Tutti i post taggati ‘abbigliamento’

pink princess, principessa rosa
Avete già preparato il vestito di carnevale da principessa/fatina rosa per la vostra principessa? E allora siete finite nel bel mezzo di un’accesa diatriba internazionale. Ohibò! E ora che si fa?

Avete già sentito parlare di Pink Stinks? Una campagna antirosa il cui slogan si traduce letteralmente in “il Rosa Puzza”. Comunque questa campagna, partita dall’Inghilterra mesi e mesi fa, in sostanza critica il fatto che i vestiti, giocattoli e gadget in commercio per le bambine siano prevalentemente rosa, e che quindi attraverso il rosa si comunichino alle bambine degli stereotipi che poi le condizioneranno per tutta la vita. Per esempio inculcando ben bene in loro l’idea che una brava ragazza è sempre gentile, educata e carina, e che non si stia a preoccupare per le cose serie che a quelle ci pensa papà/il fidanzato/il capo/il marito/perfino il figlio.

In Italia, ma non solo, questa campagna è stata accolta con reazioni molto diverse. Chi l’ha abbracciata a braccia aperte, vedi Blimunda, chi proprio non ne vuole sapere di farsi dare della puzzona perché ama il rosa, vedi Machedavvero?

È un dibattito molto acceso, perché in realtà al centro di questo dibattito non c’è un colore, nè le nostre scelte d’acquisto, ma una domanda fondamentale che non lascia nessuna indifferente: sono una brava mamma? Se compro vestiti rosa a mia figlia sbaglio? E qui giustamente le mamme si sentono toccate sul vivo e reagiscono, e come!

Ecco, io non credo che una bambina vestita di rosa sia destinata a fare l’oca per la vita, anche perché anche io ho avuto il mio periodo rosa, ebbene sì! Però credo che questa cosa degli stereotipi sia vera, e sia anche molto penalizzante. Io ho fatto studi considerati da maschio e ho lavorato in ambienti maschili, si direbbe che non abbia risentito di questi stereotipi, e invece sì, eccome! E ci ho lottato contro tutti i santi giorni, dentro di me principalmente, per trovare il coraggio di fare e dire ciò che credevo giusto, di espormi, di non stare al mio posto. Ho anche scoperto che questi stereotipi non sono altrettanto forti in tutte le società, credo che nella società italiana siano un problema particolarmente forte.

Quindi, rosa o no, fatina e principessina o meno, l’importante è insegnare alle bambine che essere carine non è la fine della storia, che possono farsi avanti, avere un’opinione, aprirsi una strada anche nuova, usare la testa. E per farlo dobbiamo essere consapevoli dei segnali che mandiamo alle bambine, segnali spesso inconsci. Le lodiamo e premiamo anche quando hanno riparato da sole la propria bicicletta, anche se si sono sporcate la maglietta rosa? Le assecondiamo se hanno voglia di saltare nel fango, anche se hanno gli stivaletti di gomma tanto carini che il fango si vede subito? Le incoraggiamo a raccogliere vermi per scoprire come sono fatti, o le bambine al massimo si possono interessare solo alle farfalle?

Che ne pensate? Ma soprattutto ditemi, secondo voi questa del rosa è una questione di domanda o di offerta? Ossia, le mamme comprano roba rosa perché nei negozi trovano quasi solo roba rosa o i negozianti vendono quasi solo roba rosa perché tanto le mamme preferiscono comprare roba rosa? Che ne dite?

P.S.
Io sono mamma di un maschio (2.5 anni), e sì anche loro hanno i loro stereotipi, ci torneremo.

Immagine di Frugan

9 commenti

monkeyOggi dovevo portare mio figlio di due anni e mezzo, Godzilla, a psicomotricità.

Dopo aver letteralmente scaricato la figlia maggiore alla scuola materna come farebbe un ribaltabile carico di sabbia in un cantiere, mi sono precipitata davanti al mio guardaroba alla ricerca di qualcosa di indossabile. Ché per portare Public Enemy a scuola posso anche andare in bermuda e infradito. Ma psicomotricità.

Voglio dire, psicomotricità-con-Godzilla è ufficialmente l’evento sociale della settimana. Ci sono persone, esseri adulti, c’è la possibilità di uscire dall’edificio da sola per quarantacinque sonori minuti.

Per me quarantacinque minuti da sola a zonzo è un brivido di libertà come lo era una vacanza ai caraibi a vent’anni. In quel lasso di tempo può anche capitare che io vada per negozi, vada a trovare amiche, vada a passeggiare al parco in compagnia dei miei pensieri come Jean-Jacques Rousseau ai tempi d’oro.

E così mi piazzo davanti al mio guardaroba. Interessante e vario come il deserto dei Gobi e mal fornito come il frigorifero di mio fratello.

Dopo diversi snervanti minuti di attenta analisi dei capi ne esco con una fantastica gonna-jeans che mi ero comprata in primavera ma che non potevo mettere a causa dei numerosi lividi che riportavo costantemente sulle ginocchia, in quanto mi tuffavo almeno tre o quattro volte al giorno per terra nel tentativo di salvare la pelle a Godzilla che cadeva nei punti più pericolosi del pianeta ogni quarto d’ora. Ora le cose sono migliorate: lui non si lancia più a parapendio dal divano mentre io gli volto le spalle e così io non ho più le ginocchia costantemente blu…


Continua dopo il click...

16 commenti


2008 ARNOLDO MONDADORI EDITORE S.P.A. P.IVA 08386600152