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La mia esperienza
Il 1° settembre sono tornata al lavoro dopo 14 mesi di stop per la maternità e la nascita di mio figlio Claudio. I primi giorni è stata durissima, non per mio figlio che si è adattato subito a rimanere con i nonni, ma per me. Ho la fortuna di fare un lavoro che mi permette di essere a casa spesso e dei suoceri molto disponibili ma nonostante tutto il “cuore di mamma” è angosciato e carico di paure. Quando torno dal lavoro mio figlio accenna un sorriso e torna dai nonni così mi demoralizzo il doppio. I nonni sono bravi ma sicuramente lo stanno già viziando un pò e le bitudini sono diverse dalle mie.Certo rifarei questa scelta, lavorare mi fa bene, mi stacco dalla casa e da mio figlio, riprendo un pò di vita sociale,……però è dura!

Mi piacerebbe sentire la vostra esperienza, le vostre scelte e come avete fatto a superare il periodo di rientro al lavoro.

Ho raccolto alcune considerazioni di mamme attraverso la mia pagina facebook .
C’è chi ha pianto dopo aver lasciato il piccolo all’asilo nido, chi ha l’impressione di abbandonarlo, chi si è pentita di aver lasciato il figlio dai nonni e dai zii, perchè ha seguito regole diverse e ristabilire un equilibrio  è stato molto difficile. Scelte coraggiose e impegnative, non c’è una scelta giusta e una sbagliata, l’importante è seguire il nostro cuore e capire cosa è meglio per nostro figlio e non per noi stesse.
Che ne pensate?

http://www.chiaraconsiglia.it/ 

 L’immagine è stata tratta da :http://www.impactlab.net/

 

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daddybanner.jpgNoi papà, spesso, per fare i papà, abbiamo bisogno di un aiutino.  Eh si perché anche se siamo ormai padri appassionati che si prendono cura dei loro figli, anche se abbiamo ormai capito che le ore passate con loro danno più felicità, anzi molta più felicità, di tutte le ore del mondo passate a farci torturare da qualche capo ufficio nevrotico o da qualche cliente insoddisfatto (anche se terribilmente remunerativo), anche se sappiamo tutto questo, tant’è la routine della “gestione figli” ogni tanto ci annoia.


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Crisi economicaHo appena letto un articolo in cui si diffonde la notizia di un importante gruppo italiano con marchi nel settore bimbi (Artsana, per intenderci Chicco, Prenatal e altri marchi) che ha subito una riduzione del 59% del risultato netto per l’anno 2009 rispetto al 2008 principalmente riconducibile ad una contrazione di vendite in Italia e Spagna.

Sembrerebbe che il tutto sia riconducibile ad una diminuzione negli acquisti dell’abbigliamento bimbo e per mamme in gravidanza.

Penso che questo sia un ulteriore segnale forte della crisi di questo periodo e mi chiedo cosa stia seriamente cambiando nelle nostre abitudini, ho la sensazione che tutto ciò cambierà in modo definitivo il nostro stile di acquisti e di vita.

Mi chiedo, soprattutto, quali siano in questo frangente i risvolti personali e professionali con i quali ci stiamo scontrando.

Cosa stiamo riducendo nei nostri acquisti?

In quanti stiamo perdendo il lavoro o chiudendo la nostra attività?

E, considerando il periodo dell’anno in cui ci troviamo, le nostre vacanze sono o saranno le stesse dello scorso anno?

Mi piacerebbe avere i vostri feedback se siete ancora “connesse” e “on-line” altrimenti…..

Vi auguro un ….Buon Ferragosto!

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di Congiuntura

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dandelionIeri ero in vena di riflessioni serie, e tutto ciò è già alquanto strano, visto che avevo deciso di non prendere più troppo seriamente la vita. I soliti discorsi da genitori: cosa succederà, come crescerà nostra figlia, se la caverà nel mondo, sfuggirà ai pericoli?

E così ho pensato a quanto è buffa la vita, talvolta. Soprattutto quando si diventa mamme.
Quando sono piccoli, dobbiamo proteggerli dal mondo esterno: dar loro gli strumenti per essere felici, per crescere bene, per essere parte del mondo in modo propositivo.
Quando sono adolescenti, dobbiamo proteggerli da loro stessi: cercare di rallentare le loro corse, di posticipare le loro anticipazioni, di evitare che commettano qualcosa che possa segnarli per sempre.
E poi, quando sono grandi, dobbiamo proteggerli da noi: dalle nostre invasioni di campo, dai nostri capricci ed egoismi, dai nostri pensieri ’saccenti’ di chi crede di sapere già tutto della vita.

