L’ultima volta che ho parlato di Rihanna, sulla sua testa pendeva un’ipotesi considerata molto pericolosa dai media americani (e non solo): si diceva che si sarebbe rimessa insieme a Chris Brown. Esatto. Quello che l’aveva mandata in ospedale.
Il rischio è stato scongiurato, e lei ha ricominciato a far parlare di sé in contesti più rassicuranti: “Rihanna in vacanza alle Barbados”, oppure “Rihanna scrive una canzone con Katy Perry”. E intanto Brown è sotto processo. Ma secondo i bene informati si starebbe andando verso un patteggiamento. Forse anche data la riluttanza della vittima a sedere in un’aula di tribunale per i prossimi sei mesi.
Negli ultimi giorni però è emerso un lato ancora più grottesco della storia.
La ragione non ha nulla a che vedere con il “valore sentimentale” dei gioielli, anzi: erano stati prestati alla cantante da quattro diverse compagnie specializzate nel mercato del lusso. E quindi nel rifornire di abiti, accessori e oggetti preziosi le belle e giovani celebrities quando devono apparire a qualche evento pubblico. Proprio come Rihanna, che quella sera, subito prima di essere presa a pugni in faccia, era andata a una festa pre-Grammy Awards.






