“The Beautiful Life”: ovvero Mischa Barton che interpreta “Showgirls”.
Si parla di: dive, sfuriate, tappeti rossi
[Per la terza e ultima puntata di questa edizione speciale di Rimozione da Tiffany, abbiamo chiesto a VB di accollarsi “The Beautiful Life - TBL“, la soap opera sulla moda prodotta dal marito di Demi Moore. Nel frattempo lei è tornata a casa e ha cambiato indirizzo. Un’altra volta.]
Io una cosa così non me la aspettavo. Ci speravo ma non me la aspettavo.
Quello che mi aspettavo erano quaranta minuti di “la moda è bella anche se fa male”, con qualche vaghissimo richiamo al nostro mondo tramite personaggi di contorno destinati a sparire entro l’episodio 3 e funzionali per condire via in un lampo l’adolescente dell’Oklahoma, fingendo di informarlo su problematiche molto reali (”anoressia? oh noes, tutte le modelle mangiano come carrettieri”) e trascurando i più conosciuti lati B del mestiere, come l’eroina, gli stupri di gruppo e il fatto che quando compi 21 anni se ti va alla grandissima ti chiamano a fare i cataloghi in Nord Corea, altrimenti ti mangiano.
Quello che ho ottenuto è stata un’accozzaglia di segreti, ricatti, pugnalate alle spalle, facce odiose che hanno potere di vita e morte sui sottoposti e più zozzume in bella mostra di quanto si sia mai visto in un pilota della tv per ragazzi, con un taglio alla dressing room confidential e il possibilissimo titolo alternativo “La moda è tutta una scopata, chi se ne frega se tu non dai il consenso”.
Apriamo su una sfilatona di Zac Posen con le solite urla e cachinni nel backstage, ma con “Do You Wanna Touch Me” a palla in sottofondo, canzone che per come è tagliata non dura abbastanza da coprire questo blocco e quindi viene fatta ripartire mentre le modelle sfilano, i modelli dicono cose stupide, la modella bionda che conosceremo come “Raina” affronta la prima passerella importante e non cade nonostante l’amica nera con l’accento inglese le sibili all’orecchio “break your heel” e intanto dietro le quinte scoppia il dramma perché la famosissima modella Sonja Stone è imbottigliata nel traffico e non pare avere fretta di arrivare, quando poi arriva dice che il vestito FATTO APPOSTA non le sta bene anche se le misure gliele avevano prese e anche se negli ultimi sei mesi nessuno sa dove lei sia stata e cosa abbia fatto e con chi, un modello maschio dice “I’m guessing rehab” e Sonja Stone è interpretata da Mischa Barton - aaaaah - al che lo stilista si guarda attorno e strilla “LEI!” e tutti guardano Raina che viene ributtata in passerella con il vestito superspeciale, la musica sfuma in “Time To Pretend“, Raina fa il suo ingresso trionfale tutta incioccata in questo ATOMICO abito rosso, con PETALI che piovono dall’alto, TUTTI saltano in piedi, applaudono, urlano, flash che scattano, lei che vortica felice felice felice su se stessa con le braccia alte a toccare i petali i petali i petali e in sottofondo gli MGMT cantano “we’ll choke on our vomit and that will be the end”. Eeeeee - sigla.
E’ TUTTO COSI’.
Ragazzi, è fatta. Abbiamo lo Showgirls del DECENNIO.
Questi modelli si drogano, spacciano, comprano, non mangiano, stanno alla mercé del primo che capita e in generale se hanno scelto una vita simile è perché le cose gli andavano anche peggio da dove sono venuti. Raina, per dire, grazie al successone in passerella viene proclamata la next big thing, ma anche scovata e visitata a casa dal fratello che le dice che il padre sta per uscire di galera prima del previsto e chi lo sa come reagisce se scopre che. Lei fa spallucce, ma poi di fronte a un potenziale ricattatore sessuale (more on that later) lo ricatta a sua volta con un “io ho sedici anni… e tu non vuoi sapere chi è mio padre”. Esistono, io mi chiedo, sostanziali esempi di probabili supermodelle con il padre mafioso o serial killer (perché non vedo altre soluzioni)? No, non esistono, ed è per questo che ho visto “The Beautiful Life”. Prodotto dall’ex modello Ashton Kutcher.
Come se non fosse abbastanza, Ashton ci mostra con chiarezza che per fare carriera i modelli (ambosessi) devono disporre di una serie interminabile di botte di fortuna e di una grandissima disponibilità a dare via la qualunque. Il che aprirebbe qualche parentesi sulla sua passeggiata verso la celebrità, non fosse che le sue vociacce non confermate sono molto peggio di queste qui. Ma il piatto in fondo è abbastanza ricco senza spararsi le marchette nei parcheggi all’episodio pilota.
Infatti abbiamo il ricatto del bieco maschio, rappresentato da un fotografo potentissimo, ingaggiato per la prossima campagna di Versace, già scopritore di Sonja Mischa da adolescente, a cui Sonja Mischa fa seduttivamente appello per avere una seconda chance, salvo poi scappare disgustata dal luogo dell’appartaggio (perché stavolta non andrà così) e dare sfogo al dramma più puro in una scena di bagno dove scopriamo che ha avuto un figlio, non lo vuole far vedere al padre, non ha soldi, sta male, fa schifo, è infelice e anche se per caso svolta di nuovo è comunque fottuta fino alla settima vita. Raina cerca di consolarla, Mischa ringhia un sublime “don’t you dare feel sorry for me”, si volta e aggiunge “… this is you in a few years”.