Noi ricorderemo il loro primo vagito, il primo sorriso, la prima varicella, i primi passi, la prima volta che ci hanno chiamato ‘mamma‘. Ricorderemo persino il profumo che avevano a pochi giorni di vita, e tutte le febbri e tutte le sbucciature. Saremo, per anni, la loro memoria. Il loro album dei ricordi. Una fotografia di un passato che li ha formati, ma che non sempre ricorderanno.
Ed è giusto così. E’ giusto che siano loro a correre incontro alla vita, senza aver più bisogno di noi, perchè il futuro è nelle loro mani e solo a loro appartiene.

Per questo credo che come madri abbiamo la responsabilità di vivere anche la nostra vita, senza sacrificarla in tutto e per tutto per crescere i nostri figli. Vivere in funzione dei figli può essere gratificante, ma poi può diventare doloroso e inaccettabile, quando i figli crescono e vanno alla ricerca della propria vita.

Vivere non dovrebbe essere un sacrificio per nessuno. Nemmeno per una mamma.
Vivere dovrebbe essere la principale occupazione di tutti gli esseri umani.
Anche delle mamme.

Lasciamoli andare, questi figli, incontro al loro Destino, e lavoriamo per costruire un Destino bello anche per noi. Vivere negli altri è vivere a metà. E noi abbiamo la responsabilità di essere felici per prime, per crescere figli felici. Essere donne per intero, per renderli adulti interi.
Al bando la nostalgia, dunque, e al bando le preoccupazioni per il loro futuro e quella dolce sensazione di totale dedizione che ogni tanto ci piace ostentare: facciamo che la vita sia bella adesso, subito, da questa mattina. Per il nostro futuro, e per il futuro dei nostri figli.
Certe cose non possono proprio aspettare.

Barbara
www.mammafelice.it

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Ho letto un articolo uscito qualche giorno fa basato sullo studio di Gordon Flett della York University canadese.

Live ScienceCon lo studio sono state seguite 100 mamme alla loro prima gravidanza per valutare il loro livello di attenzione alla perfezione ed i segnali collegati alla depressione.

E’ emerso che se la mamma percepisce dagli altri un livello alto di attese, ovvero di ciò che gli altri si aspettano da lei, e la mamma è di quelle che “ci tiene” affinchè le cose siano sempre realizzate al meglio, la probabilità che la depressione colpisca diventa molto alta.

Questo perché proprio le mamme che appaiono sicure e tranquille spesso sono semplicemente più in gamba a nascondere una profonda insicurezza e si adattano di meno alle difficoltà post-parto.

Tale situazione è potenzialmente pericolosa essendo più difficile per i familiari individuare i problemi vissuti dalla neo-mamma.

Penso che questa analisi colga nel segno di diversi aspetti veri e importanti come l’indole di ricerca della perfezione da parte delle mamme, gli atteggiamenti che spesso si tengono per proteggersi da critiche o nascondere insicurezze e la profonda solitudine che a volte ne può conseguire.

Che siano neo-mamme o meno il messaggio è: facciamo emergere le nostre difficoltà, dubbi o insicurezze verso noi stesse e gli altri!

Non esiste la donna e mamma perfetta, dobbiamo esserne consapevoli e non ricercare a tutti i costi i modelli di perfezione che ci siamo costruite mentalmente.

Cerchiamo il supporto dei nostri familiari e soprattutto del nostro compagno o marito, spogliandoci della profonda convinzione che “come lo faccio io… lui non lo saprà mai fare” e cedendo “fette di potere” nella gestione familiare.

Che ne pensate? Siete disposte a farlo, già lo fate o lo fareste ma non avete supporto in tal senso?

 

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

Logo di LiveScience

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 ….caldissimo…afa…. qui a Roma sembra di essere finiti in un forno in piena attività. Immagino sia la stessa cosa.. un pò ovunque.
Noi “mercatine”, tre in tutto (Arianna, Federica e Valentina), avremo il nostro bel daffare con i 5 figli in totale. Siamo abituate a passare molto tempo insieme noi tre e ci confrontiamo molto spesso sulla gestione dei piccoletti.
Ognuna di noi ha un modo e uno stile completamente diverso di vivere la vita, il lavoro e la famiglia.C’è chi non lavora fuori di casa e riesce quindi con più semplicità a gestire la fine delle scuole e le vacanze dei bambini.
C’è chi lavora in ufficio mezza giornata e dovrà dividersi tra gli impegni professionali e quelli personali magari facendosi aiutare dai nonni e raccogliendo e sommando tutte le ore di ferie e permessi accumulate si vivrà le meritate vacanze estive.
C’è poi chi, come me che scrivo il post, il lavoro lo ha appena perso e ora di tempo a disposizione ne avrà parecchie. Passare da un full time professionale ad un full time familiare è stato più semplice di quello che pensavo. Tra le altre cose, poi, ho il vantaggio che essendo estate la mia nanetta quest’anno me la godrò per davvero!  
Il bicchiere, insomma, è sempre mezzo pieno! :-)
Iniziamo con un bel pò di mare che facciamo tutte insieme con i bimbi, poi le nostre strade si divideranno. Ognuna di noi girerà le case di famiglia sparse in Italia..andrà a trovare parenti, amici e tornerà alla base tra un’ escursione e un’altra.
Ci ritroveremo in città a Settembre, pronte per un nuovo anno scolastico, pronte per mandare avanti i  nostri post, i progetti, il lavoro, la casa. Le vacanze passeranno in un soffio lasciandoci molti ricordi e uno scatolone di fotografie.
Magari non saremo proprio riposate… quando hai dei figli non stacchi veramente mai la spina..: pappe, capricci e sonnellini non vanno mai in vacanza… ma che soddisfazione però poter vedere il mondo attraverso lo sguardo felice di queste piccole pesti  ;)
Perciò BUONE VACANZE A TUTTI VOI!

