Donna Moderna

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In un recente post, una lettrice riporta un bel proverbio del suo paese, la Grecia: “I grandi amori non portano l’abito da sposa” che è un modo poetico per dire ciò che da noi si dice più brutalmente: “il matrimonio è la tomba dell’amore”.

Ma in un blog che si occupa di “Cuori infranti” non ci si può limitare alla citazione di luoghi comuni più o meno internazionali, bisogna sforzarsi di comprenderne l’origine e di interpretarne il senso.

Molti pensano che il grande amore sia una sorta di nuvoletta rosa nella quale gli innamorati possano vivere invincibili, al riparo da qualsiasi agguato della vita. Ma l’amore vero ha bisogno di prove, di misurare quotidianamente la propria forza e il proprio desiderio di durare. I sentimenti amorosi rischiano di restare inconsistenti se non sono calati nella realtà, buona o cattiva che sia. Dunque non è il matrimonio di per sè a creare possibili crisi ma l’incapacità di far convivere il sogno con la concretezza del vivere. D’altra parte chi potrebbe agire nel mondo, paludato negli abiti da cerimonia, come farebbe una donna a muoversi, lavorare, amare imprigionata nelle trine del suo vestito da sposa?

Bisogna indossare gli abiti di tutti i giorni per affrontare gli esami della vita che, come si sa, non finiscono mai. D’altra parte chi ha provato il mal d’amore lo sa bene e sa anche che certi dolori sono per così dire “democratici”, toccano cioè nubili o sposati, separati o riuniti. Aspetto i vostri pareri.

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Amore o dipendenza?

Si parla di: amori finiti

E’ possibile “disintossicarsi” da un amore non corrisposto? In genere, passati tempi più o meno lunghi dalla fine del rapporto,il malessere e il senso di mancanza sono destinati ad attenuarsi fino a diventare niente altro che uno struggente, seppur penoso, ricordo.

Ma accade che la sofferenza e l’isolamento non si riducano col passare dei mesi.

Il bisogno dell’altro, la gelosia, la solitudine continuano ad occupare tutto lo spazio emotivo dell’innamorato respinto e diventano una barriera tra lui e il mondo esterno. Questo vuol dire, di solito, che in quel legame c’era più dipendenza che amore.; Stare con qualcuno perché se ne ha bisogno è un modo rischioso e immaturo di concepire il rapporto di coppia. Se si va a indagare nella vita di questi innamorati inconsolabili si scopre spesso che nel corso del rapporto d’amore avevano via via abbandonato amici, tralasciato hobby, cambiato gusti per dedicarsi unicamente alla coinvolgente relazione amorosa in corso. C’è chi passa da una vita varia, ricca di stimoli e piena interessi ad un’altra concentrata solo su quell’amore sentito come unico e totalizzante. C’è chi rinuncia alle proprie passioni o al gusto di passare serate con gli amici a discutere di sport, di gossip o di politica per non rubare nemmeno un minuto di tempo all’esclusivo rapporto amoroso che si sta vivendo. In questi comportamenti si mette in atto senza rendersene conto un subdolo progressivo annientamento dei propri confini e si finisce con l’indebolire fortemente la propria identità.

Ci si affida totalmente alla persona amata che diventa a poco a poco l’unica fonte di sicurezze e di benessere. Essere lasciati equivale allora ad una sorta di mutilazione, alla perdita di una parte importante di se stessi.

Il primo passo da fare per guarire dal questo tipo di mal d’amore è quello di impegnarsi in una ricostruzione di sé, imparando a soddisfare da soli tutti i bisogni che l’altro appagava. E’ vero che nessuno ci fa sentire unici e straordinari come una persona che ci ama, ma non si può dare in appalto a terzi la propria stima di sé.

Vorrei riprendere una riflessione su questo tema e cercare insieme a voi fino a che punto ci si “aggrappa” alla propria sofferenza per mantenere compunque aperto uno spiraglio su quel rapporto che non si vuole veder finire. Vi aspetto.

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Si dice che le bugie hanno le gambe corte, ma in amore durano molto più a lungo del consueto e questo perchè si stabiliscono tra chi mente e chi subisce oscure e sotterranee complicità. I bugiardi hanno bisogno di poter contare sull’assoluta credulità di chi è ingannato. Secondo un logoro luogo comune i traditi sono sempre gli ultimi a saperlo e questo non perchè siano ingenui o distratti ma perchè hanno bisogno di tempo per mettere insieme le risorse psicologiche necessarie a reggere la dolorosa situazione che si sta creando.

