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Montana FishburneNon capita spesso che una donna giovane e molto privilegiata si butti nella pornografia come carriera. E di questo avevo già parlato due settimane fa, all’indomani dell’annuncio secondo cui il nuovo nome di punta della Vivid Entertainment andava individuato in Montana Fishburne, la diciannovenne figlia di Laurence “Larry” Fishburne. In apparenza lei era interessata ai film hard come trampolino di lancio verso “lo spettacolo”.

Beh, sorpresa. E’ tutto da rifare. Per Montana Fishburne il porno è il fine ultimo, non il mezzo.

 

Il primo film della signorina Fishburne - almeno, quello che si crede sia il primo: ci torneremo tra poco - è già un campione di vendite, tanto da generare un’offerta per più video da parte della Vivid.

Nel frattempo persone vicine alla famiglia Fishburne avrebbero cercato di bloccare l’uscita del DVD, offrendo un milione di dollari in cambio di tutte le copie già stampate. (Al che la Vivid avrebbe risposto “sì, e adesso che abbiamo per le mani un sicuro successo globale lo veniamo a cedere a voi, già che ci siamo volete anche una sacca di plasma? Un rene, magari? Sì, stiamo adoperando del sarcasmo. Sul serio, attaccatevi”.)

La signorina Fishburne ora dice a “People”: “io non voglio usare il porno perché spero di diventare attrice, io voglio fare il porno e basta. E’ il mondo che ho scelto. Volevo dedicarmici da sempre.”

Elabora ulteriormente in questa intervista andata in onda su “E!”: “… è cominciata quando avevo sedici anni: ho perso la verginità e da allora il mondo sessuale in generale mi ha interessato.  Volevo capire tutto quello che poteva piacermi. Il porno è un modo per esplorarlo.”

In un’altra situazione la responsabilità di questo equivoco si potrebbe addossare ai mass media che stravolgono le dichiarazioni di tutti. Invece, riascoltando la prima intervista rilasciata da Montana Fishburne, l’ambiguità sta tutta nelle sue parole. E’ stata lei a tirare in ballo i “primi passi” nel “mondo dello spettacolo”. La frase relativa a Kim Kardashian come “modello da imitare” potrebbe essere stata costruita, forse, ma il resto no.


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Lady GaGa in concertoHo questa strana cosa per cui se faccio sesso con qualcuno la creatività mi verrà portata via attraverso la vagina.

Così dice Lady GaGa, in copertina sull’ultimo numero di “Vanity Fair“.

Non voglio essere troppo sentimentale, qui, ma se qualcuno fosse venuto da me a diciott’anni e mi avesse offerto questo spunto di riflessione mi sarei risparmiata una discreta manciata di grane (*).

Avendo invece passato un imbarazzante lasso di tempo convinta che Lady GaGa fosse un fenomeno passeggero e una donna della mia età, oggi mi trovo a guardarla come una fantomatica sorella minore gnocca. E come un’artista che sta costruendo una vita eccellente per se stessa. A 24 anni ha già una carriera potenzialmente eterna, un sex appeal da trentenne che sa-cosa-le-piace (**), e ostenta gusti molto più sofisticati rispetto alla media delle sue coetanee. (In questo ricorda alcuni personaggi della scena No Wave newyorkese anni ‘80, come Cristina Monet. Anche loro si consideravano prima performer, e poi cantanti.)

Ma se dobbiamo isolare un aspetto della sua personalità che possa servire da esempio a grandi e piccini, non esistono dubbi. La cosa più toccante nel successo di GaGa è il rapporto con la famiglia.

Che suo padre l’avesse salvata dalla cocaina lo sapevamo, e pure che sua madre l’avesse sempre aiutata con generosità. Ora la famiglia Germanotta si arricchisce del tassello finale: la nonna.

Come oggi racconta sempre a “Vanity Fair”, dopo “un brutto episodio” legato al consumo di sostanze l’allora sconosciuta Stefani aveva preso in considerazione il rehab, ma aveva finito per preferire una visita a Nonna GaGa. Anni 82, residente nel West Virginia. E - si deduce - fatta della stessa pasta, se di fronte alla nipote che strillava “ho rovinato tutto, avevo lavorato tantissimo e ora la mia vita è finita”, quella saggia, saggia signora rispondeva così:

Io adesso ti lascio piangere per qualche ora. Dopo di che tu smetti di piangere, ti dai una rinfrescata, torni a New York e li prendi tutti a calci in culo.”