www.mercatinodeipiccoli.com

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E’ iniziato alla Camera l’esame del testo per l’introduzione di un congedo obbligatorio per i neopapà di quattro giorni retribuiti al 100%.

In Working Mothers Italy riceviamo feedback continui sulla necessità di condivisione dei carichi familiari e (fortunatamente) spesso anche di compagne e mamme molto felici del supporto dei propri compagni quindi verrebbe spontaneo commentare: “Era ora!” … eppure c’è qualcosa che non convince.papà congedo

Iniziamo con il fare un confronto con altri paesi UE: in Inghilterra e Germania i papà rimangono con la famiglia tre giorni, in Spagna quattro e, udite udite, in Francia undici ed in Svezia trenta.

Quindi anche all’interno dell’Unione Europea c’è un’estrema eterogeneità di soluzioni e, come spesso accade, ci attestiamo sulla sponda meno “conciliante” tra le alternative possibili.

Ma il vero dubbio che rimane nel momento in cui (se…) effettivamente passerà questa proposta è quanto cambierà lo stato di fatto.

Un papà, che rimarrà quattro giorni a casa con la propria famiglia per godersi il nuovo bimbo arrivato e (si spera) per supportare la propria compagna, sperimenterà in questo frangente quanto è essenziale la “condivisione”? Sarà un’esperienza che cambierà il modo di agire e pensare di una società?

Io credo che la risposta sia NO. Credo i quattro giorni non cambieranno lo stato della consapevolezza in positivo o negativo PERO’ credo allo stesso tempo che se queste introduzioni rappresentassero un’iniziale apertura verso provvedimenti più completi e specifici allora potremmo dire di aver iniziato il percorso verso la condivisione e migliore conciliazione dei carichi ed impegni familiari…

Con tutte le specificità dei ruoli e diverse caratteristiche di una mamma e di un papà, ma sempre in condivisione.

Siete d’accordo?

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di yippidu

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Fate partecipare le vostre aziende al Premio NOI!

Working Mothers Italy è partner e parte della giuria nella 4° Edizione del Premio NOI - Nuovi Orizzonti d’Impresa promossa da Confindustria-Unione degli Industriali e delle imprese di Roma.PREMIO NOI

Il Premio, dal 2010, è rivolto a tutte le aziende italiane che abbiano valorizzato e sostenuto politiche di inclusione di genere e di conciliazione dei tempi di vita e professionali per le lavoratrici e i lavoratori, nonché creato una rete di servizi mirati alla riorganizzazione aziendale e di mercato. 

La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata al 16 giugno 2010.

Le aziende vincitrici per le tre diverse categorie del Premio

-  Leadership Femminile Plurale;

-  Prodotti e/o servizi alla persona;

-  Iniziative e/o buone pratiche

saranno premiate nell’ambito di un evento che si terrà il 19 luglio 2010 alle ore 20,45 nella splendida cornice del Globe Theatre, il Teatro Elisabettiano all’interno del “parco dei musei” di Villa Borghese di Roma.

VI INVITIAMO a diffondere l’informativa presso le aziende per presentare la propria candidatura!

La documentazione di riferimento:

- Bando Premio NOI 2010

- Scheda candidatura Premio NOI 2010

- Presentazione Premio NOI

Per partecipare dovrà essere inviata la “Scheda candidatura 2010″ debitamente compilata all’email: iscrizionepremionoi@unioneindustriali.roma.it.

Ulteriori informazioni sono disponibili nel sito di Confindustria/Unione Industriali di Roma o scrivendoci all’email: mammealavoro@gmail.com .

Aspettiamo candidature!

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di UIR

 

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BeWomanL’equilibrio tra la vita personale e quella professionale, la conciliabilità tra famiglia e lavoro, questo è il tema e l’obiettivo degli incontri promossi dal gruppo SIA-SSB nell’ambito del progetto “beWoman”

Il secondo incontro si terrà lunedì 7 Giugno in via Taramelli 26, a Milano, e prende spunto dal Manifesto ‘Immagina che il Lavoro’, per riflettere sull’idea che: “Non sono i desideri e i tempi delle donne che non sono adeguati al mercato del lavoro.
E’ il lavoro così com’è organizzato che è lontano dalla vita di tutti, donne e uomini
”.