Si spiega così perchè a volte si riesce per lungo tempo a non vedere e a non capire ciò che era evidente agli occhi di tutti. E’ difficile ammettere di avere inconsciamente assecondato i raggiri e gli inganni di chi ha tradito eppure proprio partendo da certi periodi di cecità si può risalire ai motivi profondi della crisi e avviare un processo di comprensione di se stessi, dell’altro e della natura del rapporto.

“Come ho fatto a non vedere e a non capire? E perchè sono stata cieca così a lungo?”Forse un’indagine priva di inutili sensi di colpa, ma lucida e pacata,  potrebbe essere un modo insolito di ripensare ai motivi che hanno creato la crisi.

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Va bene, ce lo siamo già chiesto qualche mese fa. Ed è possibile che di fronte alle esperienze di amori finiti male gi uomini sembrino tutti fatti della stessa pasta,cioè mascalzoni, bugiardi, infidi. Eppure  a ben pensarci fare del mondo maschile una categoria “nemica” è un modo sbagliato di affrontare il problema.

Se mettiamo  da una parte i buoni, cioè le donne, e dall’altra i cattivi, cioè gli uomini, si rischia di perdersi in una inutile e sterile battaglia. Provate a rilleggere i vostri commenti, qua e là, non necessariamente tutti, e troverete questo atteggiamento di fondo che non permette di capire i motivi veri per i quali una storia è andata male. Un’esperienza non si elabora continuando ad assegnare ai protagonisti il ruolo di vittima o quello di  carnefice ma mettendosi in gioco senza discriminare. Ci vuole coraggio? Sì, ce ne vuole. Tiratelo fuori.

58 commenti

La lettura quotidiana dei vostri messaggi, care amiche, mi fa riflettere su come, quando si  vive la fine di un amore, si sia poco disposte a proteggere se stesse dagli attacchi della sfiducia, della delusione, e della sofferenza. Un amore finisce e subito ci si interroga sui propri errori , sulle bugie dell’altro sulla sfortuna sempre in agguato, sulle mosse possibili per recuperarlo. E ci si abbandona allo sconforto. Ma è proprio nei momenti difficili che bisognerebbe rinforzare il proprio io mentre in genere si indulge in idee punitive e ci si sente sconfitte e sbagliate. Dunque sono costretta a ricordarvi che l’autostima è una cosa seria, ma soprattutto che non la si riceve in dono una volta per tutte. Va costruita, alimentata, protetta. Ci sono periodi nei quali brilla di luce propria ed altri nei quali  richiede attenzione e sostegno. Quando fuori c’è il gelo le coprire le vostre piante? Le mettete al riparo dal vento e dalla pioggia? E voi che fate di voi stesse quando infuria intorno a voi la tempesta di un amore andato male?

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Si fa presto a dire perdono

Si parla di: amori finiti

Il tema del perdono è tra i più frequentati del blog e questo mi fa

pensare che sia giusto riprenderlo per qualche ulteriore riflessione. Un

tradimento crea un’enorme massa di sofferenza e qualche volta perdonare è

più un tentativo di attenuare il dolore che un reale desiderio di assolvere

l’altro dalla sua colpa.

Accade così che tra il tradito e il traditore si crei una dolorosissima

dinamica. Chi ha subito l’infedeltà diventa una sorta di implacabile

investigatore e tormenta se stesso e l’altro, cercando di sapere ogni

particolare dell’oltraggio subito. Il traditore, dal canto suo deve spiegare

quando, come, perché e dove, ha tradito. E in questo modo è costretto a

rivivere, ricostruire e negare i sentimenti e le emozioni che lo hanno

spinto a tradire. Il vero perdono però non è questo. Chi decide di

ricominciare deve avere il coraggio ( e ce ne vuole davvero tanto) di

accettare le reciproche mancanze senza istruire tribunali nei quali tutte le

colpe sono di uno soltanto. Perdonare vuol dire riconoscere l’altro per come

è e per come è stato, e  dare a se stessi la possibilità di  muoversi verso

il futuro. Invece spesso si impedisce al passato di passare.

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Otto marzo

Si parla di: amori finiti

Sull’8 marzo, lo so, ci sono pareri discordi. Molte donne trovano che sia una stucchevole celebrazione che ha perduto col tempo ogni significato. Altri – e io sono fra quelli – pensano che i simboli presenti o passati conservino una propria forza e una grande vitalità. A nessuna di voi ragazze, ne sono certa, verrebbe in mente di trovare intutile o retorico il vostro compleanno. Bene, questo è il compleanno delle donne, di tutte quelle che hanno lottato per conquistare diritti che oggi sembrano acquisiti, ma anche di quelle che levano le loro voci contro le ingiustizie, le iniquità e la violenza.  Le date, gli anniversari servono a rievocare i ricordi ma anche a rinforzare le identità.  Mi piacerebbe aprire una discussione con tutte voi, vorrei spostare per un giorno l’attenzione dal cuore infranto alla riflessione su cosa significhi oggi sentirsi donna, misurarsi con la delusione, lo scacco, il dolore, ma anche con la voglia di vincere. Non so se scriverete, ma io vi aspetto in tante.

