1741912193_c9726f2000.jpgSe gli uomini tengono moltissimo ai propri genitali, non è la stessa cosa per le donne…Uno studio della Indiana University,  pubblicato sul numero di Settembre dell’ International Journal of Sexual Health ha scoperto che le donne che hanno un atteggiamento più positivo verso i genitali femminili raggiungono l’orgasmo con maggiore facilità e hanno comportamenti sessuali più sani (es. visite ginecologiche regolari o auto-esame della vulva).

Debby Herbenick, Direttore Associato del Center for Sexual Health Promotion nella School of Health, Physical Education and Recreation sostiene che la nostra cultura spesso rappresenta i genitali femminili come “sporchi“. Alcune donne possono essere state molto esposte, da bambine, a questo genere di messaggi negativi, tanto da esserne negativamente influenzate.
Herbenick ha creato una scala per misurare l’atteggiamento verso i genitali femminili, negli uomini e nelle donne. Si è visto così che i genitali femminili trovavano migliore accoglienza in soggetti maschili che in soggetti femminili. Gli uomini sono infatti molto meno critici delle donne sulla forma, il gusto e l’odore dei genitali femminili.

Herbenick, che è anche insegnante di educazione sessuale per il Kinsey Institute for Research in Sex, Gender and Reproduction, suggerisce quanto segue:

- Immagine corporea. I genitori dovrebbero aiutare le figlie ad avere un buon rapporto con tutte le parti del proprio corpo, inclusa la zona genitale (dicendo ad esempio “vulva” anziché “lì”) e permettere che le bambine si autoesplorino, per conoscersi meglio. Invece di dire loro “non toccare lì, è sporco“, sarebbe meglio dire che va bene toccarsi i gnitali, ma occorre farlo in ambienti privati, come in camera da letto o in bagno.

- Pubblicità e marketing. Gli educatori alla salute sessuale dovrebbero utilizzare tutti quei prodotti che aiutano le persone ad avere un miglior rapporto con la propria immagine.

    La ricercatrice ha inoltre aggiunto che, se una donna ha un rapporto positivo con i propri genitali, si sente più rilassata e disponibile a lasciarsi andare, sperimentando il piacere e l’orgasmo. Lo studio ha interessato 362 donne e 241 uomini, soprattutto di razza bianca e fra i 18 e i 23 anni.

    Fonte:

    Debra L. Herbenick. The Development and Validation of a Scale to Measure Attitudes Toward Women’s Genitals. International Journal of Sexual Health, 2009; 21 (3): 153 DOI: 10.1080/19317610903149692
    via Science Daily

    Giuliana Proietti

    Link:Indiana University

    Immagine: Cane Rosso

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    Il caso Polanski

    2518309241_3f4176a3b4.jpgSicuramente tutti conoscete Roman Polanski (76 anni), premio Oscar 2003 per “Il  Pianista” e regista di film molto conosciuti, come Chinatown e Rosemary’s Baby, fra gli altri.

    Ricorderete anche un altro motivo per cui Polanski è diventato così famoso nel mondo: la spietata usccisione dei sua moglie, la bellissima Sharon Tate, uccisa da una setta satanica, insieme ad altre persone durante una festa, nel 1969 (la Tate peraltro era anche incinta all’ottavo mese).

    Ora il regista torna a far parlare di sé in quanto è stato da pochi giorni  arrestato in Svizzera (dove doveva ritirare un premio alla carriera, al Festival del cinema di Zurigo) in forza di un mandato di cattura americano, firmato nel 1978. Per questo suo antico problema con la giustizia americana (rischiava 50 anni di carcere!), e non per amore del Vecchio Continente, Polanski vive da 30 anni a Parigi, dove si è risposato con l’attrice Emmanuelle Seyer, ha avuto due figli ed ha ottenuto la cittadinanza francese.

    Il suo “problemino” con la giustizia si chiama stupro: stupro di una ragazzina tredicenne, attirata nella villa dell’amico Jack Nicholson (mentre il padrone di casa non c’era). Polanski fece bere la sua ospite, le dette delle droghe e poi praticò su di lei sesso vaginale, orale e anale. La ragazzina, come spesso avviene in questi casi, era stata incoraggiata dalla madre a recarsi presso la villa dell’attore, per posare come modella per Men’s Vogue.