Il tema, come ben sapete, è caldo e gli esempi di aziende family friendly si stanno moltiplicando. Al dibattito presso SIA-SSB interverrà infatti Chiara Bisconti, responsabile delle Risorse Umane Sanpellegrino (Gruppo Nestlè), azienda ormai famosa per i suoi programmi di flessibilità in favore appunto della conciliabilità famiglia-lavoro.

Presenti anche le coautrici del libro “Il Doppio Sì. Lavoro e maternità” Barbieri e Benvenuti che, insieme alla moderatrice Rosanna Santonocito (responsabile canale lavoro Job24.it - Il Sole 24 Ore), Pat Carra, (fumettista che ha contribuito al Manifesto “Immagina che il lavoro”) e Marco Deriu (sociologo e docente presso l’Università di Parma), cercheranno di trovare soluzioni e opportunità per un nuovo modello di lavoro con obiettivo l’inclusione sociale e la sensibilizzazione sul tema del ruolo delle donne nella società contemporanea.

Per maggiori informazioni MSL Worldwide e SIA-SSB .

Sabina Montevergine

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Da uno studio della LSE London School of Economics: esiste un link tra il tasso di divorzio ed il coinvolgimento e supporto dei mariti nell’ambito delle attività familiari.

LSELo studio si basa sull’analisi di 3.500 coppie sposate inglesi dopo la nascita del primo figlio.

Il presupposto è cambiare punto di vista rispetto alle molte ricerche già svolte in passato che avevano posto l’attenzione alla connessione tra la percentuale di divorzi ed l’impiego lavorativo delle mogli mentre ancora non si era indagato l’aspetto e l’impatto dell’interazione maschile.

In breve nello studio The link between divorce and men who help around the house si dimostra la teoria secondo la quale i matrimoni più “stabili” e a minor rischio di divorzio quando i mariti contribuiscono alle cure domestiche e alla cura dei figli  indipendentemente dalla situazione lavorativa delle mogli.

Ancora più interessante è la generazione di genitori sulla quale si è basato lo studio, ovvero quella degli attuali nonni, ciò implica che sarebbe molto interessante conoscere l’impatto per l’attuale generazione di mamme e papà, per la quale la collaborazione è ormai imprescindibile e uno strumento di sopravvivenza, non un plus.

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di LSE

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monica bellucci incintaLe donne che nel nostro paese rimandano il progetto di un figlio oltre la soglia dei 40 anni sono sempre più numerose, basti pensare a Monica Bellucci che all’età di 45 anni ha dato alla luce la sua seconda bimba, Leonie.

Il fenomeno riguarda molti paesi, il Regno Unito per esempio ha registrato un notevole incremento delle gravidanze tardive secondo uno studio dell’Ufficio Nazionale di Statistica inglese. La ricerca fatto emergere un dato importante: nel 2009 quasi 30 mila donne inglesi hanno avuto un figlio oltre i 40 anni. Un’incidenza doppia rispetto al 1999 e tripla rispetto al 1989.

In Italia la crescita in percentuale è anche superiore: 12 mila donne di 40 anni e più hanno partorito nel 1995, oltre 32 mila nel 2008 ovvero un incidenza quasi tripla in 13 anni!

Al fenomeno delle mamme “over 40″ contribuisce la consapevolezza che un figlio incida negativamente sul percorso di carriera, unitamente al concetto, ormai diffuso e sostenuto da molti psicologi, di “adolescenza tardiva” che vivono un numero sempre maggiore di coppie in termini di evasione, avventura o spensieratezza.

Ma siamo così convinti che una scelta così importante per una coppia venga rimandata esclusivamente in funzione della carriera o della paura di perdere uno status di “libertà”?

Personalmente sono abbastanza convinta che siano cause importanti ma non esclusive, anche se le mamme lavoratrici vivono in un contesto sempre più difficile nel quale gestire la propria vita familiare e professionale.

Aspetto commenti in merito!

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di Magazinet

 

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Leggo questa notizia da ANSA stamattina:

Proposta di riapertura delle scuole a fine settembre

La proposta di un rinvio dell’inizio dell’anno scolastico a ottobre arrivata da alcuni parlamentari (ndr: senatore PDL Costa) è accolta con interesse dal ministro dell’Istruzione. ministro Gelmini

“E’ una proposta sulla quale si può discutere, io sono molto aperta su questo tema perché effettivamente il nostro Paese vive di turismo e oggi le vacanze per le famiglie non sono più concentrate a luglio e agosto” ha detto a Sky Tg24 Mariastella Gelmini.

A settembre - ha aggiunto - si possono avere migliori opportunità sul piano economico. Per certi versi uno slittamento dell’inizio dell’anno scolastico potrebbe aiutare le famiglie a organizzare meglio il periodo delle vacanze e dare anche un aiuto al turismo. Vedremo come deciderà il Parlamento”.

