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Rolling Stone dedica la copertina a “True Blood”Dopo aver irriso le aspettative germogliate dalle sue stesse dichiarazioni in materia, ed essersi lasciato attendere a vuoto per oltre mezza stagione di “True Blood“, Alexander Skarsgard si è messo nudo con un uomo.

Se siete fan della serie, sapete già tutto.

Se non lo siete, sappiate solo che è stato a. rapidissimo, b. crudele, c. semi-laterale e d. prevedibile.

Nel senso: alla terza (quarta?) puntata era chiaro che se - ed è un se - Skarsgard avesse mantenuto fede alla promessa fatale (per l’ultima volta, ripetiamola insieme: “Sarò tutto nudo! E stavolta sia con uomini che con donne! L’idea mi eccita estremamente!” Pucci.), ciò sarebbe accaduto in un contesto tale da instillare in lui lo stesso entusiasmo e spontaneità di una vergine sulla copertina di un Harmony Special Saga.

Foto e video della scena in questione: eccoli.

Nel frattempo Anna Paquin e Stephen Moyer si sono sposati, dopo essere finiti in copertina su “Rolling Stone” (n.b.: la versione italiana prenderà esempio?) insieme ad Alexander Skarsgard nudo, e a chi prende da parte Alexander Skarsgard Nudo e gli chiede “tu come giri le scene di nudo?”, lui risponde:

Non voglio mettermici un calzino sopra, è ridicolo. Se nella scena dobbiamo essere nudi, io sto nudo e basta. Sono sempre stato così.”

Il campo è vostro. Fate quello che volete.

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Montana FishburneNon capita spesso che una donna giovane e molto privilegiata si butti nella pornografia come carriera. E di questo avevo già parlato due settimane fa, all’indomani dell’annuncio secondo cui il nuovo nome di punta della Vivid Entertainment andava individuato in Montana Fishburne, la diciannovenne figlia di Laurence “Larry” Fishburne. In apparenza lei era interessata ai film hard come trampolino di lancio verso “lo spettacolo”.

Beh, sorpresa. E’ tutto da rifare. Per Montana Fishburne il porno è il fine ultimo, non il mezzo.

 

Il primo film della signorina Fishburne - almeno, quello che si crede sia il primo: ci torneremo tra poco - è già un campione di vendite, tanto da generare un’offerta per più video da parte della Vivid.

Nel frattempo persone vicine alla famiglia Fishburne avrebbero cercato di bloccare l’uscita del DVD, offrendo un milione di dollari in cambio di tutte le copie già stampate. (Al che la Vivid avrebbe risposto “sì, e adesso che abbiamo per le mani un sicuro successo globale lo veniamo a cedere a voi, già che ci siamo volete anche una sacca di plasma? Un rene, magari? Sì, stiamo adoperando del sarcasmo. Sul serio, attaccatevi”.)

La signorina Fishburne ora dice a “People”: “io non voglio usare il porno perché spero di diventare attrice, io voglio fare il porno e basta. E’ il mondo che ho scelto. Volevo dedicarmici da sempre.”

Elabora ulteriormente in questa intervista andata in onda su “E!”: “… è cominciata quando avevo sedici anni: ho perso la verginità e da allora il mondo sessuale in generale mi ha interessato.  Volevo capire tutto quello che poteva piacermi. Il porno è un modo per esplorarlo.”

In un’altra situazione la responsabilità di questo equivoco si potrebbe addossare ai mass media che stravolgono le dichiarazioni di tutti. Invece, riascoltando la prima intervista rilasciata da Montana Fishburne, l’ambiguità sta tutta nelle sue parole. E’ stata lei a tirare in ballo i “primi passi” nel “mondo dello spettacolo”. La frase relativa a Kim Kardashian come “modello da imitare” potrebbe essere stata costruita, forse, ma il resto no.


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Casey Affleck(Attenzione: quanto segue parla di una causa legale appena aperta negli Stati Uniti. Le informazioni riassunte nel post sono state tratte in tempo semi-reale dagli articoli scritti sul caso. Declino ogni ulteriore responsabilità eccetera.)

La produttrice Amanda White ha fatto causa all’attore/regista Casey Affleck per molestie sessuali.

Chiede due milioni di dollari come risarcimento.

La signora White ha lavorato con il signor Affleck nel 2009: tra i comportamenti che lei gli rimprovera si trovano cose bollabili come “inappropriate” (chiamare tutte le donne “cows”, vacche: discutere la propria vita sessuale e quella di altre celebrità davanti a lei; suggerirle che data la sua età “è ora che faccia un figlio”), cose bollabili come “bizzarre” (chiederle di essere presente mentre si girava una scena che coinvolgeva diverse prostitute, alcune delle quali transessuali, senza informarla prima dei dettagli; quella scena è stata tagliata dal montaggio finale del film), e cose bollabili come “francamente? NO” (cercare di convincerla a dividere una stanza d’albergo per la notte, reagire al rifiuto con insulti verbali e via SMS).