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Per un amore perduto ci sono rimpianti, lacrime, gelosie e tanti, troppi ricordi. Passare in rassegna ogni gesto, ogni parola è una fonte continua di sofferenza. Eppure la mente torna ai giorni felici con una sorta di masochistico compiacimento.

Per non soffrire, o soffrire di meno, bisognerebbe cancellare ogni memoria ma, almeno nei primi tempi, questo sembra impossibile. I ricordi assediano ogni momento della giornata mentre si cerca disperatamente di ricacciarli indietro, di ignorarli per sempre.

Allora, vi faccio una proposta: se ricordare è fin troppo facile, e dimenticare sembra impossibile, perché non capovolgere la situazione?

Dedicatevi ad un ricordo implacabile e minuzioso. Riconsiderate le cose belle di quell’amore, ma anche tutto ciò che non andava. Non vi fate mancare nulla. Ripensate ai grandi slanci, ma anche ai piccoli sgarbi quotidiani. Rievocate gli egoismi, gli atteggiamenti meschini, le vigliaccherie. Insomma fate il pieno. E dopo questa massiccia “vaccinazione” non solo andrà meglio, ma avrete ottenuto un filtro contro i prossimi probabili nuovi abbagli.

Che ne dite? Vogliamo provare?

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restare amici?

Si parla di: amori finiti

L’amicizia che nasce dopo la fine di un amore potrebbe essere un sentimento davvero profondo e senza ombre.

Ma deve rispondere ad alcuni fondamentali requisiti: il primo é che entrambi gli ex siano ormai fuori da aspettative amorose; non può nascere una vera amicizia se uno dei due continua a nutrire la speranza di riprendere la relazione appena finita. In questo caso mentre l’uno si considera amico l’altro tende più o meno inconsapevolmente, tranelli per riportare tutto al punto di partenza.

Per diventare amici bisogna essere in grado di guardare a se stessi e alla relazione conclusa con reale distacco. Per questo, l’altro requisito fondamentale è di non tornare ogni volta agli errorri veri o presunti del passato e verificare dentro di sè che non ci siano tensioni residue.

Altro requisito è che ci siano le condizioni psicologiche per sentirsi pari l’uno e l’altro e che la situazione individuale sia equilibrata e risanata. In altri termini ciascuno dei due deve aver recuperato un buon rapporto con se stesso,sentire  rinforzata l’autostima, sapere di aver aperto un nuovo capitolo della propria vita.

Qualcuna di voi si sta preparando a questa metamorfosi”? Inviate i vostri racconti e le vostre sensazioni. Brevi, simpatici e brillanti come sempre.

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Esorcizzare S.Valentino

Si parla di: amori finiti

Si lo so, fra pochissimi giorni è S.Valentino e questa ricorrenza rischia di riaprire ferite e di riaccendere fuochi che andavano spegnendosi. Ora sarebbe facile e persino un po’ irritante ricordare a tutte voi che la festa del 14 febbraio è zuccherosa e fasulla, forse non è neanche una festa. Si tratta in realtà di un’invenzione commerciale che poco o nulla ha a che fare con i legami veri tra due persone che si amano.

Dunque prescindo da questi aspetti, diciamo così,sociologici e mi soffermo su quelli psicologici. Chi ha provato il  vero amore sa che una data, un anniversario, un appuntamento nel tempo hanno un valore molto relativo. Funzionano come amplificatori solo se c’è ancora qualcosa da amplificare. Ma se la passione non è più condivisa, se uno dei due si è rivelato diverso da quello che appariva, se, insomma certe emozioni non sono più fonte di tenerezza e di calore, ma suscitano pena e sofferenza, non c’è bisogno di giorni speciali. I giorni si contano, uno dopo l’altro, per verificare il lento doloroso ma utilissimo distacco da quell’amore malriuscito.

Allora la proposta è quella di provare a riandare col pensiero alle precedenti feste di S.Valentino e   riguardarle come attraverso  una lenta di ingrandimento: è possibile che ad un’osservazione attenta si riescano a notare le crepe che si erano ignorate e che tanti piccoli o grandi segnali che si preferiva non vedere, appaiano ora evidenti e significativi. Non è un lavoro facile, certo. Ma è sempre meglio di enfatizzare l’amore perduto quando si sa che proprio amore non era.

Scrivete, ragazze e raccontare tutte le vostre manovre per esorcizzare S. Valentino.

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