamma modello Matrioska, insegnano l’amor proprio ai figli.

Quando la cura di se sfocia nella mania sfiorando le vette dell’anoressia il giudizio è lì che picchetta prepotentemente sulla tua spalla e sbatte il piedino destro per attirar la tua attenzione. E non c’è niente che tenga. Notizie così ti fanno pensare. O meglio, a me che ho un particolare rapporto con il cibo, fanno pensare.

Da una donna che ha scelto consapevolmente quattro maternità mi aspetto un comportamento forse più maturo o comunque diverso. Un approccio non ossessivo con il bello e con il peso, magari sarebbe il primo passo. Migliorarsi imparando ad accettare i propri limiti fisici, il secondo.

Esempio: Monica Bellucci. È una Donna (D) ma anche mamma. Il suo passo trasuda sicurezza, charme e femminilità. Non è un grissino ma una femmina che mette orgogliosamente in mostra le proprie curve e il proprio corpo segnato dai cambiamenti (seppure lievissimi) conseguenti alle gravidanze.

Uno dei pochi esempi di assioma perfetto: donna, lavoratrice e mamma presente. Un quadro teorico di riferimento.

Sempre più spesso sembra che alcune mamme vip siano adolescenti alle prese con la cacca di Baby bua. Devo elencarvene qualcuna?

Voglio pensare che la realtà sia diversa. Voglio pensare che siano i giornali a ingigantire le notizie, al solito. Voglio pensare.

Voi, invece, cosa volete pensare? Come avete vissuto il vostro post partum in relazione al peso?

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Arrediamo la carrozzina. Mettiamogli le tende!

Si parla di: sonno

Nanna. Carrozzina. Bimba.

Tre cose inconciliabili per la mia bimba. Con l’omino le cose erano più semplici ma lei è molto più attiva e sperare di farla dormire durante una passeggiata, era (ed è ) cosa impossibile.

Spesso, però, sentivo alcune mie amiche che “no ma con la carrozzina non si esce, c’è umidità” oppure “c’è vento e può ammalarsi”. La fiera dell’ottimismo insomma.

La scorsa settimana mi hanno segnalato questo prodotto (quello nella foto) via mail. L’ho trovato davvero carino e ho pensato di parlarvene. Alle mie amiche – quelle di cui sopra – l’ho già fatto vedere, si!

Si chiama Baby Peace ed è una tendina protettiva in tessuto 100% organic e in tante fantasie carine.

Tramite degli anelli di plastica, si attacca alla cappottina della  carrozzina o al seggiolino dell’auto per proteggere il bambino dal sole, dal vento o dall’umidità nelle sere d’estate.

Protegge dal 99.5% dei raggi UVA e dal 99.7% delle radiazioni UVB.

Ogni tanto, andando in giro, vedo delle carrozzine coperte da lenzuola bianche che puntualmente si lanciano per terra mentre attraversi e sei a metà strada oppure in prossimità di una pozzanghera. Un classico.

Ecco, innanzitutto, il lenzuolino bianco buttato là fa un attimo un certo senso e poi ogni volta che cade la vostra pressione sfiora vette inesplorate. Ergo, ho pensato che segnalarvi questo prodotto sarebbe stata cosa buona e giusta.

Qui trovate le info e lo shop on line.

Bismama

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Oggetto di transizione.

Si parla di: educazione, sonno
L’oggetto di transizione per l’addormentamento, è un classico.
C’è chi ha i propri riti per propiziare il sonno: favola, musica, bagno, coccole… urla.
C’è chi, invece, dei riti se ne frega ma non può fare a meno della coperta preferita – tanto che lavarla sarebbe un sonnicidio - oppure il peluche a forma di papera, o il normalissimo e comune ciuccetto.
Ma quando l’oggetto di transizione è un seno o una pancia, rispettivamente appiccicati allo stesso torace, come ci si comporta?
C’è questa situazione che i miei figli non hanno mai amato un oggetto tanto da promuoverlo a “indispensabile”.
Hanno, però, sostituito il peluche con me!
Uno venera quel che resta dei miei addominali e l’altra è in adorazione per un seno.
Ricordo un giorno che, durante un incontro informale con la mia ostetrica, lei mi fece vedere un seno di silicone (?). Uguale uguale a uno vero.
Stesso colore e consistenza. Impressionante!
Il mio sguardo si è illuminato. Sono certa che avrà pensato “Ho seguito la panza di una maniaca per nove mesi”.
Prima di andarmene, ero convinta che quell’oggetto sarebbe servito più a me che a lei. Lei, lo usava solo per i corsi pre-parto. Io, invece, avrei potuto salvare la mia attività onirica e dare un’altra nuance alle occhiaie. Qualcosa che non fosse proprio grigio ma si avvicinasse al rosa cipria. Ecco.
Poi, il coraggio di entrare in un sexy shop e comprarne uno, non ce l’ho avuto. E il problema rimane. Se ne sta lì, appollaiato sull’abat-jour e mi guarda. Ridacchiando.
Intanto mi sto informando sull’eventualità di seguire gli incontri degli Assonnati Anonimi. Perché, ve lo dico, dormire con una simulazione di mammografia in corso è tutto fuorché una cosa piacevole!
La cosa che un po’ rincuora è non essere la sola. Ne ho parlato con altre mamme: ombelichi, lobi, capelli, nasi… sembrava di essere a lezione di anatomia col dottor House.
E voi, escludendo una mastectomia o un’incursione in un sexy shop, come risolvereste il problema? Anche i vostri bimbi hanno un oggetto di transizione?
Parliamone. Vi prego.

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