Il disegno di legge presentato in Parlamento è stato accompagnato dalle considerazioni: “provoca l’anticipata chiusura della stagione estiva anche rispetto al ciclo meteorologico. Questo determina per le regioni a vocazione balneare un conseguente accorciamento della stagione turistica, con cadute occupazionali e reddituali”.

Ma i genitori cosa ne pensano?

Ho letto un commento, che ho trovato molto interessante, di Paola Liberace autrice di “Contro gli asili nido” : “Sarebbe bello se le scuole iniziassero a Ottobre. Sarebbe altrettanto bello se tutti i genitori potessero essere in vacanza con i figli per 3 mesi”….

Siete d’accordo?Sarebbe un provvedimento secondo voi applicabile nell’organizzazione familiare?

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di Ansa

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La festa delle mamme e dei papà che lavorano è giunta alla quindicesima edizione.

Si svolgerà venerdì 21 maggio: mamme e papà, porteranno sui loro luoghi di lavoro i propri figli.

Sicuramente la presenza di bambini e bambine in azienda e in ufficio, che va segnalata e concordata con le direzioni aziendali, porterà allegria e caos nelle imprese. Le iniziative saranno di diverso tipo: c’è chi organizza feste, chi offre giochi e merende, chi promuove visite guidate.

Lo scopo è sottolineare il valore della scelta della genitorialità, scelta sempre troppo poco spesso sposata completamente da parte dei papà e la maggior parte delle volte dalle mamme, sempre in difficoltà per la difficile conciliazione tra vita familiare e vita professionale.

Portare i figli in azienda significa anche mostrare loro i luoghi dove sono i genitori quando non sono a casa.

Significa anche vedere i propri lavoratori/lavoratrici calarsi nel ruolo familiare e come persone, non solo come braccia o menti a lavoro.

Vuole essere anche un’occasione (sperando che non sia l’unica!) per far toccare con mano ai padri e ai mariti la necessaria condivisione della genitorialità.

E’ uscita da poco anche la notizia diffusa da uno studio della (LSE) London School of Economics: esiste un link tra il tasso di divorzio ed il coinvolgimento e supporto dei mariti nell’ambito delle attività familiari.

Purtroppo sappiamo benissimo che una giornata “a ricordo” delle difficoltà nella conciliazione lavoro-famiglia non è sufficiente per sanare le situazioni che vengono testimoniate ogni giorno nel nostro network dalle mamme lavoratrici, servono iniziative concrete, fondi, detassazione del lavoro prestato o di supporto e tante altre iniziative che impattino sulla cultura sociale e aziendale.

Premesso cio’: e la vostra azienda?Organizzerà un’iniziativa il 21 maggio?

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

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Ieri è stata la Festa della Mamma ed è importante affrontare e commentare insieme argomenti seri come l’incidenza degli incidenti domestici dopo aver portato all’attenzione la Carta per le Pari Opportunità.

E’ stato dichiarato dalle FederCasalinghe “Vogliamo una donna positiva che non resti vittima degli incidenti domestici, ma che si possa muovere in tutta libertà nella sua abitazione. Incidenti domestici

Per questo è stato attivato un numero rosa “mamma s.o.s.” per rendere operativi tutti gli strumenti che esistono per tutelare le mamme”.

“Vogliamo iniziare dalle scuole per far recepire ai ragazzi il modus vivendi. Inoltre è importante sottolineare che la donna è prima di tutto un lavoratore. La casa infatti va considerata come un ambiente di lavoro, dove specialmente le casalinghe sono esposte a gravi rischi: stiamo parlando di incidenti di lavoro in casa”. Ancora oggi il 70% delle donne subisce infortuni domestici. Non dobbiamo dimenticare che la casa è il lavoro principale ed è da lì che bisogna partire”.

Un’iniziativa lodevole che tutti apprezziamo, ma la domanda (che a me sorge spontanea) è: perché non citare anche i papà e gli uomini in questa iniziativa?

Ormai i nostri mariti, figli, conviventi e quanto altro svolgono un ruolo attivo nella maggior parte delle famiglie e dovrebbero essere citati o coinvolti in queste iniziative.

Soprattutto per far emergere sotto il profilo culturale i cambiamenti in atto nella nostra società, infatti nella maggioranza dei casi nella vita quotidiana il quadro organizzativo familiare è di fatto cambiato.

Che ne pensate?

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

Foto di Over Blog

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L’Italia è l’ultimo Paese in Europa per tasso di occupazione femminile (46%) e per tasso di fertilità (1.35 figli per donna). Il traguardo fissato dalla Strategia di Lisbona - 60% di occupazione femminile entro il 2010 - è lontano.

I 2 milioni di immigratiche lavorano in Italia contribuiscono per il 10% alla creazione della ricchezza del Paese.