La risposta degli avvocati del signor Affleck è - per ora - una sola: la signora White è stata allontanata dal progetto per la scarsa qualità del suo lavoro, le accuse sono infondate, la denuncia è il tentativo maldestro di ottenere denaro o vendetta.

Nel frattempo è partita una seconda causa per molestie, da parte della direttrice della fotografia Magdalena Gorka, anche lei ingaggiata per lo stesso film e messa poi da parte senza che le venisse accreditato il materiale girato: l’incidente scatenante sarebbe stato il signor Affleck che le si infila nel letto mentre lei dorme e comincia a toccarla (HELL NO); lei ha lasciato il progetto, tornando solo dopo che un’altra donna era entrata nella troupe, ma lui ha continuato a farle pesare il rifiuto sessuale rendendole la vita molto sgradevole sul set.

La signora Gorka chiede due milioni di dollari. Anzi. Due milioni e 250.000 dollari. E altre due donne che hanno lavorato allo stesso progetto alzano la voce per dire… esattamente il contrario: “Casey Affleck è una brava persona, queste storie non corrispondono affatto a quello che noi sappiamo di lui”.

E ora, il twist.

Domanda:

Quale film potrebbe aver innescato questi comportamenti aberranti in un uomo precedentemente noto per essere un marito e padre di famiglia, la cui massima eccentricità risiedeva nell’alimentazione vegana?


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Laurence FishburneMontana Fishburne, figlia di primo letto di Laurence “Larry” Fishburne, vuole fare l’attrice. A suo favore gioca l’essere molto carina e avere 19 anni. Perciò ha deciso che il modo migliore di mettere un piede nella porta era girare un porno.

Non stiamo parlando di un sex tape finito sul mercato a totale o parziale insaputa della protagonista femminile: stiamo parlando di un vero film di sessanta minuti, un prodotto professionale venduto da un’azienda leader nel settore (Vivid Entertainment), e di cui la signorina Fishburne sembra essere sufficientemente orgogliosa. Tanto da dichiarare quello che segue:

Ho notato quanto successo abbia avuto Kim Kardashian e credo che gran parte sia dovuto all’uscita del suo sex tape sempre con la Vivid. Spero che per me scatti la stessa magia. Sono impaziente di diventare famosa e avere più opportunità, e questo mi sembra un ottimo modo di cominciare.

Se volete proseguire, potete ascoltare questa intervista a Montana Fishburne e all’attore/regista Brian Pumper che le ha fatto da cavaliere nel suo debutto. (Attenzione: il video non contiene immagini oscene, ma il tono della discussione è quello che per amore di understatement definiremmo “franco e diretto”.)

Queste sono le mie prime domande:

- come fa una diciannovenne che vive nel 2010 e non è certo digiuna di show business a considerare un film pornografico “un importante primo passo per la mia carriera”?

- il nepotismo è una brutta bestia e una giovane figlia-di-attore-famoso che vuole cavarsela da sola va elogiata, ma bisogna farlo anche qualora lei scelga modi piuttosto impari per dimostrarcelo?

- quando Montana Fishburne dice “non è stato troppo difficile girare il film, ho avuto molta esperienza a casa”, è possibile evocare in noi un’immagine mentale che non sia Laurence Fishburne nella privacy del suo tinello con una videocamera in mano che dice “voglio una storia, voglio realismo” tutto vestito come Burt Reynolds in “Boogie Nights”?

- chiamare la propria figlia maggiore con un nome di città o Stato è il passaporto più sicuro per condurla a un futuro costellato di facial al compimento del diciottesimo anno, e se sì, Alec Baldwin quanto si starà mangiando le mani pensando alla piccola Ireland Baldwin?

- la pornografia sarà per sempre bandita come argomento e/o sfondo degli episodi di “CSI”, oppure ci sarà un ambizioso story editor che durante la prossima riunione strillerà “SI’, ATTUALE! FACCIAMOLO! FACCIAMOLOOOOO!”, saltando in piedi sul tavolo, buttando per aria un mazzo di fogli e pensando a come infilare porno e Justin Bieber nella stessa puntata? (E in caso la seconda ipotesi prendesse corpo, su chi ricadrà il compito di andare a dare la notizia a Larry Fishburne, che non è solo la star di “CSI”, ma è pure grosso?)

- è troppo facile dire pillola rossa, pillola blu?

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Justin BieberA volte ci capitano sott’occhio delle storie talmente assurde, talmente sconvolgenti, talmente “…eeeh?” che una persona appena sveglia davanti a loro non ha speranze. Questi sono i momenti in cui deve scendere in campo un esperto.

