Archivio del 2010

barbie-vampire-diaries.jpg- Cominciamo con l’oggetto sulla bocca di tutti da ieri, le Barbie ispirate a “Mad Men” : frutto di un accordo tra Mattel e Lionsgate, lo studio che produce la serie (meglio noto come la casa del pupazzone di Saw), le quattro bambole saranno prodotte in numero limitato, costeranno 75 dollari l’una e si potranno comprare online oltre che nei negozi specializzati. Secondo il modello più consueto per il genere Barbie commemorativa, c’è quella bella (Joanie), quella ovvia (Betty), quella inadatta ai mercati esteri (Don) e quella che non compra nessuno (Roger Sterling). Niente invece per Peggy Olson, il personaggio più queer dell’intera serie. Il che equivale a spararsi in un piede, però, come dire, con gusto.

- Unico e irripetibile, e messo all’asta su eBay, era invece il Ken ispirato a “The Vampire Diaries”. Si trattava di un ex Ken normale, customizzato, tinto, ridipinto, con abiti cuciti a mano. Il risultato era la perfetta versione plastificata di Damon Salvatore, il vampiro serio che mangia le persone e balla attaccato alla bottiglia. Il vincitore se l’è portato via con 157 dollari. Non so, io 50 glieli davo. 157 no, ma 50 sì. E non sono nemmeno un fan.

- Esaurito (ma c’è da sperare in una ristampa) anche il cuscino umano con la faccia di Edward Cullen. Ha un nome, cosa credete. Si dice “manlllow”, è l’unione di man e pillow, e ha dei capelli spettacolari.

- A Ottobre dovrebbe invece uscire il primo libro di Hilary Duff: sarebbe l’avvio di una saga young adult dedicata alle imprese di una fotoreporter dal nome ganzo. Sperando che il co-autore sia pagato il giusto e che il suo lavoro venga riconosciuto al di là dei ringraziamenti speciali, resta il rimpianto per la mancata partenza del progetto incentrato su Alicia Keys. Qualche anno fa circolava una proposta per una serie di romanzi simili, solo che lì la protagonista era Alicia Keys indagatrice del paranormale. Pensate alle possibilità.

- Non è un oggetto in vendita, ma una fusione tra marchi altrettanto persuasivi, e quindi: Neil Patrick Harris dovrebbe fare il film dei Puffi.

- Per lo stesso motivo: Maggie Q starebbe per diventare la protagonista di una nuova versione di “Nikita”. “Nikita” è la serie tratta dal film. Maggie Q è questa persona qui.

- E finiamo, come sempre, con Lady Gaga: non solo sta collaborando con il designer Jeremy Scott per una linea di profilattici, ma un agricoltore del Surrey seguendo il consiglio della fidanzata ha costruito un superspaventapasseri, l’ha addobbato come Lady GaGa ai Brit Awards e l’ha piantato in mezzo ai campi. Lui dice che funziona benissimo e tutti quanti dovrebbero seguire il suo esempio. E ha ragione. Quando avrò figli insegnerò loro a temere il potere dello spaventapasseri. Conto anche di darli alla luce nel mondo di Grano Rosso Sangue, dove tutti si vestono bene.

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logan-lerman.jpgIl ragazzo a sinistra è Logan Lerman. E’ il vostro nuovo Spider-Man.

Bellino, eh.

Se c’è qualcosa di molto grosso in preparazione, ed esce subito un nome sicuro anziché una lista di candidati, quello che esce per primo va da considerarsi bruciato. Mai capito perché, ma è così. Immaginiamo per un secondo che la regola salti.

Logan Lerman sembra la versione minorenne di Jim Sturgess, che doveva fare il musical di Spider-Man a teatro (sì, lo so), e in comune con il prototipo ha la tendenza a farsi vedere solo in film dove dopo dieci minuti o te ne vai o ti concentri sulle giacche. (Il prototipo ha anche la curiosa distinzione di avermi trasformato in statua di sale attraversando una stanza, ma questo non giustifica il mezzo.) Quindi il nuovo Uomo Ragno dev’essere pucci, avere il frangettone, ed essere già sotto contratto per un’altra saga.

E sappiamo tutti che l’unica persona capace di tenere il piede in due saghe è Ryan Reynolds. Perché a. è canadese e b. si nutre di amore universale, come le piante.

L’equazione pucci però porta a cose inconcepibili per una mente normale, come John Krasinski di “The Office” che fa il provino per Capitan America. John Krasinski. E se cercate “Capitan America” trovate una lista di candidati di cui l’unico mi faccia sorridere è Capitan Fantastico di “Chuck”.

Una tendenza, questa, che poi fa tirare la croce addosso alle donne, considerate colpevoli di rovinare magnifici film per tutti con le loro pretese di magliette bagnate, o di introdurre sciocche trame sentimentali in prodotti che avrebbero solo guadagnato dal restare attaccati all’azione.

Seguitemi, grazie.


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lily-allen.jpgCosa c’è di meglio di due popstar che si picchiano in pubblico? Due popstar che si scambiano insulti a base giornaliera facendo sì che tutti possano leggerli anche a mesi o anni di distanza.

Da una parte c’è Courtney Love, che amo perché mi ricorda me stessa a dodic’anni con in più risorse finanziarie e tecnologiche illimitate, e temo per gli stessi motivi, e che il resto del mondo tratta con lo stesso riguardo di un senzatetto ubriaco sull’autobus alle sette di mattina. (Se il senzatetto porta al collo un cartello con scritto “la fine è vicina”.) Dall’altra c’è Lily Allen, che ha dato origine alla sub-categoria Lily Allen ha sempre ragione, e che dopo una lunga pausa rigenerante ha ricominciato a usare Twitter come diario pubblico. Perché la fine è vicina.

