La terra trema.
E lo fa senza preavviso, senza dare il tempo di raccogliere il necessario prima di uscire di casa, senza dare il tempo di pensare, capire o piangere, senza neanche, a volte, dare il tempo di attivare l’istinto di sopravvivenza.
E lo fa anche di notte. Svegliando ancora quei genitori che da giorni dormono come sentinelle, svegliando i nostri bambini che hanno imparato che, da un po’, andare a dormire con la tuta da ginnastica è meglio.
Quel risveglio per loro è così veloce, ovattato, impastato e strano da non accorgersi che chi li tiene in braccio corre più veloce della paura. E il buio condiviso, lì fuori in strada, rotto dal rumore delle vibrazioni, terrorizza più di ogni altra cosa. Perché l’angoscia è contagiosa, ormai la strada è il teatro di un’epidemia, e non c’è nessuno che sappia consolare perché non c’è nessuna consolazione.
Ci sono solo i sogni di quei bambini che sono alla terza o quarta notte passata in macchina e che sperano.
“Mamma, ma quando torniamo a casa?”
Sognano la routine, quella rassicurante, quella fatta anche dal litigio tra fratelli, quella in cui le lacrime si versano su un giocattolo e non sull’asfalto. Quella in cui gli occhi della mamma sorridono e non sono incastrati in un presente dove non c’è prospettiva per il futuro.
E magari pregano anche, chiedendo solo l’opportunità di una nuova vita normale nella quale la terra rimane ferma sotto i piedi e non ti crolla sulla testa.
Ho sentito da poco dei cari amici che sono in Emilia e ho sentito la loro paura che tutto, da un momento all’altro, possa crollarti sotto i piedi. E mi hanno raccontato quello che ho scritto su con le parole imbevute di panico. E il mio pensiero, oggi, è con loro e con i loro bambini che questa notte avrebbero voluto passarla nel loro lettino. E invece.
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questi casi…
E’ quasi ora: se come noi attendete il primo Dicembre per fare il conto alla rovescia per arrivare a Natale, potete procurarvi un Calendario dell’Avvento, che aiuti i bambini a capire quanto tempo manca all’arrivo di Babbo Natale.