lapresse_034403_camw108_ap.jpgPrima che qualcuno arrivi qui e mi accusi di stare facendo del nichilismo a ufo, chiariamo subito il presupposto numero uno: io amo questa donna.

E come me una valanga di persone in tutto il mondo, che magari l’hanno conosciuta in quattro Scary Movie quattro, o in Lost in Translation, ma l’hanno subito fatta entrare tutti felici nei loro piccoli cuori, gioendo delle sue gioie (un carrierone da attrice comica capacissima di portarsi addosso un film intero, come La coniglietta di casa) e rattristandosi delle sue tristezze, per quanto vaghe (vincerà mai un Oscar? e se sì, nell’obbligatorio montaggio avranno il coraggio di mettere anche questa scena?).

Bene.

Lo sapevate, voi, che Anna Faris non soltanto ha divorziato due anni fa, ma ha attraversato quello che i tabloid chiamerebbero a very dark period?

Io non lo sapevo. E non l’avrei mai scoperto se non avessi letto questa intervista, in cui - riassumo per chi non ha il tempo di leggerla tutta - la signora Faris dice di aver passato mesi ciabattando in un appartamento “pieno solo di patate fritte, senape e tonnellate di birra”, togliendosi di rado una maglietta sporca di Garfield, ubriacandosi di giorno e passando la sera a saltellare per i bar provandoci con qualsiasi uomo le capitasse a tiro. Conclusioni: “è stato un periodo molto egoista per me, ma anche stranamente liberatorio”.

Dopo aver dato un cinque mentale a quella che da ora in poi chiamerò mia sorella Anna Faris (ok, per me fu un’intensa settimana immobile a nascondere bottiglie dietro il divano e guardare Studio Universal fino a notte fonda, ma… è passato qualche anno), ed essermi congratulata con lei per la franchezza con cui racconta uno scenario abbastanza familiare a qualsiasi neo-single, mi è sorto un dubbio: come mai non se ne è parlato prima?

Negli Stati Uniti Sorella Anna è enormemente popolare oltre che benvoluta, e dubito che qualche giornaletto si sarebbe lasciato scappare l’occasione di pubblicare foto sgranate di lei che barcolla fuori da un locale alzando il dito medio all’indirizzo del paparazzo. E non vale avanzare l’ipotesi “tanto è un’attrice comica, avrà parlato così per ridere”. Mettetela a confronto con qualunque intervista “seria” che rilascia e vedrete che il taglio non cambia. E quindi sono costretta a dirlo: o il bar che frequentava in quel periodo era il Titty Twister, oppure lei si sentiva molto, molto fortunata. Talmente fortunata che ha deciso di sposarsi di nuovo quest’estate (con Chris Pratt, o, per tirare un osso ai numerosi tele-integralisti là fuori, Bright di Everwood).

Nel dubbio, smentite le voci che vi vogliono tutti femmine, in pantofole e over-40, e datevi libero sfogo nello spazio commenti: che ricetta avete usato per recuperare lo swing dopo una separazione? 

 

3 commenti

  1. 1.

    il “pubcrawl” funziona decisamente bene: una volta a settimana (di solito il sabato) ti metti un’etichetta col tuo nome, vieni trascinato/a da perfetti sconosciuti in una serie di bar, sbevazzi a metà prezzo, non ti obbligano a fare animazioni varie e men che meno la conversazione, e magari tiri anche su… La domenica riposo, dal lune al venere alleni la tua resistenza alcolica a casa o nel primo “bar a sgabelli” così forse la settimana prossima ti ricordi dove abiti o nella migliore delle ipotesi riesci a portare a termine una qualsiasi ipotetica performance…

  2. 2.

    ‘zzo, possibile che non sono mai passato in uno di quei bar dove lei “passava la sera a saltellare provandoci con qualsiasi uomo le capitasse a tiro”… avvisare prima, no?

  3. 3.

    bambole voodoo o non se ne fa niente.

E tu cosa ne pensi?