Per le imprese, valorizzare le diversità in azienda e ridurre tutte le forme di discriminazione sul luogo di lavoro - genere ed etnia, ma anche età, disabilità e fede religiosa - significa rispondere meglio alle trasformazioni della società e dei mercati ed essere più competitiva.

Carta per le pari opportunitàPer questo è nata la Carta per le Pari Opportunità e l’uguaglianza sul lavoro.

A pochi mesi dal lancio ufficiale (ottobre 2009) la Carta è già stata sottoscritta volontariamente da 51 aziende che impiegano 430.000 lavoratori.

Sono imprese di ogni settore e dimensione, che, aderendo alla Carta, dichiarano il proprio impegno a realizzare un ambiente di lavoro che assicuri a tutti pari opportunità e il riconoscimento di potenziale e competenze individuali, a sviluppare politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.

Il convegno sarà l’occasione per condividere le best practice di alcune aziende che hanno adottato la Carta e saputo innovare la gestione dei collaboratori per far crescere le Pari Opportunità in azienda.

I lavori saranno aperti da Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale di Parità Ministero del lavoro delle politiche sociali, e da Mariella Zezza, Assessore al lavoro, Politiche Sociali e Famiglia - Regione Lazio.

Porteranno la loro testimonianza i leader di alcune imprese che hanno già aderito alla Carta: Massimo Sarmi, AD Gruppo Poste Italiane, Pierluigi Stefanini, Presidente Unipol, Daniela Guadalupi, Presidente Vin Service, Unione degli Industriali di Roma (Monica Lucarelli, Presidente Gruppo Giovani), CNA Nazionale (Franco Cambi, Vicepresidente), CGIL, CISL (Ilaria Fontanin, Dipartimento politiche migratorie), UIL (Nirvana Nisi, Segretaria -Confederale), UGL (Cristina Ricci, Segretaria Confederale), ANCL - Associazione Siciliana Consulenti del Lavoro (Stefania Scoglio).

La Carta è una dichiarazione di intenti, sottoscritta volontariamente da imprese di tutte le dimensioni, per la diffusione di una cultura aziendale e di politiche delle risorse umane inclusive, libere da discriminazioni e pregiudizi, capaci di valorizzare i talenti in tutta la loro diversità.

La Carta per le pari opportunità e l’uguaglianza sul lavoro può contare sull’adesione del Ministero del Lavoro e del Ministero delle Pari Opportunità.

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Illustrazione di Carta per le Pari Opportunità

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Sui generis -pari opportunità donne e lavoroVi segnalo due manifestazioni ed eventi dedicate alle donne e mamme sui temi del lavoro, imprenditoria e conciliazione lavoro-famiglia alle quali Working Mothers Italy parteciperà attivamente in termini di interventi, seminari o sostegno e consulenza alle mamme.

La prima manifestazione dedicata alla donna e lavoro è Sui Generis a Mantova dal 6 all’8 maggio, dove WMI interverrà giovedì 6 maggio ore 20:30 per la premiazione delle aziende che hanno introdotto strumenti e politiche di conciliazione.

Qui più importanti esperti a livello nazionale si confronteranno per approfondire ricerche e strategie su pari opportunità, lavoro e famiglia, inserimento della donna nel lavoro, discriminazione e strumenti di contrasto, per riflettere su politiche di genere, stato attuale dell’occupazione femminile in Italia e nella provincia mantovana.

Sarà una manifestazione propositiva che darà un contributo sensibile all’elaborazione di strategie e strumenti finalizzati alla progettazione di un modello di pari opportunità rivolgendosi non solo agli addetti ai lavori ma coinvolgerà e sensibilizzerà un pubblico allargato attraverso eventi ludici e di alleggerimento.

La seconda manifestazione dedicata all’imprenditoria femminile è Ottomarzotuttol’anno e si terrà a Pavia dal 7 al 10 maggio. Un salone delle imprese femminili costellato da incontri, convegni, riflessioni, opportunità che si pone nell’anno europeo della lotta contro l’esclusione sociale con il seguente tema: 
“Rilanciare l’economia, definire nuovi equilibri sociali: i paradigmi per la società post-crisi.il ruolo delle donne “.
 

Incontreremo le famiglie domenica 9 maggio alle ore 15 sul tema della flessibilità, dei congedi parentali e gli strumenti a disposizione della conciliazione lavoro-famiglia.

Inoltre interverremo venerdì 7 maggio alle 16 nella Tavola Rotonda dedicata al “Soffitto di Cristallo” ovvero la barriera invisibile presente nel mondo del lavoro che impedisce alle donne di accedere a posizioni di responsabilità.

Questo “soffitto”, invisibile ma impenetrabile come un cristallo, determina appunto il limite invalicabile degli strati alti delle carriere e schiaccia le donne verso la base che trattiene un gran numero di manager e politici donne, docenti, ricercatrici e scienziate ai livelli minimi della loro carriera.