Ehi, vi ricordate quando usavate un post vecchio un anno come pretesto per accapigliarvi su chi fosse meglio, Lady GaGa o Katy Perry? Ha vinto GaGa.

(* E avrei investito un po’ di risparmi in lezioni di canto.)

(** Al fenomeno dei “dirty thirties” è stato dedicato un episodio di “30 Rock”, e non importa se è un fenomeno finto. Ripetilo abbastanza volte e ci credi.)

 

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Katy PerryKaty Perry sta per interpretare la parte femminile di un matrimonio in bianco. C’è solo un piccolo ostacolo perché la sua felicità coniugale raggiunga l’apice. E quell’ostacolo è Morrissey.

Morrissey.

L’ex leader degli Smiths è anche un grande amico del futuro sposo Russell Brand, e in quanto tale ha avuto modo di esprimere la sua opinione in materia: la signorina Perry racconta che Morrissey ha preso il té con la coppia, poi li ha guardati e ha sussurrato “oh, mano sinistra dito medio, non fatelo”.

La storia ci permette di scoprire che a. Morrissey ammannisce pillole di saggezza gratuita agli amici con un occhio all’eleganza dello schema metrico; b. avere una popstar di fama globale nella cerchia degli invitati al proprio matrimonio non significa per forza che lui poi abbia voglia di venirci; e c. Katy Perry ricambia caldamente, visto che pare gli avrebbe risposto “senti, zio, se devi deprimerci tutti quanti facci la cortesia di restare a casa”.

(In effetti dev’essere dura scoprire che un uomo noto per aver passato più di vent’anni a dichiararsi “asessuale e celibe” non approva le tue nozze. Sono scioccata. Scioccata.)

Per Katy Perry il matrimonio comunque potrebbe rappresentare l’occasione di giocarsi una carta fondamentale, visto che, stando a quanto racconta in questa intervista a Rolling Stone USA, lei padroneggia fin dall’infanzia l’arte dello “speaking in tongues”: quel che succede quando, toccati dalla mano di Dio, si comincia di punto in bianco a parlare una lingua straniera mai imparata (e a volte proprio sconosciuta). Bene, la signorina Perry questa cosa la sa più o meno fare a comando. Sono i dolci frutti di un’educazione ultra-religiosa ricevuta da due genitori ex fricchettoni che si sono buttati nel Cristianesimo hardcore con la stessa foga e intensità con cui altri si buttano nei combattimenti tra cani.

Sì, l’ho detto.

E’ bello sapere che una persona ha una storia alle spalle e non è stata vomitata già adulta da una fabbrica di Hello Kitty. Lo stesso, è tutto piuttosto ridicolo. E credetemi, tengo la mano sul cuore quando sfoglio una rivista, trovo una sua foto, la guardo negli occhi e sussurro “…nigga, is you crazy?“.

(Se siete asessuati e/o cristiani e non vi sta bene quello che ho scritto qui sopra, evitate di farmi recapitare a casa un sacchetto di mattoni, grazie. Abbiamo più cose in comune di quanto pensiate.)

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Casey Affleck(Attenzione: quanto segue parla di una causa legale appena aperta negli Stati Uniti. Le informazioni riassunte nel post sono state tratte in tempo semi-reale dagli articoli scritti sul caso. Declino ogni ulteriore responsabilità eccetera.)

La produttrice Amanda White ha fatto causa all’attore/regista Casey Affleck per molestie sessuali.

Chiede due milioni di dollari come risarcimento.

La signora White ha lavorato con il signor Affleck nel 2009: tra i comportamenti che lei gli rimprovera si trovano cose bollabili come “inappropriate” (chiamare tutte le donne “cows”, vacche: discutere la propria vita sessuale e quella di altre celebrità davanti a lei; suggerirle che data la sua età “è ora che faccia un figlio”), cose bollabili come “bizzarre” (chiederle di essere presente mentre si girava una scena che coinvolgeva diverse prostitute, alcune delle quali transessuali, senza informarla prima dei dettagli; quella scena è stata tagliata dal montaggio finale del film), e cose bollabili come “francamente? NO” (cercare di convincerla a dividere una stanza d’albergo per la notte, reagire al rifiuto con insulti verbali e via SMS).

