Se la sua carriera come cantante sembrava originata da una singola scena di Lost In Translation, il primo progetto musicale di Scarlett Johansson cavalcava allegramente la linea tra il demente e il sublime: un intero disco di cover di Tom Waits. Per giunta fatte strane, né pop né retrò. Un album che, a leggerne in giro per blog, sembrava un abominio con silos di copie da parte.
Poi scopri che le recensioni sono state più “meh” che “bleah”, e le vendite non sono nemmeno andate così male, ad onta della promozione quasi inesistente da parte dell’attrice. (Leggi: se ne è parlato per la celebrità tout court, non perché lei abbia fatto gran concerti.) Forse il risultato ha scontentato soprattutto i fan. Quelli che, in teoria, avrebbero dovuto accoglierlo con più affetto.
Vediamo come prenderanno loro il secondo album, Breakup, in vendita il mese prossimo: una raccolta di duetti tra lei e Pete Yorn, con un singolo (Relator) che potete ascoltare qui. Mossa quanto mai in linea con l’immagine della signora per come si sta delineando oggi: video con lui e lei in bella mostra ma semi-casual, sonorità non lontane da quelle di She & Him (dove she è l’attrice barra cantante Zooey Deschanel, him il musicista M. Ward). Cose così.
Dando per scontato che il motto del decennio è stato “non piangere, diversifica” e augurando un sincero successo ai signori Johansson barra Yorn, restano alcune curiosità inappagate: ma lei i vestiti per Reebok non li disegna più? Essere sposata con Ryan Reynolds in alcune culture non equivarrebbe a un lavoro a tempo pieno? E’ bastato un articolo sull’Huffington Post perché la gente smettesse di chiamare le sue tette “le due Johansson ”? Soprattutto, è vero che quando girava Iron Man 2 lei si è fatta tutti gli stunt e le cadute da sola, e se è vero, l’ha fatto per dare un’interpretazione più autentica oppure per scalzare Nicolas Cage dal trono di attore più masochista del mondo occidentale?