    Dopo lo stupro, la madre della ragazza sporse denuncia contro il regista e Samantha affermò che il rapporto era stato assolutamente non consensuale (sebbene non fosse più vergine e avesse già bevuto alcolici prima di quel giorno). Insomma, si tratterebbe di stupro, ma non di deflorazione.(Il fatto è per questo meno grave?)

    La vittima, Samantha Geimer, che ora è una donna di 44 anni, dice di aver “perdonato” il suo violentatore e recentemente ha chiesto lei stessa l’archiviazione del caso, in quanto stufa di dover rimanere a vita sotto i riflettori, per questa antica vicenda.


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    L’incesto fa notizia

    Si parla di: Cronaca, Famiglia, Figli, Leggere

    31ryy-gxfcl_sl500_aa240_.jpgForse qualche ragazza/o degli anni Sessanta ricorderà la famosa band americana dei The Mamas & the Papas. Tra loro, il cantante John Phillips, che morì nel 2001.

    Ora esce un libro, “High on arrival”, della figlia di questo cantante, Mackenzie Phillips, attrice quarantanovenne (sitcom tv “One day at a time” 1975-83),  recentemente arrestata per possesso di cocaina. Nel libro, la Phillips scrive di aver fatto sesso con suo padre a 19 anni, la notte prima del suo matrimonio nel 1979  (finito due anni dopo) con Jeff Sessler, dell’entourage dei Rolling Stones.

    “Mio padre non era un uomo con dei limiti”, scrive la Phillips. “Era pieno d’amore e era dipendente dalle droghe”. Ieri pomeriggio, come prevedibile, il libro di Mackenzie Phillips era già balzato al 13esimo posto dei best sellers, sul sito Web Amazon.com.

    In una intervista con Oprah Winfrey andata in onda l’altro ieri, Mackenzie Phillips ha spiegato che la relazione col padre finì quando si accorse di essere incinta. “Ebbi un aborto e non gli permisi più di toccarmi”, ha raccontato.

    Tra l’altro, nel seguitissimo programma della Winfrey, Mackenzie Phillips ha svelato anche di aver provato per la prima volta la cocaina a 11 anni, e che suo padre le iniettò la droga nel braccio per la prima volta quando aveva 16 o 17 anni.

    Nell’agosto 2008, l’ex attrice è stata arrestata all’aeroporto di Los Angeles con droga nascosta in palloncini e sacchetti di plastica: si è dichiarata colpevole di possesso di cocaina ed è entrata in un centro di riabilitazione.

    Forse il racconto del rapporto incestuoso sarà solo un modo per far parlare di sé e ricavarci un po’ di soldi, forse sarà vero… Chissa? Del resto, come si sa, quando si fa uso di droghe si perdono tutti i freni inibitori (e spesso si fa uso di droghe, proprio per arrivare a questo).

    Fatto sta che l’incesto fa notizia e la notizia di un incesto è sempre difficile da accettare, o solo da immaginare. In America c’è stato un altro caso che ha scosso recentemente l’opinione pubblica. Questa volta si tratta di una madre, Aimee Louise Sword, che più di dieci anni fa diede uno dei suoi figli in adozione e poi ne perse le tracce (c’entra sempre la droga?). Grazie al web, è poi riuscita a ritrovarlo e l’ha immediatamente avvicinato.

    Non è una storia a lieto fine, perché la madre, ancora piacente, si è portata a letto il figlio biologico, ancora minorenne. Non è chiaro se il ragazzo sapesse o meno che la donna che aveva conosciuto su internet fosse la sua vera madre.

    Questa storia dei nostri tempi somiglia moltissimo alla storia di Edipo e della madre Giocasta, una tragedia di Sofocle (430 A.C.), poi ripresa da Sigmund Freud per spiegare la sua teoria del “complesso edipico”.

    … Ma di questo (ed altro) parleremo in un prossimo post.
    Fonti:

    Reuters

    Corriere della Sera

    Dr. Giuliana Proietti

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    Immagine tratta da Amazon.com

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    3334520860_62a3a38643.jpgTutti conoscono il fenomeno della depressione post partum, ma pochi sanno di un altro disturbo psicologico abbastanza frequente della donna incinta: la negazione di gravidanza.

    La donna in questo caso non vuole o non sa riconoscere i sintomi della sua gravidanza e continua a comportarsi come se tutto nella sua vita fosse come sempre. Il disturbo può protrarsi per un periodo più o meno lungo ed in alcuni casi arrivare fino al parto.

