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mad-men.jpgBen ritrovati a Dammi Tutti I Tuoi Soldi, l’appuntamento mensile dedicato a pupazzi, giochi, catenine e fritti misti. Se avete mai comprato qualcosa, morirete dalla voglia di prendere tutto quanto gli è anche solo lontanamente legato. E’ la legge che ve lo impone. 

 

Cominciamo con la fusione temporanea tra “Mad Men” e “Playboy”: la rivista ha chiamato uno degli attori della serie (Bryan Batt, creatore di mobili nel tempo libero) per disegnare un divanetto speciale per il 50° anniversario della rivista. La filosofia di un mondo dove gli uomini erano uomini potrebbe risultare - a uno sguardo superficiale - compatibile con le annate d’oro di Hugh Hefner, ma la mossa è stata ampiamente criticata da chi (non a torto) vede “Playboy” come un impero alla frutta, che per far parlare di sé deve attaccarsi al passato glorioso. Ahum.

Non se la passa benissimo nemmeno lo spettatore medio di “Skins”, ora spinto a comprare il romanzo tratto dalla serie, che va a riempire le lacune tra terza e quarta stagione. Pratica in sé abbastanza frequente nella fiction rivolta ai ragazzini, non fosse che stavolta, dietro lo pseudonimo “Ali Cronin”, gli appassionati hanno individuato il creatore della serie Jamie Brittain. Che forse si nasconderebbe per non restare abbonato ai prodotti per teenager, e forse perché il libro non supera i livelli di una fanfiction medio-bassa. (Queste cose non le dico io, le dice la comunità.)

Alfiere dei valori come “inglesità” e “mo’ ti do due schiaffi così ti lamenti per qualcosa”, Vinnie Jones inaugurerà un bar a tema Snatch insieme all’amico e fu collega Jason Statham. Un progetto destinato a mettere una pezza sugli scarsi risultati del Grande Fratello VIP. Il pagatissimo Vinnie sarebbe infatti risultato molto meno simpatico del previsto. E questo spiegherebbe l’ansia di annunciare nuove imprese, oltre che citare “il mio grande amico Jason Statham”. Anch’io sono amica di Jason Statham. Nella mia mente. Solo che il nostro rapporto ha basi più solide del denaro: salute, difesa della patria e allontanarsi senza guardare l’esplosione.

E infine, con tre anni di ritardo rispetto al punto alto della serie, ma forse ben calcolato rispetto alla massima popolarità del personaggio, arriva il miglior pupazzo di “Dexter” disegnato fino a qui: è in tenuta da macellaio, ha il ghigno, il vetrino per il sangue e tutte le cose che hanno fatto di lui l’uomo che conoscete. I venditori ci tengono a sottolineare che è stato “approvato dall’attore Michael C. Hall”, forse per non essere tacciati di crudeltà mentale. Lo potete ordinare adesso e ricevere a maggio. Tutt’altro tempismo rispetto alla biografia a fumetti di Lady Gaga, già forte di quattro copertine diverse.

(Ci sarebbero anche le cartoline di auguri di Taylor Swift, ma ha più dignità lei in un dito del piede che l’intero catalogo American Apparel, per cui.)

 

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james-remar.jpgTre anni fa a Coney Island è stata fatta una magnifica proiezione serale (e gratuita) dei Guerrieri della notte. Alla fine gli attori sono saliti sul palco e hanno raccontato cosa gli è successo nella vita dopo il film, e Michael Beck, un grandissimo costretto a pagare scelte di carriera sbagliate, ha fatto un po’ il maestro di cerimonie mentre via via tutti questi ex giovani fighi prendevano il microfono per dire “io faccio il bibliotecario”, “io faccio il poliziotto della stradale”, “io faccio l’insegnante alle medie”. Alla fine qualcuno dal pubblico ha urlato “ma dove sta James Remar?”. Al che Beck ha sorriso e ha detto, “tra tutte le persone possibili, è James Remar che fa l’attore“.

Ve la regalo così, neorealista.

Le origini. Quando si dice partire in quarta: I guerrieri della notte (è quello arrestato dalla poliziotta nel parco) e Cotton Club.

Personaggio-simbolo: Harry Morgan, poliziotto, marito infedele, papà adottivo, mentore, fantasma, allucinazione e DILF supreme in quattro tumultuose stagioni di “Dexter“.

Ha provato con il cinema? Per quasi due decenni è stato il suo unico pane: si è specializzato in parti da belloccio vagamente pericoloso (poliziotto, criminale, misto) fermandosi in tv solo nelle classiche cose da faccia di serie A-2 in vacanza (”Miami Vice”, “I racconti della cripta”). Fortuna ha voluto che la curva discendente della sua carriera coincidesse con un aumento vertiginoso dello charme da, uh, ex giovane.