Vi aspettiamo! 

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di SuiGeneris

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Come associazione per sostenere le mamme nel mondo del lavoro  abbiamo recentemente proposto un programma di attività, corsi e strumenti a sostegno della scelta di perseguire una realizzazione personale sia nel lavoro sia nella maternità. Una realizzazione sempre più difficile da attuare.

Da un lato, sappiamo bene che l’attuale cultura aziendale dominante, di stampo maschile, penalizza le mamme. Sia per un supposto calo di rendimento permanente, sia perchè l’organizzazione del lavoro è fondata su regole a volte inutilmente costrittive.mamme e sensi di colpa

Dall’altro lato, uno dei nodi comuni alle mamme nel lavoro sono i sensi di colpa rispetto ai loro bambini e bambine. Ci si sente sempre di sacrificare qualcosa: tempo, attenzioni, vicinanza.

Tutto questo è inevitabile?

E’ possibile una diversa organizzazione del lavoro? E’ possibile scegliere tutto, non sacrificare pezzi di sé? E, soprattutto, i sensi di colpa perché ci si sente mamme carenti, sono così fondati?Come vivono veramente la situazione i figli? E’ possibile che, insieme ai problemi, possano trovare nel modo di essere delle loro mamme anche qualche ricchezza in più?

Aprire ad una diversa visione di questi problemi, dare strumenti di comprensione per un miglior modo di affrontarli è lo scopo di un workshop “Mamme e lavoro: tra organizzazione aziendale e sensi di colpa” che stiamo organizzando come Working Mothers Italy consolidando la partnership da tempo instaurata con Luisa Pogliana su questi temi.

Il workshop, della durata di mezza giornata, si articolerà in due tappe e i temi saranno focalizzati su due aree:

- la cultura aziendale e l’organizzazione del lavoro: capire il modello maschile, le reazioni che suscita in noi, la colpevolizzazione rispetto all’azienda; vedere proposte di soluzioni di cui eventualmente provare ad appropriarsi.

- i sensi di colpa verso i figli: cambiare prospettiva mettendo al centro i figli, analizzando così se e quanto i sensi di colpa delle mamme possano essere andati oltre il disagio reale dei figli, condizionati dalla pressione di modelli sociali. Tra queste pressioni, un altro tipo di colpevolizzazione: quella di lavorare per piacere, per se stesse e la propria realizzazione, e non solo per dovere o necessità.

Alla fine la riflessione verrà  consolidata con una discussione finale su cosa abbiamo imparato  e cosa ci ha dato questo incontro.

Se siete interessate a partecipare contattateci a: mammealavoro@gmail.com

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

Foto di amicagio

 

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Premio ITWIIN migliore donna creativa e inventriceE’ partita l’edizione 2010 del Premio ITWIIN per donne italiane eccezionalmente creative, in tutti i settori e per tutte le professioni, per il riconoscimento dei successi professionali negli ambiti della ricerca, dell’innovazione e del trasferimento tecnologico.

I due premi principali, Migliore Inventrice e Migliore Innovatrice, saranno assegnati a donne italiane o residenti nel territorio italiano in possesso di un brevetto o di un prodotto/processo/servizio innovativo, e consisteranno in un montepremi complessivo di 5.000 euro e in servizi di consulenza.

Le domande di partecipazione vanno inoltrate all’indirizzo email

premio.itwiin@googlemail.com

inviando gli appositi moduli entro e non oltre il 26 maggio 2010.

I requisiti principali per la candidatura al Premio Migliore Inventrice sono:

- l’invenzione proposta deve essere coperta da brevetto;

- può partecipare al concorso sia un’inventrice che una co-inventrice.

Possono invece partecipare al concorso per il Premio Migliore Innovatrice:

- le ricercatrici in possesso di laurea che abbiano un contratto di ricerca attivo con un ente pubblico o privato,

- le imprenditrici o socie d’impresa e

- le imprenditrici di spin-off.

In occasione del Concorso ITWIIN 2010, i Partner della manifestazione hanno messo in palio tre Premi Speciali:

- THE PREMIO AWARD per la scienziata italiana in America più votata dalla comunità di ricercatori e professionisti;

- il Riconoscimento AIWECA destinato ad un’esperta che, formatasi nel centro di Valenzano, abbia intrapreso un percorso lavorativo in grado di rinsaldare il dialogo e la cooperazione e mantenere rapporti di collaborazione e vicendevole scambio in campo agricolo tra Europa e Mediterraneo;

- il Premio DISTI-TELPRESS con 500 euro l’autrice del progetto che, tra le concorrenti del Premio ITWIIN e dei Premi Speciali associati, abbia dimostrato la maggior efficacia nella comunicazione.