    Questo stato di cose espone naturalmente la gestante ed il feto a dei pericoli, per la mancanza di cure prenatali, ma soprattutto può essere particolarmente traumatico al momento del parto, che è un evento inatteso, non programmato e dunque particolarmente sconvolgente. Una reazione piuttosto frequente in questi casi è l’infanticidio, o l’abbandono del neonato.

    Il fenomeno è molto più frequente di quanto si pensi, ma se ne parla poco, se non in occasione del ritrovamento di neonati nei cassonetti. Una delle idee errate sulla negazione di gravidanza è che il fenomeno riguardi solamente le giovanissime, o le donne in menopausa: in molti casi ha interessato addirittura donne già madri, di uno o più figli.

    Uno studio francese durato 7 anni ha preso in esame i casi di 2.550 donne ospedalizzate nel reparto maternità di Denain e Valenciennes. Gli autori hanno osservato e descritto 56 casi di negazione di gravidanza, di cui 29 casi di “negazione totale”  (con 6 decessi di neonati), durata fino al momento del parto.Caratteristica essenziale del dinego: il corpo non presenta sintomi di gravidanza (non c’è il pancione, per intenderci) e le donne non avvertono i movimenti del piccolo nel loro addome. L’assenza di mestruazioni può essere attribuita a periodi irregolari, oppure possono esservi dei sanguinamenti, in gravidanza, che possono far pensare alle mestruazioni. Il partner della donna o i suoi familiari non riconoscono anch’essi lo stato di gravidanza, oppure colludono con la gestante nella sua negazione. Spesso gli stessi medici cadono in errore e attribuiscono i segni della gravidanza ad altre patologie.

    Talvolta, la negazione della gravidanza è causata da abusi (sessuali, fisici, psicologici) subiti durante l’infanzia, oppure da un concepimento conseguente ad uno stupro.

    Quanto ai casi di “negazione parziale”, la maggior parte delle donne scopre di essere incinta tra il quinto e il nono mese di gravidanza. 

    Si tratta comunque di un fortissimo shock, anche perché spesso il parto avviene tra i dolori e nella più estrema solitudine. Ma il dolore più grande viene forse dopo, quando ci si rende conto di come sono andate le cose e (in alcuni casi) di aver ucciso, o lasciato morire, il proprio bambino.

    Fonte: Association Française pour la Reconnaissance du Déni de Grossesse
    28 rue Bertrand de Born 31000 Toulouse

    Dr. Giuliana Proietti


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    I francesi e la pornografia

    436305130_9786dbf65c.jpgIn occasione del trentesimo anno di attività, Marc Dorcel, che si autoproclama “leader europeo per la produzione di film per adulti”, ha chiesto all’Istituto Ifop di realizzare uno studio sui comportamenti e le pratiche sessuali dei francesi, in relazione ai film pornografici.

    E’ una ricerca seria, basata su un campione di 1016 persone rappresentative della popolazione francese, di età superiore ai 18 anni. Le interviste sono state somministrate online, dal 30 giugno al 2 luglio 2009.

    Vi cito qualche interessante risultato:

    - Minori. L’8% dei francesi nizia a vedere film pornografici prima dei 15 anni;
    - La “prima volta” è insieme al partner per il 37% delle donne, contro il 14% degli uomini. Al contrario gli uomini hanno visto un film pornografico per la prima volta in completa solitudine nel 47% dei casi (quasi uno su due);
    - Imparare dalla pornografia. (Dichiarano di aver imparato “Moltissimo”: 10% uomini, 2% donne; “Un po’ “: 37% degli uomini e 21% delle donne );
    - Influenza del porno sul desiderio sessuale. “Molto”: 11% uomini e 6% donne; “Abbastanza” 44% uomini, 26% donne;
    - Disposizione a guardare un film porno in coppia: “Si, volentieri”: 53% uomini, 32% donne. “Si, per farle/gli piacere”: 24% uomini, 35% donne;
    - Fare sesso durante un film porno: “si, spesso: 5% delle coppie, “si, talvolta”: 26%
    - Tentativo di riprodurre le scene erotiche viste nel film: “si, almeno una volta”: 49% uomini, 26% donne; “no, mai”: 49% uomini, 71% donne;
    - Condizioni di accesso alla visione di film porno:legislazione troppo restrittiva”: 6% uomini, 1% donne; “ci vorrebbero maggiori limitazioni all’accesso a questo tipo di materiale”:42% uomini, 55% donne;

    Fonte: IFOP

    Pe ulteriori approfondimenti:

     Immagine: NRomagna

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