La risposta degli avvocati del signor Affleck è - per ora - una sola: la signora White è stata allontanata dal progetto per la scarsa qualità del suo lavoro, le accuse sono infondate, la denuncia è il tentativo maldestro di ottenere denaro o vendetta.

Nel frattempo è partita una seconda causa per molestie, da parte della direttrice della fotografia Magdalena Gorka, anche lei ingaggiata per lo stesso film e messa poi da parte senza che le venisse accreditato il materiale girato: l’incidente scatenante sarebbe stato il signor Affleck che le si infila nel letto mentre lei dorme e comincia a toccarla (HELL NO); lei ha lasciato il progetto, tornando solo dopo che un’altra donna era entrata nella troupe, ma lui ha continuato a farle pesare il rifiuto sessuale rendendole la vita molto sgradevole sul set.

La signora Gorka chiede due milioni di dollari. Anzi. Due milioni e 250.000 dollari. E altre due donne che hanno lavorato allo stesso progetto alzano la voce per dire… esattamente il contrario: “Casey Affleck è una brava persona, queste storie non corrispondono affatto a quello che noi sappiamo di lui”.

E ora, il twist.

Domanda:

Quale film potrebbe aver innescato questi comportamenti aberranti in un uomo precedentemente noto per essere un marito e padre di famiglia, la cui massima eccentricità risiedeva nell’alimentazione vegana?


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Laurence FishburneMontana Fishburne, figlia di primo letto di Laurence “Larry” Fishburne, vuole fare l’attrice. A suo favore gioca l’essere molto carina e avere 19 anni. Perciò ha deciso che il modo migliore di mettere un piede nella porta era girare un porno.

Non stiamo parlando di un sex tape finito sul mercato a totale o parziale insaputa della protagonista femminile: stiamo parlando di un vero film di sessanta minuti, un prodotto professionale venduto da un’azienda leader nel settore (Vivid Entertainment), e di cui la signorina Fishburne sembra essere sufficientemente orgogliosa. Tanto da dichiarare quello che segue:

Ho notato quanto successo abbia avuto Kim Kardashian e credo che gran parte sia dovuto all’uscita del suo sex tape sempre con la Vivid. Spero che per me scatti la stessa magia. Sono impaziente di diventare famosa e avere più opportunità, e questo mi sembra un ottimo modo di cominciare.

Se volete proseguire, potete ascoltare questa intervista a Montana Fishburne e all’attore/regista Brian Pumper che le ha fatto da cavaliere nel suo debutto. (Attenzione: il video non contiene immagini oscene, ma il tono della discussione è quello che per amore di understatement definiremmo “franco e diretto”.)

Queste sono le mie prime domande:

- come fa una diciannovenne che vive nel 2010 e non è certo digiuna di show business a considerare un film pornografico “un importante primo passo per la mia carriera”?

- il nepotismo è una brutta bestia e una giovane figlia-di-attore-famoso che vuole cavarsela da sola va elogiata, ma bisogna farlo anche qualora lei scelga modi piuttosto impari per dimostrarcelo?

- quando Montana Fishburne dice “non è stato troppo difficile girare il film, ho avuto molta esperienza a casa”, è possibile evocare in noi un’immagine mentale che non sia Laurence Fishburne nella privacy del suo tinello con una videocamera in mano che dice “voglio una storia, voglio realismo” tutto vestito come Burt Reynolds in “Boogie Nights”?

- chiamare la propria figlia maggiore con un nome di città o Stato è il passaporto più sicuro per condurla a un futuro costellato di facial al compimento del diciottesimo anno, e se sì, Alec Baldwin quanto si starà mangiando le mani pensando alla piccola Ireland Baldwin?

- la pornografia sarà per sempre bandita come argomento e/o sfondo degli episodi di “CSI”, oppure ci sarà un ambizioso story editor che durante la prossima riunione strillerà “SI’, ATTUALE! FACCIAMOLO! FACCIAMOLOOOOO!”, saltando in piedi sul tavolo, buttando per aria un mazzo di fogli e pensando a come infilare porno e Justin Bieber nella stessa puntata? (E in caso la seconda ipotesi prendesse corpo, su chi ricadrà il compito di andare a dare la notizia a Larry Fishburne, che non è solo la star di “CSI”, ma è pure grosso?)

- è troppo facile dire pillola rossa, pillola blu?

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