Tutte le informazioni ed i moduli di partecipazione in:

http://www.itwiin.it/premio-itwiin-associazione-donne-inventrici-innovatrici.html

 

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

Immagine di ITWIIN

 

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I percorsi professionali delle donne vengono penalizzati dall’eccessivo carico lavorativo del compagno.

Questi i risultati di un’indagine realizzata da ricercatori della Cornell University su oltre 25.000 lavoratori e lavoratrici con partner, descritta e pubblicata da Youngjoo Cha sull’American Sociological Review (la rivista edita dell’associazione dei sociologi americani).

American Sociological ReviewEmerge infatti che se il partner lavora più di 50 ore a settimana la compagna è spesso costretta a lasciare il lavoro accentuando ancora di più le disparità professionali tra uomini e donne con la spinta del genere femminile verso compiti casalinghi.

Se il marito lavora, ogni settimana, una media tra 50 e 60 ore, il numero di donne che abbandonano il proprio impiego, rispetto ai valori medi, cresce del 16%. La probabilità poi sale del 42% nel caso in cui il marito, volente o nolente, non si nega mai alle richieste aziendali e supera le 60 ore a settimana.

I percorsi professionali sono così influenzati dal fatto che il totale del tempo dei componenti familiari possono dedicare al lavoro non può essere portato oltre un tetto massimo, soprattutto in considerazione degli impegni familiari alla fine in carico alla donna.

Questo accade anche perché le organizzazioni aziendali appaiono ancora incapaci di misurarsi con la realtà e ancora troppo predisposte, per lo più, a premiare chi impegna se stesso più in termini “quantitativi” che in termini “qualitativi”.

L’impatto sulle traiettorie professionali è più accentuato proprio in quei casi in cui la partner ricopre incarichi di alto profilo. La percentuale di chi lascia il lavoro sale così del 51%: quanto più le donne salgono verso l’alto, tanto più sono esposte alla pressione degli straordinari del proprio partner.

Se poi ci sono anche i figli, la probabilità che la mamma lasci l’impiego cresce del 34% con un marito che lavora tra le 50 e le 60 ore settimanali. Percentuale che si incrementa del 90% quando il marito supera le 60 ore settimanali mentre il percorso di carriera del padre non è affatto influenzato dal numero di ore che la mamma dedica alla propria professione anche superando il tetto delle 60 ore settimanali!

Ridisegnare le regole. L’indagine chiede un ripensamento delle norme organizzative, sociali e culturali negli ambienti di lavoro.

Sarebbe anche ora… che ne pensate?

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto di American Sociological Review

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Zambaiti mamma managerLara Zambaiti, responsabile dell’ufficio ricerca e sviluppo del Cotonificio Zambaiti (Gruppo Zambaiti, uno dei maggiori gruppi industriali italiani che operano nel settore tessile e biancheria per la casa) traccia un profilo interessante sulle donne impegnate sul fronte lavorativo e familiare, offrendo spunti sulla realtà delle donne di oggi e la loro affermazione nel mondo del lavoro. Impegno, volontà e forza per rivendicare senza stereotipi la propria posizione.

“Il merito di una persona si misura nel quotidiano, con l’impegno e la determinazione, indipendentemente dal fatto che sia uomo o donna”.

Lara affianca il marito, amministratore delegato delle aziende del Gruppo Zambaiti, gestendo con successo anche una piccola impresa familiare con 4 figli e 2 cani.

Dopo essersi laureata in giurisprudenza alla Cattolica di Milano, comincia la sua esperienza lavorativa in uno studio legale di Milano. L’impegno di consulenza per l’azienda di famiglia diventa però sempre più impegnativo assorbendola interamente sino a prendere in carico l’attività dell’intero ufficio ricerca e sviluppo.

Come manager e mamma supera le sue giornate alla stregua di  molte mamme, con molta organizzazione, incastrando le numerose cose da fare come piccoli pezzettini di un puzzle.

“Il consiglio che posso dare a ogni donna è valorizzarsi in pieno, sempre e comunque. Una donna può sentirsi appagata dedicandosi pienamente al proprio lavoro, la carriera può essere una scelta di vita, oppure riconoscendo che la massima soddisfazione si possa avere dedicandosi esclusivamente alla famiglia. Quello che conta è addormentarsi serenamente la sera, sfinite ma soddisfatte di sé”.

Alla domanda le donne hanno davvero le stesse opportunità riservate agli uomini in campo lavorativo ci risponde che gli stereotipi culturali più radicati stanno evolvendo e citando progetti come “la città dell’imprenditoria femminile” del Dipartimento delle pari opportunità in collaborazione con Microsoft e Acer, un esempio di come si possa aiutare a promuovere lo sviluppo di nuove imprese al femminile.

Siete d’accordo? Gli stereotipi culturali sono in una fase di evoluzione?

Portate le vostre esperienze nella community!

 

Maria Cimarelli

Working Mothers Italy

 

Foto: Lara Zambaiti

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