Benvenuti a una nuova puntata di A qualcuno bisogna chiederlo, dove i fatti non rimangono mai soli.

Il fatto: per combattere ogni tristezza, la popstar sedicenne Justin Bieber dichiara che gli basta andare su Twitter e parlare con i suoi fan. (E probabilmente pregare Gesù, di cui è fedele credente, ma stavolta lui questo non l’ha detto.)

L’esperto: “MademoiselleAnne“, social media expert e giornalista che sogna di vivere a Fantasilandia (e un po’ ci vive anche). La trovate soprattutto su DGMag.

Andiamo.

- Justin Bieber sembra trarre molti vantaggi dal creare un contatto più stretto con le sue fan e coetanee, e quindi dotate del suo stesso rapporto con la tecnologia. Questo è un modo sottile per dire che le estimatrici over-18 dovrebbero ricevere una visita a casa dagli sbirri quanto prima?

- A dirla tutta a volte questo ragazzetto di cui qualcuno mette in dubbio sesso, pettinatura e doti vocali sembra essere stato assoldato dai più noti social network per far loro pubblicità. E’ esploso tramite YouTube ma, come tutti quelli che contano, “è capitato tutto per caso” e lui “davvero non sa come gestire la popolarità” perchè proprio non se l’aspettava. Dialoga via Twitter come se parlasse con i dirimpettai di casa, non lesinando foto di lui, di lui con Kim Kardashian (un’altra che di autopromozione spicciola ma efficace ne sa una più del diavolo), di lui con i fan, dei fan e persino dei suoi concorrenti; mette in mezzo la mamma che è la cosa più importante del mondo e non esprime alcun tipo di opinione su nulla. E ovviamente si serve di ogni mezzuccio tecnologico per rappresentare la comunità per la quale è stato creato sfoggiando telefoni di ultima generazione, t-shirt da nerd e feticci di vario tipo.

Dunque, tutta questa tiritera solo per dire che a dover essere perseguitato dovrebbe essere lui perchè in qualche modo ha sdoganato negli Usa e nel mondo il modello dei ragazzi-oggetto da boyband tanto in voga in Giappone (Satoshi Ohno, Shinee, solo per citarne due tra i più famosi e seguiti): a lui manca il piglio da anime e tende ad assomigliare più ad un baby-modello di Abercrombie che non a Yu Matsura di “Marmalade Boy” ma rappresenta sotto tutti i punti di vista la dicotomia tra Scene people ed Emo people che piace tanto ai media e alle aziende. Justin Bieber è un prodotto, proveniente dal pianeta dei parruccati e androgini costruiti su misura, che secondo qualcuno in Italia rappresentano l’evoluzione dei paninari degli anni Ottanta e che punta ai forti consumatori adolescenti creando per loro prospettive e soprattutto illusioni.

- A questo punto è obbligatoria una visita al sito Lesbians Who Look Like Justin Bieber. Ma secondo alcuni i social network come Twitter starebbero “rovinando” la celebrità come concetto, proprio perché tendono ad azzerare sia il mistero sia la costruzione di un’immagine calata dall’alto. Tu come la vedi?

- Penso che la forza di questi personaggi sia proprio quella di poter sfruttare i social network a loro piacimento, forzandone la natura originaria ma soprattutto, e qua mi ripeto, facendo credere al pubblico solitamente onnisciente di essere al pari di chi li segue: ovviamente solo pochi, e smaliziati, utenti si rendono conto che spessissimo (quasi sempre) i vari Justin Bieber, Kim Kardashian, Katy Perry, Jim Carrey e similari non fanno altro che dare lavoro ai social media experts, quelli che costruiscono l’immagine delle celebrities sul Web, interpretando le tendenze, anticipandole e creandole con un lavoro di ricerca quasi sempre certosino e minuzioso. Mi viene in mente un attore italiano (non dirò il nome neanche sotto tortura ma basta girovagare su FF per scoprirlo) che meno di un mese fa si è presentato su Friendfeed dichiarando pubblicamente che non sarà lui a curare il suo profilo ma che si avvale di una professionista del settore deputata a rappresentarlo; per la cronaca, come è naturale che fosse, la presenza di questo “social media expert” si esplicita, nel caso specifico, quasi solamente con interventi relativi alla promozione del prossimo film del suddetto attore/regista.

Ecco, a questo punto mi viene da dire che proprio volendo scegliere preferisco l’atteggiamento di Bieber e delle star americane che sanno usare il mezzo a proprio vantaggio: siccome tutti vorrebbero essere famosi ma per ovvi motivi e per ovvi limiti non ci riescono, qual’è il modo migliore per farli sognare un po’? Facendo credere loro che davvero Justin Bieber ricambierà l’amicizia su Twitter e che davvero Tyra Banks terrà presenti i commenti dei suoi “amici”.


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