Come nacque il Bikini
di Miti', pubblicato il 24 Giugno 2008Nel luglio 1946 gli americani sperimentarono, con grande scalpore, le bombe all’idrogeno, facendole esplodere in un atollo della Micronesia: Bikini.
Pochi giorni dopo a Parigi, ai bordi della piscina Molitor, un sarto francese assolutamente sconosciuto -Louis Réard- lanciò un’altra bomba destinata a scatenare quasi altrettanto scalpore: un costume in due pezzi, che lasciava totalmente scoperto l’ombelico, chiamato appunto “bikini”. In realtà, storicamente non fu una novità: l’avevano già “inventato” gli antichi romani nel IV sec. dC, come dimostrano gli splendidi mosaici di Piazza Armerina.
Nessuna modella famosa volle sfilare con quella robe svergognata, e così Rèard lo fece indossare a una ballerina del Casino, Micheline Bernardini; non era una gran bellezza, ma nel giro di un mese la fanciulla ricevette, grazie alle foto che fecero il giro d’Europa, ben 50 proposte di matrimonio.
Nel 1947, le concorrenti di “Miss Italia” sfilarono tutte indossando il bikini (per la cronaca, vinse Lucia Bosè); da allora, tutte le donne dello spettacolo fecero a gara a indossare due pezzi sempre più succinti, intendendoli come strumento di seduzione: indimenticabili le immagini anni ’50 dell’imbronciata e meravigliosa Brigitte Bardot sulla spiaggia di Saint Tropez che sfoggia il primo bikini con reggiseno a balconcino a leziosi quadrettini bianchi e rosa, con pizzetti loliteschi allo slip.
Nel 1953 sempre la vulcanica mente di Réard inventò il “reggiseno disco volante”, che stava miracolosamente su senza bisogno di spalline e il pezzo di sotto a guaina (Sexyform) che altrettanto miracolosamente spostava all’insù le natiche.
Nel 1956 Marisa Allasio sconvolse i sonni maschili indossando nel film “Poveri ma belli” il bikini più succinto della storia di quegli anni; modello immediatamente copiato dalle più grandi case, che mise in allarme i custodi della pubblica morale: sulle spiagge italiane giravano carabinieri in coppia, muniti di centimetro, che avevano il compito di misurare le dimensioni dei bikini indossati dalle bagnanti.
Se erano inferiori al lecito (le “misure” variavano da regione a regione), come accadde ad Anita Ekberg nel 1956 a Ostia, si veniva fermate, portate in caserma, sottoposte a verbale e multate per oltraggio al pudore.
Negli anni Sessanta il bikini venne finalmente accettato dalla morale comune e divenne indumento da indossare senza alcun clamore, forse sdoganato defintivamente dalla splendida Ursula Andress in 007 Licenza d’uccidere.
Topless. Nel 1968, ufficialmente seguendo le norme femministe che in nome della libertà e parità sessuale imponevano il rogo ai reggipetti, le attrici lanciarono la moda del “monokini”: in Italia la prima a mostrarsi in “topless” fu Laura Antonelli (eh no, la foto dello storico evento non l’ho trovata, mi dispiace
Nel 1972 , sulla spiaggia di Ipanema (Rio de Janeiro) la signora italo-brasiliana Rose Di Primo, per farsi notare in una festa in spiaggia, modificò la parte di sotto del suo bikini inventando il “tanga”: la cosa ebbe un clamore enorme tanto che la leggenda vuole che la poveretta, sconvolta da tanto scalpore e cacciata ignominiosamente dalla famiglia, si chiudesse in convento.
In compenso da allora furono migliaia le brasiliane che indossarono provocatoriamente il tanga, talmente ristretto sino a diventare perizoma o decisamente “filo interchiappale”®, come parte inferiore del costume; la moda, nata per i piccoli e sodi sederini delle brasilère, arrivò ben presto in Europa e ancora permane anche su chiappone mediterranee ahimé non sempre perfette.
©Mitì Vigliero