(Parentesi: la signorina Barton è da me chiamata “Mischa” perché interpreta un personaggio sovrapponibile all’85% alla sua dramatis persona nei tabloid. E perché vederla stravolta col trucco che cola e i sicuri problemi di droga che ci verranno sbattuti in faccia nell’episodio 2 mi fa pensare che il suo ricovero in ospedale psichiatrico dell’estate scorsa fosse un diabolico trucco per attrarre spettatori qui. Con me ha funzionato, ma io a casa c’ho questo, quindi.)
Abbiamo poi il ricatto del bieco maschio omosessuale, il talent scout potentissimo e caratterizzato fin dall’ingresso in scena come possessore di un’antipatia dolorosa, che si presenta come carta pigliatutto per Chris, un fattore dell’Iowa a sua volta introdotto in scena con un “hey, Clark Kent!”. (Ho riso. Un po’.) Chris viene convinto a fermarsi a New York per tentare la carriera di modello, ma la carriera di modello nel suo caso passa per essere trattato come la puttana del raggio C da tutti quelli che incontra e trovarsi addosso in discoteca le mani del talent scout che lo chiama “baby”. Il giovanotto si sottrae da “vero uomo” (gli tira prima una vodka e poi un cartone) ma non si capisce se questo exploit gli procurerà la copertina di GQ o, come è probabile, un radioso avvenire sulla tangenziale più vicina.
Ma chiudiamo in bellezza con il ricatto della bieca femmina in carriera, ovviamente potentissima, sempre in cerca di nuovi accompagnatori giovani e graziosi (Lila di “Dexter” stagione 2: mi è preso un colpo perché credevo fosse Gina Bellman ): anche se all’inizio cerca di opporre resistenza, quello che accetta lo scambio è Isaac, un ex supermodello bambino che tenta invano sia di rilanciarsi in vesti adulte sia di mantenersi come musicista. Interpretato dal ricciolone di High School Musical. Perché nulla è casuale.
C’è già stato anche un arresto per spaccio faccia al muro con fotografi che scattano all’impazzata, una donna che dice “la coca è così anni Ottanta” e una scena di ex modella riciclatasi nell’industria come persona che firma dei bilanci tra gli sghignazzi del pubblico a casa. Unico attimo di LOAL inconsapevole, questo, insieme al passaggio in cui, al primo servizio per farsi un book, Chris viene invitato a scegliersi la musica (e viene messa su “Sweet Home Alabama”). Per il resto, come mi dicono accada in “Gossip Girl“, tutte le sparate, le battutacce, gli eccessi e il tunz tunz tunz fanno parte del progetto, perché frutto di una strategia precisa: dategliene ancora, dategliene ancora. Infatti non è una serie facile da deridere (a differenza di “The Vampire Diaries“) proprio perché contiene già in sé la propria autoparodia. Come Showgirls. O come vedere Elle MacPherson che tiene in mano dei fogli.
E ora, bambini, ripassiamo insieme la lezione di oggi.



1.
smettila di pubblicare cose che non posso leggere senza spoilerarmi!!!
2.
Ma tutto ciò è meraviglioso! Va visto assolutamente!
3.
Sono d’accordo. Se cercate un guilty pleasure, non potete trovare meglio di questo.
(A meno che nei prossimi episodi non prenda una piega c’è altro nella vita a parte essere belli belli belli in modo assurdo. Ma non credo succederà.)
4.
Finora il mio guilty pleasure è “Make it or break it”, non vedo l’ora di vedere se questo riesce a batterlo.
5.
cioè, c’è pure un personaggio che si chiama marissa. http://www.cwtv.com/shows/the-beautiful-life/cast
(nico tortorella, che nome badass)
6.
Gulp.
Eviterò sicuramente. In compenso questo tuo pezzo just made my day.
Barneyism: “When I get sad, I stop being sad, and be awesome instead. True story.”
7.
maledizione..c’e qualcosa di più guilty e più pleasure di gg??? Credo di non sbagliare se calcolo un anno almeno per il passaggio in chiaro..?
8.
Ho cercato di capire se Italia Uno l’ha già messo in palinsesto. Suspàns.
9.
Mari, lo sai che si vocifera di un crossover gg/the beautiful life, vero?
10.
ecco.
mi ero detta che gossip girl, 90210, melrose place e the vampire diaries potevano anche bastare.
mi ero ripromessa di non iniziare altri teen drama di dubbissimo gusto.
mi ero autoimposta di dedicarmi a cose più serie.
ma, letto questo tuo post, non posso non guardare anche the beautiful life.
non posso farne a meno.
11.
circuizione da tiffany
12.
considerando che il supermodel Cole è uno dei motivi per cui “Make it or Break it” è il mio guilty pleasure, direi che in questo modo ottengono un parimerito.
13.
Violè, fatti cambiare il template del blog, che è diventato troppo pesante e per aprire la tua pagina ci metto troppo tempo e poi mi scazzo e finisce che non lo leggo più. Dì al webmaster di snellire. Tanto, lo swiffer là sopra, ma chi vuoi che lo clicchi?! Ciao. Brava, sempre.
14.
swiffer? io ho una roba progresso sull’eiaculazione precoce. pubblicità mirata FAIL
15.
Purtroppo, dopo due sole puntate, TBL ha chiuso i battenti:
http://www.hollywoodreporter.com/hr/content_display/news/e3i470b0d4b36272857a4462f1c6c87673b
(The Vampire Diaries, invece, sta una meraviglia.)