Poco tempo fa era circolata una strana storia secondo cui le due sarebbero venute alle mani ai Brit Awards. Dopo di che Courtney Love avrebbe fatto piangere Lily Allen.

La signorina Allen ha smentito: la presunta “rivalità” sarebbe stata frutto di un semplice qui pro quo, dal momento che la signora Love si sarebbe sentita dire di no da alcuni stilisti che vestivano gli ospiti del premio, e avrebbe accollato a lei la responsabilità.

Ha poi aggiunto che la signora Love è una vecchia pazza e una drogata paranoica.

La signora Love ha risposto raccontando della volta in cui la signorina Allen è andata a casa sua, si è strafatta di coca pur sapendo che non si poteva, è entrata nella camera da letto della figlia e le ha chiesto se aveva una birra.

Qui trovate il resoconto integrale.

Resta non confermata la teoria secondo cui la signorina Allen avrebbe sfottuto la signora Love per aver perso la custodia della suddetta figlia.

Quella nella foto in alto è Lily Allen.

Non mi piace quando mamma e papà litigano. Non costringetemi a scegliere.

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megan-fox.jpgL’avete già letto da tutte le parti, io credo, ma vale la pena fermarcisi per un minuto: Megan Fox è stata con due uomini nell’arco della sua intera vita.

L’ha detto lei, alla versione britannica di “Harper’s Bazaar”, in un’intervista che esce sul prossimo numero.

Se solo fosse vero.

Prima di cominciare a cantare “Sesso senza amore“, il sito GossipCop ha completamente smontato l’intervista: “Harper’s Bazaar UK” avrebbe fatto un banale copia e incolla, arricchendo un servizio di copertina con frasi tranciate di secco da un’intervista precedente della signorina Fox, rilasciata a “Rolling Stone” a settembre dell’anno passato. In cui lei diceva davvero ho avuto soltanto due relazioni in vita mia, ma non si metteva anche a elucubrare su sentimenti e castità, preferendo insistere sui suoi cavalli di battaglia più conosciuti, ad esempio gli uomini hanno paura della vagina. (Nascosto in un luogo sicuro, Pattz annuisce soddisfatto.)

A questo punto capite bene che su tutti gli altri presunti dettagli della questione va messo un grosso punto interrogativo: i due uomini sarebbero l’amichetto d’infanzia e il compagno Brian Austin Green; su una scala da 0 a 10, Megan Fox sarebbe Donna Martin, eccetera. Prima di darci dei gran cinque alti a vicenda calcolando quanti giri di pista abbiamo tutti dato a questa donna, ricordiamoci che più a lungo giaci con qualcuno più aumenta la tua possibilità di fare le cose strane.

Comunque, anche retrodatando l’intervista a settembre, non sarebbe stata la prima volta che la signorina Fox faceva marcia indietro rispetto alla sua immagine da micina sexy. Vi ricordate? Proprio a settembre l’insuccesso di Jennifer’s Body aveva messo in azione una nuova macchina promozionale, il cui nome era “facciamo capire alle donne d’America che Megan in realtà è tale e quale a loro”. Queste dichiarazioni ci si sposano alla perfezione. Tanto più che entrando nel vivo dell’intervista la signorina Fox esprimerebbe profonda scontentezza per come ha gestito il suo rapporto con i media fino a qui, e si paragonerebbe a “un cartone animato” nato e cresciuto anche grazie alla propria complicità.

Hm.

E ora, rimettiamoci tutti tranquilli ascoltando un bellissimo classico degli anni Zero. No more questions.

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robert-pattinson.jpgSfoglio sempre col sorriso sulle labbra “Details”, il succedaneo patinato di “Playgirl” che nel disperato tentativo di passare per un mensile maschile una volta l’anno appiccica ai suoi bellissimi e intensissimi cover dudes un contorno di gnocca. Con la naturalezza di chi racconta una barzelletta sconcia dandoti di gomito ogni due secondi e dicendo eh? eh? niente male, eh?.

Se però si vuole essere un giornale per uomini veri, mettere Robert Pattinson in copertina è una mossa azzardata. 

Pattz comincia a starmi pericolosamente simpatico, specie quando viene intervistato da qualcuno che lo conosce un po’ meglio del solito (qui è Jenny Lumet, la sceneggiatrice di Rachel sta per sposarsi) e che ha la capacità di tirargli fuori cose buffe. Parlando del servizio di copertina, che - appunto - lo vede circondato da donne ignude (qui lo potete vedere sotto forma di filmino), lui commenta così l’intera esperienza: “odio la vagina. Sono allergico alla vagina. Non avevo idea di cosa dire a quelle ragazze. Grazie a Dio mi stavo riprendendo da una sbronza.”

Prosegue poi paragonando queste foto all’atmosfera che si respirava nel porno degli anni ‘80, dove “c’era qualcosa di pittoresco e molto dolce, e tutti amavano il loro lavoro”.

Io negli anni ‘80 facevo le elementari e Pattz nasceva, quindi siamo entrambi molto preparati sull’argomento, però “pittoresco” non è il primo aggettivo che viene in mente per la pornografia del periodo. Un periodo in cui Traci Lords girava film a quindici anni col documento falso, Gregory Dark sadicizzava i suoi attori per ottenere interpretazioni più vere (bravo regista, tra l’altro) e le tette di Christy Canyon erano ancora le sue. Un periodo in cui si passava dalla pellicola al video. Capite? Al video.

Mi trovo perciò costretta a credere che il porno visionato da Pattz si trovi nel circuito amatoriale e provenga dalla collezione privata di sua zia.

A meno che con “pittoresco” lui intendesse “a volte si vedevano anche donne non totalmente depilate”, e allora. Ma sì, anch’io ti voglio bene.

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