Ha una tragedia personale? James Cameron l’ha cacciato a pedate dal set di Aliens, chiudendogli la porta in faccia e, si presume, la possibilità di rientrare per un po’ nel giro che conta. (D’altro lato al suo sostituto non è andata meglio.)

Si è mai messo nudo? La mano sul fuoco non la lascio per nessuno, ma se cercate emozioni forti e LOAL in un colpo solo provate…


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sara-paxton-e-raina-in-una-foto-promozionale-di-the-beautiful-life-127370.jpg[Per la terza e ultima puntata di questa edizione speciale di Rimozione da Tiffany, abbiamo chiesto a VB di accollarsi “The Beautiful Life - TBL“, la soap opera sulla moda prodotta dal marito di Demi Moore. Nel frattempo lei è tornata a casa e ha cambiato indirizzo. Un’altra volta.]

 

Io una cosa così non me la aspettavo. Ci speravo ma non me la aspettavo.

Quello che mi aspettavo erano quaranta minuti di “la moda è bella anche se fa male”, con qualche vaghissimo richiamo al nostro mondo tramite personaggi di contorno destinati a sparire entro l’episodio 3 e funzionali per condire via in un lampo l’adolescente dell’Oklahoma, fingendo di informarlo su problematiche molto reali (”anoressia? oh noes, tutte le modelle mangiano come carrettieri”) e trascurando i più conosciuti lati B del mestiere, come l’eroina, gli stupri di gruppo e il fatto che quando compi 21 anni se ti va alla grandissima ti chiamano a fare i cataloghi in Nord Corea, altrimenti ti mangiano.

Quello che ho ottenuto è stata un’accozzaglia di segreti, ricatti, pugnalate alle spalle, facce odiose che hanno potere di vita e morte sui sottoposti e più zozzume in bella mostra di quanto si sia mai visto in un pilota della tv per ragazzi, con un taglio alla dressing room confidential e il possibilissimo titolo alternativo “La moda è tutta una scopata, chi se ne frega se tu non dai il consenso”.


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Una volta era considerata la tecnica numero uno per far parlare di un film: inventarsi una storia d’amore tra gli attori protagonisti. Specie se quegli attori facevano coppia sullo schermo. Oppure ingigantire oltre misura un flirt durante le riprese, trasformando un “beh, lui era lì, era libero, io anche” in un torrido dramma passionale destinato a durare nei secoli.

La tecnica non è stata del tutto abbandonata. Quelli che ne sanno tirano sempre in ballo la carriera americana di Penelope Cruz, ma poi non portano mai prove concrete. Parolai. Lasciamo stare.

Se mai, oggi come oggi, succede il contrario: le “vere” coppie che si formano su un set vengono tenute nascoste e protette con ogni cura.

Durante le riprese di True Blood (forse già durante le riprese della puntata pilota) scatta la scintilla tra Anna Paquin e Stephen Moyer, cioè gli eroi romantici della situazione, lei Giulietta e lui Romeo (e pure vampiro, e pure gentiluomo, e pure con una forte tendenza a sussurrare il nome di lei). Le donne svengono. Cioè, svenirebbero se lo sapessero: la cosa passa sotto segreto, anziché essere usata per fare pubblicità alla serie, tanto che salta fuori soltanto a un anno di distanza. La riservatezza può essere stata la chiave. Tutto si può dire della Paquin salvo che ami farsi fotografare in discoteca, e nessuno dei due sembra troppo disposto a mandare in giro comunicati stampa.

Un amore contrastato della serie Harmony Destiny invece è quello che lega due dei protagonisti di Dexter, Michael C. Hall e Jennifer Carpenter: si conoscono quando girano la prima stagione, lui è sposato e lei no, lui si separa, e dalla seconda stagione in avanti i due iniziano a essere avvistati insieme. Anche perché poi vanno a vivere insieme. Tutto nella norma, o quasi. Non fosse che nella finzione i due interpretano una coppia di fratelli adottivi, e la rete che manda in onda lo show non pare affatto contenta di questo sviluppo. “Il pubblico può confondersi”, dicono. Certo, perché a) il pubblico non sa distinguere tra vero e finto, e b) lo stesso pubblico che manda giù con allegria le imprese di un serial killer ossessivo-compulsivo direbbe che schiiiiifo davanti a una relazione extralavorativa tra lui e quella che fa sua sorella.

Tagliando la testa al toro, i due si sposano. Giusto. Così si fa. In salute e in malattia eccetera.

(Che poi. “Sorella”? Sorellastra, per cortesia. Abbiamo tutti visto di peggio.)

 

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